Non facciamo che continui ad essere normale

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20 luglio, 2020 - 06:59

Abstract 

Di quali misure preventive disponiamo in psichiatria? 

L’epidemia da coronavirus ha messo in evidenza quanto sia importate una profilassi fondata sulla corretta informazione, con regole precise e coinvolgimento della popolazione. 

Nell’articolo si discute di emergenze psichiatriche ed educazione alla salute mentale, con attività costanti che inizino fin dagli anni della scuola.
 

What preventive measures do we have in psychiatry? 

The coronavirus epidemic has highlighted the importance of prophylaxis based on correct information, with precise rules and involvement of the population. 

The article discusses psychiatric emergencies and mental health education, with constant activities starting from school years. 

 

Credo che a tutti, all’inizio del lockdown, sia capitato di pensare e di discutere su “cosa sarà dopo l’epidemia”: nella propria vita, nel luogo di lavoro, nelle attività di studio, nella vita dei conoscenti, dei malati, nell’economia, nella struttura della società. 

Sembrerebbe che il “dopo l’epidemia” non sia ancora iniziato, ma, almeno in Italia, ci si trovi in una terra di mezzo, in un’attesa, a tratti rilassata e a tratti apprensiva, di possibili nuove serrate e di fasi d’acuzie e, soprattutto, della “luce in fondo al tunnel” del vaccino liberatore. 

Certamente ora non ci si trova più disarmati.  

Sappiamo infatti quale può essere un nostro fondamentale ruolo nella prevenzione, abbiamo non solo un gran numero di informazioni sul virus, ma anche tamponi, mascherine, linee guida e protocolli di profilassi ospedaliera, territoriale, nelle RSA, ecc.; disponiamo di cure e approcci terapeutici enormemente più efficaci rispetto a solo 4 mesi fa.  

Inoltre, nonostante tanti morti, è diffuso il pensiero che potesse andare peggio, molto peggio, considerato che siamo stati colpiti per primi (dopo la Cina) e visto ciò che sta capitando  in altre parti del mondo. 

Tra i tanti insegnamenti la pandemia ci ha mostrato chi fa funzionare veramente la società: operatori sanitari e sociali, agenti di polizia, insegnanti, autisti di autobus e di camion, agricoltori, addetti alle pulizie, commessi, panificatori.  

Senza di essi probabilmente si sprofonderebbe nel caos. 

Un altro insegnamento è stato quanto i sistemi socio-economici siano fragili: mercato del lavoro evaporato, non meno di quello finanziario, crisi dei trasporti, della scuola e di molte attività sociali, centri urbani deserti, difficoltà e divergenze politiche nei rapporti internazionali, anche tra alleati 

L’interessantissimo editoriale del Lancet del 16/07/2020, dal titolo “No more normal” (1), sostiene che “il CoVID-19 è una catastrofe umana, ma offre alla comunità della salute l’opportunità di ripensare lo scopo della società in un mondo fratturato e ridefinire ciò che intendiamo per normale”. 

“Per far fronte alla fragilità dei nostri sistemi, abbiamo bisogno di resilienza: una capacità di far fronte a stress, shock e cambiamenti. 

Un sistema sanitario resiliente ha risposte efficaci alle emergenze sanitarie. Ha capacità gestire le recrudescenze. Ha un impegno per il miglioramento di qualità.  

E’ flessibile e può adattarsi. 

Un sistema quindi che si adatti ai focolai di coronavirus, come a quelli influenzali. 

Stessa resilienza di cui dovrà dotarsi l’intera società, dove altre pandemie e disastri climatici, non devono considerarsi inaspettati. 

“Se vogliamo imparare da queste lezioni, dobbiamo fare della equità, della resilienza e della sostenibilità le priorità per il nostro futuro.   

Ma quali lezioni ha insegnato il coronavirus alla psichiatria?  

Quali opportunità per il futuro? 

Non v’è dubbio che parte della “battaglia” contro il virus è stata fatta con una attività di prevenzione che ha coinvolto tutti noi.  

Prevenzione, trasmessa ripetutamente da media e tv, fatta di ordini ben precisi:  

  • non uscire; 

  • segnala se hai febbre, tosse, dispnea 

  • tieni le distanze 

  • indossa mascherina e guanti 

  • evita gli assembramenti. 

Chi disobbedisce a questi ordini viene sanzionato. 

Prevenzione quindi continuativa, con indicazioni semplici e precise. Associate a rispetto della legge. 

 

Sono mai esistite misure simili nella salute mentale?  

Ne abbiamo bisogno, ad esempio per la prevenzione dell’abuso di sostanze? 

Quali massicci programmi e insegnamenti scolastici (e non solo interventi sporadici di tipo psicoeducazionale) sugli effetti delle droghe, sui costi sanitari imponenti e sulle conseguenze sociali disastrose, attuali e future, sono stati mai proposti ai nostri studenti? 

Un’altra terribile emergenza da combattere, con armi preventive, è il bullismo tra bambini e adolescenti. 

Insidioso, quasi privo di sanzioni, come l’utilizzo di sostanze, il bullismo (ma anche il mobbing) determina malattia.  

Come “tenere le distanze”? che strumenti analoghi a “mascherine e guanti” esistono in psichiatria? 

Individuarli e farli apprendere potrebbe servire?  

Aiuterebbero a ridurre la catastrofe indotta da disturbi psichici, sempre più diffusi, perversi e inguaribili? 

Ma esiste poco (o niente): libri, discussioni, convegni. 

Al contrario assistiamo, in silenzio, proprio attraverso i media e la tv, a programmi di esaltazione della malavita camorristica, di descrizione di crudeltà e violenze in ambienti conniventi col mondo dello spaccio, di affermazione sociale dei prepotenti e del loro linguaggio strafottente e intimidatorio e del comportamento compulsivo e accanito.  

E’ normale? 

Quanto può tenere una salute mentale senza educazione alla salute mentale e senza alcun argine a evidenti cause di malattia psichica?  

Altrimenti di quanta resilienza avremo bisogno per reggere i nostri servizi 

Senza regole chiare di profilassi rischiamo di propagare il contagio, di creare immunità di gregge psichiatricada virus della malavita. 

Peraltro progetti di profilassi potrebbero riguardare altre emergenze psichiatriche, quali le misure per evitare le ricadute dopo il primo episodio psicotico, o ancora le dinamiche psichiche indotte dal concetto di colpa professionale e dal conseguente assillo del controllo, dal timore del reato e della punizione, che conduce ad una medicina e una psichiatria faticosa, guardinga e diffidente, sempre più orientata alla difesa individualistica e sempre più distante da ogni contatto sociale. 

Il CoVID potrebbe davvero essere una opportunità, affinché le nostre società scientifiche progettino un futuro e si facciano carico, a tutti i livelli istituzionali, di proposte che permettano una maggiore resilienza ed una psichiatria sostenibile.   

No more normal.  

Non facciamo che continui a essere normale. 

 

 

 

Bibliografia:
The Lancet. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)31591-9

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