PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

Samuel Cartwright, Rapporto sulle malattie e le caratteristiche fisiche della razza Negra (IV)

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1 agosto, 2020 - 12:14
di Luigi Benevelli
Di seguito la quarta e ultima parte  del saggio di Cartwright, Rapporto sulle malattie e le caratteristiche fisi che della razza Negra:
La Drapetomania ovvero la malattia che causa la fuga degli schiavi


 
Drapetomania  deriva dal greco δραπέτης, che significa fuggitivo, schiavo in fuga e da μαΰία, che significa follia, pazzia. È sconosciuta alle nostre autorità sanitarie , benché il suo sintomo, ossia il sottrarsi  al lavoro, sia ben noto ai nostri piantatori e soprastanti, come lo era nella Grecia antica che nel solo termine di  δραπέτης  condensò il darsi alla latitanza e la relazione del fuggiasco con la persona da cui fuggiva. Ho aggiunto alla parola che designa lo schiavo in fuga un’altra parola greca per significare che quella che lo spinge ad allontanarsi è una malattia mentale. Per definire una malattia mai prima inclusa nella lunga lista delle patologie che affliggono è stato necessario coniare un nuovo termine. La causa che nella maggior parte di casi spinge il negro ad abbandonare il servizio è una malattia della mente, come un’altra qualsiasi alienazione mentale, e di norma assai curabile. Con i vantaggi di una adeguata consulenza medica, attentamente seguita, questo comportamento molesto che molti negri hanno di darsi alla fuga può essere quasi del tutto prevenuta, anche se gli schiavi stanno ai confini di uno Stato libero, a un tiro di sasso dagli abolizionisti. Sono nato in Virginia, a Est del Blue Ridge, dove i negri sono molti e ho studiato alcuni anni medicina nel Maryland, Stato schiavista, confinante con la Pennsylvania, uno Stato libero separato dalla linea Mason e Dixon, una semplice linea, senza muri o guardie. Molto tempo fa osservai che certe persone, ritenute sia ottimi che pessimi padroni perdevano i loro negri che si sottraevano al lavoro, mentre non scappavano mai via gli schiavi di un’altra categoria di padroni , significativi per ordine e disciplina, ma non altrettanto apprezzati o biasimati, anche non usando guardie o mezzi violenti per punirli. Il modo di gestione da parte del padrone previene che oltrepassino la linea di confine nominale  è lo stesso che previene sempre la fuga in qualsiasi direzione.
Per acquisire il metodo ottimale di governo dei negri,  in modo da curare e  prevenire la malattia di cui sto parlando, dobbiamo risalire al Pentateuco e acquisire il significato profondo di quel termine difficile da tradurre che designa la razza negra. Nel nome dato a questa razza ha le basi la vera arte di governare i negri in modo che non scappino via. La corretta traduzione della parola  evidenzia la volontà del Creatore riguardo al negro, come sottomesso, in ginocchio. Nella conformazione anatomica delle sue ginocchia troviamo scritto il genu flexit, essendo le sue ginocchia più flesse e piegate che in ogni altro tipo di essere umano. Se l’uomo bianco tenta di opporsi alla volontà di Dio cercando di fare del negro qualcosa di diverso da un “inginocchiato sottomesso” (come proclamato dal Potente) tentando di portarlo al proprio livello o mettendosi al suo livello o se abusa del potere sul suo servo che Dio gli ha conferito, trattandolo con crudeltà e punendolo con ira o mancando di proteggerlo dalle violenze arbitrarie dei suoi servi o di qualsiasi altro, o negandogli il sostegno e quanto necessario a vivere, il negro fuggirà. Ma se lo tiene nella posizione che le Scritture hanno insegnato, cioè sottomesso, e se il suo padrone o soprastante sono cordiali e benevoli nei suoi riguardi, senza condiscendenza e nello stesso tempo badano ai suoi bisogni fisici e lo proteggono dalle violenze, il negro rimarrà ammaliato e non fuggirà. Servirà Jafet , sarà il servo dei servi, alle condizioni sopradette, condizioni chiare anche se non direttamente esplicitate. Nella mia esperienza il genu flexit , la soggezione e la riverenza devono essere pretese da loro o loro disprezzeranno i loro padroni, diventeranno sgarbati e ingovernabili e se ne andranno. Sulla linea Mason e Dixon due tipi di persone erano idonee a perdere i loro negri:quelli troppo amichevoli, che li trattavano alla pari senza fare distinzione circa il colore della pelle e quelli che li trattano con crudeltà, negando loro il necessario per vivere, non proteggendoli dalle violenze degli altri o terrorizzandoli con minacce quando stanno per essere puniti anche per piccoli sbagli. I negri prima di fuggire, a meno che non siano spaventati o in preda al panico, si fanno scontrosi e malcontenti. La causa di questo stato d’animo dovrebbe essere ricercata e rimossa , altrimenti o cominciano a pensare alla fuga o cadono nell’inedia tipica del negro. Se scontrosi e malcontenti senza motivo, l’esperienza di quelli sul confine e di altri luoghi consigliava decisamente l’uso della frusta, come misura preventiva contro il nascondersi o altre condotte riprovevoli. Questo si chiamava “frustare via il diavolo da loro”.
Se trattati con gentilezza, ben nutriti e vestiti, con combustibile sufficiente a tenere acceso un piccolo fuoco acceso di notte, ciascuno nella propria famiglia, senza girovagare la notte o far visita ai vicini o ricevere visite o ingollare liquidi intossicanti e non essere super sfruttati o troppo esposti alle intemperie, essi sono facilmente governabili. Più di qualsiasi altro al mondo. Quando ci si comporta così, se a qualcuno di loro viene in mente di alzare la testa al livello di quella del padrone o del soprastante, l’umanità e il loro stesso bene richiedono che siano puniti fino a che ritornino nello stato di sottomissione loro assegnato da sempre, quando i loro progenitori ricevettero il nome di Canaan, ossia il “sottomesso inginocchiato”. Per prevenire e curare la fuga devono solo essere tenuti in quello stato e trattati come bambini, con sollecitudine, attenzione, educazione, umanità.
 
La dysaesthesia aethiopis, ovvero l’ebetudine della mente e l’ottusa insensibilità del corpo:
una malattia tipica dei Negri chiamata dai soprastanti rascality, “mascalzonaggine”
La dysaesthesia aethiopis è una malattia tipica dei negri, colpisce sia il corpo che la mente con modalità ben espresse dal termine dis-estesia che ho coniato per definirla con una sola parola. C’è la sensibilità del corpo e quella della mente, ma ambedue sembrano difficili da verificare dall’esterno. V sono una parziale insensibilità della pelle e una grande ebetudine delle facoltà intellettive, come si può riscontrare in una persona mezzo addormentata difficile da risvegliare e poi da mantenere sveglia. Differisce da ogni altro tipo di malattia mentale perché è accompagnata dai segni fisici di lesioni del corpo riscontrabili all’osservazione medica, sempre presenti e sufficienti ad accreditarsi come sintomi. È assai diffusa fra i negri in libertà che vivono fra di loro in gruppi, ma pure fra quelli delle piantagioni, e attacca solo quegli schiavi che si comportano come i liberi per dieta, bevande, pratica motoria ecc. Non è mio obiettivo trattare del disturbo che colpisce i negri liberi, la gran parte dei quali ne è affetta in vario grado,  che non abbiano un uomo bianco che li diriga e se ne occupi. Raccontarne i sintomi e gli effetti vorrebbe dire scrivere la storia delle rovine e degli sprechi dopo un certo tempo in Haiti e in qualsiasi altro luogo di cui abbiano assunto possesso fuori controllo oltre una certa lunghezza di tempo. Tratterò solo la descrizione dei suoi sintomi fra gli schiavi.
Dai movimenti incauti degli individui che ne sono affetti risultano predisposti a combinare molti guai, in modo però non intenzionale, perché per gran parte sono dovuti alla stupidità delle menti e alla insensibilità dei nervi provocate dalla malattia. Così rompono, devastano e distruggono ogni cosa abbiano a portata di mano – maltrattano cavalli e buoi, piangono, bruciano, stracciano i propri abiti; senza alcun rispetto per la proprietà rubano agli altri per rifarsi di quello che hanno mandato in rovina. Girano di notte e durante il giorno se ne stanno mezzi addormentati col capo a ciondoloni. Disdegnano il lavoro e quando zappano fanno a pezzi le piante della canna, del cotone, del tabacco per il solo gusto di fare del danno.  Senza ragione o motivo, sollevano disordini con i soprastanti e i compagni di lavoro e sembrano essere insensibili al dolore quando sono castigati. Il fatto che esista una tale malattia, con i sintomi sopra descritti o simili che lo rendono un automa o una macchina inanimata, può essere chiaramente accertato alla fonte da testimonianze dirette e concrete. Che sia sfuggita all’attenzione della professione medica può essere attribuito solo al fatto che non ci si sia sufficientemente occupati  delle malattie della razza negra. Altrimenti, un disturbo così mal governato e così diffuso nelle piantagioni  e universalmente fra i negri – una malattia che ha le basi in lesioni fisiche e mostra ben evidenti, specifici sintomi, non sarebbe sfuggita all’attenzione della professione medica.
 medici nordisti hanno osservato i sintomi, ma non la malattia da cui originano. Essi attribuiscono i sintomi all’avvilente influenza della schiavitù sulla mente, senza considerare che quelli che non sono stati mai schiavi, e i loro padri prima di loro,  ne sono stati assai afflitti come lo sono gli schiavi che se ne sono andati dal Sud schiavista. La malattia è il frutto naturale della libertà del negro, la libertà di essere ozioso, stare nella sporcizia e ingozzarsi di cibo e bevande.

Nel trattare dell’anatomia e della fisiologia del negro, ho mostrato che il suo sistema respiratorio funziona secondo le stesse regole di quello di un bambino di razza bianca, che un’atmosfera calda, carica di acido e vapore acqueo è la più gradita durante il sonno, come per l’infante; che per riuscire a respirare una tale atmosfera, sempre, come mosso da un istinto, avvolge capo e faccia  con un lenzuolo o qualche altra coperta quando si corica per dormire; che se si stende vicino al fuoco nella stagione fredda gira il capo anziché i piedi verso il fuoco, evidentemente per inspirare aria calda; che quando non è in attività, si dispone sopra un fuoco anche se il clima è caldo, come se traesse piacere dall’inalare aria calda e fumo quando il corpo riposa. Effetto naturale di tale pratica è che, come già dimostrato, essa porta ad una imperfetta atmosferizzazione o vitalizzazione del sangue nei polmoni, come avviene nell’infanzia, ed ebetudine e torpore nell’intelletto dovuti alla circolazione nel cervello di sangue non sufficientemente vitalizzato. E ancora indolenza, torpore, scarsa inclinazione all’esercizio fisico per le stesse cause, per il deficit di sangue sufficientemente ossigenato e vitalizzato nel sistema circolatorio. Lasciato da solo il negro si lascia andare alla sua naturale inclinazione all’ozio e all’indolenza e non fa abbastanza esercizio per espandere i polmoni e vitalizzare il proprio sangue, ma conduce una esistenza miserabile in mezzo alla sporcizia e alla lordura, troppo indolente ed avendo troppo poca energia mentale per badare a se stesso procurandosi buon cibo, buon alloggio, comodo vestiario. Di conseguenza il sangue diventa così carico di carbonio e povero di ossigeno che non solo non è idoneo a stimolare il cervello e i nervi dei sensi distribuiti nel corpo. Torpore, insensibilità si diffondono in tutto il sistema: i nervi sensitivi distribuiti nella pelle perdono la loro sensibilità in tale grado che il negro si brucia la pelle col fuoco cui sta vicino senza accorgersene  e spesso ha larghi buchi negli abiti e nelle scarpe bruciate, senza rendersi conto di quello che ha fatto. Questa è la malattia chiamata dysaesthesia, termine greco che indica l’ottundimento della sensibilità che le è caratteristica. Quando si risveglia da questo torpore per lo stimolo della fame, afferra qualsiasi cosa abbia a portata di mano, passa sopra i diritti e le libertà degli altri, assolutamente indifferente alle conseguenze.  Quando è portato al lavoro dal comando dell’uomo bianco, conduce il lavoro assegnato in modo precipitoso, senza attenzione, calpestando con i piedi o colpendo con la zappa le piante  che dovrebbe coltivare, rompendo gli attrezzi di lavoro e rovinando tutto quello che tocca  che può essere danneggiato dal maltrattamento. Per questo il soprastante la chiama “mascalzonata”, ritenendo che i guai siano provocati intenzionalmente. Ma non c’è nessun dolo nella circostanza – la mente è troppo torpida per riuscire a organizzare guai, o anche per essere animata da passioni e compiere gesti arditi. Disestesia, ossia l’ebetudine del corpo e della mente, predomina a tal punto che quando il soggetto è punito non sente nemmeno dolori di sorta o mostra alcun tipo di resipiscenza a parte un po’ di malumore. In alcuni casi il nome giusto dovrebbe essere quello di anestesia perché si evidenzia una quasi totale perdita di sensibilità. Il termine rascality usato dai soprastanti si basa sull’ipotesi errata e porta a uno scorretto trattamento empirico che raramente o mai cura la malattia.
La malattia è facilmente curabile se trattata sulla base  di validi principi fisiologici. La pelle è secca, spessa e ruvida al tatto e il fegato non funziona. Fegato, pelle e reni dovrebbero essere stimolati all’attività e aiutati a de carbonizzare il sangue. Il modo migliore per stimolare la pelle è, prima di tutto, di avere un paziente ben lavato con acqua calda e sapone, poi, ungerlo tutto con olio e favorire la penetrazione dell’olio   sbattendolo sbattere l’olio con una cinghia di pelle; poi adibire il paziente a qualche tipo di lavoro duro all’aria aperta e al sole che lo obblighi ad espandere i polmoni, come spaccare legna, tagliare listelli o  segare con la sega da boscaiolo o quella a mano. Qualsiasi lavoro come portare pesi pesanti o camminare velocemente produrrà una respirazione piena e libera: l’obiettivo è quello di espandere a fondo i polmoni con profonde inspirazioni ed espirazioni, così da vitalizzare il sangue impuro in circolazione, inalando ossigeno ed espellendo carbonio. Tale trattamento non dovrebbe proseguire troppo a lungo, perché se i fluidi circolanti sono così impuri come in questo disturbo, i pazienti non possono prolungare gli esercizi senza fermarsi spesso a riposare e bere liberamente acqua fredda o altre bevande fresche, come limonate o alternate con tè al pepe dolcificato con melassa. Nei casi difficili il sangue ha sempre l’aspetto di quello osservabile nello scorbuto, e di solito vi è una affezione da scorbuto alle gengive. Dopo il riposo, finché non si riduce la palpitazione cardiaca indotta dall’esercizio fisico, il paziente dovrebbe mangiare cibo buono e nutriente, ben condito con aromi e mescolato a verdure come rapa o insalata di mostarda con aceto.
Dopo un pasto moderato dovrebbe riprendere il lavoro, riposando ad intervalli, rinfrescandosi e aiutando la traspirazione con assunzione di liquidi a volontà. La notte dovrebbe alloggiare in una stanza calda, con un piccolo fuoco acceso, un letto pulito con adeguata copertura di lenzuola e dovrebbe essere lavato e pulito prima di coricarsi; al mattino, unto, massaggiato vigorosamente e messo al lavoro come prima. Tale trattamento dovrebbe in breve tempo avere l’effetto di una cura, salvo i casi complicati da disordine viscerale cronico. L’effetto di questo o di trattamenti similari è spesso quello di una magia. Non appena il  sangue sentirà prima l’influenza vivificante di una piena e perfetta atmosferizzazione  per l’esercizio fisico all’aria aperta e nel sole, il negro sembrerà rinato a nuova vita e apparirà grato all’uomo bianco il cui potere di coercizione, che lo ha costretto a inspirare aria vitale gli ha ridato vita e cacciato la nebbia che gli oscurava il cervello. Con l’intelligenza  recuperata e la sensibilità risvegliata egli non sarà più il bipedum nequissimus (bipede malvagio), ma un buon negro che può zappare, arare e maneggiare con cura le cose tanto quanto gli altri compagni servi. Contrariamente alle opinioni sostenute, il clima del Nord  è più favorevole allo sviluppo intellettuale dei negri; quelli di Missouri, Kentucky e la parte più fredda di Virginia e Maryland, hanno maggiore energia mentale, sono più audaci e di difficile governo che nelle terre basse del Sud; un’atmosfera densa produce una migliore vitalizzazione del loro sangue.

Benché la pigrizia sia la causa più potente della disestesia, ci sono altre modalità che portano a degradare il sangue. Ho detto prima che i negri sono come i bambini, devono essere governati  in ogni cosa. Se non governati nella dieta, sono soggetti a mangiare troppa carne salata e non abbastanza pane e verdure, il che produce uno stato dei fluidi simile  a quello dello scorbuto e li porta al disturbo di cui stiamo parlando. Il disturbo si manifesta nelle gengive che diventano morbide e scure e non trattengono i denti. Anche la sporcizia della pelle  e un fegato torpido possono produrre sintomi simili. Nel Sud un insieme di negri con lo scorbuto significa  un insieme disordinato e senza dignità. Così è il sangue quando arriva al cervello reso impuro e carbonioso per qualsiasi causa, inattività, costumi osceni, assunzione smodata di cibo e bevande alcooliche, come noto non solo ai medici, ma anche al Bardo di Avon quando scrisse i versi: Noi non siamo noi stessi quando la Natura, oppressa, impone alla mente di soffrire insieme al corpo.
Secondo le leggi inalterabili della fisiologia, i negri, come regola generale e con rarissime eccezioni, possono risvegliare in grado sufficiente le loro facoltà intellettive nella ricerca di istruzione morale e a trarre vantaggio dall’educazione religiosa e altro ancora, esclusivamente sotto l’autorità cogente dell’uomo bianco. Perché come regola generale di cui rare sono le eccezioni, lontani dall’autorità dell’uomo bianco, non sono in grado di intraprendere un’ attività capace di vitalizzare e de carbonizzare il loro sangue attraverso atti respiratori pieni e liberi, i soli efficaci. Un clima del Nord può rimediare, in grado evidente, alla loro naturale predisposizione all’ozio, ma la densa aria di Boston o del Canada può indurre ematosi e vigore nella mente insufficienti a spingerli a faticare. Per la loro naturale indolenza, senza lo stimolo della coercizione, si appisolano per una capacità dimezzata dei loro polmoni a espandersi a seguito della mancanza di esercizio a iperstimolare atti respiratori pieni e profondi. Effetto inevitabile è quello di impedire sufficienti atmosferizzazione e vitalizzazione del sangue, così indispensabili per la libertà di azione delle facoltà intellettive.  Il sangue nero circolante nel cervello incatena la mente nell’ignoranza, nella superstizione e nella barbarie, chiude la porta alla civiltà, alla cultura morale e alle verità religiose. Il potere di coazione dell’uomo bianco, obbligando il negro indolente alla fatica fisica, mette in gioco  attivamente i polmoni, tramite i quali il sangue vitalizzato è mandato al cervello per dare libertà alla mente e aprire la porta al progresso intellettuale. L’esercizio, così benefico per il negro, è speso nella coltivazione di cotone, zucchero, riso e tabacco in quei campi roventi che, senza il suo lavoro, sarebbero incoltivati  e i loro frutti perduti. Ambedue le parti ne traggono beneficio, tanto il negro quanto il suo padrone. Ma c’è una terza parte che ne beneficia. Il mondo nel suo insieme. I 3 milioni di balle di cotone, frutto della fatica del negro, consentono vestiario a basso costo nel mondo. Le classi lavoratrici che hanno poco da spendere per vestirsi, possono avere più soldi per l’educazione dei bambini e il progresso intellettuale, morale e religioso.

La saggezza del comando misericordioso e giusto per il quale Canaan deve servire Jafet è provata dalla malattia che abbiamo preso in considerazione perché documenta come l’organizzazione dei corpi e le leggi della natura siano perfettamente all’unisono con la schiavitù e del tutto in contrasto con la libertà (dei negri) – un divario così grande da produrre la disgustosa malattia che abbiamo preso in considerazione come uno dei suoi inevitabili effetti, una la malattia che imprigiona le capacità di comprensione, ottunde il sentire e obbliga la mente alla superstizione, all’ignoranza e alla barbarie. Gli schiavi non sono soggetti a queste malattie  finché non gli si consente di vivere da liberi, nella sporcizia e nell’ozio, di mangiare cibi inadatti o lasciarsi andare all’alcool. Non è interesse del padrone che si comportino così, perché non solo non potrebbe trarne ricchezza, ma perché procurerebbe grande fastidio al Sud, come quei negri liberi trovati a Londra che il Governo britannico aveva colonizzato più di mezzo secolo fa in Sierra Leone per tenerli lontani dalla strada. Il folle fanatismo che scrittori, conferenzieri ed emissari britannici e della East India Company hanno trapiantato nei nostri Stati del Nord, dopo che fu accertato a seguito di severi esperimenti che i negri liberi in Inghilterra, Canada, Sierra Leone, e altri paesi ancora, erano dei grandi rompiscatole e non avrebbero mai lavorato come liberi lavoratori, ma sarebbero ritornati alla barbarie, non fu in opposizione alla politica britannica. Qualunque sia il motivo della Gran Bretagna per alimentare una tempesta nei nostri Stati del Nord, si sta ora minacciando la distruzione del più potente, felice e progredito Impero del popolo cristiano che abbia mai abitato la Terra e che l’Inghilterra teme come rivale nelle arti e nelle armi.

La nostra Dichiarazione di Indipendenza che fu redatta in un tempo in cui i negri erano poco tenuti in considerazione come esseri umani,That all men are by nature free and equal va inteso come riferito ai soli uomini bianchi, è spesso citata a sostegno del falso dogma per cui tutti gli uomini avrebbero la stessa organizzazione mentale, fisiologica ed anatomica e che le libertà, le libere istituzioni e qualsiasi potesse essere un vantaggio a una parte dovrebbe esserlo per tutti, senza considerare le differenze d’origine e interne alle diverse organizzazioni. L’Inghilterra, benché predichi tali dottrine, si comporta ovunque contro di esse. Vedi ad esempio il trattamento degli Zingari in Inghilterra, degli Indù in India, degli Ottentotti nella sua colonia del Capo e degli aborigeni della Nuova Olanda. La disestesia etiopica aggiunge un’altra delle migliori evidenze della fallacia del dogma su cui si regge l’abolizionismo; perché qui, in un paese in cui due razze vivono insieme, ambedue nate sullo stesso suolo, respirando la stessa aria e circondate dagli stessi agenti esterni, la libertà, che innalza una sola razza sopra tutte le altre nazioni, affonda l’altra in un indolenza e un torpore bestiali, e la schiavitù aborrita da una razza più della morte fa progredire l’altra in corpo, mente, morale; così dimostrando che fra le due razze vi è una differenza radicale, interna, fisica, così grande da rendere quello che è benefico e salutare per l’uomo bianco – come libertà repubblicana e libere istituzioni, non solo inadatto alla razza negra, ma anche un veleno per la felicità della stessa. 
 
Traduzione a cura di Luigi Benevelli e di Anna Benevelli Bristow.
 
 
 

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