IN RICORDO DI GIANLUIGI ROCCO, PSICHIATRA FORENSE E PSICOANALISTA

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9 dicembre, 2020 - 09:04
NDR: Gianluigi Rocco ci ha lasciati il 3 dicembre. Gianluigi Rocco era un mio amico, poco più anziano di me, avevamo fatto la Specialità insieme, avevamo lavorato insieme in Clinica Psichiatrica. Poi Gianluigi aveva scelto la libera professione come Psicoanalista della SPI (era stato anche Presidente del Centro Psicoanalitico Genovese) e come Psichiatra Forense. Era una persona buona e per bene, ci accomunava la passione per il Calcio, NO MI CORREGGO: per il Genoa. Di lui tutti noi compresi i suoi pazienti, che curava con affetto, ricorderemo la grande umanità e gli occhi che brillavano. 

Francesco Bollorino, Editor di Psychiatry on line Italia 

 

 
 

Con fatica parlo di Gianluigi. 

L’ho conosciuto durante il tirocinio in clinica psichiatrica. 

Era il mio tutor, in realtà era l’unico che mi dedicasse il suo tempo. Lo accompagnavo durante le consulenze e mi ha fatto conoscere questo incredibile lavoro di psichiatra. 

L’ho poi rincontrato negli anni successivi durante l’attività peritale. 

Gianluigi è un perito con cui è impossibile scontrarsi. 

Occhi dolci e vivi, capelli scuri e poi con il tempo brizzolati, aria a tratti disordinata che gli conferisce un’autorevolezza particolare. 

Lo studio è il suo abito, stracolmo di libri e oggetti antichi, accogliente e caldo; saresti rimasto lì, seduto, anche dopo i colloqui peritali che conduceva il sabato mattina. 

Competenza, intelligenza e umanità andavano sempre d’accordo in un contesto di costante dolcezza. 

Parla a persone autori di reato, affette dall’oscuro male del vuoto, con rispetto raro per un perito. 

Rispetta le vittime e gli autori di reato non con sguardo compassionevole, ma con la forza della ragione accompagnata da una mesta indulgenza. 

Uomo generoso, vede nell’altro sempre un suo simile. Ha sempre saputo, per esperienza, che la comprensione è uno strumento pericoloso se non è preceduta dall’ascolto e dalla curiosità. 

Durante la conduzione di un suo colloquio peritale ti sembra di leggere un racconto che si svela lentamente alla vista. E’ il lato misterioso del lavoro peritale, non tanto le udienze e le traduzioni giuridiche, ma la sosta davanti all’abisso e sapere che puoi comunque risalire la via della conoscenza. 

Quando ascolti Gianluigi, hai sempre l’impressione che il genere umano, anche il più violento e dannato, per lui non è un errore da misurare con i righelli categoriali e/o dimensionali, magari con la confortevole sacra bibbia del DSM-V sul tavolo. 

Per lui l’altro è il lato oscuro da illuminare e da restituire al senso, alla vita. 

La disperazione, il dissesto, la brutalità prendono una forma durante il corso della perizia. 

Sensibile, ironico, quando si avvicina alla verità vedo nei suoi occhi una luce improvvisa che presto svanisce nella trama dei suoi pensieri. 

Gianluigi è rimasto uno sportivo, un calciatore vero con cui ho avuto la gioia di giocare i tornei dei medici e da tenace difensore riesce a vedere tutto il campo spalancato e disteso davanti ai suoi occhi e forse questo lo avvantaggia. Vede lontano e in profondità. 

Ad ottobre avevamo in progetto di vedere il nostro Genoa finalmente insieme. 

Caro Gianluigi, non ci siamo riusciti, ma è solo questione di tempo. Sono certo che ci rincontreremo su un campo di calcio e poi a sorridere  e scherzare insieme per il nostro dannato e amato Grifone. 

Ciao Pietro. 

 

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