Mosca - Incursori nel cerchio magico di Putin - Una “trattativa”?

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4 settembre, 2022 - 06:47
Attentato alla periferia di Mosca, nella notte tra sabato 20 e domenica 21 agosto 2022. Vicino al villaggio di Velyki Vyazomi, è esplosa una bomba collocata intenzionalmente a distanza (sotto, sopra, di fianco, dentro, fuori) nei pressi di un “fuori strada” Land Cruiser della Toyota di proprietà di Darya Dugina, figlia di Alexander Dugin. Come nelle migliori tradizioni stragiste di “cosa nostra”, “ndrangheta” e “mafie” varie, che avevano mandato i loro “picciotti” a far pratica in Medio Oriente fin dai tempi della guerra civile libanese, combattuta tra il 1975 ed il 1990, c’è stato il botto. È morta, solo la figlia, a quanto se ne sa, che aspettava il padre, al quale probabilmente era destinato l’ordigno.

 

Quando iniziano gli attentati, solitamente, significa che la guerra, una guerra, è in stallo. Sia per chi la combatte “front-runner,” - come dice Enrico-Letta-stai-sereno in piena campagna elettorale italiana - chi per interposto Zelenski. Significa anche che forse, sotto, sotto, da qualche parte, potrebbe esserci “una trattativa alla siciliana” e dunque si passa all’esplosivo, perchè la minaccia sia più pressante e redditizia. Alta strategia! Ma non è detto risulti efficace per indurre a mollare la presa chi ha già comandato un Servizio come il KGB!

- “Gia!” - Dice Gianni, il mio giornalaio sotto casa.

- “Come si terrorizza il capo della CIA, dell’FBI, di Scotland Yard?” -

 

Nome di primo piano, Alexander Dugin, un filosofo, un politologo radicale e risoluto con una visione euroasiatica piuttosto rétro e tradizionalista, orientata alla Russia Imperiale dei grandi Zar: Pietro “il Grande”, l’immensa Caterina di Russia, Alessandro I, “il Beato”, quello che ha dato la spinta finale al crollo della Francia napoleonica. Dugin, si dice, sarebbe l’ideologo che suggerisce a Putin un modo di concepire la Russia come potenza gigantesca, prima fra tutte, ma bisogna vedere se Vladimir lo ascolta, con tanti che gli dicono come deve o dovrebbe fare. Ovviamente Dugin ha dei nemici che lo detestano al punto da ritenerlo un Grigórij Efímovič Rasputin, quello vissuto e massacrato all’epoca dei Romanov, con una sordida trappola a base di sesso e di alcol, ma il paragone non regge.

 

Il mistico russo era un burino, proveniente dalla Siberia sud-occidentale, mai andato a scuola, dotato di grande carisma, che aveva girato la Russia (anche l’Ucraina) in lungo e in largo. Sapeva dunque delle necessità degli umili, di cavalli e di carrozze come il padre suo che era stato vetturino postale. Certo che, arrivato alla corte dei Romanov, aveva approfittato di tutti gli agi possibili e per lui inimmaginabili, tanto che i cronisti dell’epoca lo tacciarono di dissolutezza e lussuria consumate tra compagnie femminili, che apprezzava più di ogni altro piacere. Promiscuità peraltro frequente fra i contadini degli Oblast siberiani.

 

Per noi Italiani e mediterranei, è più facile inquadrare Dugin tra i soggetti alla Steve Bannon, quei ceffi sovranisti, populisti americani di Trump, che abbiamo, purtroppo, conosciuto, per aver occupato abusivamente, coi suoi accoliti, il monastero medievale di Trisulti, e la storica Abbazia, in provincia di Frosinone, per quasi due anni. Una sottospecie di passatisti statunitensi molto più ignorante dei Russi di Dugin. A proposito, chi glieli aveva affittati ai trumpisti i nostri beni culturali?

 

Le accuse russe si orienterebbero verso Kiev, che replica immediatamente di non entrarci per niente, “perchè non siamo uno Stato terrorista” come voi!” Qualcuno che non ha la memoria del pesce rosso e ricorda la storia contemporanea, ha subito acceso una lampadina sugli eventuali nipotini di Stepan Bandera, il discusso eroe/criminale nazionalista indipendentista ucraino, collaborazionista hitleriano, che nella seconda guerra mondiale, sabotava l'Armata Rossa, torturava gli ebrei, uccideva i polacchi e soprattutto russi, tra i quali donne e bambini, al punto da mettere in imbarazzo i nazisti stessi, che lo imprigionarono a Berlino - per tenerlo d’occhio - e lo restrinsero perfino nella "Zellenbau" di Sachsenhausen. Purtroppo i morti - tanto quelli russi quanto quelli ucraini - sono l’unico fatto incontrovertibile, di questa sporca guerra, dove ci si capisce poco, perchè non ti dicono niente.

 

Per esempio, cosa diavolo stia succedendo da un bel po’ di tempo in qua, intorno e anche dentro, Zaporizhzhia, dove c’è la più grande centrale nucleare d’Europa, almeno così si dice, nessuno lo sa. Da quando è cominciata la pericolosissima faccenda non si sa chi spara a chi, ma anche chi ci sia dentro. Ti fanno solo vedere palazzi bombardati e bruciati, con poveri cristi piangenti e code di missili conficcati per terra, con tanto di “Z” in primo piano, affinché si capisca bene che sono russi. Secondo il “Wall Street Journal”, gli attacchi all'impianto nucleare di Zaporizhzhia sarebbero orchestrati dai russi, che a loro volta, però, accusano gli ucraini. Un classico! L'ONU ha pronta una missione per andare fino a Zaporizhzhia a demilitarizzare la zona, ma Mosca, manco a dirlo, impone le proprie condizioni. C’è di più. Quattro leader fra i più noti dell’Occidente, Biden, Macron, Sholz e, buon ultimo, Johnson (redivivo, ancorché azzoppato), chiedono di «Moderare le operazioni militari vicino alla centrale» e anche una missione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) per controllare la centrale.

 

Non passano 24 ore ed ecco che le agenzie internazionali battono una notizia delle peggiori. “L'intelligence russa accusa, a uccidere Dugina è stata una donna ucraina”. “Il piano è stato messo a punto dai servizi ucraini”. “Eseguito con un telecomando a distanza”

Mosca accusa Kiev dell'uccisione di Darya Dugina. In un comunicato l'Fsb, i servizi russi di intelligence, afferma di avere risolto il caso: "Il crimine - si legge nella nota - è stato preparato e commesso dai servizi segreti ucraini”. L'esecutrice è la cittadina ucraina Natalia Vovk, nata nel 1979, arrivata in Russia il 23 luglio insieme alla figlia Sofia Shaban e uscita dal Paese dalla regione Pskov, da dove ha raggiunto l'Estonia"... è stato "accertato che la bomba sull'auto di Dugina è stata innescata a distanza. Presumibilmente, l'auto è stata monitorata e il suo movimento è stato seguito", ha detto una fonte della polizia alla Tass, ripresa dal quotidiano Izvestija. ANSA.it Mondo

Darya Dugina, giornalista e politologa figlia dell’ultranazionalista Alexander Dugin, considerato uno degli ispiratori della politica estera di Vladimir Putin, è stata uccisa da una donna ucraina ora fuggita in Estonia. Questo stando a quanto affermano dall’Fsb, i servizi segreti russi, che considerano il caso “risolto”: “Il crimine – si legge nella nota diffusa dall’intelligence – è stato preparato e commesso dai servizi segreti ucraini. L’esecutrice è la cittadina ucraina Natalia Vovk, nata nel 1979, arrivata in Russia il 23 luglio insieme alla figlia Sofia Shaban e uscita dal Paese dalla regione Pskov, da dove ha raggiunto l’Estonia”. Per spiare la giornalista, Natalia Vov, nei giorni precedenti all’omicidio avrebbe preso in affitto un appartamento nello stesso palazzo di Mosca in cui vive a la vittima. Inoltre, secondo le prime ricostruzioni fatte dall’Fsb, la Vovk avrebbe utilizzato un’auto Mini Cooper per pedinare la vittima e che “quando è entrato in Russia, il veicolo aveva una targa della Repubblica popolare di Donetsk – E982XH Dpr, a Mosca una targa del Kazakistan, 172AJD02, e quando è uscita una targa ucraina AH7771IP”. Il F.Q. | 22 AGOSTO 2022.

 

In questa grande confusione, sembra di percepire un segnale che sale anche la complessità della “Rossia umom ne pognat”. Si riaffacciano i Dostoevskij, I démoni, il Grande Inquisitore, Smerdiakoff, Feodor Karamazov, Bulgakov, il Maestro e Margherita, il diabolico Woland ... la grande letteratura, la cultura russa, un propellente più energetico di qualsiasi gas. Segno che si comincia a ragionare, forse, e si smette di guardare a chi c’ha il missile più lungo!

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