Mente ad arte
Percorsi artistici di psicopatologia, nel cinema ed oltre
di Matteo Balestrieri

La denuncia sociale nel film On the Fringe

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14 settembre, 2022 - 17:25
di Matteo Balestrieri

  I film di denuncia sociale rappresentano una categoria cinematografica di grande prestigio e tradizione. Si possono ricordare, a partire dai classici di Costa-Gavras Z – L’orgia del potere (1969) sul regime dei colonnelli in Grecia, La confessione (1970) sulle purghe staliniane e L’Amerikano (1972) sull’ingerenza statunitense in Sudamerica, numerosi altri film come Le mani sulla città (1963) sull’abusivismo edilizio, A ciascuno il suo (1969) sulla mafia, Tutti gli uomini del presidente (1976) sullo scandalo Nixon, Il colore viola (1985) sul razzismo, Wall Street (1987) sulla finanza americana, fino anche al recente Parasite (2019) sulla società coreana.
  Il film spagnolo En los márgenes (tradotto On the Fringe) del regista Juan Diego Botto, appena presentato alla Mostra del Cinema di Venezia (2022), è un’opera cinematografica che forse non avrà un successo mondiale, ma merita sicuramente un suo spazio nel pantheon dei film di denuncia. Il film esplora il mondo di una società fatta di persone che faticano a sbarcare il lunario per sopravvivere alla crisi economica spagnola, attraverso la ricerca frenetica di soluzioni che contrastino l’incubo di un tempo che sta per scadere.
  I protagonisti sono tre. La prima è Azucena, interpretata da Penelope Cruz in maniera magistrale: è una donna con un figlio che viene licenziata ed è in procinto di essere sfrattata di casa. Attorno a lei c'è un mondo di solidarietà composto da attivisti, molte dei quali donne, che si mobilitano per difendere la sua possibilità di restare nella casa. Questo mondo solidale combatte per difendere le persone che si trovano in difficoltà lavorativa a causa dei numerosissimi licenziamenti causati dalla bolla speculativa, che induce le banche a salvarsi a danno dei clienti. Il ritratto che ne fa Penelope Cruz è quello di una donna angosciata e disperata, che cerca di nascondere la tragicità degli eventi al figlio, il quale peraltro è perfettamente cosciente delle difficoltà della madre, tanto da essersi chiuso in un mutismo da più da un mese, sia a scuola che a casa.
  Il secondo protagonista è Rafa (interpretato da Luis Tosar, già visto nei panni indimenticabili del marito violento nel film Ti do i miei occhi del 2003), un avvocato militante, persona di buon cuore ma anche caotica e disorganizzata nel suo indaffararsi a favore degli altri. Non riesce a condurre a termine i suoi impegni, perché ne ha troppi, è generoso ed è fondamentalmente dispersivo, tanto da non riuscire a dedicare attenzione alla sua famiglia. Non essendo riuscito a portare in tempo il figlio ad una gita scolastica, si fa accompagnare da lui nei suoi affannosi giri quotidiani nei luoghi della marginalità. Il figlio è apparentemente superficiale e distante dalle logiche paterne, tanto da pretendere di essere pagato per accompagnare il padre, mentre in realtà è solamente arrabbiato con lui tanto da sfidarlo provocatoriamente. Ad un certo punto gli dice apertamente “in realtà tu non ci sei per nessuno”, mettendo il padre a confronto con la realtà, in contrasto assoluto con l'immagine del padre che ha di se stesso, cioè quella di una persona che si dedica agli altri.
  Il terzo protagonista è un uomo che ha perso tutto nella crisi economica, ed in particolare gli investimenti del padre e della madre. Per questo motivo non ha più il coraggio di contattare la madre e questo è foriero di tragiche conseguenze.
  Soprattutto l’interpretazione dei primi due protagonisti è di prim'ordine. Penelope Cruz è mirabile nel suo ritratto di madre e donna travolta dagli eventi, ma anche Luis Tosar dipinge molto bene la figura di un uomo che cerca di raddrizzare il mondo con le sue forze.
  Ansia, angoscia, depressione e lutto sono i sentimenti predominanti del film, ma quella che risalta è anche la solidarietà sociale della gente vessata dagli avvenimenti e che non trova nelle istituzioni alcun aiuto. Queste ultime sono caratterizzate dalla violenza, sia attraverso la forza delle banche che non concedono spazi di manovra, sia dalla polizia che, armata di manganelli, caschi e tute antisommossa, carica la povera gente inerme, picchiando e arrestando chiunque. Il film denuncia un quadro complessivo di grave degrado e violenza della società iberica, di cui in Italia non si è avuto un riscontro a questo livelli, anche se anche nel nostro Paese migliaia di cittadini hanno perduto i loro risparmi divorati dalle banche. Lo scenario di questo film esemplifica effettivamente quali tragedie possano essere innescate dalla povertà improvvisa in società non adeguatamente dotate di ammortizzatori sociali e forme di sostegno e solidarietà istituzionali. Il finale è aperto, ma denso di nuvole nere.

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