Mente ad arte
Percorsi artistici di psicopatologia, nel cinema ed oltre
di Matteo Balestrieri

Le otto montagne. Una bromance alpina.

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1 gennaio, 2023 - 11:10
di Matteo Balestrieri
Quanti tipi di amicizia maschile sono possibili? E che tipo di amicizia è quella tra Pietro e Bruno, i protagonisti del film “Le otto montagne”? Certamente un'amicizia maschile molto intensa e duratura, non priva di contrasti ma di quelle che resistono alle avversità e alle lontananze. Nutrita dal profondo amore per la montagna e dai caratteri chiusi ma determinati che sono forgiati da quell’ambiente.
Il film è la trasposizione cinematografica del romanzo di Paolo Cognetti, ad opera dei registi belgi Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch in una coproduzione belga, francese e italiana che è stata premiata al Festival di Cannes. La storia si svolge quasi per intero sui monti della Valle d’Aosta ed è quindi avvolta nei paesaggi grandiosi dei pascoli e delle cime, con uno sguardo che grazie ai droni dà la misura dell’uomo rispetto all’ambiente.
Il racconto è volutamente lento, con molti silenzi dove è la natura a parlare. Anche se Bruno si arrabbia quando i cittadini parlano estasiati di “natura”, perché per lui – uomo di montagna concreto e per niente acculturato – la natura non esiste in astratto, mentre esistono cose tipo pascoli, sentieri, vacche, ruscelli, cime.
Pietro il cittadino giunge in questi luoghi isolati ancora bambino, portato dai genitori durante l’estate. La madre rimane sempre con lui mentre il padre, benché appassionato di montagna, è incapace di stare lontano dal suo lavoro di ingegnere alla Fiat di Torino. Ogni tanto però viene a fare escursioni sulle vette e porta con sé Pietro e poi anche Bruno, strappandolo per qualche ora dal suo duro lavoro di giovane casaro nell’alpeggio dello zio. Tra Pietro e Bruno nasce un’amicizia, che però dopo non molto tempo si interrompe perché il padre di Bruno porta con sé il figlio in Svizzera a lavorare. Ognuno segue la sua strada, e si ritrovano solo molti anni dopo, ormai trentenni, per ricostruire una baita in montagna che il padre di Pietro aveva acquistato. Da lì riprendono a frequentarsi, non senza titubanze iniziali, sempre su quella montagna dove Bruno ha deciso di vivere e dove Pietro torna ogni tanto.
Entrambi rimangono alla ricerca di se stessi, in fondo irrealizzati e incapaci di costruire un progetto duraturo. Pietro interrompe il rapporto con il padre, gira il mondo come scrittore e trova un legame forte nei paesaggi montani del Nepal. Bruno ugualmente interrompe il rapporto con il proprio padre, ma rimane in contatto con il padre di Pietro, sposa una ragazza ed ha una figlia, ma poi ostinatamente non rinuncia alla sua montagna quando le difficoltà economiche lo costringono a rinunciare al suo alpeggio.
Il film rientra nella tipologia del romanzo di formazione, dove gli aspetti salienti sono i rapporti conflittuali tra padri e figli, ma soprattutto il rapporto di intensa amicizia maschile tra due uomini che si sviluppa a partire dall’infanzia. Sull’amicizia maschile si sono scritte molte cose a partire da Aristotele, Platone e Socrate. A volte le descrizioni sono vere, a volte invece piuttosto stereotipate. Un pensiero comune è che l’amicizia maschile si caratterizzi, a differenza di quella femminile, per la presenza di cameratismo piuttosto che profondità di conoscenza reciproca. Insomma, pacche sulle spalle e una birra insieme per parlare di calcio.
Dagli anni ’90 però ha acquisito un certo successo il concetto di bromance, termine composto dalle parole brother (fratello) e romance (romanticismo), coniato dall’ex skater e giornalista Dave Carnie per indicare l’intensità dei sentimenti tra uomini che praticano un’attività sportiva che li porta lontano da casa per lunghi periodi. Con bromance si intende perciò un legame profondo fatto di intese e complicità tra uomini eterosessuali, che escludono del tutto manifestazioni di erotismo e in genere di sessualità. Quello che insomma c’è tra Pietro e Bruno.
Devo dire che, non avendo letto il libro, a un certo punto ho immaginato che lungo questa storia si potesse creare una situazione di omoerotismo come quella tra i protagonisti maschili (interpretati da Heath Ledger e Jake Gyllenhaal) nel film del 2005 “I segreti di Brokeback Mountain,” in forza delle suggestioni offerte dalle similarità dell’ambiente montano e della rudezza dei personaggi. Ho sperato che non fosse così, non per altro ma perché la storia sarebbe andata in una direzione che poteva essere anche banalmente ripetitiva, una Brokeback italiana. E questo per fortuna non è successo.
Ma perché questo non è avvenuto? Credo che questo dipenda dal fatto che entrambi i protagonisti hanno una sessualità molto contenuta. Pietro è un uomo taciturno e inquieto, capace anche di convivialità nei pub cittadini, ma fondamentalmente portato ad una pensosità isolata dagli altri. Cerca la propria identità attraverso l’antitesi con il padre, ma senza trovarne un’altra se non andando lontano da casa nei paesaggi del Nepal. Bruno avvia una storia con una ragazza ed ha una figlia, ma solo perché è la sua compagna a scegliere la dura vita in montagna. Quando questa situazione non regge più lui non lascia la montagna e abbandona la famiglia, perché – come la madre di sua figlia giustamente dice – il suo vero e unico amore non è stato per lei ma per i luoghi dove ha sempre vissuto. Sia Pietro che Bruno non cercano una rapporto sessualizzato perché non ne hanno bisogno. Sono concentrati nella ricerca di se stessi e sono non certo appagati, ma tesi alla realizzazione di una dimensione interiore che non ha bisogno di altri se non un altro se stesso, anche se poi Pietro trova l’anima gemella sufficientemente lontano da non doverla confrontare con i riferimenti delle sue origini. E comunque sempre in una posizione di dubbio e sofferenza. Tra Pietro e Bruno c’è quindi un’intesa di sensazioni, non di condivisione fisica o sessuale. Una bromance, appunto. Che si conclude attraverso la fusione più completa tra l’uomo e il luogo dove ha deciso di vivere, nella realizzazione più piena di un panteismo naturale.
In conclusione, il film esprime sensibilità e profondità che credo possano essere apprezzate da tutti, ma in particolare da chi è disposto a lasciar vagare il proprio spirito tra valli e montagne.
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