Biden da Zelensky al piccolo Cremlino finto

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22 febbraio, 2023 - 13:27

C’era da aspettarselo, ma nessuno avrebbe mai pensato che il vecchio Joe Biden sarebbe arrivato a mettere in pericolo la pace del pianeta. Segno che o lui o l’America o entrambi, stanno messi veramente male. Invece, quatto quatto, domenica mattina, poco dopo le quattro (ora locale) con “l’Air Force One”, non quello grande, ufficiale, un modello più piccolo, il “C75”, senza transponder, per non lasciare traccia luminosa dell'aeromobile, e dunque non dare nell’occhio, ha preso il volo, avventurosamente, dalla base di Andrews per atterrare in Polonia. C’erano con lui alcuni giornalisti fidati, privati dei loro device per non poter comunicare alcunché con chicchessia. C’era soprattutto il suo autorevole consigliere per la sicurezza nazionale, quel tale Jake Sullivan, già consigliere di Hillary Clinton e Barack Obama. (<www.rainews.it ›  maratona ›  2023/02). Da lì, in treno, il mezzo più sicuro (o precedentemente concordato coi Russi?), sarebbe arrivato nella capitale ucraina.  

 

Naturalmente nessuna precauzione era stata trascurata e, per confondere le acque, vari convogli civetta erano stati sguinzagliati sulle ferrovie ucraine, contemporaneamente. Non sappiamo se i treni di Zelensky arrivino anche in orario, ma costituiscono un formidabile strumento si difesa. Ancora è vivo lo scalpore del treno usato per la scampagnata di Draghi, Scholz e Macron a Kiev il 16 giugno dell’anno scorso. Dunque il treno di Biden, sarebbe giunto a Kiev per girare alcune pose in un ambiente che è sembrato un finto Cremlino formato bonsai, pour epater le bourgeois. Certo che se “l’abbraccio dei due presidenti”, com’è stato presentato da una stampa acritica, completamente asservita a Washington, col pericolo che a qualche imbecille gli scappi il dito sul tasto sbagliato, ci sarebbe stato da sorridere a vedere questo “articolo il” ucraino-americano, abbracciarsi per strada, a Kiev, davanti a un muro di fotografie che le didascalie riferiscono “vittime della resistenza ucraina” per la libertà, Euro-maidan, 30 novembre 2013.  

 

Il servizio li ritraeva dietro “San Michele”, il famoso monastero ortodosso dalle cupole d’oro, sul  “Podil” il quartiere storico dei mercanti, sulla città alta, in cima alla collinetta alla destra del Dnepr. La colonna sonora della storica visita simbolica del presidente americano, erano sirene e allarmi, un elicottero sorvolava la zona. Il fatto è che tutti negavano tutto per ragioni di sicurezza. Qualcuno, riferiscono corrispondenze avventurose e di fonte incontrollata, aveva notato un corteo nero di auto-blindate tra la stazione, la piazza dei martiri ucraini e il “San Michele”, segno evidente che qualche autorità straniera era in visita a Kiev, ma nessuno poteva immaginare che Biden, il 46º presidente degli Stati Uniti in persona, fosse giunto in zona di guerra per girare un pericolosissimo spot pubblicitario. Ad ogni buon conto, Zelensky, a metà mattinata, sempre secondo voci vicine ai due governi, sembra abbia fatto lanciare un allarme anti-aereo per tutta l'Ucraina.  

 

Hanno anche fatto un passeggiata insieme. «Mentre il presidente Usa Joe Biden effettuava la sua visita a sorpresa nella capitale ucraina ... è stato rilevato il decollo di un jet russo "Mig-31" in Bielorussia » - segno che tutti ascoltavano tutto - «L'ha affermato ... il portavoce dell'aeronautica ucraina Yuriy Innhat, secondo quanto segnala il New York Times. Questo tipo di aereo, sempre secondo Innhat, è armato con missili ipersonici Kinzhal, che la difesa aerea ucraina non è capace di intercettare». < www.ilgazzettino.itVideo › Adnkronos. 20 Febbraio 2023. In ogni caso, sembra che la visita, e dunque il nostro pericolo di aver sfiorato la terza guerra mondiale, sia durata 4-5 ore in tutto.  

 

Giusto il tempo di rievocare tra loro l’anno di lotta, appena compiuto, contro l’aggressore: «la Russia non ha vinto, ha sbagliato i suoi conti, l’Ucraina può ancora vincere la sua guerra», soprattutto coi “Leopard 2” e con gli “F24”, non i moduli per pagare le imposte, ma i costosissimi caccia “Fokker F24”, lasciare mezzo miliardo di dollari per le prime spese e promettere di cacciare la Russia dall’ONU, per ignominia, alla prossima riunione al Palazzo di vetro. Un dettaglio paradossale ma non improbabile, sarebbe circolata voce tra gente del seguito, che servono con urgenza munizioni, di ogni genere, perchè sono terminati i proiettili! I magazzini di mezzo mondo sono vuoti perchè giornalmente, per la guerra in Ucraina, si esplodono più proiettili di quanti non se ne fabbrichino. Non è chiaro se lui, Joe Biden, ci sia andato o ce l’abbiano mandato, come dicono a Roma. Tutti hanno potuto vedere che era accompagnato da Jill Biden, la first lady, ma in USA, non si sa bene chi prenda le decisioni ultime: la Casa Bianca, il Congresso, la CIA, il Pentagono, la NATO. Tutto era frettoloso e posticcio, di cartapesta, inviato da robivecchi di Hollywood, anche il caminetto dove brillava, traballante, una fiamma incerta di legno finto. 

 

Sembrano tutti morsi dalla tarantola questi sedicenti “Occidentali democratici” bramosi di anticipare il calendario al ventiquattro febbraio, nel timore che qualcuno arrivi ultimo nella corsa a celebrare il compimento dell’anno di feroce aggressione antidemocratica della Russia putiniana contro l’eroica Ucraina governata dal piccolo Zelensky che lotta come Davide contro Golia non soltanto per la libertà della sua nobile terra, ma anche, e soprattutto, se a qualcuno distratto fosse sfuggita la posta in palio, per tutto il mondo occidentale e democratico. Così, anche la nostra Giorgia Meloni, ancora incimurrata, con la gola asciutta e qualche colpo di tosse è partita in tutta fretta per la Polonia. Doveva incontrarsi col premier polacco Mateusz Morawiecki, per ribadire che loro sono in appoggio all’America, contro Russia e Cina: «Polonia confine morale e materiale dell'occidente» e poi salutare il presidente polacco Andrzej Duda, prima di andare, anche lei col treno delle efficientissime ferrovie ucraine, a trovare Zelensky, per portargli solidarietà fino alla fine, ma soprattutto euro e armi. In tanto traffico, il nostro premier donna di Roma, sperava di poter trovare un buco per dare un salutino a nonno Joe, ma non è riuscita aed evitare un micidiale uno/due del piccolo Volodomyr, da consegnare al diversamente piccolo B. della coalizione di governo che tifa Putin. 

 

In realtà pare che tutta questa temeraria messa in scena nell’Europa orientale, sia addebitabile, secondo i soliti bene informati, alla campagna elettorale per le prossime presidenziali americane. Il popolo USA pare non sia molto soddisfatto della politica estera del suo governo. I politici, men che meno. L’America è stanca della guerra ucraina, pensa che costi troppo, non esista un piano preordinato, si giochi troppo sull’emozione e che la spesa non valga l’impresa. Una tattica “giorno per giorno”, quella di Biden, politica vaga, leadership incerta. Vicepresidente Kamala Harris inconsistente, molto lontana dalle aspettative. Detrattori e sostenitori della guerra contro la Russia in Ucraina, mutano a seconda dei sondaggi elettorali. Bernie Sanders, il democratico americano che ebbe il suo momento di celebrità quando la foto dei suoi calzini colorati fece il giro del mondo, il leader più radicale della sinistra liberal e pacifista, ha lasciato tutti di stucco, quando si è dichiarato favorevole alla posizione del presidente Biden di aiuto all’Ucraina.  

 

Il Congresso USA più che dubbioso, si è rivelato letteralmente in confusione ideologica, politica e strategica tra repubblicani e democratici, perplessità che ha travolto entrambi. Donal Trump, l’assaltatore del Campidoglio, nella Befana de 2021, ancora incerto sulla prossima candidatura, ha già fatto sapere di essere contrario alla politica guerrafondaia e antiputiniana di Joe Biden, che rischia di accendere tutte le micce «per lo scoppio della Terza guerra mondiale». Nikki Haley, la star repubblicana del momento, famiglia di origini indo-americane, ha detto che Biden era stato fin troppo morbido con Putin, mentre sarebbe stato necessario “vincere la guerra”. Non è facile orientarsi nella palude del Congresso, in questi tempi di guerra ucraina scomoda per tutti. Il nuovo speaker della Camera, Kevin McCarthy, il big repubblicano del "GOP" («Grand Old Party»), che ha preso faticosamente il posto di Nancy Pelosi, sembra bipartisan «Non daremo all’Ucraina un assegno in bianco». Posizione decisamente opposta a quella di Mitch McConnell, leader della minoranza del Senato, che ha sempre approvato gli aiuti inviati a Zelensky. 

 

America First”, comunque, è sempre una priorità assoluta, per loro, prendere o lasciare, ma la Cina s’ingrossa sempre di più e mette in giro troppi palloni-spia. Anche nello staff della Casa Bianca, l’avvicendamento non è stato indolore. Ron Klain, il capo uscente, ci ha messo circa un mese, ossia dal 27 gennaio al 7 febbraio 2023, per consentire al suo successore, Jeff Zients, il nuovo capo-staff di insediarsi. Naturalmente l’Europa ha interessi che non sono quelli USA quelli del Regno Unito, quelli di tutte le nazioni che si affacciano sul Pacifico, ma potrebbero coincidere con alcune di loro, o con la Russia o con l’India, basterebbe guardare lontano, essendone capaci, privi di sudditanze. 

 

Ormai tutti sanno che la questione Ucraina è una questione pluricardata e molto intrecciata di lana caprina che affonda le radici in una guerra civile strisciante tra oligarchi che dura dal tempo in cui Eltsin sciolse l’URSS (1991) e assumendo il controllo delle forze armate divenne presidente della Federazione Russa e, d’accordo con George Bush, cedendo moltissimo sul piano NATO, riuscì a mantenere intatto il suo potere interno sulla Duma, malgrado la sua palese deriva alcolica con pittoresche incursioni sui carri armati, finché non lasciò a Putin (agosto 1999) il controllo di tutti i nuovi ricchi e i nuovi oligarchi, della nuova Russia, senza eredi purtroppo! In Ucraina le cose sono difficili da capire. Ci sono milizie private, eserciti paralleli che fanno gli interessi di Putin o di Zelensky dove la libertà, la democrazia, i diritti civili, la giustizia sono l’ultimo dei problemi, perchè il primo e l’unico è solo chi vince e chi perde. Ci sono russofoni che sono anche russofili ma non è detto che esista il contrario. Ci sono Ucraini che detestano la russificazione putiniana pur avendo studiato ed essendo cresciuti al tempo di Breznev. Ci sono quelli che non sono nazisti ma sono rimasti fanatici di Stepan Bandera, che dovette essere imprigionato da Hitler perchè gli rubava la parte di fascista coi comunisti e di antisemita con gli ebrei. Penso che qualcosa di sensato sulla guerra tra Putin e Zelensky, si possa leggere nel bel libro di Luca Steinman. La guerra in Ucraina raccontata dall'inviato tra i soldati di Putin. Rizzoli febbraio 2023. Luca Steinman giornalista e corrispondente di guerra svizzero, che abbiamo imparato a conoscere attraverso le reti televisive italiane, mentre ci raccontava la sua cruda esperienza in diretta dalla zona occupata dai Russi in Donbass tra Luganks Donetsk, con lucida correttezza, diversamente da quasi tutti gli atri, pubblica ora questo suo testo in italiano da Rizzoli, dove fissa alcuni concetti per farsi un’idea di quanto succede in Ucraina, al di fuori delle “veline” occidentali o orientali. Di non secondaria importanza il fatto che il suo visto sia stato ottenuto in Russia per svolgere servizi nell’Ucraina occupata, dove ha trascorso cinque mesi.

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