Concettualizzazione e trattamento dei tratti schizotipici

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1 novembre, 2023 - 11:08

Poco meno di due anni fa Paul H. Lysaker e io ci imbarcammo in un progetto editoriale che finalmente è nelle librerie: un volume clinico rivolto a clinici sulla schizotipia, ovvero su quell’insieme variegato di tratti (per l’appunto schizotipici) che spaziano da condizioni sane o subcliniche sino a manifestazioni gravi come i disturbi di personalità del Cluster A, le psicosi e la schizofrenia (Cheli & Lysaker, 2023).
 
Quello che ci sorprendeva era da un lato la rilevanza del tema in questione. Il disturbo forse più rappresentativo, ovvero il disturbo schizotipico di personalità, ha una prevalenza stimata tra 3.6 e 3.9% e i tratti schizotipici secondo un continuum tra condizione adattive e maladattive sarebbe presente in quasi il 10% della popolazione generale (Kwapi & Barrantes-Vidal, 2015). Dall’altro lato tutti i libri fino ad oggi pubblicati sul tema e scritti da mostri sacri della psicopatologia (Meehl, Raine, Claridge, Lenzenweger) affrontano la schizotipia solo in termini teorici o sperimentali.
 
Sin dal lavoro di Eugen Bleuler l’osservazione che familiari sani di pazienti con schizofrenia e gli stessi pazienti prima della diagnosi mostrassero tratti comuni aveva interessato i clinici. Quello che emergeva era l’idea che vi fossero delle condizioni premorbose forse riconoscibili e dunque dei possibili fattori protettivi e di rischio.
 
La ricerca di questo Santo Graal della psicopatologia ha forse spostato l’attenzione dall’utilità di interventi clinici finalizzati a lavorare sui tratti schizotipici, concentrando tutte le risorse sull'individuazione di possibili biomarker. Per quanto i più recenti studi suggeriscono ben 120 geni loci associati al rischio di schizofrenia rendendo il sogno di un marker oggettivo appunto un sogno.
 
Così Paul ed io abbiamo pensato di coinvolgere alcuni tra i massimi esperti del settore in un lavoro esclusivamente orientato alla concettualizzazione e al trattamento psicoterapeutico delle manifestazioni cliniche della schizotipia. Come ha scritto Robert Krueger una prospettiva dimensionale e transdiagnostica alla clinica di questi tratti è non solo coerente con i moderni sviluppi della psicopatologia, ma quanto mai necessaria.
 
Nella prima sezione del libro abbiamo cercato di porre le basi cliniche e sperimentali per la concettualizzazione e il trattamento, distinguendo diversi approcci. In primis abbiamo mostrato come i dati neuroscientifici, evoluzionistici e psicofisiologici supportano la prospettiva dimensionale suggerita dalla moderna psicopatologia. I tratti schizotipici sono rappresentabili su un continuum che va da condizioni adattive associate, ad esempio, con elevate performance artistiche ed accademiche sino a tutte le diverse manifestazioni cliniche sopra citate. Come ricordavo in un precedente articolo teorico, i tratti schizotipici sono connessi con l’emergere della nostra specie e del nostro complessissimo cervello sociale (Cheli, 2023). Filogeneticamente abbiamo “barattato” una rassicurante per quanto limitata precisione funzionale dei primati con questa rischiosa complessità. Aree come la corteccia prefrontale che sono state direttamente coinvolte in questo “viaggio” evoluzionistico sono associate a quelle funzioni, come la metacognizione, massimamente e primariamente compromesse nei più gravi disturbi della schizotipia. In tal senso la schizofrenia sarebbero una manifestazione tipicamente umana: nei primari e nei mammiferi si ritrovano sintomi ansiosi, depressivi e post-traumatici, ma mai psicotici (Brüne et al., 2006).
 
Coerentemente con queste premesse abbiamo suggerito che vi siano 5 fattori o meccanismi transdiagnostici fondamentali per la concettualizzazione e il trattamento: metacognizione, mentalizzazione, attaccamento, autocritica e critica interpersonale. Questi meccanismi hanno mostrato un ruolo rilevante in tutti i disturbi distintivi della schizotipia e sembrano associarsi ad un generale peggioramento della qualità della vita. Come facilmente intuibile hanno inoltre un ruolo distintivo nella comprensione di quanto definiamo cervello sociale. In tal senso nelle conclusioni definiamo la schizotipia come una sorta di “disorder of engaging in the world”, un disturbo nel relazionarsi al mondo e alla complessa esperienza interpersonale della nostra specie. I dati suggeriscono, ad esempio, come minacce percepite a livello intra- e inter-personale si assocerebbero al manifestarsi della sofferenza psicopatologica in persone con elevati tratti schizotipici (Cheli et al., 2023).
 
I protocolli terapeutici presentati nella terza sezione sono stati individuati in accordo con questo modello di concettualizzazione. Nella gran parte dei casi sono protocolli testati per specifici disturbi presenti lungo il continuum schizotipico (es. Cognitive Behavioral Therapy for Psychosis; Metacognitive Reflection and Insight Therapy; Compassion Focused Therapy; etc.), in un caso sono stati invece testati proprio sui tratti schizotipici (Evolutionary Systems Therapy for Schizotypy). Come evidenziato in uno dei capitoli dal gruppo di Patrick McGorry non esistono ad oggi dati a sufficienza per dire cosa funzioni per cosa e quando, ma ci auguriamo che futuri studi possano rispondere a queste domande.
 
Purtroppo il libro si conclude con una postfazione in cui ricordo la scomparsa di Paul H. Lysaker alcuni giorni dopo la consegna del manoscritto all’editore. Paul è infatti venuto a mancare in maniera del tutto inaspettata, lasciando familiari, amici e colleghi senza la sua acuta, gentile e ironica guida. È davvero triste per me pensare che tutti gli step successivi al libro che avevamo pensato, se si svolgeranno, si svolgeranno senza di lui.
 

 
 
Bibliografia                                      
Brüne, M., Brüne-Cohrs, U., McGrew, W. C., & Preuschoft, S. (2006). Psychopathology in great apes: concepts, treatment options and possible homologies to human psychiatric disorders. Neuroscience and biobehavioral reviews, 30(8), 1246–1259. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2006.09.002
Cheli, S. (2023). An evolutionary look at oddity and schizotypy: How the rise of social brain informs clinical practice. New Ideas in Psychology, 68. Advance online publication. https://doi.org/10.1016/j.newideapsych.2022.100993
Cheli, S., Cavalletti, V., & Hopwood, C. (2023). Threatening beliefs about self and other moderate the association between psychoticism and psychological distress. Journal of Nervous and Mental Diseases. Advance online publication. http://dx.doi.org/10.1097/NMD.0000000000001726
Cheli, S., & Lysaker, P. H. (Eds) (2023) A Dimensional Approach to Schizotypy. Conceptualization and Treatment. New York: Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-031-41788-7
Kwapil, T. R., & Barrantes-Vidal, N. (2015). Schizotypy: Looking back and moving for- ward. Schizophrenia Bulletin, 41 Suppl 2(Suppl 2), S366–S373. https://doi.org/10.1093/schbul/sbu186
 
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