IL PERCHE' DI UN RITARDO

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7 gennaio, 2013 - 19:48

Gemma Brandi

Psichiatra psicoanalista

Consulente Psichiatra del Ministero della Giustizia

Il lungo silenzio che ha interrotto il rifornimento di questa sezione è sovradeterminato. Mi limiterò a segnalare la viva delusione di quanti hanno investito nell’ultimo decennio risorse personali e collettive allo scopo di dare una risposta civile ai problemi di salute mentale dietro le sbarre, per assistere all’indecoroso declino del DL 230/99, nel silenzio dei più, e insieme la progressiva rassegnazione dei cittadini malati del carcere a vedere disattese alcune delle loro aspettative. Le carenze nel settore si sono paradossalmente aggravate con il sorgere della stella illusoria rappresentata dalla citata legge di riforma del sistema-salute intra moenia. Ma sull’argomento vorrei tornare più puntualmente tra qualche giorno.

Per vincere questa frustrazione desidero riaprire il discorso con materiali più freschi e insoliti. Si tratta di testimonianze apparentemente disparate, eppure tenute insieme da un tenace filo conduttore: se il carcere è anche quel che ben delinea la tesi di laurea di un giovane psicologo, ne popolano i dintorni i personaggi e le vicende che prendono vita negli straordinari racconti di un giudice, dal quale torniamo ad imparare come la cordialità vera sia quella dello spirito e non quella del sorriso stampato sul volto ad ogni costo. E mentre il giudice-scrittore mostra con precisione il valore dell’ostilità amica contrapposto al fetore dell’amicizia ostile, parla di indifferenza e manipolazione con grazia eroica e con lucida pietà, sono i bambini ad affondare, implacabili e saggi, la lama nel senso di due significanti penitenziari per eccellenza -amicizia e ostilità appunto

E’ con tale messaggio che intendo raggiungere i lettori, magari un po’ delusi, di questo spazio, in attesa di tempi migliori ai quali contribuiscano le nostre energie migliori.

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