Intervista al Prof. L. Lupo, Direttore Sanitario del Policlinico di Catania

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30 novembre, 2012 - 16:03

Quali sono le implicazioni della globalizzazione per la Salute Mentale?
Le implicazioni sono sicuramente molteplici. Dal punto di vista epidemiologico, l'aumento della vita media della popolazione generale determinato dal progresso e dallo sviluppo tecnologico ha implicato un aumento della prevalenza delle malattie mentali.
L'approccio e i contrasti della globalizzazione all'interno della società ha implicato una disgregazione della famiglia e dei valori tradizionali e dei punti di riferimento che aumentano la probabilità di insorgenza della malattia mentale.
Il problema non dipende però dalla cultura in sé, ma dai rapporti tra diverse culture. L'osservatorio epidemiologico di Verona ha rilevato che non vi è una maggiore incidenza di patologie mentali negli immigrati rispetto ai cittadini italiani, ma vi sono dei problemi relativi alle difficoltà di integrazione che portano ad assimilazione e omogeneizzazione che sono i risultati più negativi che l'incontro di diverse culture può produrre.
Quello che più spesso si verifica è la prevalenza della cultura dominante rispetto alle altre. Si verifica pertanto un contrasto tra culture che si omogeneizzano per i consumi, ma non per le tradizioni determinando dissidi e conflitti.

La immigrazione rappresenta un problema per la salute mentale?
La gestione degli immigrati non rappresenta un problema come dimostra la realtà multietnica statunitense. Il problema dell'immigrazione è quello della paura del nuovo, del diverso; nel nostro paese l'emigrazione è stata sempre l'unica realtà presente a partire dal dopoguerra. 
Le implicazioni della globalizzazione sono legate ad un meccanismo di gestione economica della sanità che cozza con la filosofia del welfare cui siamo sempre stati abituati, che implica la necessità di rinunciare ad alcune agevolazioni della cura della salute per la sostenibilità delle spese economiche della sanità pubblica. Adesso il progresso tecnologico esaspera l'importanza di tutti gli aspetti di competizione nella gestione della salute alla stregua di aziende non sanitarie, ponendo anche problemi di natura etica. 

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