Editoriale
il punto di vista di Psychiatry on line Italia
di Francesco Bollorino

Ritorno in città

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11 febbraio, 2013 - 13:32
di Francesco Bollorino

Appartengo, come generazione, alla schiera di coloro i quali hanno passato l'infanzia in villeggiatura.

Dopo la fine della scuola e dopo un mese scarso di mare davanti a casa, la famiglia si trasferiva in blocco per quasi tre mesi in campagna.

family portrait

Papà faceva la spola ogni giorno con Genova, noi restavamo con mamma a seguire i ritmi lenti della crescita dell'uva e della frutta; c'erano i riti della marmellata di cotogne e della conserva di pomodoro, niente telefono, ogni sabato discesa ad Ovada per il mercato, a volte il mercoledì in Alessandria.

Nessuna nostalgia: mi annoiavo mortalmente e soffrivo la solitudine di un posto isolato con pochi bambini della mia età con cui giocare.

E' indubbio che allora l'estate rappresentava una cesura nell'anno, "un prima" cui seguiva "un dopo", in cui il rientro in città comportava la ricucitura dei rapporti con l'ambiente e le persone che il tempo dilatato dell'infanzia trasformavano in ricordi remoti di "ben" tre mesi prima, un'eternità…….

Cosa è rimasto oggi di quelle esperienze, di quelle sensazioni, di quel modo di vivere?

La nostra vita è radicalmente cambiata e con essa le nostre abitudini, praticamente "non andiamo mai via": tra telefoni, cellulari, SMS, "vu vu vu mi piaci tu, tu, tu, tu….", palmari, PC portatili e l'Internet il "distacco" dalla realtà di vita usuale non avviene praticamente mai, nemmeno durante le vacanze, che per altro divengono sempre più brevi e sempre più frenetiche, specchio conforme del nostro modo di vivere degli altri periodi dell'anno, anzi si può dire che i riti e le abitudini della città vengono ripetuti in maniera quasi ossessiva anche in vacanza, per una sorta di "horror vacui", che tanto mi ricorda l'americanizzazione della messicanissima Cancun da parte delle agenzie turistiche, con buona pace di chi pensa che la globalizzazione non sia anche e soprattutto una dimensione dello spirito.

Avviene così che se una volta si "tornava" dalla villeggiatura freschi come rose ed il trauma poteva essere rappresentato dalla necessità di recuperare il ritmo della vita cittadina, oggi "si torna" dalle vacanze stanchi morti e, in qualche misura, la quotidianità dei ritmi lavorativi finisce per risultare defatigante nella sua scansione rassicurante.

Io non credo che esista in questo senso un "trauma del rientro", esiste semmai la necessità di un tempo adeguato di metabolizzazione delle sensazioni multiformi che la rapidità dei mezzi di comunicazione ci consente di accumulare in poco tempo.

VILLA ADRIANA TIVOLI

La magia di Camigliatello e dell'altopiano della Sila e l'armonia incredibile di Villa Adriana a Tivoli, per fare due esempi delle sensazioni più forti della mia breve estate in giro per l'Italia, non possono, non debbono divenire solo due 10X15 appese alla parete, accanto ad altre 10X15 di tante altre estati.

Occorre la capacità di regalare a noi stessi momenti di ricordo e introiezzione, spesso incompatibili con l'accumularsi degli impegni e degli stimoli che ogni giorno ci arrivano, ma non per questo meno indispensabili, in quanto unica via per il recupero di una "sana nostalgia" per le cose fatte e viste, che è il vero sale della vita e l'unico modo per non appiattirsi in una lettura televisiva dell'esistenza in cui l'unico tempo che esiste è un oggi senza un ieri e senza un domani

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