Intervista a GIORGIO RACAGNI - Presidente della SINPF

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30 novembre, 2012 - 13:40

 

D - Qual è il significato di questo Congresso per gli psichiatri e per la Psichiatria italiana?

Racagni — Io spero che sia un Congresso di svolta, perché anche nel titolo abbiamo detto "dal genoma alla terapia", cioè vogliamo che le terapie in campo psichiatrico, neurologico e geriatrico siano terapie sempre più mirate alle cause delle malattie, meno sintomatiche, e le conoscenze che oggi abbiamo di genetica molecolare, di biologia molecolare, studi di brain imaging permettono di vedere come questi farmaci che oggi utilizziamo sono in grado di modificare la circuitazione e ci permetteranno di fare dei criteri di scelta su base obiettiva, e in un futuro prospettare terapie farmacologiche sempre più mirate.

 

D — Che tempi si dovranno attendere: brevi, medio-brevi, lunghi…

 

Racagni — Per alcune patologie direi tempi molto brevi, perché anche i farmaci che oggi noi utilizziamo, per esempio gli antidepressivi, sono in grado solamente di migliorare i sintomi, ma anche di permettere una remissione di quella che è la patologia di fondo come per esempio quelli che agiscono sia sulla serotonina che sulla noradrenalina, nel campo ad esempio neurologico abbiamo dei nuovi fattori di crescita che vengono iniettati con dei vettori particolari che sembrano essere molti utili, per esempio, nella Sclerosi Laterale Amiotrofica e nella Sclerosi Multipla.

 

D — Per quello che riguarda invece la problematica della rimborsabilità dei farmaci neuropsichiatrici da parte del SSN cosa ci si può attendere per il futuro?

 

Racagni — Per il futuro immediato penso poco di buono, perché il Ministero e le Regioni guardano molto alla spesa sanitaria. Però nel campo delle patologie

 

psichiatriche c’è sempre da tener conto che c’è sempre un rapporto tra il paziente psichiatrico che è un paziente particolare in cui c’è la componente biologica, quella psichica e c’è un rapporto particolare non solo col medico, ma anche col farmaco. Quindi togliere la rimborsabilità del farmaco vuole dire che ci sono aggravi per le famiglie e notevoli risvolti sociali, ma anche considerazioni di tipo farmacologico, perché se uno non può più pagare quel farmaco e passa ad un altro farmaco occorrono almeno 2-3 settimane per ridurre la dose di un farmaco e prima che l’altro inizi a funzionare, per cui c’è più di un mese in cui il paziente è scoperto da un punto di vista terapeutico e questo è molto grave perché peggiora la patologia di base.

 

D — Progetto Cronos: che bilancio può fare di questa esperienza e che possibilità ci potranno essere per i pazienti affetti da Malattia di Alzheimer che aspettano una terapia efficace da anni?

 

Racagni — Il Progetto Cronos è stato utile quando si è progettato, ma da un punto di vista pratico è stato soprattutto un grosso apparato burocratico che non ha dato i risultati che ci si aspettava. E questo può essere legato a diversi motivi. Nel campo delle demenze noi abbiamo oggi dei farmaci che sono utili nelle forme lievi. La ricerca però in questo campo è molto avanzata ed è uno di quei campi in cui penso che nel giro di due anni o tre al massimo potremo avere dei farmaci veramente curativi.

 

D — per esempio…

 

Racagni —per esempio dei farmaci che bloccano le SECRETASI, cioè che agiscono direttamente sulla formazione della Beta —Amiloide, cioè sulla proteina patogena e non su dei meccanismi per migliorare alcuni sintomi della malattia.

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