Quinta giornata - Giovedì 23 ottobre

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28 novembre, 2012 - 20:01

Mentre e' in corso la sessione plenaria del mattino si svolge lo spoglio delle schede elettorali per il rinnovo delle cariche SIP per il prossimo triennio.
Alle 13 vengono promulgati i risultati che proponiamo di seguito:

VOTANTI 646

Presidente
Carmine Munizza VOTI 434
Presidente Eletto 
Eugenio Aguglia VOTI 436
Vicepresidenti
Mariano Bassi VOTI 460
Claudio Mencacci VOTI 438
Giordano Invernizzi VOTI 329
Marcello Nardini VOTI 376
Segretario
Luigi Ferrannini VOTI 512
ViceSegretario
Francesco Scapati VOTI 471
Tesoriere
Massimo Di Giannantonio VOTI 484
Consiglieri
Domenico Berardi VOTI 368 
Filippo Bogetto VOTI 396
Matteo Balestrieri VOTI 377
Giuseppina Boidi VOTI 305
Gerardo Favaretto VOTI 345
Angelo Fioritti VOTI 324
PierMaria Furlan VOTI 352
Elvezio Pirfo VOTI 318
Federico Perozziello VOTI 329
Gianfranco Placidi VOTI 325
Emilio Sacchetti VOTI 328
Antonio Sciarretta VOTI 312
Alberto Siracusano VOTI 352
Salvatore Varia VOTI 357
Probiviri
Giorgio Bisacco VOTI 359
Francesco Caserta VOTI 344
Luciano Canova VOTI 337
Revisori dei Conti
Angelozzi Andrea VOTI 371
Iacopini Patrizia VOTI 333
Zaffora Carmelo VOTI 355

SESSIONE PLENARIA: LE PROSPETTIVE DI SVILUPPO DEI TRATTAMENTI PSICOLOGICI E LA POSSIBILITA' DI INTERVENTO PSICOTERAPICO NEI CONFRONTI DELLE PERSONE AFFETTE DA GRAVI DISTURBI DELLA PERSONALITA'

Psicoterapia dei pazienti borderline : efficacia, costo e ingredienti attivi. A. Andreoli (Ginevra). I pazienti borderline rappresentano una categoria che balza sempre piu' al centro dell'interesse psichiatrico. Negli ultimi anni si e' sviluppata una visione integrata del trattamento di questi pazienti: la psicoterapia non puo' funzionare se non inscritta in un piano generale di presa in carico e trattamento psichiatrico, vale a dire in un intervento globale polivalente. E allora e' utile separare le nozioni di "trattamento" in senso stretto e di "gestione dei rischi", in quanto si deve dare per certo che, nel corso della terapia, il paziente borderline mettera' in atto comportamenti che lo metteranno a rischio e questo quindi deve essere affrontato attraverso un programma di risk management capace di dare risposte personalizzate alle urgenze, ventiquattro ore su ventiquattro per sette giorni su sette, com'e' stato effettivamente realizzato a Ginevra. Alcuni lavori citati hanno mostrato per esempio che, in pazienti che hanno commesso tentativo di suicidio, una semplice telefonata alla settimana, cordiale ed empatica, ha un effetto positivo sul rischio di ricaduta. Il sistema di risk management deve essere esplicitato nel contratto che si fa col paziente borderline. La gestione del rischio necessita di una messa a punto di un sistema di ospedalizzazione definito, tenendo conto del fatto che il borderline e' un paziente che mal sopporta le strutture troppo contenitive e specializzate e che quindi c'e' bisogno di strutture leggere, con possibilita' di ricoveri limitati.
Per cio' che riguarda il trattamento vero e proprio, il relatore pone l'accento sulla psicoterapia psicoanalitica ponendosi una serie di domande e prospettando diverse possibilita' di risposta.
"Cosa" cura la psicoterapia analitica del pz borderline: una personalita' psicogeneticamente determinata; un disturbo psichico strutturato come parte di una sindrome complessa ed eterogenea; un modo di reagire sul piano psichico, relazionale ed affettivo in situazione di crisi emozionale; dei sintomi problematici e specifici. "Perche'" la psicoterapia psicoanalitica funziona secondo diversi autori psicoanalitici e diverse prospettive teoriche: perche' puo' elaborare le relazioni oggettuali e i meccanismi di difesa perturbanti del pz attraverso l'interpretazione del transfert; perche' puo' ricostruire modi di relazione affettiva e schemi di attaccamento piu' validi attraverso la relazione terapeutica come esperienza sostitutiva; perche' puo' inattivare dei grossi complessi nevrotici riattivati dall'esperienza della perdita (un punto di vista piu' classicamente freudiano); perche' facilita la risoluzione di conflitti che impediscono il ristabilimento di legami interpersonali omeostatici; perche' sostiene l'Io e ristabilisce lo spazio-tempo intersoggettivo di un'esperienza personale unica e originale (la scuola piu' fenomenologico-esistenzialista). "Come" la psicoterapia psicoanalitica puo' curare il pz borderline: attraverso i cosiddetti "fattori aspecifici", cioe' sostegno, empatia, qualita' personali del terapeuta; l'insight; l'analisi del transfert; disimpegno-lutto; esperienza vissuta/comunicazione del transfert.
Disturbi di personalita' e comorbidita' psichiatrica. Implicazioni terapeutiche. C. Maggini. "Comorbidita'" e' un termine entrato a far parte del lessico psichiatrico dopo l'avvento del DSM III, costituendo un corollario irrinunciabile dei nuovi sistemi nosografici. Rimanda all'impossibilita' di circoscrivere la complessita' psicopatologica individuale in una singola categoria diagnostica. Il concetto di "comorbidita'" consente di dare senso diagnostico e nosografico alla complessita' di una realta' clinica inconciliabilie con formule diagnostiche categoriali. Si e' cosi' imposto un "new understanding" dell'etiologia dei disturbi di personalita', dei rapporti fra disturbi di personalita' e disturbi di Asse I, dei rapporti fra i vari disturbi di personalita'. Questa new understanding non e' stata recepita dai sistemi tassonomici. La comorbidita' fra disturbi di personalita' (DP) e sindromi cliniche e fra i diversi disturbi di personalita' e' tale che si puo' affermare che non esiste in realt� un soggetto con un DP puro. Per comorbidita' s'intende una "co-occorrenza" di diagnosi, non una co-occorrenza di sintomi. La "vera comorbidita'" e' eccezionale perche' identifica due disturbi diversi che accidentalmente concomitano. Quello che accade piu' spesso e' invece un overlapping di sets criteriali legato a insufficiente discriminazione da parte dei sistemi diagnostici o alla condivisione, da parte dei diversi disturbi, di comuni meccanismi fisiopatologici.
Come si puo' dare dunque senso alla comorbidita' sia di Asse I che di Asse II dei DP? Attraverso i cosiddetti modelli "dimensionali": quello delle cosiddette "dimensioni biologiche di spettro" di Siever e Davis e quello delle "dimensioni temperamentali" di Cloninger che, per l'appunto, concettualizzano i disturbi di Asse I e i disturbi di Asse II come gli estremi di un continuum dimensionale. Si registra ormai un vasto consenso sulla maggiore adeguatezza dei modelli dimensionali nel descrivere i DP.
Tra le implicazioni teoriche e cliniche della comorbidita' occorre infine sottolineare che : la presenza di un disturbo di Asse II comporta un rischio di un disturbo di Asse I (e viceversa); tra disturbo di Asse I e disturbo di Asse II esiste per lo piu' una relazione aspecifica.; i disturbi di Asse I si associano a un numero elevato di criteri di tutte le categorie diagnostiche dei tre clusters dei DP; la valutazione della personalita' deve essere un'operazione di routine.
L'esperienza borderline. Psicopatologia, psicodinamica e problemi di trattamento. F. Barale. La storia dei rapporti fra la psicoanalisi e il disturbo borderline parte dall'illusione iniziale che la psicoanalisi fosse il trattamento elettivo del DB, intorno agli anni '70, e arriva alla presa di coscienza che cosi' invece non puo' essere per il carattere multidimensionale della patologia borderline. Rimane tuttavia importante la comprensione che la psicoanalisi consente. La modesta strutturazione e l'elevato coinvolgimento emozionale della situazione psicoanalitica permettono al borderline di utilizzare questa dispersione per il suo "attaccamento disorganizzato". Gli interventi esplicitamente interpretativi sono specificamente ad alto rischio di provocare reazioni negative nel pz borderline. La costituzione di un'alleanza terapeutica non passa per escamotage tecnici, ma per la capacita' di mantenere la sintonizzazione col tumultuoso mondo interno del borderline.
Ma e' proprio questa l'impresa difficile ed e' una delle ragioni del successo delle terapie cognitive e cognitivo-comportamentali che sono molto piu' strutturate e quindi proteggono da un'irruzione incontrollabile di angoscia relazionale. Certi interventi brevi cognitivi, cognitivo-comportamentali o anche ibridi cognitivo-analitici sono in grado di ridurre la sintomatologia borderline e il tasso di drop out nel breve e medio periodo. Gli psicoanalisti devono dunque cedere le armi di fronte alla psicoterapia dei borderline? L'eredita' piu' autentica del confronto tra psicoanalisi e patologia borderline sta nella riflessione sulle condizioni di base che governano questa situazione limite.
L'organizzazione borderline: lo spettro psicopatologico. R. Quartesan comincia il suo intervento con un excursus storico-nosografico che parte dal concetto di "schizofrenia nascosta" di Berze (1922), passando per il "carattere schizofrenico" di Schafer (1948), fino a Gunderson col disturbo di personalita' e a Kernberg e la sua teorizzazione di una "organizzazione borderline", uno spettro che dal polo piu' elevato (diremmo nevrotico) arriva progressivamente a un polo che potremmo dire psicotico attraverso il disturbo masochistico-depressivo, il disturbo istrionico, la personalita' "come se", li disturbo narcistico di personalita', il narcisismo maligno e il disturbo antisociale di personalita'.
Approccio migliore e' quello integrato: la terapia farmacologica e' rivolta ai clusters affettivo, impulsivo-comportamentale, percettivo-cognitivo. La psicoterapia deve essere il piu' possibile personalizzata, rivolta al singolo pz, considerando che l'obiettivo e' di arrivare a un'alleanza di lavoro analitica. Diversi tipi di trattamento psicoterapeutico vengono messi a confronto: psicoanalisi, psicoterapia espressiva, psicoterapia di sostegno. Certo l'eccessiva neutralita', l'astinenza della psicoanalisi sono difficilmente applicabili alle caratteristiche del paziente borderline.

Simposio tematico PSICOTERAPIA E TEMPERAMENTO

Nuove modalita' di rapporto medico-paziente. P.M. Furlan presenta un studio effettuato su 116 pazienti portatori di diabete e afferenti al servizio di diabetologia dell'ospedale torinese. Lo scopo del lavoro e' di correlare l'indice di tolleranza terapeutica con i tratti di personalita' e con i tratti temperamentali, individuati sulla base del modello biopsicosociale di Cloninger del 1993, con scale di temperamento e scale di carattere. Vengono rilevati diversi gradi di alleanza terapeutica rispetto alla storia dei pazienti ed alle variabili personologiche, mentre risultano non statisticamente rilevanti le correlazioni tra livello di precursori di emoglobina ed aspetti temperamentali. Da cio' si deduce quindi la possibilita' di agire sull'Autodirettivita', tratto di carattere modificabile con un adeguato percorso psicoterapico, non altrettanto sulla Persistenza, che e' un tratto comportamentale, il cui dato "biologico" non incide sui livelli di compliance.
Temperamento e tipologie di attaccamento a confronto. I. Carta descrive secondo il modello del TCI (temperament e caracter inventory):
- 4 tratti temperamentali con le relative correlazioni neurobiologiche (ricerca della novita'-ridotta attivita' basale dopaminergica; evitamento del danno- elevata attivita' serotoninergica; dipendenza dalla ricompensa-ridotta attivita' basale noradrenergica; persistenza-implicazione sistema glutaminergico).
- 3 tratti caratteriali (autodirettivita', cooperativita' e trascendenza) nati dall'interazione del soggetto con l'ambiente esterno nel processo di evoluzione. Tali strumenti vengono messi a confronto con i modelli di attaccamento ( attaccamento evitante; attaccamento sicuro; attaccamento resistente/ambivalente; attaccamento disorganizzato), evidenziando come questi ultimi consentano una costruzione di mappe sempre piu' complesse, sempre piu' fruibili sul piano clinico ed utili ad un trattamento farmacologico sempre piu' mirato.
La componente temperamentale nelle problematiche di coppia: strategie per un intervento terapeutico. G. Pierri propone un parallelo tra "temperamento" e "coppia". Cosi' come la coppia e' la "base genetica" della societa', il temperamento e' l'insieme delle caratteristiche biopsicologiche di un individuo, alla base dei successivi sviluppi di carattere e personalita'. Descrivendo i disturbi della personalita' vengono spesso evidenziati gli aspetti negativi, "patologici" della personalita', senza considerare, in una dimensione evolutiva, le numerose deviazioni dalla norma capaci di produrre un buon adattamento. Allo stesso modo il temperamento esprime combinazioni di deviazioni plurime dalla norma, come diversi tentativi di adattamento, quelli utili vengono mantenute, quelle disadattive eliminate. Le differenze allora tra matrimoni buoni e matrimoni falliti possono risultare quindi in relazione ad una scala di adattamento e di coerenza tra il proprio mondo interno e la personalita' del partner. Appianare la differenze di temperamento, laddove provochino aspetti conflittuali, risulta pertanto particolarmente difficile e non indicato, quale intervento "contro natura". Meglio accettare che "se si crede nel matrimonio non si ha paura del divorzio".
Utilita' dell'intervento psicoterapico nel disagio psichico del migrante. L'intervento di A. Merini , tramite l'esempio di tre casi clinici, evidenzia l'utilita' dell'intervento psicoterapico sulla "nuova" popolazione dei Centri di Salute Mentale e la necessita' dello sviluppo di nuove strategie terapeutiche. In primo piano l'attenzione al valore protettivo insito nel progetto migratorio stesso, alle variabili culturali, all'ambivalenza del migrante nei confronti delle proprie origini culturali rispetto alla condizione nuova, lasciando da parte i nostri criteri diagnostici per i disturbi di personalita' , in questo caso ritenuti impropri
Temperamento, una concettualizzazione utile nella pratica clinica. I. Rossi e Mastrocola mostrano l'importanza dell'utilizzo del modello dimensionale di Cloninger nella pratica clinica, nell'ottica di una pianificazione del trattamento (integrato tra farmacoterapia e psicoterapia) e della valutazione piu' accurata della predizione del decorso e della risposta alle cure. 

SIMPOSIO TEMATICO OSPEDALE PSICHIATRICO GIUDIZIARIO: PROBLEMI ATTUALI E PROSPETTIVE COMUNI

Il servizio di psichiatria forense territoriale come alternativa all'OPG: dalla valutazione psichiatrico-forense al programma terapeutico. G. Pintor apre il simposio affermando che la psichiatria forense toglie il senso terapeutico all'intervento dello psichiatra. E' importante considerare il malato di mente che ha commesso un reato in base alla sua patologia e non in base a cio' che ha fatto. A Cagliari, citta' dove egli lavora, e' stato creato un protocollo operativo che consente la presa in carico di autori di reato da parte di strutture gia' presenti sul territorio. Questo prevede che il paziente sia visitato, che si valuti la sua infermita' di mente di rilevanza giuridica e che, tramite corsie preferenziali, sia reinserito nei programmi terapeutici di pertinenza di comunita' e CSM. Il progetto segue anche quei pazienti incompatibili con la vita carceraria, e assicura ai detenuti un tipo di intervento che non puo' essere messo in atto nel carcere. Tutto questo evita il ricovero all'OPG e permette il recupero di un certo numero di persone con l'annullamento delle recidive di reato. Il modello illustrato da Pintor e' quello di una struttura che non solo giudica, ma fa anche terapia, nello sforzo di superare il concetto generale di OPG.
V.Melega porta un lavoro intitolato OPG: ricerca, sperimentazione, cambiamento. Malato psichiatrico reo, o reo malato psichiatrico? Su questo piano si gioca la partita legata al dialogo indispensabile tra Psichiatria e Magistratura per il rinnovamento dell'OPG. Anche l'OPG puo rinnovarsi cosi' come ha fatto l'ospedale psichiatrico, ad esempio con l'abolizione del concetto di vizio parziale di mente e la creazione di modalita' assistenziali compatibili con le norme legislative. L'esperienza dell'Emilia Romagna mostra come la permanenza in OPG sia legata piu' alla colpa commessa piuttosto che alla gravita' della patologia ma che le recidive di reato sono talmente basse da non costituire un deterrente alla dimissione del paziente dall'OPG. Il coinvolgimento dei DSM per il monitoraggio degli episodi di violenza puo'svolgere un grande lavoro di prevenzione, evitando che ci sia una sovrastima della pericolosita' dei soggetti affetti da malattia mentale e la conseguente criminalizzazione del paziente psichiatrico.
Le dimissioni dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario: analisi delle variabili che determinano il giudizio psichiatrico forense di cessata pericolosita' sociale. G. F. Pivellini illustra i risultati di uno studio di coorte su 350 pazienti ,dimessi dall'OPG di Castiglione delle Siviere nell'arco di dieci anni. Valutando le variabili che entrano in gioco nel processo di prolungamento del processo di dimissione, quali il sesso, l'eta', il tipo di reato commesso,la provenienza dei pazienti da zone geografiche diverse da quella dove e' situato l'OPG, il tipo di presa in carico � si e' visto che quest'ultimo e' l'unico che abbia una rilevanza statistica. I soggetti che alle dimissioni sono stati inseriti in strutture convenzionate, dopo cinque anni erano ancora ospiti delle strutture stesse, mentre la presa in carico da parte di una struttura pubblica non aveva creato proroghe nel processo di dimissione.
Le conclusioni che si possono dedurre dallo studio sono che l'OPG e' un'istituzione che puo' avere ancora una sua valenza a patto che vengano attivati dei fondi ministeriali per migliorare le condizioni di attivita' e che ci sia un impegno da parte della regione per attivare strutture in grado di seguire i pazienti ricoverati in OPG dopo la dimissione.

SIMPOSIO TEMATICO: DEPRESSIONE: EVOLUZIONE DI UN CONCETTO E FORME CLINICHE DELLA CONTEMPORANEITA'.

Forme del tempo e depressione. N. Gosio. Il termine "depressione" nasce nel diciannovesimo secolo raccogliendo l'eredita' di quello che fino ad allora era indicato come "malinconia". Questa ha sempre accompagnato l'uomo nella singolarita' dell'esistenza contrassegnando il rapporto con l'intimita', la sofferenza, la malattia, il dolore. I fatti indicati sotto questa denominazione variano considerevolmente a seconda anche di paradigmi conoscitivi che si sono evoluti nel tempo concordemente all'evolversi delle forme del tempo stesso.
La depressione e' un fenomeno in continua espansione come indicano alcuni dati epidemiologici: dal 1980 al 2000 si e' passati da 100 milioni a 340 milioni di individui affetti nel mondo; in Italia la prevalenza attuale e' di 5 milioni; secondo l'OMS nel 2020 la depressione costituira' la seconda causa di disabilita' nel mondo. In realta' essa e' oggi l'unita' di misura delle molte variabili in cui si scompone il disagio interiore, sempre piu' termine onnicomprensivo e vago sotto il cui ombrello si nasconde una miscellanea di atteggiamenti, pensieri, sentimenti. Il cuore del concetto di malinconia era la tristezza, ma oggi rabbia, astenia, incapacita' o rifiuto di fare fronte alla realta', disforia, cambiano il profilo della depressione tanto da spingere a chiedersi quali siano le forme che si possono effettivamente definire "depressione". Dunque i percorsi della depressione nella contemporaneita' (andamento ricorrente, cronicita', diagnosi multipla, farmacodipendenza, estrema variabilita' dei tempi di risposta agli antidepressivi etc.) sono fenomeni che segnalano la necessita' di una riconsiderazione, in quanto vi sono fattori storici, sociali e culturali che intervengono nella loro determinazione. Le influenze tra cultura e forme di depressione sono leggibili a tre livelli: il ruolo patogenetico della societa' che e' "societa' dell'incertezza" (perdita di valori tradizionali, individualismo); la fatica di essere se stessi (il dovere della felicita', l'ideologia del benessere, la rimozione della sofferenza, rabbia, persecutorieta'); l'influenza sul modo di concepire i fenomeni psicopatologici e quindi il rapporto tra psichiatria e cultura, perche' anche la psichiatria e' figlia del suo tempo attraverso la costruzione di modelli interpretativi che sono influenzati ma anche influenzano lo spirito del tempo. Oggi nella psichiatria si rileva il rischio del nosografismo e del biologismo, dello scientismo e del tecnicismo, della svalorizzazione dei vissuti e della psicopatologia (la moderna mitologia della scienza).
La "marmellata depressiva": semiologia e qualita' del vissuto. M. Rossi Monti. La diagnosi di depressione e' diventata una marmellata che si e' autorizzati a scorgere ovunque, una via finale comune per tutti gli aspetti dolorosi dell'esistenza. Hanno contribuito a questo fenomeno diversi fatti: la cosiddetta "espansione depressologica", l'omogeneizzazione depressiva per cui i criteri diagnostici si sono fatti sempre piu' ateoretici e descrittivi ma anche piu' specifici e iperinclusivi, il successo terapeutico degli antidepressivi che ha anche consentito di lenire l'impotenza dello psichiatra, l'accettabilita' della diagnosi di depressione. Il risultato e' una lenta abrasione degli aspetti tragici dell'esistenza. Si e' verificata una perdita di specificita' psicopatologica perche' i criteri sono quantitativamente misurati ma vengono trascurati i vissuti, cioe' la qualita' della depressione. Occorre una fenomenologia piu' fine che prenda in considerazione la posizione che ognuno assume nei confronti della depressione.
Depressione e demoralizzazione. C. Maggini. La demoralizzazione e' uno stato psicologico che fa seguito a eventi tramatici o malattie causa di distress da cui discende una caduta di autostima, uno stato affettivo di tipo ansioso-depressivo e una sistematica distorsione del significato degli avvenimenti. La demoralizzazione puo' insorgere con molteplici malattie internistiche o psichiatriche. Il concetto ha consentito di identificare dei vissuti non riconducibili immediatamente al modello medico.
Sull'altro versante si pone il concetto di "Subthreshold Depressions", le depressioni sottosoglia, cioe' soggetti con sintomi nell'ambito dei disturbi dell'umore che non soddisfano i criteri diagnostici di nessun disturbo dell'umore altrimenti definito. Non e' stato fatto nessuno sforzo conoscitivo, ma si e' solo proposto un diverso numero di sintomi, diversa frequenza e gravita'. Un altro disturbo, il Subsyndromal Syntomatic Depression (SSD), e' definito dalla presenza di due o piu' sintomi del corteo sintomatologico depressivo (non inclusi umore e anedonia) che duri due o piu' settimane. Con la modificazione della soglia e quindi con l'aumento delle depressioni sottosoglia c'e' il rischio di psichiatrizzare la vita normale ma anche di un mancato riconoscimento di queste forme che puo' esitare in stati di malattia piu' grave e disabilitante.
Revisione critica del concetto di integrazione fra psicoterapie e farmacoterapie alla luce delle nuove nosografie e in relazione alla nuova espressivita' depressiva. F. M. Ferro. Da sempre si e' presentato il problema di definire quanto del concetto di depressione rientri nella psicopatologia e nella clinica e quanto invece le trascenda. La depressione e' diventata qualcosa che non ha piu' argine, una sorta di tinta che caratterizza il vissuto della modernita'.
La sua caratterizzazione non nosografia ha incontrato delle difficolta' in psicopatologia perche' solo nella seconda meta' dell'Ottocento si e' posto il problema di una figura naturale della depressione. Di fronte ai pazienti, lo psichiatra non sa bene dove finisca la diagnosi clinica (cioe' l'accertamento di qualcosa che e' suscettibile di terapia) e cosa invece coincide con una condizione esistenziale che puo' essere inopportuno medicalizzare. Certamente non ci si puo' sottrarre all'importanza che assume il sintomo minimo o sottosoglia per una diagnosi precoce o per la prevenzione, ma d'altra parte la depressione e' piu' complessa di altre condizioni patologiche perche' sconfina nel disagio esistenziale. La depressione e' un segno di sofferenza, ma e' anche il segno di una malattia che si sta curando, cioe' un segno elaborativo. Anche la psicoterapia e' in crisi rispetto alla situazione depressiva perche' si potrebbe pure pensare che convertire la depressione in felicita' sia una di quelle operazioni che possono sconfinare nel delirio terapeutico. 
La psicopatologia si viene a trovare nel dilemma di sempre: quello di avere da una parte necessita' di griglie di lettura, di sistemi nosografici, e dall'altra il bisogno che queste stesse griglie siano dimensionate anche all'irripetibile originalita' del paziente.

Corso ECM "Pazienti Gravi e Contratto terapeutico".
Relatori Dott. Ferrannini, Dott. Ghio, Dott. Gardellin 
Discussant Dott. Munizza Dott. Tibaldi, Dott. Peloso

Il corso incentrato sulla contrattualit� terapeutica con il paziente grave ha sottolineato l'importanza nell'incontro con il paziente della dimensione della condivisione e del rispetto reciproco ed evidenziato come questo approccio determini risultati migliori non solo in termini di adesione al trattamento ma anche di efficacia terapeutica.
In un periodo storico in cui giungono voci allarmanti da alcune regioni che riferiscono ad esempio che in alcuni casi tutti i pazienti che subiscono un TSO vengono sottoposti automaticamente a un provvedimento di sospensione della patente di guida, sostenere, come � stato fatto in questo corso, di voler coinvolgere il paziente grave come "partner alla pari" del percorso terapeutico � sotto certi aspetti un'affermazione forte ma indispensabile per cercare di continuare a lavorare in un ottica di tutela del paziente.
Questo modello di relazione (definito modello di partnership) si fonda sulla condivisione delle scelte riguardanti la salute del paziente ("shared decision making") e sulla contrattualit� terapeutica con il paziente come processo longitudinale nel tempo. Sono stati presentati molti dati che evidenziano che gli utenti tendono a seguire maggiormente le prescrizioni, a completare le cure e mantenere comportamenti mirati alla salute quando sentono di essere personalmente coinvolti nel piano terapeutico, e anche gli esiti sono migliori quando un paziente riceve informazioni sulle diverse possibilit� di cura e percepisce la possibilit� di scelta.
Considerare il paziente come partner alla pari del trattamento ha il significato, come � stato affermato, di aumentare l'empowerment del paziente, obiettivo fondamentale per ridurre lo stigma della malattia mentale sugli individui, la famiglia e la societ�. Interessante, infine, l'ipotesi di un ruolo di partner dei pazienti anche nell'ambito della ricerca scientifica, al fine di rendere la ricerca psichiatricapi� vicina ai problemi reali del paziente e pi� efficace.

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