Quinta giornata - Sabato 20 febbraio

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23 novembre, 2012 - 12:10

 

SESSIONE PLENARIA

Chairman: G.F. Placidi

Depressione e Malattie Cardiovascolari

A. Glassman, Greenwich Hospital New York, USA

L'intervento si apre partendo dall'osservazione che scrittori, poeti, nonché la saggezza popolare, hanno spesso associato la depressione con malattie cardiache. ("My life….sinks down to death, oppress'd with melancholy", Sonnet 45, William Shakespeare). Attualmente risulta sempre più chiaro e scientificamente provato che esista una correlazione diretta tra depressione e ischemia miocardica.

Di fatto persone depresse, fisicamente sane, prive di precedenti cardiaci, hanno una percentuale del 60% superiore rispetto ai non depressi di andare incontro a eventi coronarici acuti e di morirne. Inoltre nel 1993 Frasure-Smith ha mostrato come tale probabilità aumentasse fino a tre volte e mezzo dopo un infarto del miocardio. La mortalita', inoltre, sembra essere correlata anche con la gravita' della depressione.

Pertanto, quesito che si pone il relatore e' se il trattamento della depressione riduca il rischio in questi pazienti: negli studi ENRICHD ( Enhancing Recovery in Coronary Heart Disease) e SADHART (Sertraline AntiDepressant Heart Attack Trial) si è cercato di verificare questa tesi. In un gruppo di pazienti trattati con psicoterapia a indirizzo Cognitivo Comportamentale si è visto che, nonostante il miglioramento del tono del'umore, non si osservava diminuzione della mortalita'; invece nei trials con Sertralina si è notata una riduzione dei morti e di attacchi cardiaci ricorrenti (si rendono necessari ulteriori indagini per studiare se la Sertralina possa essere considerata un trattamento standard in questi casi).

La spiegazione di tale fenomeno potrebbe risiedere nella connessione dimostrata in molti studi tra la depressione e un aumento dei mediatori dell'infiammazione (noti fattori di rischio cardiovascolare) e dell'aggregazione piastrinica , ma non solo: infatti è stato osservato in questi studi che la compliance nei pazienti depressi verso le terapie mediche, soprattutto multi-farmacologiche (come richiedono spesso queste patologie) e' molto scarsa, influenzando, in modo deciso la mortalità. Infine è stato evidenziato come gli SSRI abbiano anche alcune proprietà di tipo antiaggregante.

Questi dati, pertanto, giustificano l'utilizzo di screening per la depressione e qualora identificata, il suo trattamento, in modo da migliorare la qualità della vita, l'aderenza alle terapie mediche e la riduzione dei fattori di rischio per le malattie cardiache.

Per maggiori informazioni sul relatore: http://asp.cumc.columbia.e

du/facdb/profile_list.asp?

uni=ahg1&DepAffil=Psychiat

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Obesita', Diabete E Schizofrenia

M. De Hert — UPC KUL Campus Kortenberg, Belgio

La sindrome metabolica, il diabete e altri fattori di rischio cardiovascolari mostrano una significativa prevalenza in in pazienti con diagnosi di schizofrenia.

Per questi pazienti e' stato valutato negli ultimi decenni, un aumento della mortalita' rispetto alla popolazione generale. Secondo alcuni studi di metanalisi i pazienti schizofrenici muoiono in media circa 20 anni prima rispetto al resto della popolazione e questo fenomeno è diffuso in tutto il mondo.

I fattori di rischio per malattie cardio-metaboliche possono essere non modificabili (ad esempio eta' e storia familiare) o modificabili; questi ultimi riguardano lo stile di vita e in particolare una dieta povera, l'abitudine al fumo, l'abuso di sostanze e una vita sedentaria.

Negli ultimi anni si e' visto anche come alcuni farmaci come i nuovi antipsicotici (soprattutto Olanzapina e Clozapina)e altri psicofarmaci possano, rispetto ai vecchi farmaci, influenzare maggiormente il metabolismo contribuendo allo sviluppo di patologie cardio-metaboliche.

In particolare le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte prematura nei pazienti schizofrenici, questo e' in parte dovuto alla difficolta' per questi pazienti di mettere in atto misure di screening adeguate.

Gli psichiatri, devono quindi essere consapevoli dei potenziali effetti indesiderati che i farmaci antipsicotici hanno sul metabolismo e considerare il rischio/beneficio quando prescrivono uno specifico antipsicotico; sono inoltre responsabili dell'attuazione delle misure di screening da attuare. Risultano quindi fondamentali valutazioni multidisciplinari sia mediche che psichiatriche .

Le recenti pubblicazioni della European Psychiatric Association (EPA), Association for the Study of Diabetes (EASD) e European Society of Cardiology (ESC) raccomandando una attenta valutazione di diabete e i rischi cardiovascolari nei pazienti con patologie mentali severe in tutti i servizi di salute mentale

Psico-Oncologia 2010: Una Disciplina Essenziale Per Alleviare La Sofferenza Causata dal Cancro

D. Kissane

Department of Psychiatry and Behavioral Sciences, Memorial Sloan-Kettering Cancer Center;professor of Psychiatry, Weill Medical College of Cornell University, New York, USA.

La psico-oncologia si è sviluppata gradatamente come una specializzazione a se stante.

Nonostante sia noto che lo stress non è la causa del cancro e che la psicoterapia non prolunga la sopravvivenza il trattamento dei disturbi psichiatrici e la diminuzione dello stress sembrano avere effetto positivo.

La paura delle ricadute, la demoralizzione e la depressione sono fattori di estrema sofferenza; è necessaria una continua sensibilizzione per un miglioramento dello stile di vita con la prevenzione del fumo,dell'abuso di sostanze, l'esposizione al sole e la malnutrizione.

La psico-oncologia riconosce l'importanza di terapie basate sul significato che servono a dare un senso alla vita quotidiana per l'individuo, la sua famiglia e il gruppo. Ad esmpio esiste la Dignity Therapy che è un tipo di terapia che sfrutta il significato che il paziente attribuisce alla propria vita.

Sono stati fatti alcuni studi sull'efficacia della psicoterapia in pazienti affetti da carcinoma mammario sottoposti a cicli di chemioterapia; da tali studi sembra che la psicoterapia possa influire positivamente sulla sopravvivenza, infatti viene riportato un miglioramento della qualità della vita.

Altri approcci terapeutici possibili possono essere: la terapia incentrata sulla famiglia; la CBT e la Grief Therapy per accettare le modificazioni dell'immagine corporea ad esempio nei pazienti che subiscono interventi di tipo demolitivo.

Nella psico-oncologia è molto importante il ruolo della buona comunicazione tra medico e paziente in modo tale da poter supportare il paziente nella continuazione della terapia.

Report a cura di: Calcagno Pietro, Lombardi Denise, Vassallo Linda

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