INTERNET ADDICTION DISORDER. Una Review

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19 novembre, 2012 - 19:00

 

MODELLO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE DELL'UTILIZZO PATOLOGICO DI INTERNET (PIU) di Davis R.A (1999)

L'utilizzo patologico di Internet (PIU) può essere di due tipi:

  • Specifico: include le persone dipendenti da una funzione specifica di Internet (es. materiale erotico, gioco d'azzardo, aste, ecc.). Queste forme di dipendenza sono contenuto-specifiche ed esisterebbero indipendentemente dalla presenza o meno di Internet.
  • Generalizzato: comprende un sovrautilizzo generalizzato e multidimensionale di Internet. Può includere anche la perdita di tempo on line, senza un obiettivo preciso. Spesso è associato alle frequenza delle chat e alla dipendenza dalla posta elettronica. Si ritiene che tale elemento sia in relazione con l'aspetto sociale di Internet: il bisogno di un contatto sociale e il rinforzo ottenuto on line accrescono il desiderio di rimanere in uno stato di vita sociale virtuale.

Davis R.A. (1999), per identificare l'eziologia della PIU, ha utilizzato un approccio cognitivo-comportamentale, in base al quale il PIU deriva da cognizioni problematiche unite a dei comportamenti che intensificano o mantengono la risposta disadattiva. La teoria sul PIU pone l'enfasi sulle cognizioni o i pensieri dell'individuo intesi come la fonte principale del comportamento anormale. Sebbene i sintomi più evidenti del PIU siano di tipo affettivo o comportamentale, l'Autore sostiene che i sintomi cognitivi del PIU possono spesso precedere e causare i sintomi affettivi o comportamentali, non viceversa.

 

Per spiegare la natura della teoria cognitiva del PIU si devono descrivere preliminarmente alcuni concetti. Abramson e coll. (1989) distinguono diversi tipi di cause:

  • Necessarie: fattori eziologici che devono essere presenti o devono accadere affinché i sintomi si manifestino, ma non è detto che i sintomi si manifestino quando la cause necessarie sono presenti o sono avvenute, cioè necessario non equivale a sufficiente.
  • Sufficienti: fattori eziologici la cui presenza o occorrenza garantiscono la manifestazione dei sintomi.
  • Facilitanti: fattori eziologici che aumentano la probabilità della manifestazione dei sintomi, ma non sono necessari, né sufficienti per la loro manifestazione.

Inoltre, Abramson e coll. (1989) distinguono tra cause:

  • Prossimali: cause posizionate verso la fine della catena causale.
  • Distali: cause collocate vicine all'inizio della catena, lontano dai sintomi.

L'obiettivo di Davis R.A. (1999) è quello di presentare le cognizioni disadattive come una causa prossimale sufficiente per i sintomi del PIU.

 

Figura 1. Modello cognitivo-comportamentale dell'Uso Patologico di Internet (PIU)

 

1. Cause distali contribuenti

Il comportamento anormale è il risultato di una vulnerabilità a cui si è predisposti e di un evento di vita. La psicopatologia è una causa distale necessaria dei sintomi della PIU, cioè deve essere presente o deve accadere affinché i sintomi si manifestino. La psicopatologia in sé non è un elemento presente tra i nei sintomi del PIU, ma è necessaria nella sua eziologia.

Lo stressor è l'introduzione di Internet o di alcune nuove tecnologie reperite in Internet. L'esposizione a tali tecnologie è una causa distale necessaria dei sintomi del PIU. L'esperienza di queste tecnologie agisce come un catalizzatore per lo sviluppo del PIU.

Un fattore chiave nell'esperienza di Internet e delle nuove tecnologie ed esso associate, è il rinforzo che un individuo riceve dall'evento. Se il rinforzo derivante dall'utilizzo di Internet è positivo, l'individuo sarà condizionato a compiere più frequentemente la/e medesima/e attività per raggiungere una reazione fisiologica simile. Tale condizionamento operante prosegue fino a che l'individuo cerca nuove tecnologie per raggiungere una reazione fisiologica simile. Uno shift associativo si verifica nel normale processo di condizionamento: ogni stimolo associato con lo stimolo condizionato primario è suscettibile di un rinforzo secondario. I rinforzi secondari agiscono come indizi situazionali che rinforzano lo sviluppo dei sintomi del PIU e contribuiscono al mantenimento dei sintomi associati.

 

2. Cause prossimali contribuenti

Un soggetto con il PIU presenta una disfunzione cognitiva che prende la forma di cognizioni disadattive. Queste cognizioni sono cause sufficienti del PIU.

Le cognizioni disadattive sono di due tipi:

  • Pensieri distorti su di sé: sono guidati da uno stile cognitivo ruminante. I soggetti che tendono a ruminare sperimentano un PIU più severo e prolungato. La ruminazione verte continuamente su pensieri che riguardano i problemi associati all'uso personale di Internet. La ruminazione è in grado di mantenere o esacerbare la psicopatologia, interferendo in parte con i comportamenti strumentali (agire) e con la risoluzione efficace dei problemi interpersonali. Inoltre, la ruminazione centrata su di sé porta il soggetto a ricordare gli episodi più rinforzanti circa Internet, mantenendo così il circolo vizioso del PIU. Altre distorsioni cognitive su di sé includono la messa in dubbio di sé, un basso livello di auto efficacia e una bassa autostima. L'individuo ha una visione negativa di sé e utilizza Internet per ottenere delle risposte più positive dagli altri in modo non minaccioso.
     
  • Pensieri distorti sul mondo: comprendono le generalizzazioni di eventi specifici. Sono pensieri del tipo tutto-o-nulla che esacerbano la dipendenza del soggetto da Internet.
  • Tali distorsioni del pensiero sono messe in atto automaticamente ogni volta che uno stimolo associato ad Internet è disponibile. Il risultato di tali cognizioni disadattive sono o il PIU specifico o il PIU generalizzato.

 

3. Pathological Internet Use (PIU)

Il PIU specifico comprende il sovrautilizzo e l'abuso delle funzioni specifiche di Internet (es. aste, pornografia, stock trading, ecc.). Esso è il risultato di una psicopatologia preesistente che si associa all'attività online.

Il PIU generalizzato è correlato al contesto sociale dell'individuo. Specificamente: l'assenza di un supporto sociale da parte della famiglia o degli amici e/o l'isolamento sociale caratterizzano i soggetti affetti da PIU generalizzato, che si manifesta trascorrendo enormi quantità di tempo in Internet, o sprecandolo senza uno scopo preciso, o nelle chat rooms. Tali soggetti, frequentemente, hanno una psicopatologia preesistente all'abuso di Internet, sono socialmente isolati e non esprimono le loro angosce.

 

4. Sintomi del Pathological Internet Use

I sintomi delineati da Davis R.A. sono simili a quelli riscontrati da Young K.S. in ricerche precedenti (1996). Nel modello cognitivo-comportamentale, tuttavia, viene posta maggiore enfasi sui sintomi cognitivi quali: pensieri ossessivi su Internet, calo del controllo degli impulsi, incapacità di porre fine all'uso di Internet, sentire che Internet rappresenta l'unico amico. Il soggetto è convinto che Internet sia l'unico luogo in cui si sente bene con se stesso e con il mondo. Altri sintomi sono: pensare ad Internet quando si è off line, anticipare il momento in cui si sarà online, spendere una grande quantità di denaro per il collegamento alla rete. Un soggetto con PIU trascorre meno tempo a fare cose che in passato gli davano piacere, ciò che lo divertiva in passato non lo interessa più. Un'ulteriore complicazione sorge nel momento in cui il soggetto si isola dagli amici "reali" per quelli online. Egli, inoltre, prova un forte senso di colpa per il suo utilizzo della rete. Spesso mente agli amici o ai familiari circa il tempo che trascorre online e su ciò che fa quando è collegato. Egli sente che ciò che sta facendo non è pienamente accettabile a livello sociale, ma non riesce a smettere. Il risultato è una diminuzione dell'autostima e un aumento dei sintomi del PIU.

 

Conclusioni

Le implicazioni del modello sopra descritto sono le seguenti:

  1. E' possibile considerare il PIU come specifico o generalizzato. Il PIU generalizzato è socialmente più pericoloso, in quanto Internet agisce come stressor per i soggetti e può esacerbare le condizioni psicopatologiche preesistenti. Per altre persone Internet è semplicemente un mezzo per esprimere la loro dipendenza da diversi stimoli (es. gioco d'azzardo, pornografia, ecc.). Questi individui hanno un PIU specifico.
  2. Il modello di Davis R.A. (1999) costituisce il punto di riferimento per la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) del PIU. Il focus della CBT è portare alla luce le distorsioni cognitive, provocarle, permettere ai soggetti di catastrofizzare ed, infine, lavorare sulla ristrutturazione cognitiva. Le componenti comportamentali della CBT per il PIU includono: registrare l'uso di Internet, fare una lista dei pensieri e la terapia dell'esposizione allo stimolo. Questo implica tenere il soggetto lontano da Internet per un periodo di tempo, mostrare che non accade nulla di negativo e fare osservare le proprie reazioni cognitive verso Internet, tramite esposizioni multiple alle varie funzioni di Internet. Ciò permette al soggetto di osservare le distorsioni cognitive per quelle che sono.
  3. Attualmente, l'obiettivo dell'Autore consiste nel testare empiricamente tale modello.

 

 

 

FASI DI SVILUPPO DELL'INTERNET DIPENDENZA

Secondo Young K.S. (1998) le fasi che conducono alla dipendenza sono:

Fase ICoinvolgimento: accesso alla rete, senso di curiosità per essa, incontro con un'applicazione che attira più di altre, sulla quale si desidera perfezionarsi.

Fase IISostituzione: l'immersione profonda nella comunità di Internet fa' sì che questa sostituisca ciò che non si ha o non si è riusciti a trovare nella propria vita. Le attività che precedentemente erano centrali nella propria vita non contano più, in quanto sono state sostituite da quelle trovate in rete. Ci si sente stimolati, si provano fiducia, interesse e sostegno.

Fase IIIFuga: ci si rivolge alla comunità di Internet sempre più spesso e per periodi sempre più lunghi. Si è sviluppata la dipendenza. Si fugge dal mondo reale e dalla propria vita; la sofferenza emotiva viene placata dalle sensazioni emotive provate nella comunità di Internet.

Grohol J.M. (1999) ritiene che i soggetti affetti da Internet Addiction siano, più frequentemente, dei nuovi arrivati in Internet. Essi si trovano nella prima fase di ambientazione in un nuovo contesto. Dal momento che l'ambiente è molto più ampio di qualsiasi altro visto finora, tale processo può richiedere un lungo periodo di tempo, come accade per le nuove tecnologie, i nuovi prodotti e servizi.

 

Figura 1. Modello di Grohol del Pathological Internet Use

 

Anche coloro che utilizzano la rete da tempo possono diventare dipendenti da essa: la scoperta di una nuova applicazione di Internet particolarmente attraente li può fare regredire ad uno stadio precedente a quello da loro raggiunto. In ogni caso, poiché tutte le attività online sono fasiche, tutte le persone raggiungeranno per conto proprio lo Stadio III.

Cantelmi C. e coll. (2000), invece, delineano le seguenti fasi di sviluppo della dipendenza:

  1. E-mail: primo approccio alla rete e uso di e-mail. Riguarda principalmente utenti non dipendenti
  2. Fase Lurker (guardoni) area tossicofilica: caratterizzata da passaggi fugaci da un sito all'altro, per acquisire la conoscenza del "gergo" per comunicare successivamente nelle IRC. Con l'inizio della partecipazione intensa alle IRC, newsgroup, forum, MUD, il soggetto si trova nell'area tossicofilica, contraddistinta da un incremento della durata dei collegamenti, dalla riduzione delle ore di sonno per il prolungarsi dei collegamenti, malessere offline, centralità cognitiva e affettiva di Internet, controllo ossessivo della propria casella postale.
  3. Fase Tossicomanica: correlata a fenomeni psicopatologici, partecipazione molto intensa ai MUD, collegamenti estremamente prolungati con ripercussioni negative sulla vita relazionale, sociale, accademica e professionale.

 

 

TIPI DI DIPENDENZA

L'Internet Addiction Disorder (IAD) è una forma di abuso-dipendenza da Internet che provoca problemi sociali, craving, sintomi da astinenza, isolamento sociale, problemi economici, lavorativi e coniugali.

Cantelmi e coll. (2000) definiscono la costellazione di disturbi nella nuova categoria diagnostica Internet Related Psychopatology (IRP), non ancora sistematizzati e definiti.

In base al modello ACE (Accessibilità, Controllo, Eccitazione) di Young K.S., si possono identificare i fattori facilitanti e/o predisponenti l'insorgere di tali disturbi.

Le forme di cyberaddiction più comuni sono:

Cybersexual Addiction

Il termine cybersex non ha una connotazione univoca, per alcuni rappresenta tutto il materiale disponibile nella rete vietato ai minori di 18 anni, per altri definisce le relazioni erotiche tra due soggetti tramite e-mail, IRC, canali CUSeeME, ecc.

I segni clinici di tale dipendenza sono (Young K.S., Center for on-line addiction):

  • passare la maggior parte del tempo nelle chat room private con il solo scopo di trovare argomenti cybersex
  • preoccuparsi di trovare un partner sessuale
  • utilizzare spesso comunicazioni anonime per esprimere fantasie sessuali atipiche, che non verrebbero espresse nella vita reale
  • aspettarsi di provare eccitazione o gratificazione sessuale nella successiva sessione
  • spostamenti frequenti da materiale cybersex online al phone sex
  • nascondere le proprie interazioni sessuali in rete agli altri
  • provare un senso di colpa o di vergogna per il proprio uso della rete
  • eccitazione iniziale per la scoperta accidentale di materiale cybersex, seguita da una ricerca attiva di esso
  • masturbazione durante le chat erotiche
  • considerare il cybersex come la fonte principale di gratificazione sessuale, riducendo l'investimento sulla propria partner reale.

 

Compulsive online gambling

L'accesso da casa ai siti per scommettitori facilita lo sviluppo del gioco d'azzardo compulsivo, che è un disturbo già noto e classificato nel DSM IV.

I segni clinici sono (Young K.S., COLA):

  • gioco d'azzardo con quantità di denaro sempre maggiori per raggiungere l'eccitazione desiderata
  • preoccupazione per il gioco d'azzardo
  • mentire ai familiari o ad altre persone per nascondere il gioco d'azzardo protratto
  • irrequietezza o irritabilità concomitanti al tentativo di limitare o di porre fine al gioco d'azzardo
  • tentativi ripetuti senza successo di controllare, ridurre o porre fine al gioco d'azzardo
  • il gioco d'azzardo viene utilizzato per sfuggire ai propri problemi o per alleviare un umore disforico
  • compromissione o perdita di una relazione significativa, del lavoro, oppure di opportunità scolastiche o di carriera, a causa del gioco d'azzardo
  • compimento di azioni illegali come falsificazioni, frode, furto o appropriazione indebita per finanziare il gioco d'azzardo.

 

MUDs Addiction

I MUDs (Multi Users Dungeon o Multi Users Dimension) sono dei giochi di ruolo in cui il soggetto può decidere quali caratteristiche psico-fisiche assumerà nel corso di essi. La depersonalizzazione è il rischio più forte conseguente ad un abuso dei MUDs ed è particolarmente accentuato, a causa del contesto ludico la cui evidenza è scarsa, in virtù del mezzo tecnologico utilizzato che rende più facile l'identificazione del giocatore con il personaggio.

I segni clinici della dipendenza sono (Young K.S., COLA):

  • utilizzo di grandi quantità di tempo per giocare con i MUD
  • tentativi ripetuti senza successo di controllare, ridurre o porre fine all'utilizzo dei MUD
  • persistere di tale attività, nonostante i problemi sociali, familiari ed economici da essa derivati o accentuati.

 

Cyber Relationship Addiction

Si instaurano delle relazioni amicali e/o affettive, tramite e-mail, chat rooms o newsgroup che, spesso, rimangono confinate nei limiti della rete e non si traducono in una conoscenza reale, allo scopo di mantenere un'immagine virtuale idealizzata di sé e dell'altro soddisfacente o idealizzata. Tali relazioni prendono il posto dei rapporti familiari, coniugali o amicali reali.

I segni clinici sono:

  • ingente quantità di tempo trascorsa in rete per intraprendere relazioni amicali e/o sentimentali
  • tentativi ripetuti senza successo di controllare, ridurre o interrompere tali scambi amicali e/o sentimentali.

 

Information Overload Addiction

Si manifesta con una ricerca estenuante e protratta nel tempo di informazioni. Si cerca di raggiungere il massimo aggiornamento possibile tramite il Web surfing (passare da un sito all'altro) o tramite indagini su materiali custoditi in banche dati.

I segni clinici sono:

  • necessità di trascorrere molto tempo in rete per reperire notizie, aggiornamenti, o qualsiasi altra informazione
  • tentativi ripetuti senza successo di controllare, ridurre o interrompere l'attività di ricerca
  • perdurare di tale attività, nonostante questa provochi o accentui i problemi sociali, familiari ed economici.

 

 

TRANCE DISSOCIATIVA DA VIDEOTERMINALE

La dissociazione è la separazione di una parte o di un gruppo di processi mentali dal resto della coscienza. Tale parte sentirà e si comporterà come un'identità mentale indipendente dalla personalità globale che risulterà incapace di esercitare alcun controllo sulla porzione scissa (Caretti V., 2000).

I Disturbi Dissociativi sono caratterizzati dalla sconnessione delle funzioni, solitamente integrate, della coscienza, della memoria, dell'identità e della percezione dell'ambiente. Le alterazioni possono essere improvvise o graduali, transitorie o croniche. Tali disturbi si collocano nell'Appendice B del DSM IV (APA 1995): Criteri e Assi utilizzabili per ulteriori studi.

Il Disturbo da Trance Dissociativa non è correlato alla patologia conseguente la dipendenza da Internet.

Il concetto di trance indica un'alterazione dello stato di coscienza simile al sonno, ma con caratteristiche elettroencefalografiche non dissimili dallo stato di veglia. Durante lo stato di trance l'individuo perde consapevolezza e contatto con la realtà fino al ritorno alla condizione normale accompagnata da amnesia.

La manifestazione essenziale del Disturbo da Trance Dissociativa, come definita nell'Appendice B del DSM IV, è uno stato involontario di trance che non è previsto dalla cultura della persona e che causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione funzionale.

La Trance Dissociativa da Videoterminale è uno stato involontario di trance caratterizzato da un'alterazione temporanea marcata dello stato di coscienza, oppure una perdita del senso abituale dell'identità personale con il rimpiazzamento o meno di un'identità alternativa che influenza e dissolve l'identità abituale.

Dal punto di vista psicodinamico, i tre livelli evolutivi della Trance Dissociativa da Videoterminale sono: la dipendenza, la regressione e la dissociazione.

Gli aspetti psicodinamici della dipendenza implicano:

  • un ipercoinvolgimento di tipo ritualistico con il computer e le sue applicazioni
  • una relazione di tipo ossessivo-compulsivo con le esperienze e le realtà virtuali
  • una tendenza a "sognare a occhi aperti" come modalità prevalente sull'azione nei rapporti reali
  • una vergogna conscia o inconscia come tratto peculiare di debolezza dell'Io
  • tendenze fobiche nei confronti della vita sociale

Gli aspetti psicodinamici della regressione implicano:

  • una tendenza a costruire relazioni immaginarie compensatorie dell'impoverimento delle relazioni oggettuali
  • il ritiro autistico
  • la fantasia autistica come modalità difensiva predominante dell'Io.

Gli aspetti psicodinamici della dissociazione implicano:

  • la labilità dei confini dell'Io
  • la dispersione del Sé.

La Trance Dissociativa da Videoterminale è uno stato involontario di trance conseguente la dipendenza patologica dal computer e dalle sue applicazioni. E' un disturbo caratterizzato da alterazione dello stato di coscienza, depersonalizzazione, perdita del senso abituale dell'identità personale, con il rimpiazzamento o meno di un'identità alternativa che influenza e dissolve l'identità abituale.

 

 

CRITERI DIAGNOSTICI DELL'INTERNET DIPENDENZA

Goldberg I. (1995) fondatore dell'Internet Addiction Support Group, per primo ha introdotto la definizione di Pathological Internet Use (PIU), poi ripresa e modificata da Young K.S. (1996).

I sintomi includono:

  • cambiamenti drastici dello stile di vita per trascorrere più tempo in rete
  • diminuzione complessiva dell'attività fisica
  • disinteresse per la propria salute a causa dell'attività svolta in Internet
  • evitare attività importanti nella vita reale per trascorrere più tempo in rete
  • privazione di sonno o cambiamento delle abitudini di sonno per passare più tempo in rete
  • diminuzione della socializzazione, come risultato delle perdita di amici
  • trascurare la famiglia e gli amici
  • rifiutarsi di trascorrere una quantità di tempo prolungata lontano dalla rete
  • forte desiderio di trascorrere più tempo al computer
  • trascurare il lavoro e i doveri personali.

Il termine Addiction viene utilizzato in letteratura in riferimento alla dipendenza fisiologica tra una persona e alcuni stimoli, in genere una sostanza.

Tra tutte le diagnosi presenti nel DSM IV, quella del gioco d'azzardo patologico si avvicina maggiormente alla natura dell'utilizzo patologico di Internet, perché comporta il fallimento della capacità di controllo, senza implicare una intossicazione. In tal modo la Dipendenza da Internet si può definire come un disturbo del controllo dell'impulso che non implica una intossicazione (Young. K .S. 1996).

Young K.S. (1996b) definisce Internet dipendenti coloro che soddisfano 4 o più dei seguenti criteri nel corso di 12 mesi:

  • Essere mentalmente assorbito da Internet
  • Avvertire il bisogno di utilizzare Internet sempre più a lungo per sentirsi soddisfatto
  • Essere incapaci di controllare il proprio utilizzo della rete
  • Sentirsi inquieto o irritabile mentre si tenta di ridurre o interrompere l'utilizzo di Internet
  • Utilizzare Internet come mezzo per fuggire dai problemi o per alleviare il senso di abbandono, impotenza, colpa, ansia o depressione
  • Mentire ai familiari o agli amici per nascondere il proprio grado di interesse per la rete
  • Avere messo a repentaglio o aver rischiato di perdere una relazione significativa, il lavoro o opportunità di studio o di lavoro a causa di Internet
  • Tornare in rete anche dopo aver speso grandi somme di denaro per i collegamenti
  • Ritiro sociale quando si è off line (aumento di depressione e ansia)
  • Rimanere collegati più a lungo di quanto si era programmato all'inizio.

La ricerca condotta da Egger O. e M. Rauterberg (1996) ha condotto all'individuazione di altre caratteristiche:

  • Inquietudine e irritabilità mentre si sta tentando di ridurre o di porre fine all'uso di Internet
  • Internet viene utilizzato come mezzo per sfuggire dai propri problemi o per alleviare le sensazioni di impotenza, di colpa, l'ansia o la depressione
  • Il soggetto mente ai propri familiari o agli amici per nascondere il grado del suo coinvolgimento in Internet
  • Il soggetto torna a collegarsi ripetutamente nonostante i costi eccessivi.

Alcuni studi condotti da Volkow N.D. e coll. (1997a, 1997b) hanno rilevato che si possono verificare reazioni chimiche non solo in seguito all'assunzione di sostanze in grado di creare un'abitudine, ma anche a dei comportamenti. In particolare, è stato studiato il comportamento della dopamina, che viene liberata nel cervello in associazione con il piacere ed il benessere. I livelli di dopamina possono aumentare non solo in seguito all'assunzione di alcool o di sostanze stupefacenti, ma anche in associazione al gioco d'azzardo, mangiando del cioccolato o ricevendo un abbraccio o una parola di lode. Tali studi indicano che esistono delle reazioni di dipendenza nei confronti di sensazioni ed esperienze provocate da qualcosa che viene ingerito o eseguito, non solo dalle sostanze in sé. La dipendenza da Internet, quindi, si potrebbe spiegare come provocata da determinate reazioni emotive e, forse, anche mentali, che si ricavano dalle attività online.

L'interruzione di un comportamento compulsivo, come il gioco patologico d'azzardo, provoca nei soggetti dei sintomi fisici molto simili a quelli manifestati dai tossicomani in crisi di astinenza (Shaffer H.J., 1997). La ricerca neurobiologica, inoltre, ha individuato i circuiti neuronali implicati nel processo di craving, che vengono attivati da stimoli precedentemente neutri, una volta che questi acquisiscono una significatività oggettiva svincolata dalla semplice interazione farmaco-recettore che si realizza, invece, in presenza della sostanza abusata (Pulvirenti L., 1996).

Suler J. (1999) ritiene che ci si trovi di fronte ad un problema nel momento in cui la propria vita faccia a faccia si dissocia da quella virtuale. E' sano quando la propria vita faccia a faccia è integrata con quella virtuale.

Quando la vita nel cyberspazio si dissocia da quella faccia a faccia, l'attività in rete diventa un mondo a sé, di cui i soggetti non parlano con le persone reali. Il cyberspazio diventa quasi una parte dissociata della loro mente. L'esame di realtà fallisce.

Il problema fondamentale, secondo Suler J. (1999), è la dissociazione, il fallimento di integrazione tra la vita reale e quella virtuale.

Per definire i segni clinici della dipendenza da Internet, Suler fa riferimento ai criteri universali di qualsiasi dipendenza:

  • trascurare cose importanti della propria vita a causa di tale comportamento
  • tale comportamento distrugge le proprie relazioni con persone importanti della propria vita
  • persone importanti della propria vita sono infastidite o disapprovano tale comportamento
  • stare sulla difensiva o diventare irascibile quando qualcuno critica tale comportamento
  • sentirsi in colpa o in ansia per ciò che si sta facendo
  • nascondere o avere tentato di nascondere tale comportamento
  • avere tentato di ridurre il tempo di collegamento, senza riuscirci.

Nella letteratura indicizzata Griffith M. (1996; 1997) è l'unico autore europeo citato. Griffith parla di dipendenze tecnologiche, intese come dipendenze non chimiche, che comportano interazione uomo-macchina. Esse possono essere sia passive (es. televisione), sia attive (es. videogiochi), hanno le proprietà di induzione e di rinforzo, che possono favorire la tendenza alla dipendenza. Le dipendenze da prodotti tecnologici sono un sottoinsieme delle dipendenze comportamentali con le seguenti componenti nucleari comuni:

  • Dominanza: l'attività in esame diventa la più importante nella vita del soggetto, domina i suoi pensieri, i suoi sentimenti ed il suo comportamento
  • Alterazione del tono dell'umore: esperienza soggettiva che segue l'inizio dell'attività in esame, che facilita il ricordo della stessa
  • Tolleranza: per ottenere i medesimi effetti iniziali è necessario aumentare l'attività in questione
  • Sintomi di astinenza: malessere psichico e/o fisico, che si esprime sotto forma di tremori, irritabilità, disforia, in seguito alla diminuzione drastica o all'interruzione improvvisa dell'attività
  • Conflitto: si esprime in forma intrapersonale o interpersonale e verte intorno all'attività in esame
  • Ricaduta: tendenza ripetuta al ritorno verso schemi precedenti dell'attività in questione, anche a distanza di molti anni di astinenza e di controllo.

In Italia, Favaretto G. (1999) ritiene che per poter definire correttamente l'Internet Addiction Disorder sia necessario:

  • distinguere tra i concetti di dipendenza, che si può applicare non solo alle sostanze, ma anche alle situazioni ed ai comportamenti, e di abuso
  • rilevare la presenza di eventuali problemi psicopatologici preesistenti
  • indagare se e in che misura l'abuso di Internet si accompagni a cambiamenti personali e caratteriali.

Del Miglio T. e coll. (2000), in una ricerca condotta off line sulla personalità degli "abusers" e sulla verifica su se e quanto l'abuso della rete possa costituire un elemento di rischio psicopatologico, hanno utilizzato i criteri di base delineati da Young K.S., come applicati nell'Internet Addiction Test (vd. Questionari online), per valutare i soggetti dipendenti da Internet.

Esiste un ulteriore criterio in base al quale si stabilisce la dipendenza: il tempo trascorso in rete.

Young K.S. (1998) ha rilevato che il numero massimo di ore settimanali di collegamento, oltre il quale si parla di dipendenza, è 38,5.

Anche Cantelmi e coll. (2000) hanno riscontrato che cinque/sei ore di collegamento giornaliere rappresentano il limite di tempo oltre il quale il soggetto si sente incapace di ridurre o sospendere l'uso di Internet.

Young K.S. (1998), tuttavia, precisa che non è possibile definire una dipendenza solo in base al tempo trascorso online. I problemi provocati dall'abuso di Internet costituiscono un indicatore di dipendenza più preciso.

Anche Grohol J.M. (1999) afferma che il tempo in sé non può essere considerato un indicatore della dipendenza né del coinvolgimento in un comportamento compulsivo. Esso deve essere valutato all'interno di un contesto costituito da altri fattori: la condizione occupazionale, che può comportare un certo numero di ore di collegamento settimanali, i fattori preesistenti (es. un disturbo mentale), la presenza di problemi personali (es. un matrimonio in crisi, difficoltà sociorelazionali, ecc.).

In Italia, Del Miglio C. e coll. (2000), in una ricerca condotta off line sulla personalità degli "abusers" e sulla verifica su se e quanto l'abuso della rete possa costituire un elemento di rischio psicopatologico, hanno utilizzato i criteri di base delineati da Young K.S., come applicati nell'Internet Addiction Test (vd. Questionari online), per valutare i soggetti dipendenti da Internet.

I risultati hanno evidenziato che la variabile "tempo di collegamento" non è sufficiente per comprendere pienamente l'Internet Addiction Disorder: affinché sorga una vera e propria dipendenza devono intervenire altri fattori.

Inoltre, un certo livello di dipendenza da Internet è co-presente, in alcuni soggetti, con specifici tratti di personalità (deviazione psicopatica, instabilità emotiva, scarso controllo delle proprie emozioni), che tendono verso il profilo psicopatologico.

I criteri finora utilizzati per la definizione dell'Internet Addiction Disorder, di per sé, presentano degli aspetti criticabili. Ad esempio le lamentele dei familiari e/o degli amici circa l'eccesso di tempo trascorso in rete possono anche essere indice solo della presenza di problemi relazionali, cioè coloro che hanno tali difficoltà tendono più facilmente di altri ad isolarsi. Anche l'incapacità di stare lontano dalla rete a lungo sembra sia un aspetto che indichi non tanto il rischio di compulsione, quanto la semplice intenzione, in quanto è lecito domandarsi perché si debba stare lontano da un'attività che genera piacere.

 

 

STRUMENTI DI DIAGNOSI: QUESTIONARI ONLINE

I questionari finora utilizzati per valutare il livello di dipendenza da Internet, le specifiche attività svolte ed i servizi fruiti sono privi di una verifica scientifica che possa soddisfare le caratteristiche psicometriche di validità ed attendibilità dello strumento.

Alcuni tra i questionari reperibili in rete sono:

Internet Addiction Questionnaire

Kappeller C.M. and M. Thomas

In Psychology of Cyberspace - Internet Addiction Questionnaire - Suler J. 1999

http://www.rider.edu/users/suler/psycyber/addictionqx.html

Questionario formato da 22 item a scelta multipla o dicotomica (sì/no) spedito alla maling list "Psychology of the Internet" nel luglio 1996 da due studenti universitari tedeschi. E' stato citato da Suler J., in quanto rappresenta un buon esempio dei primi tentativi effettuati per misurare le varie componenti cognitive, affettive e comportamentali dell'uso eccessivo di Internet.

Internet Addiction Self-Appraisal Test

Greenfield D.N.

http://www.virtual-addiction.com/appraisal.htm

Il Test è formato da 11 domande. Cinque o più risposte affermative indicano la presenza di un problema di abuso di Internet. Il test non fornisce una diagnosi medico/clinica, anche perché non esistono, ad oggi, dei criteri univocamente riconosciuti per l'abuso e la dipendenza da Internet.

Internet Addiction Test

Young K.S.

www.netaddiction.com/resources/iaindex.htm

Test composto da 20 item con risposte su scala Likert con punteggio da 1 a 5 (1: raramente, 2: occasionalmente; 3: frequentemente; 4: spesso; 5: sempre). Il Test ha l'obiettivo di valutare la dipendenza da Internet.

La versione italiana è disponibile presso il sito: http://www.presinellarete.com/page3.html

Internet Behaviour Questionnaire

Egger O.

Insitute for Hygiene and Applied Physiology - Swiss Federal Institute of Technology at Zürich (ETH)

www.ipo.tue.nl/homepages/mrauterb/ibq/ibq_engl.html

Questionario composto da 5 sezioni: Aspetti sociali (5 item), utilizzo di Internet (14 item), Sentimenti (6 item), Esperienza di Internet (6 item), Dati personali (15 item), con 46 item totali.

Lo scopo del Questionario è valutare l'interazione delle persone con Internet e il loro modo di registrare le loro esperienze.

Internet Stress Survey

Orman M.C.

www.stresscure.com/hrn/addiction.html

Questionario composto da 9 item a risposta dicotomica (sì/no). Un numero di risposte affermative tra 0 e 3 indica una assai modesta predisposizione a diventare dipendente dalla rete. All'opposto, un punteggio pari o superiore a 5 indica un forte rischio di dipendenza.

Il numero ridotto di item del Questionario induce a formulare dubbi sulla sua validità e attendibilità.

Online Addiction Survey

Claire W.

http://www2.njcc.com/~clairew/survey.html

Questionario composto da 20 item, alcuni con risposta a scelta multipla, altri con risposta dicotomica (sì/no). Alcuni item prevedono un approfondimento facoltativo, tramite risposta aperta.

Online Sexual Addiction Questionnaire (OSA-Q)

Putnam D.E.

http://www.onlinesexaddict.org/osaq.html

Questionario formato da 24 item a risposta dicotomica (sì/no), la cui costruzione si è basata sui segni e sui sintomi della dipendenza da cybersesso. Il Questionario non è un test psicologico, perché le sue proprietà psicometriche (affidabilità e validità) non sono state testate. Al momento attuale è solo uno strumento di auto valutazione.

Parent-Child Internet Addiction Test

Center for On-Line Addiction

www.netaddiction.com/resources/parents_test.htm

Il Test è formato da 20 domande con risposta su scala Likert da 1 a 5 (1: raramente, 2: occasionalmente; 3: frequentemente; 4: spesso; 5: sempre). Il Test aiuta a comprendere se ci si trova di fronte ad una dipendenza e a valutare quanto tempo trascorre il proprio figlio in Internet per scopi non accademici.

Questionario I.T.D.T.

www.psychoinside.it/questionario.htm

Il Questionario è composto da 60 domande con risposta su scala Likert da 1 a 5 (1: assolutamente falso per me; 2: piuttosto falso per me; 3: né vero né falso per me; 4: abbastanza vero per me; 5: assolutamente vero per me).

 

 

SOGGETTI A RISCHIO

I soggetti più a rischio per lo sviluppo dell'Internet Addiction Disorder hanno un'età compresa tra 15 e 40 anni, con difficoltà comunicative per problemi psicologici, psichiatrici, familiari e relazionali (Siracusano A. e coll., 1997).

Le personalità più vulnerabili sono caratterizzate da tratti ossessivo-compulsivi e/o tendenti al ritiro sociale, con aspetti di inibizione nei rapporti interpersonali. Per esse la IAD rappresenta un tipo di comportamento di evitamento, tramite il quale il soggetto non affronta le proprie problematiche esistenziali (Aguglia E. e coll., 1996).

Secondo Wallace P (2000), le persone con un forte "locus di controllo" (Rotter J., 1973) interno possono subire maggiormente il fascino di Internet, per la possibilità di controllo che offre.

Le persone con un "locus di controllo" interno ritengono di poter determinare o influenzare gli eventi della vita tramite le proprie azioni. Essi credono di poter controllare gli eventi e si comportano come se ne avessero realmente la possibilità. Essi hanno una visione positiva e ottimistica delle loro capacità di influire sull'ambiente circostante. Hanno maggiore successo scolastico e professionale rispetto a coloro che hanno un "locus di controllo" esterno. Questi ultimi, invece, attribuiscono maggiore importanza a forze esterne sulle quali non hanno la possibilità di incidere.

Coloro che hanno un locus di controllo interno sono particolarmente attratti delle innovazioni tecnologiche che permettono di esercitare il controllo. In particolare, coloro che navigano in Internet hanno un punteggio più alto quanto a locus di controllo interno rispetto a coloro che non utilizzano la rete. La semplice osservazione che impiegano del tempo per collegarsi sostiene tale teoria. A questa si affiancano le sensazioni di controllo completo su dove andare, cosa dire, quali siti visitare, cosa leggere, cosa scaricare e quando cliccare il comando STOP, nel caso in cui il tempo necessario per raggiungere ciò che si cerca sia eccessivamente protratto. Questo potere, a volte, è solo illusorio e quando è associato ad un forte locus di controllo interno può condurre a perdere ingenti quantità di tempo in rete.

Si possono distinguere due tipi di retomani (Cantelmi T. e coll., 2000):

  • Gli Internet Addicted con patologia pregressa (i.e. disturbi dell'area affettiva con tratti ossessivo-compulsivi)
  • Gli Internet Addicted senza patologia pregressa, per i quali il rischio psicopatologico deriva dalle caratteristiche stesse della rete, che inducono il soggetto a sperimentare una condizione di onnipotenza.

Sono necessari ulteriori studi per verificare quanto finora rilevato, anche perché, come afferma Grohol J.M. (1999), la maggior parte degli studi si sono basati sui singoli casi, che presentano dei problemi di generalizzabilità dei risultati. Tali studi, su questioni come quella dell'Internet Addiction, consentono di inquadrare la questione sotto un aspetto emozionale, ma trascurano i dati scientifici.

L' Autore, inoltre, sostiene che le ricerche finora effettuate siano state esplorative e che, come tali, non abbiano potuto stabilire le relazioni causali tra i comportamenti specifici e le loro cause. Le ricerche permettono di descrivere come le persone percepiscono se stesse ed i loro comportamenti, ma non sono in grado di trarre conclusioni sulla questione se una tecnologia specifica come Internet abbia realmente causato tali comportamenti. Tali conclusioni sono puramente speculative e soggettive e non sono supportate da dati statisticamente significativi.

 

 

STUDI CLINICI

Una ricerca online condotta da Young K.S. (1996b) ha avuto come obiettivo lo studio della Dipendenza da Internet ed i problemi causati da tale utilizzo inadeguato.

Per definire la Dipendenza da Internet l'Autore ha utilizzato una versione adattata dei criteri diagnostici del gioco d'azzardo patologico definiti dal DSM IV (APA, 1995).

Il campione era composto da 396 soggetti (157 uomini e 239 donne) dipendenti da Internet e 100 utilizzatori di Internet non dipendenti (gruppo di controllo).

Tali partecipanti erano volontari, invitati a partecipare tramite: annunci sui giornali, lettere inviate ai campus universitari, messaggi ai gruppi di supporto telematici relativi alla Dipendenza da Internet e coloro che hanno ricercato le parole chiave "Internet Addiction", tramite i motori di ricerca principali.

Per suddividere i dipendenti da Internet dai non dipendenti è stato somministrato il Diagnostic Questionnaire (DQ), formato da 8 item, con i criteri modificati per il gioco patologico d'azzardo. Cinque o più risposte positive indicavano una dipendenza da Internet.

Lo strumento di ricerca era costituito da un questionario formato sia da domande aperte, sia chiuse.

I soggetti dipendenti hanno riferito che la loro scarsa capacità di controllare l'utilizzo di Internet aveva causato loro dei problemi (accademici, relazionali, finanziari, lavorativi) nella loro vita reale. In particolare, sembra che i soggetti dipendenti abbiano ridotte capacità di controllare il loro utilizzo dei servizi con caratteristiche altamente interattive, rispetto a tutte le altre applicazioni online.

Infine, i nuovi utilizzatori di Internet sono più ad alto rischio di sviluppare una dipendenza da Internet.

Sono necessarie ulteriori ricerche per verificare le conclusioni di tale studio, anche perché in esso sono presenti delle distorsioni metodologiche (utilizzo di un gruppo di fruitori di Internet auto-selezionati, maggiore presenza di donne tra i dipendenti, che non rispecchia il profilo stereotipato del "Dipendente da Internet" uomo, giovane e intelligente, gruppo di controllo non ben assortito geograficamente).

Secondo Young K.S. (1996a), i soggetti dipendenti da Internet trascorrono online 38.5 ore in media alla settimana per attività non correlate allo studio o al lavoro. I soggetti non dipendenti trascorrono online 4.9 ore medie settimanali.

Secondo lo studio HomeNet (Kraut R. e coll., 1998), invece, il numero di ore medie online dei non dipendenti è 2.43 alla settimana.

Brenner V. (1997) in uno studio online su 185 soggetti ha rilevato che il 30% di essi non era in grado di ridurre la durata o interrompere il collegamento.

Young K.S. (1996a), invece, aveva rilevato che i 2/3 del totale dei soggetti avevano tale difficoltà.

Tali dati, tuttavia, devono essere ulteriormente verificati, perché entrambi gli studi si sono avvalsi di soggetti volontari. E' importante rilevare, tuttavia, le differenze di utilizzo dei servizi offerti da Internet da parte dei dipendenti e non. I primi trascorrono la maggior parte del tempo di collegamento (35%) nelle chat rooms, seguite dai MUD (28%), dai newsgroup (15%) e dalle e-mail (13%). I non dipendenti si dedicano prevalentemente alle e-mail (30%), al www (25%) e agli FTP (24%).

Young K. S. (1996a), inoltre, ha rilevato che i dipendenti da Internet sono soprattutto dei recenti utilizzatori della rete: l'83% naviga da meno di 1 anno, il che indica che la dipendenza da Internet si manifesta piuttosto rapidamente dal momento in cui si accede per la prima volta alla rete.

In una ricerca (1997) condotta online da Young K.S. è stato rilevato che un livello di depressione da moderato a severo coesisteva con un utilizzo patologico di Internet. Per misurare il grado di depressione è stata utilizzata la Zung Depression Inventory (ZDI).

A causa dei limiti di tale scala (scarsi dati normativi e scarso utilizzo clinico), Young K.S. e R.C. Rodgers (1998) hanno replicato lo studio online tramite la Beck Depression Inventory (BDI), con maggiore validità psicometrica e clinica. I risultati indicano una associazione tra un livello di depressione da moderato a severo e la dipendenza da Internet. Tali conclusioni, però, non indicano se la depressione precede o segue lo sviluppo dell'abuso di Internet. Sono necessarie ulteriori ricerche per esaminare il rapporto di causa ed effetto tra le due patologie e per stabilire se la depressione clinica costituisca un fattore eziologico nello sviluppo di qualsiasi tipo di sindrome da dipendenza (da alcool, gioco d'azzardo o Internet).

Young K.S. e R.C. Rodgers (1998) hanno rilevato una associazione tra la depressione clinica e un elevato utilizzo di Internet a scopo personale. E' possibile che una bassa autostima, un basso livello di motivazione, il timore di essere rifiutati ed il bisogno di approvazione siano associati ad un maggiore utilizzo di Internet.

Secondo Kiesler S., I. Siegal e T.W. McGuire (1984) la comunicazione mediata dal computer indebolisce l'influenza sociale, tramite l'assenza del comportamento non verbale, ciò aiuta il depresso a superare la difficoltà iniziale ed il timore di incontrare e di parlare con gli altri. L'anonimato, inoltre, permette ai depressi di sentirsi a proprio agio nel condividere le proprie idee con gli altri.

Uno studio longitudinale effettuato da Kraut R. e coll. (1998) su 169 soggetti, ha permesso di rilevare che l'aumento dell'utilizzo di Internet è associato a un declino della comunicazione con i propri familiari da parte degli utilizzatori, ad una diminuzione del numero dei legami sociali e ad un aumento della depressione e della solitudine.

Le variabili analizzate sono state: età, sesso, razza, durata e modalità di utilizzo di Internet, coinvolgimento sociale (comunicazione in famiglia, ampiezza della rete sociale locale e allargata, supporto sociale) e benessere psicologico (solitudine, stress, depressione).

Sono stati esaminati i cambiamenti nell'utilizzo di Internet da parte dei soggetti per un periodo compreso tra 12 e 24 mesi, in relazione ai mutamenti nel coinvolgimento sociale e nel benessere psicologico.

In conclusione: un maggiore utilizzo di Internet è associato con un declino statisticamente significativo del coinvolgimento sociale, come rilevato dalla minore comunicazione in famiglia e con la rete sociale locale e con un aumento della solitudine e della depressione. Tale correlazione, però, non indica una relazione casuale.

E' probabile che l'utilizzo di Internet generi un declino del coinvolgimento sociale e del benessere psicologico, piuttosto che l'inverso. L'esistenza di tale fenomeno non permette di identificare con certezza i meccanismi tramite i quali esso si manifesta. Si possono ipotizzare due meccanismi:

  1. Il tempo utilizzato per Internet sostituisce quello speso in precedenza per le attività sociali. Esiste, tuttavia, un paradosso che consiste nel fatto che Internet viene utilizzato prevalentemente per scopi sociali.
  2. Tale paradosso si associa ad un declino del livello di coinvolgimento sociale e ad un minore benessere psicologico. Probabilmente, Internet permette alle persone di sostituire le relazioni sociali insoddisfacenti, con altre più appaganti.

In Italia, Del Miglio e coll. (2000) hanno eseguito un'indagine off-line per valutare la presenza eventuale di una relazione tra il numero di ore trascorse in rete ed il livello di dipendenza da Internet, le eventuali differenze dei tratti di personalità tra i dipendenti ed i non e se i dipendenti da Internet hanno maggiori rilievi clinici nel profilo di personalità.

Gli strumenti utilizzati sono stati: due questionari di personalità (Minnesota Multiphasic Personality Inventory e Big Five Questionnaire) ed uno di dipendenza (Internet Addiction Test di Young K.S., 1998), che valuta il rischio psicopatologico connesso all'uso di Internet.

I risultati hanno evidenziato che il tempo di collegamento alla rete è correlato con il livello di dipendenza dei soggetti, ma esso non è una condizione sufficiente per sviluppare un Internet Addiction Disorder, in quanto devono intervenire altri fattori.Coloro che hanno da più tempo accesso alla rete manifestano maggiori problemi di dipendenza.

Alcuni tratti di personalità (devianza psicopatica, instabilità emotiva, scarso controllo delle proprie emozioni) sono correlati con i valori di dipendenza. Sarebbe opportuno compiere uno studio longitudinale per verificare quali personalità si orientano verso la dipendenza e quali no.

 

 

TRATTAMENTO DELLA DIPENDENZA DA INTERNET

Esistono diverse possibilità di trattamento dell'Internet Addiction, in base all'approccio teorico seguito, in quanto non c'è una definizione di tale patologia su cui vige il comune accordo tra i ricercatori.

Come segnalato da Young K.S. (2000), esiste, ad oggi, una forte difficoltà nel reperire un trattamento adeguato al proprio problema di Dipendenza da Internet e questo è ancora più evidente nel contesto italiano. Molti professionisti psichiatrici non sono preparati su tale tema ed alcuni non ne riconoscono neppure l'esistenza.

Come detto in precedenza, si tratta di una dipendenza psicologica dalle sensazioni e dalle esperienze che i soggetti provano mentre usano Internet. Essa è affine al vizio del gioco ed alla bulimia.

Possono essere seguiti percorsi terapeutici differenti, anche in relazione alle predisposizioni individuali:

  1. Gruppi di auto-aiuto: formati da persone accomunate dal medesimo problema, per condividere le proprie esperienze, prescriversi delle regole sull'utilizzo di Internet e riacquistare il controllo sulla propria vita. Negli Stati Uniti d'America esistono numerosi esempi di gruppi di auto-aiuto per Internet Dipendenti, sia online, sia offline. I primi sono stati estremamente criticati, in quanto colpevoli di esacerbare tale problema.

  2. I Dodici Passi: percorso di recupero personale e spirituale sulla base di quello seguito dagli Alcolisti Anonimi.

  3. Counseling terapeutico: favorisce la presa di consapevolezza delle motivazioni che stanno alla base del proprio comportamento verso Internet e può fornire un sostegno nel percorso verso il cambiamento.

  4. Psicoterapia individuale: particolarmente indicata nel caso in cui la Dipendenza da Internet si accompagni ad una patologia pregressa. Permette di giungere alla presa di consapevolezza di parti profonde di sé ed al loro cambiamento.

  5. Strategie di disintossicazione: appositamente elaborate per gestire e risolvere tale problema. In questo caso, particolarmente efficaci risultano essere quelle create da Young K.S. (2000).

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti

Sempre valido e completo questo articolo, la cui bibliografia non supera la soglia dell'anno 2000. Sarebbe necessario, credo, a 15 anni di distanza, pensare ad una review aggiornata sul tema. Colpisce il fatto che né qui - né su FB - abbia trovato spazio un dibattito approfondito su questo tema, che riguarda da vicino soprattutto i fruitori abituali della rete. La lettura patologica delle condotte virtuali - ancorché legittima e necessaria - corre sempre il rischio di ignorare o di sottovalutare le potenzialità creative e innovative della "life on the screen". Il vecchio e tradizionale dualismo tra apologeti e detrattori della rete si ripropone con evidenza soprattutto in temi come questo: un dualismo paralizzante, che rende assai ardua - oggi come 15 anni or sono - una percezione globale ed esaustiva del fenomeno.


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