Due anime in un corpo

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25 ottobre, 2012 - 16:44

*Two Souls in One Body, in "Critical Inquiry" (17, pp. 838-886, 1991), che qui ringraziamo. Traduzione di Francesco Ragazzi.

 

All'età di 19 anni Bernice R. cominciò a comportarsi come una bambina ritardata: ebbe una crisi talmente preoccupante che fu affidata al Bureau of Juvenile Reserch dell'Ohio. Il direttore del centro, Henry Herbert Goddard, uno psicologo molto famoso, diagnosticò un disturbo di personalità multipla. La ragazza si sottopose a una serie di trattamenti che durarono circa cinque anni, dopo i quali "superata la dissociazione, sembra essersi ristabilita la completa sintesi. [Lei] a tutt'oggi lavora con regolarità mezza giornata e appare ragionevolmente contenta delle sue reazioni all'ambiente professionale". (1)

Rendendo possibile l'incontro tra la personalità di base e l'alterego, la terapia permise alla paziente di capire il suo passato e, in qualche misura, il motivo della scissione.

La storia di Bernice ci suggerisce alcune domande circa l'evidenza, l'oggettività, le verità storiche e le realtà psicologiche, la consapevolezza di sé e l'anima. Il caso impegna uno stretto intreccio di dottrine metafisiche e morali: perché è importante che fondiamo la comprensione di noi stessi su ricordi veri o perlomeno non patentemente falsi? In che misura la conoscenza di sé si basa sull'evidenza? In che misura possiamo considerarla proprio conoscenza?

Ne conseguono tre livelli sotto cui guardare la cosa: le versioni dei fatti; le prove a favore di queste versioni; alcune riflessioni sui tipi di prove entrati in gioco. Più so cosa è realmente successo, più mi chiedo se esista qualcosa che è "realmente successo". Riguardo questo rompicapo, si possono fare molte generalizzazioni, ma solo entrando profondamente nel dettaglio iniziamo ad affrontare la questione della verità — in parte perché la documentazione è spesso laconica. Cartelle cliniche, lettere, materiale d'archivio e così via sono veri e propri sostegni per scoprire la verità. Al caso di Bernice si legano quattro problemi specifici, ognuno dei quali seguito tra parentesi da fin troppo immediate generalizzazioni.

  • Problema medico: la personalità multipla è una condizione o uno stato oggettivo in cui si trovano alcune persone disturbate e infelici? (Specialmente se non ci sono anomalie organiche o psicologiche plausibili, cosa si intende quando si dice che uno stato mentale anormale è uno stato "reale"?)
  • Problema diagnostico: ammesso che questo stato mentale ci sia, Bernice soffriva di personalità multipla? (Su cosa si fonda una diagnosi, tenendo conto che alcuni specialisti rispettati hanno escluso possa esistere un disturbo simile?)
  • Problema dell'osservatore esterno: all'inizio di questo articolo abbiamo fatto affidamento su due annotazioni di Goddard. E'una fonte attendibile? Guarda caso, non del tutto. (Le terapie, specialmente quelle abreative, implicano che si crei un legame tra terapeuta e paziente; in che modo considerare i resoconti medici quando sappiamo che coloro i quali li hanno scritti non sono dei testimoni passivi, ma agenti attivi nella dinamica degli eventi?)
  • Problema dell'internata: l'idea che Bernice si è fatta della sua identità, della sua natura, della sua anima, è in parte un prodotto della memoria ottenuto attraverso la sintesi e la cura. Eppure sarebbe potuta risultare guarita con un metodo terapeutico assolutamente simile, ma con una strutturazione dei ricordi molto differente — o almeno così posso immaginare. Probabilmente i suoi ricordi erano falsi. E cosa si potrebbe dire se fosse stata bene, se avesse avuto una vita discreta e non ci fossero stati per lo più rischi che la sua memoria fosse rovinata? (Indubbiamente è importante che la concezione di noi stessi sia fondata su una memoria del passato non del tutto falsa. Perché?)

 

Esiste la personalità multipla?

La diffusione del concetto di personalità multipla ha avuto i suoi alti e bassi. L'idea di un'identità doppia o scissa è comparsa simultaneamente in racconti, romanzi, opere teatrali del Romanticismo e in casi sporadici come quello dell'oggi famosa Mary Reynolds in Pennsylvania, registrato con estrema sintesi nel 1816, o un altro in Scozia, descritto più estesamente nel 1822.(2)

I resoconti continuavano a proliferare in America ed Europa, ma "doppia personalità" divenne un termine medico per la prima volta in Francia nel 1875.(3)

Negli Stati Uniti il termine fu adottato da William James e Morton Prince, ma le personalità multiple ben presto scomparvero. Bernice fu uno degli ultimi due casi di questa prima ondata.

Nel 1968 l'American Psychiatric Association pubblicò una tassonomia dei disturbi mentali, il Diagnostic and Statistical Manual—II.(4)

In esso non era compresa una descrizione della personalità multipla, la quale fu catalogata tra le nevrosi isteriche. Dal 1923 al 1973 fu descritto un numero elevato di dissociazioni, che destarono attenzione più per la loro bizzarria: di gran lunga la più famosa fu "Eve".(5)

Tuttavia nelle categorie mediche le personalità multiple ebbero il loro revival a partire dal 1973, anno in cui Cornelia Wilbur pubblicò il caso di "Sybil", ancora oggi un libro popolare.(6)

Wilbur descrive se stessa come una psicoanalista indipendente. La studiosa considerava il suo lavoro importante perché era il primo condotto con metodo psicoanalitico su una personalità scissa. Ma gli effetti furono inaspettati. Essendo una psicoanalista, la terapeuta fece emergere traumi infantili repressi. In modo del tutto indipendente, durante i dieci anni di analisi, gli abusi su minori divennero una preoccupazione ossessiva dell'opinione pubblica americana.(7)

Una nuova dottrina cominciò a guidare la pratica di un ristretto, ma persuasivo gruppo di psicoanalisti: la schisi della personalità è una reazione a traumi o abusi infantili, per lo più a sfondo sessuale. A questo punto fu promossa quella che noi potremmo chiamare scuola della personalità multipla, il cui successo fu evidenziato dalla pubblicazione nel 1982 di un saggio sull'"epidemia" delle dissociazioni.(8)

Il DSM III del 1980 introdusse il disturbo nella tassonomia e definì criteri precisi. Nel manuale diagnostico si dichiarava la rarità della patologia; la precisazione fu espunta nella versione riveduta del DSM III nel 1989.(9)

Alla fine degli anni '70 gli studiosi della turba iniziarono a riconoscersi come specialisti, con tanto di seminari e tavole rotonde all'American Psychiatric Association. Fondarono un bollettino chiamato "Speacking for Ourselves". Tennero la loro prima Conferenza Internazionale nel 1984.(10)

Con l'apertura della Dissociative Disorder Unit, si crearono una nicchia nel National Institute of Mental Health. Fondarono il loro giornale tecnico nel 1988, Dissociation, mentre l'anno successivo fu pubblicato il manuale standard. Difficilmente qualcuno dice ancora "disturbo di personalità multipla": la sigla MPD è sufficiente. E tanto basta come prova inconfutabile che esiste un'entità del genere.

Non mancano però gli scettici irriducibili. Essi negano l'esistenza della patologia e sostengono che la pubblicità da quattro soldi dei media contribuisca a costruire i sintomi, in combutta con gli psicoanalisti che aderiscono alla scuola. Negli Stati Uniti le opinioni degli oppositori mutarono nel tempo. Sorprendentemente il diniego più vigoroso arrivò proprio dagli psichiatri che seguirono "Eve". Nel 1984 i due si scagliarono contro la proliferazione delle dissociazioni, casi reali ma rari.(11)

Un famoso psichiatra canadese esaminò l'intero "canone" e riscrisse per ogni caso delle diagnosi meno impegnative.(12)

Alcuni psicologi di Ottawa dimostrarono invece come, con un condizionamento minimo, i ricercatori costruiscano senza volerlo i sintomi.(13)

Un libro inglese venne sottotitolato Un Esercizio di Raggiro.(14)

Terapeuti e psicologi devono però essere cauti nel suggerire che l'esistenza dei fenomeni abbia a che fare con i loro colleghi, più che con la psiche. In ogni caso, per voce di un professore di letteratura, direttore della London Rewiew of Books e autore di uno straordinario studio sulle manifestazioni di sdoppiamento nel Romanticismo, Karl Miller, venne espresso sulla carta stampata ciò che molti sostenevano con stile meno immaginifico in privato:




Riguardo alla moltitudine di identità elencate nel Book of Sybil, è ragionevole concludere che esse sono solo inganni del linguaggio e giochi di prestigio: sono tirate fuori da un cappello, come in alcuni strani trucchi di reduplicazione, da un trio di prestigiatori. Ogni vita è truccata, recitata, immaginata — anche la tua hypocrite lecteur. La vita di Sybil è stata artefatta da Sybil, dalla sua terapeuta, quando la fece diventare un caso clinico, e ancora dalla sua autrice, quando su di lei scrisse un libro. Erano immaginate sedici identità diverse, ma non è sicuro nemmeno che ce ne fossero due.(15)

Si noti come il problema diagnostico si colleghi al problema medico. Miller mette in dubbio che il primo paradigma moderno della dissociazione, Sybil, avesse anche solo due personalità: di conseguenza, sostiene, non esiste affatto un disturbo del genere. Per praticità, possiamo separare le due questioni ed escludere dal discorso l'ampia costellazione di problemi che l'interrogativo "la personalità multipla esiste?" si porta dietro. Alcuni di questi problemi hanno risposte evidenti: si possono portare a loro carico diverse prove. In generale, ci poniamo meno domande quando consideriamo le prove piuttosto che quando consideriamo le domande stesse, sebbene sia corretta l'equazione positivista: il significato di un enunciato sta nel metodo di verificazione. Non si può capire l'uno senza l'altro. La ricerca di prove e la comprensione dei significati vanno di pari passo. Qui è sufficiente formulare tre versioni distinte della domanda "esiste la personalità multipla?". Esse riguardano lo statuto ontologico, i criteri di definizione e la terapia.

  1. Statuto: la personalità multipla è uno stato reale, oggettivo di alcune persone, magari legato, come speriamo, ad anomalie neurologiche, biochimiche o fisiologiche riscontrabili?
  2. Criteri: esiste una serie organizzata di criteri comportamentali, applicabili a buona parte della cultura occidentale, tali da essere rintracciati in tempi e luoghi molto distanti tanto da permetterci di supporre che definiscano un possibile tipo di comportamento specifico?(16)
  3. Una risposta positiva può non impegnarci o addirittura condurci a negare che il disturbo sia uno "stato" in un qualche senso neurologico. Si può ad esempio sostenere che la personalità multipla sia una reazione alle restrizioni poste dalle forme militanti di protestantesimo formatesi durante il processo di industrializzazione.(17)
  4. Terapia: comunque noi rispondiamo alle precedenti domande, esiste un numero abbastanza elevato di persone che possono migliorare la loro condizione di sofferenza se si considera la loro dissociazione come una parte reale del loro carattere e si conduce una terapia che implichi l'intervento sui loro alterego?

Prenderò in esame le domande in ordine inverso. All'ultima possono dare una risposta le terapie eclettiche. Ci sono buone ragioni per concludere con un cauto "sì" alla (b), ma non ce n'è nessuna per rispondere alla (a) in modo affermativo — con un'eccezione: prendendo per buona la (b), se il comportamento di alcuni soggetti è definibile come dissociato, allora è ragionevole impostare un programma di ricerca che tenti di identificare alcuni tratti distintivi di tali soggetti al di là delle loro manifestazioni palesi.

Terapia: l'argomento della (c) deve essere giudicato da specialisti, perciò lo lascerò nelle loro mani. Si noti solamente che un eclettico potrebbe sostenere che non esiste qualcosa come uno "stato", che l'attuale proliferazione di personalità multiple è una devianza culturale, un'incontrollata reazione al Protestantesimo industriale, o qualsiasi altra teoria simile; per come oggi stanno le cose tuttavia, risulta vantaggioso intervenire su alcuni pazienti come se fossero affetti da dissociazione. Alcune persone affette da turbe psichiche hanno visto in TV casi di personalità multipla, letto giornali pseudoscientifici, sentito di sensazionali esperimenti o avuto amici che si dichiaravano dissociati. Perfino i terapeuti che non sopportano la moda della molteplicità (come potrebbero chiamarla) possono impostare la cura del paziente secondo le linee guida di un manuale sul trattamento delle personalità multiple - e sperimentare che l'espediente funziona benissimo, pur rimanendo fermi nell'attribuire la turba al condizionamento dei media.

Criteri: per identificare il disturbo di personalità multipla, il DSM III fornisce un insieme di criteri ben definiti: un numero crescente di professionisti entra in contatto sempre più spesso con pazienti compatibili con questi parametri. Il dato non impressiona gli scettici, i quali credono che i "moltiplicatori" istruiscano i loro assistiti. Sardonicamente, qualcuno potrebbe notare che uno dei sintomi della molteplicità è l'ampia gamma di disturbi attribuiti al malato dalle diagnosi precedenti! Gli scettici osservano come in società industriali, quali per esempio la Francia, sottratte dalla sfera d'influenza dell'American Psychiatric Association, non si sia mai visto un solo caso di personalità multipla. Chiunque a questo punto si trova a dover affrontare la spinosa questione se i parametri del DSM III siano "realmente" soddisfatti da chi è rimasto fuori dalla portata dei media e di correnti teoriche. Quale appiglio ci rimane? La Storia. Per me la prova più cogente è stata la scoperta di un'intera tradizione di identità scisse al di fuori del "canone" pubblicato nella letteratura medica vicina alla scuola.(18)

Chi descrisse questa tradizione non faceva parte di alcuna corrente di pensiero e non aveva interessi nel moltiplicare le personalità multiple. I casi si adattano perfettamente ai criteri che ho citato, "Ebbene sì, per quanto possiamo dire si tratta di un modo di diventare pazzi in una società industriale, romantica e protestante". In questo senso modesto, io sostengo, la personalità multipla esiste. E solo in questo senso posso passare a chiedermi "Bernice era affetta da personalità multipla?" La domanda è perfettamente coerente con l'ammissione che a ogni singolo soggetto possa essere diagnosticato qualche altro disturbo e, nel caso specifico, con l'ammissione che la ragazza sarebbe potuta anche rientrare sotto un gruppo di parametri associati a una diversa affezione. Fornirò un ampio numero di prove che Bernice era una personalità multipla, ma il loro ruolo è di caratterizzare la paziente in un certo modo, non di dare alla sua natura una definizione valida in eterno.

Statuto: se esiste una patologia come la personalità multipla, è ragionevole andare alla ricerca di un fondamento più stabile rispetto a una griglia di comportamenti. L'indirizzo moderno trova nell'eziologia l'unico punto fermo: la scissione è causata da traumi infantili, in particolare da abusi sessuali. Ma quasi nessun bambino che abbia subito abusi sviluppa una personalità dissociata, con ciò ci siamo spinti ancora troppo poco lontano per definire un vero e proprio "stato". Tutte le generazioni di moltiplicatori hanno speculato sulle condizioni fisiche generatrici del disturbo. Senza eccezione, le ipotesi sono un pastiche di alcune teorie alla moda. Goddard ne è un tipico esempio:




Se volgiamo ancora una volta l'attenzione sugli aspetti neurologici, comprendiamo che i neuroni del cervello sono magazzini di energia, che il minimo stimolo, come ad esempio l'urto della più sottile particella di materia sui nervi della mucosa nasale, può dare inizio a una lunga catena di reazioni nervose. Possiamo perfino trovarci di fronte a quello che Cajal chiama trasmissione a valanga… Ora immaginiamo che, per effetto di un disturbo o una carenza fisica, questi corpi cellulari, che supponiamo essere dei depositi, siano attraversati da un gradiente energetico non completo, ma a malapena sufficiente, lasciateci dire, per attivare il neurone vicino. Non abbastanza per inondarlo d'energia, ma sufficiente a metterlo in moto. A sua volta quest'ultimo può a stento causare l'attività del successivo. Dovunque un assone di una cellula nervosa sia collegato a due o tre dendriti, esso potrà stimolarne solo uno, invece di avere sufficiente energia per stimolarli tutti insieme, ed esso sarà il solo ad avere una minima resistenza sinaptica. ["CDP", p.189] (19)

Capito? Dopo un altro po' di neurochimosi, otteniamo due corpi di memoria neurologicamente disconnessi. Attualmente viene scritto lo stesso tipo di articoli, ma al giorno d'oggi nella letteratura sulle personalità multiple compaiono quark e gluoni.(20)

L'ipotesi del doppio cerebellum è in circolazione fin dal 1844 — si formano due anime perché sono il prodotto di due cervelli distinti.(21)

La commessurotomia ha dato una spinta ulteriore a questa vecchia idea. E' stato scritto un mucchio di spazzatura sul ritmo alpha (il ritmo caratteristico di ciascuna personalità).(22)

Si è arrivati a sostenere che i dissociati con problemi di miopia debbano portare lenti con diottrie differenti, a seconda che passino da uno stato identitario all'altro. I sostenitori più accaniti della personalità multipla lo ritengono un fatto ormai assodato.

 

Bernice aveva una personalità multipla?

Possiamo considerare tre tipologie di prova, ciascuna estrapolata dalla descrizione che Goddard fa del caso. Le tre prove sono:

Parametri del DSM III: Bernice è praticamente il paradigma di quanto è scritto nel DSM III sul disturbo di personalità multipla.(23)

Parametri supplementari: la donna conferma molte credenze tenute in gran conto dalla scuola della personalità multipla negli anni '80.

Relativa innocenza: sulla base delle attuali prove, il caso di Bernice non può prestare il fianco ad alcuna delle tradizionali critiche mosse dagli scettici.

 

Relativa innocenza

Gli scettici temono che i medici condizionino i pazienti e che i pazienti imitino i sintomi così da falsarli. Quando si parla di personalità multipla, non ci sono prove in grado di eliminare il dubbio, ma il caso Goddard-Bernice è limpido come può esserlo un caso di dissociazione degli anni '20. La ragazza era un'avida lettrice di giornali e amava andare al cinema. Ma Goddard era piuttosto attento alle falsificazioni e, quasi alla fine del suo trattato (TS, pp.153-54), condusse un serio esame dell'unico episodio che destò in lui sospetto. La donna fu indirizzata al dipartimento di Goddard perché dal 10 Settembre era caduta ripetutamente in stati di trance dai quali si svegliava comportandosi come se fosse "Polly", una bambina di quattro anni. Quel giorno era andata a fare visita alla famiglia cha aveva adottato la sorella minore. La famiglia fu presa da un'agitazione tale che fece internare Bernice, la quale per ordinanza del tribunale fu affidata al centro, specializzato nella riabilitazione di adolescenti con problemi mentali o giudiziari. Fino al suo arrivo, nessuno nel centro aveva il minimo interesse per le personalità multiple. Non è certo un caso di ricerca clinica con pazienti su misura.

Gli scettici temono che i medici che si occupano di personalità multiple siano arroccati sulla loro teoria. Essi producono suggestioni, spesso attraverso l'uso dell'ipnosi, per far emergere le nuove personalità o rivivere ricordi rimossi. Goddard ha il difetto opposto, un positivismo radicale: "Quando un bambino è per natura timido o sviluppa un'irragionevole paura, il metodo da seguire non è quello di mettersi ostinatamente a discutere con lui, ma di ignorarlo per quanto è possibile. In altre parole bisogna aiutare a dimenticare perché, come abbiamo visto, ciò che si dimentica non ha effetto sulla personalità" (TS p.208). Alla Clark University, lo studioso fu allievo di G. Stanley Hall, l'uomo che rese la psicologia americana una scienza di misurazioni. L'unico contributo di Goddard fu la misurazione dell'intelligenza. Egli portò in America i test di Alfred Binet e sostenne la traduzione della sua opera.(24)

Assieme a Lewis Terman, fu colui il quale legittimò l'esame delle capacità intellettuali attraverso dei test messi a punto per la chiamata alle armi, durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, ottenuto un incarico all'Ohio Bureau of Juvenile Research, Goddard iniziò a lavorare sui test da sottoporre ai delinquenti minorenni.

Nel dibattito americano sulla personalità multipla, lo spiritismo ebbe una parte maggiore a partire da William James. Si supponeva che le personalità secondarie potessero mostrarsi dei buoni medium, predisposte a percezioni extrasensoriali o perfino essere delle reincarnazioni.(25)

Goddard non credeva affatto ai fantasmi e sottolineò a più riprese, sul suo libro e intervistato sulle pagine dei giornali, che "Polly" non aveva nulla a che fare con il soprannaturale.

C'è solo una ragione per sospettare Goddard di essere un moltiplicatore non dichiarato. Era condirettore del Journal of Abnormal Psychology di Morton Prince. Il consiglio editoriale era piuttosto eclettico — vi faceva parte anche William McDougall, mentre Ernest Jones lo aveva appena abbandonato con disappunto. Prince era per davvero il principe della vecchia scuola americana delle personalità multiple, la quale cadde dalle stelle alle stalle per carenza di dissociazioni. Il direttore incoraggiò fortemente Goddard a riferire sul caso per il Journal. Quest'ultimo usò gli stratagemmi di Prince e del suo predecessore francese — ipnotismo a profusione. Ma non ci sono ragioni di pensare che lo psicologo abbia manipolato personalità non emerse spontaneamente, né che abbia adattato la sua versione dei fatti per compiacere Prince.

Questo non significa che Goddard non si sia servito di Bernice, quando la ragazza arrivò nel Settembre del 1921. Aveva disperatamente bisogno di buona pubblicità per distogliere l'attenzione dai problemi del dipartimento. Poco prima, durante l'anno, era stato superato un periodo critico che aveva visto il licenziamento di metà dello staff e "illazioni pubblicate sui quotidiani riguardanti le condizioni del Department of the Juvenile Research". L'assemblea legislativa aveva ridotto lo stipendio di Goddard da $7500 a $4000.(26)

La pubblicità legata a "Polly" era di sicuro una manna dal cielo. Nemmeno il messaggio principale contenuto nel libro aveva legami diretti con la dissociazione. Esso chiedeva più assistenzialità e cure che garantissero ai genitori di crescere bambini sani. Il finale comprendeva la citazione di una famosa filippica del dottor J. N. Hurty dell'Indiana sull'indifferenza dello Stato rispetto alle madri e ai loro figli: una greve parabola su come i fondi siano sempre disponibili per gli obesi, ma non per madri e bambini malati. "MORALE: diventa un obeso e sarai degno di essere salvato" (TS p.197). Goddard chiedeva il supporto dello stato alle famiglie e, di conseguenza, al Bureau of Juvenile Research.

In breve: Goddard era un comune professionista con una normalissima commistione di virtù, vizi, abilità e zone d'ombra. Dimostrerò in seguito come egli abbia detto delle bugie, ma questo non significa che l'intero caso sia artefatto. Le bugie sono grossolane, dichiarazioni per ottenere maggior successo o apparire più competente del dovuto. La mia storia è banale, gli attori sono noiosi, Goddard insipido e Bernice patetica. Ma non è una storia in cui la paziente ha simulato il suo disturbo o il terapeuta l'ha manipolato; risulta improbabile trovare una storia meno inquinata negli annali della personalità multipla.

 

I parametri del DSM III

Il DSM III definisce il disturbo di personalità multipla "presenza nell'individuo di due o più personalità distinte, ognuna delle quali dominante entro un particolare periodo" (DSM-III, p.257). Inoltre " la personalità dominante in ciascun periodo determina i comportamenti del soggetto" (DSM-III, p.259). Di Bernice e del suo alterego di quattro anni Polly, Goddard scrive che ognuna è "complessa e integrata, dotata di propri modelli di comportamento e relazioni sociali" (DSM-III, p.259). Possiamo comparare la relazione dello psicologo e le parole del DSM-III come segue.

"Le personalità del soggetto sono quasi sempre contrastanti, frequentemente sembrano essere opposte" — per esempio "una zitella tranquilla e riservata" e "un'appariscente festaiola piuttosto lasciva" (DSM-III, p.257). "Il contrasto tra le personalità era davvero marcato" (CDP, p.173). in generale Polly era "rumorosa, maleducata, capricciosa, emotiva, volubile, disobbediente, egoista, esagitata e irragionevole" (CDP, p.174). Gli aggettivi per descrivere Bernice includevano: attraente, modesta, per lo più insicura, molto acuta, di notevole intelligenza, indulgente, altruista, assolutamente sincera, di ottimo gusto nel vestire, educata, cortese, veloce e accurata nel lavoro.

"La transizione da una personalità all'altra è repentina" (DSM-III, p.257). La transizione era di solito preceduta da un sonno molto agitato o dalla trance. Per Polly "andare a letto durante il giorno consisteva letteralmente in una caduta. Se era in piedi, crollava sul pavimento come se di colpo fosse morta" (CDP, pp.175-76).

"Generalmente la personalità originale non è consapevole dell'esistenza di nessuna delle altre personalità" (DSM-III, p.257). Quando la terapia è cominciata, Bernice "non aveva alcun ricordo di ciò che accadeva mentre era Polly" (CDP, p.170).

"La personalità originale e le sue sottopersonalità rimangono in stato di coscienza per lunghi periodi" (DSM-III, p.257). Bernice "trovava difficile riorientarsi nel tempo, dopo essere stata Polly per parecchi giorni" (CDP, p.175). Invece Polly, che aveva quattro anni, non risentiva di questo problema, riprendeva semplicemente il filo della sua vita da dove l'aveva abbandonato: in piena coerenza, qualcuno dirà, con la sensibilità che del tempo ha una bambina di quattro anni.

Volgendo ora l'attenzione alle "caratteristiche associate", scopriamo che gli alterego possono differire per sesso, razza o età. Goddard riporta solo quest'ultima. "Ogni subpersonalità esibisce comportamenti caratteristici dell'età dichiarata, la quale è di solito inferiore all'età anagrafica" (DSM-III, p.257). La descrizione si adatta a Polly: "se le si chiede quanti anni ha, lei risponde quattro. E i suoi modi di fare sono coerenti con la risposta" (CDP, p. 170). Vale lo stesso per un alterego meno sviluppato, Louise, dell'età di quindici o sedici anni. "Una o più delle personalità può dichiarare di aver parlato o interagito con una o più delle altre" (DSM-III, p.258) Bernice diceva di Polly "è una mia amica che sta venendo a trovarmi" (TS, p.69). Cinque giorni dopo averla ricoverata, Goddard tentò di usare la scrittura automatica. Si trovò tra le mani una lettera di Polly che iniziava "Bernice sta

venendo a farmi visita".(27)

"Lo stress psicologico molto spesso accelera la transizione da una personalità all'altra" (DSM-III, p.258). Questo è discretamente vero nella storia di Bernice, come possiamo vedere. "Anche l'ipnosi può causare il cambiamento" (DSM-III, p.258). Per far uscire la paziente dalle versioni più irritanti di Polly, Goddard poteva far riemergere Bernice attraverso l'ipnosi. Così come per il secondo alterego, la quindicenne Louise, che "noi possiamo riportare alla coscienza usando suggestioni ipnotiche" (CDP, p.181).

Il DSM-III rileva anche come in soggetti colpiti da personalità multipla siano comuni disturbi somatoformi. Effettivamente Polly si comportava più come un'isterica tradizionale. Era quasi completamente anestesica. "Pizzicarla, pungerla con aghi o solleticarla non produceva alcun riflesso muscolare condizionato. Uno spillo conficcato sotto il pollice, proprio alla radice dell'unghia, non suscitava alcuna reazione di sorta (CDP, p.175). Subì inoltre varie forme di perdita del controllo motorio e un breve oscuramento della vista e dell'udito. Goddard commenta in modo interessante la penuria dei sintomi che il DSM-III chiama somatoformi. La persistente dispepsia "sembra sia stata piuttosto un disturbo reale". Il fatto peculiare non sono i problemi somatoformi di Bernice, "ma che non se ne presentarono più per un lungo periodo di tempo. Questo può essere giustificato dalla giovane età della paziente, dalla conseguente povertà di idee e forse anche dal fatto che eravamo estremamente attenti a non suggerirle alcun pensiero" (CDP, p.185).

In breve, Bernice era un classico esempio di personalità multipla. Ciò non significa che la diagnosi sia incontrovertibile. E' possibile riscrivere le diagnosi di qualunque caso del passato, se si sostiene che non esiste un disturbo simile. Sto solo facendo osservare che Bernice soddisfa una serie di criteri.

 

Aspettative nate negli anni '80 sulle dissociazioni

C'è un ampio consenso tra i terapisti delle personalità multiple nell'affermare che il DSM-III sottovaluti od ometta importanti tratti distintivi. "Un criterio assolutamente essenziale per la diagnosi è la presenza di amnesia. Di solito la personalità originale non è cosciente dell'esistenza di personalità secondarie".(28)

Quando iniziò la terapia, Bernice "non aveva alcun ricordo di ciò che accadeva quando era Polly" (CDP, p.170).

Di fatto, i soggetti con dissociazione studiati in tempi recenti sono altamente ipnotizzabili, per di più si sostiene congetturalmente che essi si collochino tutti sul quartile più alto della scala Stanford per la suscettibilità ipnotica. L'ipnotizzabilità è stata proposta come condizione necessaria e Bernice la soddisfa in pieno. C'è poi la questione del sonno. "I disturbi del sonno sono comunemente associati all'MPD… assieme a incubi ricorrenti e fenomeni di narcolessia o di semi-coscienza".(29)

Della ragazza mette a disagio anche solo la lettura delle turbe di cui era in balìa mentre dormiva (si veda CDP, pp.175-77). Prima di manifestare la personalità multipla, aveva risentito di gravi disturbi del sonno: era in grado di dormire per due o tre giorni di seguito, quindi attorno ai diciotto anni fu ricoverata in ospedale. La paziente ricordava inoltre problemi di sonnambulismo da quando aveva sei anni.

Molti specialisti oggi ritengono condizione diagnostica necessaria che si sviluppino più di due personalità — la doppia personalità, o doppia coscienza, sarebbe per loro un caso anomalo. Il DSM-III ammette che possano emergere più di cento identità scisse, sebbene la maggior parte degli operatori sia d'accordo nel valutare che ve ne possano essere al massimo dieci stabilmente disponibili in ogni momento. In un recente studio condotto su adolescenti con personalità dissociata, si stimava un numero medio di 24,1.(30)

I vecchi casi storici erano solamente "di doppia coscienza" perché, si sostiene, gli studiosi all'epoca non erano attenti alla comparsa di ulteriori alterego, ai quali non era dato così modo di strutturarsi. Bernice aveva almeno una terza personalità: "Con nostra grande sorpresa, appena prima di Natale", 1921, al risveglio della paziente, si manifestò un alterego di circa sedici anni. Aveva l'età di Bernice quando fu costretta ad abbandonare la scuola per ragioni di salute. Goddard prese in considerazione l'ipotesi che potesse essere una vera e propria personalità (CDP, p.181), ma si convinse che si trattasse di semplice amnesia, di una parte di lei che aveva dimenticato cosa le era capitato negli ultimi tre anni. Perciò "smettemmo di stimolarla e, dopo un periodo forse di due settimane, questa personalità non si presentò più" (CDP, p.182). Nell'articolo del 1926 Louise occupava un paio di paragrafi e non fu neppure chiamata per nome. Nel libro del 1927 ottenne invece due capitoli, 48 pagine su 215 complessive.

I terapeuti delle personalità multiple oggi possono criticare Goddard per non aver valorizzato Louise, ma essa conferma in ogni caso la clausola del "più di due". D'altro canto, grazie a Dio, Bernice era libera dalla persecuzione degli alterego che si manifestano oggigiorno nella maggioranza dei pazienti affetti da personalità multipla. Nella recente indagine condotta sugli adolescenti, "tutti i soggetti possiedono degli alterego protettivi e collerici, depressi, ansiosi o bambini".(31)"Sembrano averli sviluppati all'età media di tre anni circa". Discuterò dopo questo aspetto, quando esaminerò un'ipotetica Bernice del 1990.

Ho già esposto l'assunto della teoria sulla dissociazione difeso con maggior fermezza negli anni '80: il disturbo è causato da traumi infantili. Non c'è alcuna prova schiacciante che Bernice sia stata maltrattata o trascurata in giovanissima età, ma trascorse nonostante tutto un'infanzia terribile. I suoi fratelli morirono come mosche. La ragazza aveva una sorella gemella di nome Beatrice: erano le maggiori di dieci figli. Si profilò fin dall'inizio un problema d'identità. I genitori non riuscivano a distinguere l'una dall'altra, così la madre per errore costrinse Bernice a prendere le medicine di Beatrice. Fu questa negligenza, collera o castigo, come potremmo sentirci dire oggi da molti assistenti sociali? Con maggiore benevolenza, possiamo pensare a una madre tubercolotica costretta a badare a un marito tubercolotico e a un mucchio di figli malati. Le gemelle si ammalarono di difterite all'età di dieci anni. Beatrice morì. Bernice "sembra aver avuto un'infanzia discretamente felice, sebbene fosse cagionevole; affrontò il suo primo lutto con la morte della gemella quando aveva dieci anni" (CDP, p.182).

Il menarca di Bernice avvenne il terzo mese del tredicesimo anno di età; "fu fortemente spaventata dalla sua prima esperienza" (CDP, p.182). La tubercolosi dilagò nella famiglia, uccidendo altri due fratelli; quando la ragazza compì quindici anni, suo padre entrò in sanatorio. Durante quel periodo anche la madre contrasse la TBC, lasciando a Bernice la responsabilità dei figli malati e in punto di morte; Betty Jane, la minore, all'epoca doveva avere un anno. La famiglia si sfasciò quando anche la madre entrò in sanatorio; morì quando la figlia aveva diciassette anni. Bernice lavorò come donna di servizio in una vecchia casa fatiscente in cui sviluppò il terrore dei ladri; nel tentativo di farle vincere la paura, il suo datore di lavoro la prendeva continuamente in giro, le giocava degli scherzi, la spaventava. Arrivata ai diciotto anni ebbe un esaurimento, la cui manifestazione principale fu il sonno. Dopo l'ospedalizzazione, la pur sempre decorosa, ma sofferente Bernice fu indirizzata a una casa di carità "che accoglieva per lo più ragazze di compromessa moralità" (CDP, p.186). I traumi non mancano certamente e possiamo sospettare Goddard di essere un insensibile quando afferma che tutto andava bene prima dei dieci anni, solo perché non può richiamare alla mente avvenimenti spiacevoli anteriori.

In aggiunta al maltrattamento e alla negligenza, ora di norma ci si aspetta che un paziente affetto da dissociazione abbia subito violenti abusi sessuali, generalmente da una persona di fiducia. Goddard lo nega, ma molti lettori del suo resoconto potranno inferire che Bernice è stata molestata sessualmente e con ogni probabilità violentata dal padre all'età di quattordici anni. Se oggi Goddard pronunciasse la sua relazione durante un convegno, egli sarebbe zittito a suon di fischi dagli attivisti presenti in sala.

 

Allucinosi Incestus Patris




In associazione a questi [sintomi isterici minori], comparivano altre manifestazioni che ci si possono aspettare in un paziente psicogeno: per esempio, un caso di transfert accentuato, il quale finì repentinamente così come aveva avuto inizio. La vita sexualis si esprimeva attraverso un'allucinosi incestus patris. Particolare piuttosto insolito per la durata e per il fatto che ricorreva in ognuna delle tre personalità e sotto ipnosi. Nella casa in cui alloggiava prima di arrivare da noi, la ragazza aveva parlato della cosa, la quale mi fu riferita dai suoi tutori come una tra le tante esperienze infelici capitatele. Mi raccontò la vicenda durante il secondo giorno [il primo giorno Polly aveva preso il sopravvento], mentre stava vivendo con ogni evidenza un evento immaginato durante il sonno irrequieto che abbiamo descritto. Erano presenti molti indizi che facevano credere fosse una realtà effettiva e non un'allucinazione. Tuttavia il trovarsi in una fase di isteria, dove, come dice qualcuno, non riscontrare questo tipo di allucinazioni è l'eccezione piuttosto che la regola, si associava alla dichiarazione della ragazza che la violenza era avvenuta quando aveva quattordici anni, ma che non ne aveva mai parlato con nessuno fino ai diciannove anni e mezzo: tutto ciò mi obbligò a propendere senza indugi per l'ipotesi allucinatoria. Anche davanti alla costante ripetizione del tema da parte di tutte le personalità, come già sottolineato. [CDP, p.185]

Non sono al corrente di un caso più esplicito di "negazione" dell'incesto da parte di un professionista. Ogni dettaglio rende probabile (per noi nel 1991) che Bernice abbia detto la pura e semplice verità. Il silenzio della ragazza era prevedibile e non costituisce in alcun modo una prova. Durante il sonno ipnotico, ella non solo parlò dell'episodio, ma lo mise anche in scena. Per riportarlo alla coscienza non ci fu nemmeno bisogno dell'abreazione: al contrario. Aveva già affrontato l'argomento in "casa" e fu praticamente la prima cosa di cui parlò al Bureau of Juvenile Research. Bernice e i suoi alterego resistettero valorosamente all'aperto scetticismo dello psicologo.

Quando si leggono gli scritti di Goddard ci si sente sempre più a disagio. Nell'articolo pubblicato sulla rivista specializzata, è mantenuta la perifrasi "vita sexualis", di modo che l'indicibile peccato è nominato solo in Latino. Il libro invece omette del tutto la vicenda. Qui troviamo sorprendenti particolari, assenti nella relazione. Polly iniziò a imporre un nome femminile a tutte le persone che vedeva al dipartimento: a Goddard era toccato "Sarah". Tuttavia dopo qualche tempo la paziente arrivò a chiamare il suo terapeuta "daddy", sia che la personalità dominante fosse Polly, sia che fosse Bernice (TS, p.153). L'unico episodio che fece sospettare Goddard di eventuale simulazione (cui abbiamo accennato più sopra) si verificò quando anche Louise lo chiamò "daddy" e poi si scusò dicendo "Oh! Lasci perdere, sono spiacente". Oggigiorno uno psichiatra con una paziente che afferma chiaramente di essere stata violentata dal padre a quattordici anni, non prenderebbe così alla leggera un transfert del genere. Né citerebbe senza alcun commento l'esclamazione che Bernice gli rivolse "Papà, farò come vuoi" (TS, p.161). La frase è estratta da un sogno fatto tra il 2 e il 3 Ottobre 1921, riportato senza note nell'Appendice C del libro; la ragazza si trova all'Hotel Statler di Cleveland e ha in programma di andare a teatro. "Mr. B era suo padre" — dice, menzionando il nome del padre adottivo di sua sorella minore. Un uomo "vestito da guardia, con una divisa antiquata" le spara alle spalle (TS, p.238).

Ai nostri giorni un terapeuta incentrerebbe gran parte dell'analisi sull'incesto. Goddard credeva che l'attrazione dimostrata da Polly per le caramelle facesse parte del modo di giocare della piccola. Ma forse il fascino per i dolciumi non era un indice così positivo. Bernice subì il suo primo cambio di personalità descritto nelle cartelle cliniche il 10 Settembre 1921 — mentre mangiava delle caramelle. Nei resoconti di abusi su minori, essere ricompensati con dolci dopo le molestie è un tema talmente ricorrente che ne andrebbero studiati gli effetti nella vita dei pazienti.

In ogni caso, possiamo stare abbastanza sicuri che oggi il ricordo emerso verrebbe rinforzato, di modo che per la mente di Bernice l'incesto rimarrebbe parte stabile nella storia della sua vita. Il procedimento adottato da Goddard fu esattamente l'opposto. Invece di promuovere il ricordo delle violenze paterne, egli le convertì in fantasie autocoscienti. "E' ovviamente importante arrivare alla verità perché se non si tratta di un'allucinazione, questo può essere un elemento importante per determinare la causa del disturbo, mentre se lo è, dobbiamo considerarlo un effetto e non una causa. In definitiva, fui portato ad adottare, credo, la procedura che rese esplicito l'accaduto" (CDP, p.186).

Perché Goddard era così scettico? Lo psicologo pensava che la messa in scena fosse "incompleta", nella misura in cui, sebbene egli all'inizio "avesse paura che altri studiosi avrebbero potuto scoprire la verità" (CDP, p.186), i discorsi e le azioni della paziente, compiuti durante il sonno ipnotico, erano abbastanza fraintendibili senza che si fosse a conoscenza dei racconti sull'incesto fatti da lei in precedenza. Goddard si convinse in un secondo tempo che la vaghezza "non era dovuta alla sensibilità della paziente, quanto piuttosto alle falle del suo racconto".

Procedette come segue. Evitò tutte le "domande tendenziose" e




di dare l'impressione di tenere in gran conto il problema. Seguii la strategia di porle una domanda per volta, a distanza di giorni, finché non fui sicuro di aver ottenuto da lei la versione completa della vicenda, così come l'aveva formulata nella sua testa.

La storia che ne venne fuori era chiaramente l'immaginazione di una persona totalmente ignorante perfino dell'anatomia umana: qualsiasi ipotesi di realtà sarebbe assurda. Quando in seguito glielo spiegai, basandomi su un sogno, lei ammise che avrei potuto avere ragione. [CDP, p.186]

Qual'era allora l'origine della "fantasia"? Un anno prima di entrare in terapia con Goddard, la ragazza ebbe una crisi parziale e fu ospedalizzata. A volte dormiva per due o tre giorni di seguito. Dopo il ricovero fu indirizzata a una casa di carità semipubblica "che perlopiù accoglieva ragazze di compromessa moralità, le quali erano aiutate a tornare a una vita normale". La paziente confessò di non saper niente di "certe cose" e per questo fu presa in giro dalle altre compagne.




Erano fatti di continuo vaghi accenni sia dalle ragazze che dai loro sorveglianti. Sull'argomento non le fu fornita alcuna informazione reale [così ipotizza Goddard in modo infondato]. Questa sembra essere la strada maestra per sviluppare paure e fantasie, per risvegliare desideri anomali, senza conoscenze o spiegazioni reali a fare da contrappeso. Nel suo indebolito stato fisico, è forse comprensibile che la ragazza abbia potuto sognare che le sia accaduto qualcosa. [CDP, p.187]

 

L'origine di Polly

Goddard pensa di sapere da dove fosse nata la personalità di Polly. Quando abitava nella detestabile casa di carità per ragazze problematiche, Bernice andò a trovare la sorella minore Betty Jane, la quale aveva all'epoca quattro anni ed era stata affidata a una famiglia serena e benestante. Quella casa rappresentò "un ideale dove la giovane si sentiva protetta e amata, dove poteva avere tutto quello che un bambino avrebbe potuto desiderare" (CDP, p.189). Bernice era in visita lì quando cominciò a sviluppare la dissociazione. La ragazza "desiderò molte volte di trovarsi al posto della sorella, senza dubbio lo sognò giorno e notte" (CDP, p.189). Inoltre aveva un'altra sorella di nome Pauline che morì all'età di undici anni: "Polly" è una sorta di amalgama tra le due.

L'ipotesi è assolutamente implausibile. Nel suo rapporto, Goddard potrebbe aver sommato l'osservazione che Betty Jane era stata adottata, al nome modificato a cui l'identità di quattro anni rispondeva. Oggi la strategia terapeutica standard è piuttosto differente. Si sarebbe congetturato che il personaggio di Polly fosse un "amico immaginario", vale a dire, un Peter Pan di quattro anni mai cresciuto. Le attuali teorie sostengono che gli alterego bambini di età rappresentino altrettanti stadi del paziente quando aveva anni — forse delle fantasie su di sé all'età n. Altrimenti: essi sono compagni di gioco immaginari del bambino, sviluppati attorno all'età n. Gli amici immaginari sono di solito positivi — i bambini che ne hanno sono più felici dei bambini poco fantasiosi che non ne hanno.(32)

Tuttavia si pensa che, sotto la pressione di traumi eccessivi, un compagno di giochi immaginario possa diventare sempre più reale fino ad assumere per il bambino un ruolo fisso e, alla fine, un alterego latente.

 

La terapia di Goddard

Chiaramente l'abreazione non fu il nocciolo del lavoro condotto da Goddard su Bernice, tuttavia essa fu utilizzata in tutte le occasioni di indagine del passato. Il tentativo di ricostruire la memoria attraverso il dialogo e l'ipnosi è una procedura standard di tutti i modelli terapeutici a disposizione di Goddard, inclusi quelli di Prince, Binet e Pierre Janet. Lo psicologo aveva inoltre, come tutti loro, un'idea molto chiara di ciò che la cura doveva essere: essa avrebbe dovuto "portare le due personalità a sintetizzarsi in una forma normale" (CDP, p.180). Il paradigma del terapeuta era l'integrazione, non l'esorcismo, nonostante la convinzione, citata più sopra, che gli eventi rimossi non avessero effetti sulla personalità.

Goddard sperimentò tre tipi di terapia. Per prima cosa tentò di "far crescere" Polly, con l'aspettativa che la bambina si fondesse con Bernice, una volta compiuti i diciannove anni. La prova fu eseguita attraverso suggestioni ipnotiche quando Polly era addormentata. La regressione sotto ipnosi è vecchia almeno quanto l'ipnosi stessa, e fu anche uno degli elementi promotori dell'idea che l'abreazione potesse portare alla luce eventi accaduti durante l'infanzia o l'adolescenza. Ma la progressione non dette i risultati sperati e Polly il più delle volte si rifiutò di raggiungere l'età anagrafica di Bernice. "In momenti diversi della sua storia, la paziente raggiunse gli otto e i dieci anni: attraversò quasi ogni anno dell'intervallo per brevi periodi. Di solito, comunque, si presentava come una quindicenne" (CDP, p.174). Seduta dopo seduta, mentre Polly dormiva, Goddard la portò a crescere di sei mesi per volta; mentre stava scrivendo l'età dei suoi fratelli e sorelle, la ragazza attribuì alla gemella diciannove anni, quindi si convinse per deduzione di averne diciannove anche lei. In futuro sorvolò sull'argomento. (Questo dovrebbe suggerire al nostro lato più scettico che Polly non faceva altro che stare al gioco). Mantenne un'età compresa tra i quindici e i diciannove anni per alcune settimane (raggiungendo il livello quindici sulla scala di Binet, mentre quando credeva di avere quattro anni era sotto i quattro punti sulla "scala dell'età mentale"). La Polly più vecchia non era affatto come la docile Bernice, ma semplicemente "rumorosa, maleducata, capricciosa, emotiva, volubile, disobbediente, egoista, esagitata e irragionevole" come prima. In breve, un tormento. Poi si risvegliò assumendo l'identità di Bernice, la quale fu conservata stabilmente per un po', ma non c'era la ben che minima possibilità che la sintesi fosse avvenuta.

Il secondo metodo fu di ipnotizzare Polly ogni volta che si manifestava e impartirle l'ordine di lasciare il posto a Bernice, una volta sveglia. La bambina eseguiva il comando, ma continuava a ripresentarsi. Inoltre Polly non sopportava l'intera faccenda e si rifiutava di dormire per paura che avrebbe sentito la mancanza di qualcosa.

Alla fine Goddard smise di cercare di raggirare Polly e tentò invece di farla collaborare. Le disse che era "brava" solo quando era Bernice. Polly domandò di sapere di più sulla sua identità più vecchia e Goddard acconsentì a presentargliela nel sonno. Una volta ipnotizzata, il terapeuta le disse che avrebbe saputo tutto di Bernice e se ne sarebbe ricordata anche da sveglia. La bambina lo fece. Goddard attuò poi il processo inverso. Bernice e Polly furono rese, nel gergo attuale, "co-coscienti". Da quel momento ci furono parecchi sviluppi. Quando la paziente si svegliava al mattino era generalmente "se stessa", ma assumeva sempre più i tratti di Polly con l'avanzare delle ore e della stanchezza. Emerse inoltre Louise, di cui abbiamo parlato, alla quale non fu permesso di svilupparsi, se si tiene fede all'articolo di Goddard, ma che nel libro sembra quasi avere vita propria. Da quando si conobbero, Polly e Bernice perlopiù collaborarono spontaneamente fino ad arrivare a una certa unità al di là della loro distinzione di fondo. Polly accettò gradualmente di scomparire, proprio nel periodo della relazione del 1926, che era com'era, nonostante la misteriosa osservazione che "ci fu, è vero, un gran numero di episodi che non abbiamo il tempo di raccontare in questa sede" (CDP, p.182). Nel libro è riportato un numero più ricco di elementi, riguardanti in particolare Louise, ma è senza dubbio chiaro quale sia la posizione di Goddard.

 

Le terapie negli anni ‘80

I terapeuti della personalità multipla aderiscono ai paradigmi psichiatrici più diversi, ma la loro pratica è più omogenea dei loro percorsi formativi. Integrazione, sintesi e fusione sono le parole d'ordine delle terapie moderne. Gli abusi su minori hanno dominato in modo crescente le diagnosi, l'eziologia e le strategie di trattamento delle dissociazioni. Perciò l'abreazione degli episodi traumatici infantili è diventata, nonostante tutto, sempre più centrale negli orientamenti terapeutici dei medici.

Nessuno tenterebbe oggi la tecnica di progressione dell'età, che Goddard usò per prima con Polly. Un ristretto gruppo di specialisti avrebbe impiegato una versione leggermente più sofisticata dell'ipnosi per "insegnare" alla bambina a non presentarsi. Al contrario, la terza tecnica adottata da Goddard anticipa la pratica moderna. Lavorare in collaborazione agli alterego. Cercare di renderli co-coscienti. Quando è possibile, "farli parlare" tra loro, assumendo che gli altri "siano in ascolto". Contrattare con ciascuno quale ruolo giocherà nell'immediato futuro o in quali momenti non dovrà interferire con la vita degli altri. Le moderne personalità dissociate si presentano di solito assieme a uno o più alterego violenti. Il suicidio — inteso come omicidio interiore, in cui un alterego uccide il corpo per assassinare un altro alterego — è considerato un vero pericolo. I patti stipulati all'inizio sono ingiunzioni precise di non far del male a nessuno. In seguito si incoraggiano relazioni di reciproca cura tra gli alterego, così da rendere la sintesi volontaria per ogni identità: nessuna di loro viene "uccisa". Alcuni operatori ritengono che eliminare un alterego, quanto piuttosto assimilarlo, rappresenta in ogni caso una sorta di assassinio.

La metafora dell'uccisione può sembrare troppo forte, ma era molto diffusa ai tempi di Goddard. Quando diede la notizia ai cronisti il 1 Dicembre 1921, lo psicologo acquisì pubblica fama assieme al caso. Un articolo di prima pagina del Columbus Citizen recitava nel sottotitolo "Uno scienziato di Columbus sta ‘uccidendo' l'anima di una bambina".

Il pezzo continuava: "La scienza sta lentamente, ma inesorabilmente uccidendo Polly R. qui allo State Bureau of Juvenile Reserch. In compenso, la scienza sta senza dubbio salvando la vita di Bernice R., 19 anni".(33)

Il quotidiano che trattò la notizia in maniera più sensazionale, l'Ohio State Journal, riportò un totale successo il 13 Gennaio 1922, titolando "E' morta Polly R.: Bernice di nuovo normale":




E' morta all'Ohio bureau of juvenile research — Polly R. aveva quattro anni. Non ci sarà servizio funebre per lei, che non ha mai avuto un corpo. Era la bizzarra seconda personalità che da mesi cercava di rubare il corpo a Bernice R., di Cleveland. Non ci sarà nessuno a piangere il suo trapasso.(34)

 

L'anima risultante

Si può prevedere che una Bernice curata negli anni ‘80 sarebbe differente da quella degli anni '20 in due modi. Per prima cosa, la paziente sarebbe sottoposta a una terapia attraverso cui si manifesterebbe e strutturerebbe un gran numero di personalità. Si può stare quasi sicuri che molti terapeuti rintraccerebbero un aiutante e un persecutore tra i diversi Sè. E' vero che, dopo la fusione, alcuni soggetti prima dissociati dimenticano molti degli eventi accaduti in terapia, cosicché anche gli alterego notevoli svaniscono dalla memoria. A quanto pare, comunque, la maggior parte dei pazienti ricomposti dalla fusione ricordano almeno cinque o dieci alterego persistenti e ricorrenti. Questo non è positivo perché gli alterego sono identità fisse, con tratti caratteriali bizzarri, ma non originali: ciascuno di essi è uno stereotipo o, qualcuno direbbe, un personaggio TV, pronto a entrare in conflitto con gli altri personaggi. Il cambio di personalità oggi avviene in modo più veloce e inaspettato rispetto a prima. Nel passaggio da un alterego all'altro non è necessario intercorra un intervallo di sonno o la trance. Il modello seguito è quello dello "zapping" televisivo. Ci sono pochi dubbi che Bernice negli anni '80 sarebbe molto simile a com'era e, di certo, sarebbe un'accanita telespettatrice — ho fatto notare più sopra le reiterate richieste di andare allo "show", cioè al cinema, e il sogno in cui andava a teatro in abito da sera. Una Bernice entrata in cura negli anni '80 si ricorderebbe un gran mucchio di identità standard, ognuna delle quali associata a un trauma, di solito infantile.

Inoltre la Bernice degli anni '80 affronterebbe una terapia abreativa accurata sull'episodio dell'incesto paterno e quasi certamente riporterebbe alla coscienza altre precedenti molestie sessuali del padre, di un parente o di qualche altro affidatario. Non saremmo sorpresi di trovare in lei il ricordo di aver ricevuto delle caramelle come ricompensa, dopo essere stata palpeggiata all'età di quattro anni. E non mancherebbe un buon grado di attenzione per i traumi non legati alla sessualità, di cui la sua famiglia era fornitissima. In breve, la Bernice nata negli anni '80 avrebbe oggi, nel 1991, un anima diversa rispetto a quella che la Bernice anni '20 aveva nel 1930. Ricordi fondamentali per la sua identità sarebbero essenzialmente differenti, sia nella varietà di alterego che la terapia risveglierebbe, sia nella memoria di avvenimenti legati al suo passato.

 

Realtà storica: l'incesto

Quali ricordi sono veri? Quelli della Bernice anni '30 o quelli della Bernice del 1991? "Non lo sapremo mai!". Al contrario, io credo si possa arrivare a stabilire che alcuni ricordi sono veri, alcuni falsi e molti altri né veri né falsi.

Partiamo dall'incesto. La Bernice del 1991 sa di essere stata molestata dal padre e ha lavorato in dettaglio su episodi vividi e traumatici, rivivendo il dolore e, alla meglio, facendo pace con il passato. La Bernice del 1930 crede quasi del tutto che l'incesto sia una fantasia e comprende da dove questa si sia originata. Ma cosa successe veramente? Com'è noto, Jeffrey Masson mise alle strette l'autocompiacimento della psicoanalisi, sostenendo che, quando Freud ritrattò l'affermazione secondo cui i suoi pazienti avevano dovuto sopportare incesti reali durante l'infanzia, il padre della psicoanalisi aveva preso in giro se stesso, se non peggio.(35)

Non condivido l'avversione per Freud, diventata di moda negli ultimi tempi. Sono certo che la Vienna del fin-de-siècle era piena di rapporti sessuali tra familiari, traumatici per i bambini.(36)

Sappiamo che negli ultimi anni si è verificato un gran numero di abusi sessuali sui membri più piccoli della famiglia da parte dei più anziani, a cominciare dai fratelli — forse i molestatori mediamente più assidui — fino a genitori, nonni e parenti di diverso grado. E sono sicuro che la piccola cittadina dell'Ohio agli inizi del secolo non era migliore di Vienna o della città attuale. Eloquente è una frase di Goddard, citata prima: "Abbiamo a che fare con una fase di isteria dove, come ha osservato qualcuno, non trovare questo particolare tema allucinatorio è l'eccezione piuttosto che la regola". Affermazione sbalorditiva. La confraternita di medici e psicologi attorno a cui Goddard ruotava stava dichiarando che, esclusi alcuni casi eccezionali, ogni singolo paziente isterico (o solo le donne?), durante una certa fase, rivendicava di aver subito l'incesto da parte del padre. E che questa era un'allucinazione.

Quasi all'unanimità queste donne credevano di essere state molestate incestuosamente. Fatto che non potevano aver assimilato dai rotocalchi né da nulla che all'epoca fosse sotto gli occhi. Oggi è cosa comune: lo psicologo deve stare all'erta per distinguere gli eventi solo immaginati, ma nel 1921 questa attenzione era meno necessaria. Spontaneamente, sembra, e senza collusioni, tutti i pazienti dicono di essere stati violentati. Ci sono solo due spiegazioni. La maggior parte di loro era effettivamente vittima di incesto — oppure è in gioco qualche motivazione psichica che generi fantasie simili quando un soggetto si trova in un certo stato. Freud formulò una teoria in cui una determinata motivazione ricopre un ruolo plausibile. Goddard non elaborò alcuna teoria. Egli mise a confronto i due poli opposti: o i racconti sono veri, oppure nella mente delle donne malate esiste una motivazione completamente misteriosa e inspiegabile che le spinge a immaginare di essere state violentate dai loro padri. La confraternita si rifiutò in modo categorico di credere ai pazienti. Secondo la mia impopolare opinione, il diniego dei freudiani era comprensibile — ma il rifiuto di quelli come Prince e Goddard fu del tutto disonesto.

Perciò ritengo che con buona probabilità il racconto di Bernice sull'incesto paterno fosse storicamente vero. Ma nulla è semplice. La vecchissima e relativamente ingenua concezione dell'incesto padre-figlia si ferma ai rapporti sessuali completi. Dalla metà degli anni '70 la parola "incesto" è stata sempre più usata per riferirsi a varie espressioni di abuso perpetrate dai genitori. I rapporti completi sono relativamente rari rispetto ai diversi tipi di "palpeggiamenti". La psicoanalista che ha fondato la scuola della personalità multipla, Cornelia Wilbur, va oltre: "l'esposizione cronica a manifestazioni o atti sessualmente orientati durante la prima e seconda infanzia sono da considerare abuso. Questo accade quando i genitori insistono che il bambino dorma nel letto coniugale fino all'età di 8 o 9 anni".(37)

Alcuni fratelli di Bernice, e probabilmente lei stessa, avranno dormito con i genitori. Dove avrebbero dormito altrimenti le famiglie povere e numerose? Ma certamente non era di questo che parlava Bernice, tuttavia ciò di cui parlava può non essere definibile con chiarezza. Comunque sia, perché non crederle? Solo perché la sua descrizione dell'accaduto non coincide con l'idea di Goddard su come si debbano avere rapporti sessuali? Sotto la tutela dello psicologo, Bernice arrivò a credere che i suoi ricordi fossero allucinazioni. Dopo aver concluso la terapia, la paziente possedeva ciò che credo fossero false credenze riguardo a elementi di fondamentale importanza nel suo passato. La sua anima aveva una falsa coscienza, ricordi non veritieri — almeno, se la terapia di Goddard aveva funzionato così bene come egli sosteneva.

 

Realtà storica: gli alterego

Noi immaginiamo che nel 1930 Bernice avesse memoria di una Polly con cui aveva fatto pace. Nel 1990 la ragazza si ricorderebbe un gran numero di alterego, ciascuno legato a qualche esperienza traumatica, accaduta perlopiù nei primi anni di vita. Nel 1990 questo sarebbe parte strutturante della sua personalità. Si supponga che una schiera esattamente simile di alterego avrebbe potuto svilupparsi negli anni '20. La Bernice storica possiede una falsa coscienza perché non è venuta a sapere di questi alterego, ma solo di Polly?

Penso di no, ma prima bisogna fare un'altra distinzione. Gli scettici hanno sempre portato avanti la tesi che gli alterego siano il prodotto della relazione tra terapeuta e paziente. L'interazione porta i due a moltiplicare.

Devono essere rilevate tre differenti posizioni:

  1. Ogni alterego è iatrogeno.
  2. La maggioranza o molti degli alterego sono un prodotto della terapia, ma non tutti: solo i casi che ne presentano un numero superiore a 100.
  3. La schiera di alterego al completo è una parte reale della struttura identitaria del paziente.

Gli scettici sostengono la (a). Nel gruppo dei medici pro-dissociazione si preferisce la (c). Per ovvie ragioni. I membri della scuola vedono nella (b) un pericolo. Se si ammette che alcune personalità sono il risultato dell'accoppiata medico-paziente, si arriverà pian piano ad accettare la (a). Allo stesso modo, gli scettici sono spaventati dalla (b). Temono che, una volta concessa la (b), tutto sarebbe permesso. Eppure io ritengo che la (b) sia notevolmente plausibile.

La scuola della personalità multipla ammette che i pazienti non entrano negli ambulatori portandosi dietro una folla di alterego. Essi devono essere accuratamente stanati. Non dobbiamo affatto pensare che la suggestione sia la norma. Dobbiamo solo immaginare che, dopo qualche tempo, invocare un nuovo alterego da mettere in relazione con un problema, il quale viene affrontato con la tecnica abreativa, diventa quasi una routine. Stranamente, si afferma che i caratteri degli alterego sono così intensi che solo un grande attore saprebbe interpretarli. Non sto dicendo che i pazienti recitano. Tuttavia l'argomentazione è fallace. Recitare personaggi standard è facile. Più che assumere dei ruoli, il paziente ci si può gradualmente calare. E' evidente che il terapeuta entra in gioco col suggerimento che avere un numero elevato di alterego è una cosa positiva. "Quanti siete?" — questa è la domanda di partenza. "Ora, mentre parlo con Terminator, voglio che tutti mi stiate a sentire, anche quelli che non si sono ancora rivelati".

Le mie osservazioni non sono scettiche rispetto ai primi alterego come Polly. Ho reso chiara la mia posizione — Bernice era una personalità multipla quando entrò al Bureau of Juvenile Research. Né sono scettiche rispetto alla pratica moderna di moltiplicare le personalità. Può essere una preziosa strategia per abreagire velocemente una complessa serie di traumi. Sono abbastanza felice di convenire con uno dei leader della scuola, Richard P. Kluft, che molti degli alterego sono prodotti spontaneamente dal paziente nel corso della terapia e sono in questo senso non iatrogeni.(38)

Dall'altro lato, se il paziente non si fosse sottoposto a questo tipo di terapia, non sarebbe mai divenuto cosciente di così tanti specifici alterego.

Che differenza fa? Per capirlo abbiamo bisogno di una formulazione puramente filosofica della questione. Non è né vero né falso che Bernice possedeva una personalità strutturata con più di uno o due alterego quando entrò in terapia. E' vero che la ragazza aveva almeno un alterego di nome Polly nel Settembre del 1921. E' vero inoltre che se si fosse sottoposta a trattamento negli anni '80, avrebbe attestato la presenza di moltissimi alterego. Se preferite, le personalità multiple come Bernice possiedono un'anima che ha la potenzialità di svilupparsi in quella maniera, con gli adeguati rinforzi. Non c'è "attualità" in Bernice, ma solo potenzialità, condivisa con ogni altro soggetto che presenti dissociazione. Credo che se Polly avesse conosciuto Gesù nell'anno 32, sarebbe saltata nell'anima di un maiale di Gadara e sarebbe corsa ad affogarsi nel mar di Galilea, ma anche questo non è "attuale" in Bernice. Si tratta di un qualche tipo di suggestionabilità. Quindi, io sostengo, nel 1930 Bernice soffriva di falsa coscienza non perché fosse venuta a conoscenza solo di un alterego sviluppato nel passato, chiamato Polly. Sotto questo punto di vista, non ha importanza l'attualità che le altre identità le fossero nascoste dalla falsa coscienza. Non c'era alcuna realtà psicologica che le fosse celata. "Conosci te stesso" può essere un imperativo morale, ma non "Conosci i tuoi te stesso".

Di sicuro su un punto c'è una certa differenza. Per un soggetto dissociato, è probabile che il metodo più facile per abreagire eventi repressi sia di evocare un alterego per ciascun trauma. Se è utile, possiamo ricercare una gran folla di alterego, ma non perché essi siano una parte intrinseca di Bernice, all'opposto della loro potenzialità. Piuttosto perché senza di loro è improbabile che la paziente avrebbe riportato alla memoria avvenimenti per lei di grande rilievo.

In breve: nel 1930 alcuni importantissimi ricordi di Bernice erano falsi. Inoltre non aveva richiamato alla mente fatti del suo passato che negli anni '80 una terapia avrebbe cercato di far riemergere. Ma ignorare la struttura della personalità che si sarebbe ottenuta attraverso le cure in stile ‘80, non equivale a ignorare significativi dati di fatto sulla propria identità.

 

La falsa coscienza

 

Cosa c'è di sbagliato nell'avere una falsa coscienza? Supponiamo che il padre di Bernice non fosse morto quando la ragazza aveva diciassette anni e Betty Jane era una neonata. Molti scommetterebbero la camicia che a un certo punto l'uomo avrebbe tormentato Betty Jane. Se così fosse, Goddard avrebbe provocato gravi conseguenze. Bernice, che sarebbe stata in grado dare l'allarme, è ora messa a tacere. Non si ricorda più ciò che una volta sapeva. Ma non è la falsa coscienza ad essere sbagliata. Sbagliato è il fatto che Bernice sia stata privata di un'informazione di cruciale importanza per la piccola Betty Jane.

Le false credenze riguardo al passato di qualcuno possono avere conseguenze meno drammatiche. Molti di noi trovano imbarazzante l'essere contraddetti, anche su argomenti senza importanza. Ma nella storia, così come l'abbiamo raccontata, non ci sono sopravvissuti che possano contraddire Bernice. La sorella Pauline morì all'età di undici anni. Se avesse cominciato una terapia negli anni '60, sarebbe stato diverso. Bernice avrebbe avuto circa cinquant'anni, e di certo una crisi di mezza età, per cui le sarebbe stato difficile ignorare o nascondere a se stessa le notizie sul dilagare dell'incesto: sarebbe potuto ritornare tutto il suo antico terrore.

Nella vicenda realmente accaduta, comunque, Betty Jane è al sicuro (speriamo) nella sua famiglia adottiva e quasi tutti gli altri sono morti. E' il 1991; mentre do il resoconto dello stato di salute di Bernice, mi aspetto che lei sia morta prima che i casi di incesto raggiungessero le prime pagine dei giornali. Non intervenne alcuna circostanza che favorisse una dissonanza cognitiva. Qualcuno può pensare che nella mente della donna il ricordo dell'incesto sarebbe potuto erompere pericolosamente ancora una volta. Non credo abbiamo ragione di ritenere che questa eventualità sia più o meno probabile rispetto a quella di una ricaduta dopo una terapia conclusa nel 1991. Di ricadute se ne registrano molte.

Non si possono avanzare argomentazioni utilitariste per dimostrare che la falsa coscienza di Bernice nel 1991 sia una cosa negativa. La donna ha violato l'antico imperativo "Conosci te stesso". E allora? Bernice possiede un'anima coerente. Funziona, o almeno così ci hanno detto. Di quale miglior verità ha bisogno? Il terapeuta dirà, forse, nessuna. E' soddisfatto per aver riportato Bernice a una vita quasi normale.(39)

Il pragmatico dirà che non c'è bisogno di una qualche verità "storica": l'anima di Bernice funziona.

Ci sono seri motivi per rimanere cauti. Bernice, e di conseguenza Polly e Louise, possiedono una convinzione riguardo al padre sedimentata nel profondo, rimossa per opera di un'altra figura paterna che per un po' hanno chiamato "Daddy". Secondo il parere di molti terapeuti, perfino se fosse stata una fantasia, la distruzione dell'orribile credenza riguardante il padre, operata da un altro "papà", avrebbe lasciato ogni sorta di cicatrici nascoste nell'anima della paziente, riducendo a zero l'autostima e togliendo fiducia a ogni spinta interiore verso la consapevolezza di sé.

Una ragione pratica per dubitare che l'anima di Bernice abbia di fatto "funzionato". Ma mi tormenta una questione ulteriore. Abbiamo tutt'altra concezione dell'anima e della consapevolezza di sé. Quali sono i suoi fondamenti? Essa proviene senza alcun dubbio da credenze e sensibilità profondamente radicate su cosa sia un essere umano completamente sviluppato. Ereditiamo la tradizione aristotelica della teleologia, delle cause finali per cui un individuo esiste e si trasforma in una persona completa. Ereditiamo una tradizione nominalista, in accordo con la quale pensiamo che l'identità personale sia formata dalla memoria. Qualsiasi forma di amnesia viene considerata una perdita parziale della propria identità; e quanto di peggio se viene sostituita da un ricordo fittizio, una non-identità.

Va fatta poi una considerazione supplementare, legata al tipo di materiale presente o assente nella falsa coscienza di Bernice. Coscienza costruita nel mondo maschilista del professor Goddard, in cui i padri non molestano mai le loro figlie. La paziente diventò un'impiegata part-time ordinata e cortese. Ogni possibile autonomia della donna, già abbastanza debole, è stata di fatto annichilita. Le cose non andrebbero meglio nel 1991. Ma con la coscienza che acquisirebbe ai giorni nostri e il serio supporto di altre donne, avrebbe almeno la possibilità di trovare un'identità che fosse vera e allo stesso tempo la valorizzasse. Guardiamoci dai luoghi comuni: nessuno ha la certezza che la paziente nel 1991 condurrebbe una vita migliore a dispetto della difficoltà e della confusione derivate da una consapevolezza più profonda. Una coscienza più vera può rivelarsi un letto di cardi: la falsa coscienza della Bernice reale era piena di spine, ma è al confronto un giardino di rose.(40)

 

Aspettando Goddard

Quando esaminiamo materiale psicologico, tendiamo a non valutare il ruolo del terapeuta, eccezion fatta per il raro caso di un gigante come Freud. Goddard è uno psicologo come tanti. Nelle fotografie scattate quando era nel fiore della giovinezza, Henry Herbert Goddard (1866-1957) è severo, vigoroso, con una folta chioma di capelli. Anni più tardi, appare più rilassato e completamente calvo. Educato in famiglia alla religione quacchera e ad Haverford, sviluppò un forte senso della correttezza. Inventò il termine tecnico moron per definire coloro i quali registravano un'età mentale tra gli otto e i dodici anni sulla scala di Binet. E quando anche lui fu chiamato "moron" dall'inserviente di un vagone di prima classe, si mostrò divertito, rivelando di avere senso dell'umorismo. Nel 1887, quando era ricercatore alla University of Southern California, fondata poco tempo prima nonostante il nome ambizioso, fu l'uomo che portò il football in California. Ora un possibile motivo di fama: fu il primo allenatore di quelli che in futuro sarebbero stati i Trojans. Scalò con passione le montagne di Europa, Colorado e British Columbia. Aveva per il nudismo più che un interesse passeggero e soffriva di costipazione cronica. Era affascinato dall'Egitto, dalle cinque gemelle Dionne e voleva compiere una spedizione al Polo Nord. Passò gli ultimi anni a Santa Barbara, dopo aver acceso una dura lotta contro le politiche di pensionamento della Ohio State University. All'età di ottantadue anni, pubblicò un libro sui bambini dell'era atomica. Ad ottantasette, nel 1953, fece il giro completo dell'Alaska con la seconda moglie e al ritorno percorse gran parte della strada che sale su Mount Rainier. Morì in pace all'età di novant'anni.(41)

Una vita felice, ma… Ebbe una grossa influenza su un pezzo della storia americana di cui oggi nessuno è orgoglioso. Il suo libro più famoso fu Kallikak family, pubblicato nel 1912 e nato dalle osservazioni compiute su una ragazza della Vineland Training School, New Jersey, che aveva la madre dotata di normale intelligenza, ma il padre ritardato.(42)

"Kallikak" è un neologismo usato per indicare l'unione di bene e male (dal Greco kalos kakos). Goddard rilevò che per sei generazioni la famiglia paterna era stata composta da ritardati e usò la rilevazione per stabilire che l'intelligenza e l'insufficienza mentale sono caratteri fortemente ereditari. Peggio, secondo la sua tesi la frenastenia è dominante, perciò se un ritardato si accoppia con un normodotato la linea di discendenza è condannata alla stupidità.

Goddard divenne un eugenista fervente, ottenendo, se possibile, più risultati del suo predecessore quacchero Francis Galton, fondatore del movimento per l'eugenetica. Favorì la sterilizzazione dei soggetti con basso QI, ma il motto per cui viene ricordato fu ‘istruzione selettiva'.(43)

Compì delle ricerche a Ellis Island sugli immigrati che avevano fatto la traversata in transatlantico con biglietto di terza classe o sul ponte. "Difficilmente si può fugare la convinzione che l'intelligenza media dei viaggiatori di terza classe sia bassa, forse di grado ‘moron'".(44)

Ma non riteneva che il dato dovesse per forza essere negativo, purché si avviassero gli immigrati ai mestieri che gli Americani facevano malvolentieri. Egli diventò il beniamino di coloro che chiedevano il controllo dell'immigrazione ed erano a caccia di prove a favore da portare al Congresso.

La "metodologia" impiegata per studiare i casi di Kallikak è stata a lungo criticata, almeno da quando qualcuno si è preso la briga di dare un nome e un volto a questi Kallikak: è emerso che le genealogie compilate da Goddard e le descrizioni dei membri delle famiglie avevano tantissimi difetti quanti lo psicologo presumeva avessero le famiglie stesse. Fece un gran numero di supposizioni che si rivelarono confutabili ancor prima di consultare i dati censuari, senza contare le ricerche sulle singole famiglie.(45)

Questi frammenti di biografia non hanno direttamente a che fare con Bernice. Ottenendo un buon punteggio sulla "scala", la paziente era a tutti gli effetti una di noi, non una di quei ritardati. In ogni caso, i fatti ci suggeriscono di procedere con cautela. Sembra che Goddard abbia volontariamente modellato sulle sue aspettative i resoconti delle ricerche.

La rappresentazione piuttosto confortante della terapia — nei termini in cui ho proposto la possibilità che una Bernice anni '90 avrebbe un'anima diversa da quella reale del 1930 — è basata sulle relazioni scritte da Goddard. Sono del tutto oneste? Negli anni '20 il dottor William H. Pritchard (1867-1936) era primario del Columbus State Hospital (un istituto psichiatrico). Alla fine del 1926 scrisse a Goddard una lettera di fuoco riguardo al periodo trascorso da Bernice all'University Hospital prima che fosse trasferita nel suo istituto il 30 Agosto:




Lei ricorderà che durante l'ultima parte del ricovero all'University Hospital, il comportamento della paziente era diventato estremamente negativo; che la personalità "Polly" aveva imposto il suo predominio in maniera quasi continuativa; che la sua condotta era stata tanto preoccupante che i medici a cui era stata affidata, i dottori Wagenhals e McCampbell, le diagnosticarono un attacco acuto di mania; che fu portata allo State Hospital "legata mani e piedi a una lettiga e tenuta ferma da fasce di contenzione; che urlava imprecazioni in modo bambinesco, dimostrandosi turbolenta e chiassosa". Il suo articolo descrive lo stato di cose, concernente con ogni probabilità il periodo anteriore al ricovero allo State Hospital, come segue: "Gradualmente la personalità Bernice si ristabilizzò e Polly si manifestò di rado". Quest'affermazione non è coerente con le condizioni in cui la paziente fu portata allo State Hospital.

Pritchard continua poi con l'osservazione che "l'ipnosi e gli altri metodi psicologici a cui era stata sottoposta" non sembrano essere stati di grande aiuto; al contrario, in ospedale lo stato della paziente migliorò dopo appena ventiquattr'ore. "Sembrerebbe che, tra le altre cose, si possa dare il merito del miglioramento alle procedure disciplinari morbide dell'ospedale, all'assenza di elementi suggestionanti come la pubblicità dei quotidiani e all'assistenza medica e umana data alla ragazza dal dottor Bradley".(46)

Noi possediamo due repliche di Goddard: una di difesa lunga tre pagine, contrassegnata con la scritta "Non Spedita", e un'altra di una pagina, dal tono più conciliante, nella quale si prometteva di fare ammenda nel libro.

La versione dei fatti di Pritchard non venne respinta, ma nel libro le ammende furono piuttosto misere. (47)

Ci è stato riferito che durante l'estate del 1922 Bernice si trasferì in campagna e vi rimase fino a Ottobre: quando tornò fu ricoverata all'University Hospital, molto affollato durante quel periodo. Il suo caso fu utilizzato in alcune lezioni quando "i sintomi isterici si evidenziarono" (proprio Bernice che doveva essere parzialmente guarita!). "Episodicamente ricominciò a manifestare la personalità Polly", sebbene fosse in condizioni normali la maggior parte del tempo.

 




Alla fine, trasferire la paziente all Columbus State Hospital sembrò la cosa più giusta da fare: lì c'erano maggiori opportunità per lei di ottenere quiete e riposo. Il trasferimento fu effettuato il 30 Agosto 1923. Sebbene nei giorni precedenti Polly si fosse manifestata in tutta la sua aggressività, probabilmente indotta dal pensiero del cambiamento, appena fu ricevuta nel nuovo ospedale, la donna ritornò ad assumere l'identità di [Bernice]. Rimase stabilmente normale per tre anni, eccezion fatta per due periodi ridotti, durante i quali si mostrava disturbata da qualcosa: per breve tempo riemergeva la personalità di Polly. [TS, p.169]

Di fatto, il destino di Bernice fu stabilito il giorno precedente dalla Corte di giustizia con la laconica sentenza "Caso 45068 — Bernice R.: demente". (48)

I giornali furono tutt'altro che laconici. Un quotidiano di Columbus scrisse "lo spirito di Mr. Hyde ha mostrato ieri la sua superiorità sul corpo del Dr. Jekyll, quando Bernice R., 22 anni, è stata internata…. L'alterego era diventato una realtà agli occhi della giovane, tanto da far credere alla donna che il suo corpo era stato posseduto da due anime. La personalità più giovane, raccontò ai dottori, si chiamava ‘Polly'".(49)

Goddard conservò forse il suo articolo preferito, il solo trafiletto che inserì nella sua cartella assieme alla corrispondenza con Pritchard:




Oggi la scienza perde terreno nella guerra contro le anomalie psichiche, in una delle battaglie più bizzarre mai combattute. Il centro di questa lunga battaglia è Miss Bernice R. Per quasi tre anni, luminari della psicologia si sono rotti la testa sulla contesa tra due personalità che volevano il controllo del suo esile corpo. Quasi un anno fa gli psicologi avevano creduto che il suo "alterego bambina" fosse "morto" una volta per tutte. Di recente, i cambiamenti di personalità si sono fatti di nuovo frequenti. Oggi, gli sforzi della scienza per bandire "Polly" giungono alla fine. Gli intendenti dell'Ohio State University Hospital, dove Miss Bernice è stata ricoverata a partire da Dicembre, hanno stabilito il trasferimento allo State Hospital per malati mentali…. Secondo le dichiarazioni di Paul Charlton, medico interno all'University Hospital, la salute di Miss R. sta peggiorando rapidamente. La giovane sarà lasciata in buone mani, ma non c'è probabilità alcuna che il lavoro correttivo sia continuato nell'ospedale.(50)

 

 

N O T E

1. Henry Herbert Goddard, "A case of dual personality", Journal of Abnormal and Social Psychology 21 (Giugno 1926): 191; d'ora in avanti "CDP". [Lei] sta per "Norma", lo pseudonimo con cui Goddard chiama la sua paziente quando si trova nello stato "normale". Il presente scritto sostituisce gli pseudonimi usati da Goddard con i reali nomi di battesimo dei membri della famiglia. Il certificato di nascita di Miss R. e alcuni documenti riguardanti la famiglia sono noti all'autore, ma deve essere conservato il segreto professionale. Si veda Goddard, Two Souls in One Body? A Case of Dual Personality. A Study of a Remarkable Case: Its Significance for Education and for the Mental Hygene of Childhood (New York, 1927); d'ora in avanti TS. Le lettere non pubblicate citate in questo saggio sono inserite in H. H. Goddard collection, M 331, Archives of History of Psychology, University of Akron, Akron, Ohio; d'ora in avanti HHG. Ringrazio i bibliotecari per la loro assistenza.

2. Per un resoconto esauriente del caso Mary Reinolds, incluse le cartelle cliniche e una selezione di lettere della paziente, si veda Michael G. Kenny, The Passion of Ansel Bourne: Multiple Personality in American Culture (Washington, D.C., 1986), capitolo 1. La metafora di Goddard delle "due anime" fu usata per descrivere una gentildonna americana che iniziò a soffrire di dissociazione nel 1802: "Si comportava come si suppone si dovrebbe comportare una persona con due anime, ognuna delle quali dominante e attiva a intervalli e assolutamente inconsapevole delle azioni dell'altra" (Benjamin W. Dwight, "Facts Illustrative of the Powers and Operations of the Human Mind", American Journal of Science 1 [1818]: 433).

3. Per un resoconto su queste successive ondate e una teoria che ne spiega la comparsa, si veda Ian Haking, "Multiple Personality Disorder and Its Host", History of the Human Science 4 (Giugno 1992).

4. Si veda The Committee on Nomenclature and Statistics of the American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, seconda edizione. (Washington, D.C., 1968); indicato con l'acronimo largamente diffuso DSM-II.

5. Si veda Corbett H. Thigpen, Hervey M. Cleckley, The Three Faces of Eve (New York, 1957).

6. Si veda Flora R. Shreiber, Sybil (Chicago, 1973).

7. Un resoconto del fenomeno è dato in Hacking, "The Making and Molding of Child Abuse", Critical Inquiry 17 (numero invernale del 1991): p. 253-88.

8. Si veda Myron Boor, "The Multiple Personality Epidemic: Additional Cases and Inferences egarding Diagnosis, Etiology, Dynamics, and Treatment", Journal of Nervous and Mental Desease 170 (Maggio 1982): 302-4.

9. Si veda American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, terza edizione (Washington, D.C., 1980); d'ora in avanti DSM-III.

10. L'aggettivo "Internazionale" è il segno che il movimento stava cercando di costruirsi una posizione di potere. La personalità multipla è un fenomeno strettamente americano, con ramificazioni in Canada. Per gli atti della conferenza si veda il numero del Marzo 1984 di Psychiatric Clinics of North America. Lo stesso anno vide l'uscita sulle principali riviste di tre monografie dedicate alla personalità multipla, con articoli firmati dai membri di spicco della scuola: Ralph B. Allison, Eugene L. Bliss, Bennett G. Braun Philip M. Coons, Richard P. Kluft, Frank W. Putnam Jr., e Cornelia B. Wilbur. Si vedaAmerican Journal of Clinical Hypnosis (Ottobre 1983), Psychiatric Annals (Gennaio 1984), e International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis (Aprile 1984).

11. Si veda Thigpen e Cleckley, "On the Incidence of Multiple Personality Disorder: A Brief Communication", International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis 32 (Apr. 1984): 63-66. La loro terapia differiva da quella diventata standard dopo il 1973 in due punti. Primo: invece che un gran numero di identità, ne evocarono solo tre. Secondo: non collegavano la dissociazione agli abusi infantili. Chris Costner Sizemore, la personalità originaria di Eve, molto tempo prima aveva preso le distanze dai suoi medici. Aveva sviluppato ventidue identità ulteriori e partecipato a varie conferenze. Si veda Chris Costner Sizemore, Elen Sain Pittillo, I'm Eve! (Garden City, N.Y., 1977).

12. Si veda Harold M. Merskey, "The Manufacture of Personalities: The Production of Multiple Personality Disorder", British Journal of Psychiatry (di prossima pubblicazione).

13. Si veda Nicholas P. Spanos, John R. Weekes, Lorne D. Bertrand, "Multiple Personality: A Social Psychological Perspective", Journal of Abnormal Psychology 94 (Ago. 1984): p. 362-76. Si veda inoltre Spanos et al., "Hypnotic Interwiew and Age Regression Procedure in the Elicitation of Multiple Personality Symptoms: A Simulation Study",Psychiatry 49 (Nov. 1986): p. 298-391.

14. Si veda Ray Aldrige-Morris, MultiplePersonality: An Exercise in Deception, (London, 1989)

15. Karl Miller, Doubles: Studies in Litterature History, (Oxford, 1985), p. 348.

16. Dico "occidentale" piuttosto che umana perché l'idea di un'identità unica e integrata è eminentemente occidentale, quindi la scissione identitaria prende senso solo nella "nostra" cultura. In aggiunta alle tre domande circa l'"esistenza" della personalità multipla, se ne potrebbero formulare altre: per esempio, in che misura il disturbo debba essere considerato un fenomeno puramente "culturale", come suggerito nel capitolo finale di Ansel Bourne di Kenny e in Multiple Personality di Aldrige-Morris. Analizzo l'intera lista di "tipi di esistenza" in "Multiple Personality Disorder and Its Host".

17. In Ansel Boune, Kenny sostiene che le dissociazioni registrate nel diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo furono una risposta al Protestantesimo americano. Tuttavia il suo eponimo, il pastore convertito Ansel Bourne, protagonista in un'opera di William James, non era dissociato nel senso inteso in questo saggio. Ebbe piuttosto una "fuga". A me sembra bizzarro aggiungere "industriale" al "protestante" di Kenny, se pensiamo per esempio alla famosa Mary Reynolds, primo caso americano di personalità multipla, cresciuta nelle "zone selvagge della Pennsylvania". Tuttavia i suoi genitori avevano lasciato l'Inghilterra per ragioni politiche più che religiose, per quanto possano essere separate, in immediata risposta alle rivolte operaie di Manchester nel 1796. Tutti i casi documentati di personalità multipla sono esempi di industrializzazione malvissuta. Il paradigma francese, Fèlida X, era una sartina pagata a cottimo come la madre, costretta a fare quel mestiere da quando il marito, comandante in seconda di una nave mercantile, era annegato in mare. La nostra Bernice era cresciuta a Youngstown, Ohio, una fiorente cittadina del sud; il padre, la cui famiglia era stata decimata dalla difterite ed era affetto anch'egli da tubercolosi, era un misero contabile e la madre una centralinista.

18. In "Multiple Personality and Its Hosts" menziono alcune descrizioni mediche, risalenti alla metà del diciannovesimo secolo, fin'ora passate inosservate: esse si conformano con grande aderenza ai criteri forniti dal DSM-III.

19. Le scienze da ciarlatani sono di solito anche veicolo di interpretazioni morali. Bernice aveva "Un sistema nervoso carente di energia" (CDP, p.191). I valori del protestantesimo o, nel caso di Goddard, della religione quacchera si sono insinuati nella neurologia: Bernice non possedeva il vizio capitale dell'accidia, ma il suo sistema nervoso sì.

20. Nessuno scherzo. Si veda Bennett G. Braun, "Toward a Theory of Multiple Personality and Other Dissociative Phenomena", Psychiatric Clinics of North America 7 (Mar. 1984): p. 171-93. una nota a piè di pagina recita: "Ciò implica che, poiché siamo costituiti di particelle subatomiche, dobbiamo necessariamente seguire le regole della fisica" (p. 177).

21. Si veda Arthur Ladbroke Wigan, A New View of Insanity: The duality of the mind proved by the structure, functions, and deseases of the brain, and by the phenomena of mental derangement, and shown to be essential to moral responsibility (London, 1844).

22. Se mai fosse vero, il ritmo dei dissociati avrebbe variazioni meno frequenti rispetto a quello dei non-dissociati. Si veda Philip M. Coons, Victor Milstein e Carma Marley, "EEG Studies of Two Multiple Personalities and a Control", Archives of General Psychiatry 39 (Luglio 1982): p. 823-25.

23. Preferisco fare riferimento al DSM-III piuttosto che alla versione riveduta del 1989. Quest'ultima rende più facile soddisfare i parametri principali, aumenta il numero dei possibili alterego fino a 100 e accetta che il disturbo sia meno raro di quanto suggerito dal DSM-III.

24. Sotto il patrocinio di Goddard, Elizabeth S. Kite, sua assistente al Vineland Training School, New Jersey, tradusse l'intera opera di Binet e Théodore Simon sull'intelligenza e la frenastenia — per un totale di 664 pagine: The Development of Intelligence in Children (Baltimore, 1916), e The Intelligence of the Feeble-Minded (Baltimore, 1916). Lo psicologo conobbe e perfino venerò Binet durante un viaggio in Francia nel 1908. In quel periodo Binet si interessava molto di personalità multiple — Si veda il suo Les Altération de la personalité (Parigi, 1892) — tuttavia non ci sono indizi tali da farci presumere che gli interessi di Goddard si spingessero oltre il tema dell'intelligenza.

25. Sebbene questo fosse un interesse soprattutto americano, le sue origini vanno cercate in Francia, quando Charles Richet "si fece prestare" da Paul Janet una nota personalità multipla e la utilizzò nel primo esperimento a random di parapsicologia nel 1885. Si veda Haking, "Telepathy: Origins of Randomization in Experimental Design", Isis 79 (Sett. 1988): p. 427-51.

26. Fu una lotta assolutamente poco edificante, per alcuni versi provocata da Goddard: per esempio, alcune dipendenti si accusarono l'un l'altra di "demenza da post-menopausa" (HHG). La citazione è tratta dall'Ohio State House Journal, 29 Apr. 1921, p.817. Il taglio dello stipendio fu deciso durante la riunione del 20 Maggio, in cui si stabilì l'impegno di spesa dell'istituto.

27. La lettera, datata "New York, Sett. 10, 1921", è riportata in TS, a pagina 19. E' l'unica volta che compare il nome "Bernice" (al posto dello pseudonimo Norma) nelle pubblicazioni di Goddard. La missiva fu in realtà scritta il 28 Settembre. Goddard non presta attenzione al fatto che il 10 Settembre 1921, il giorno in cui la lettera è datata, è anche il giorno in cui la paziente per la prima volta cadde in trance e si svegliò con l'identità di Polly, dopo aver mangiato delle caramelle. Polly era più che ossessionata dalle caramelle. Goddard non osserva poi che, con ogni probabilità, il 10 Settembre 1919 è il giorno in cui Bernice apprese della morte della madre.

28. Coons, "The Differential Diagnosis of Multiple Personality", Psychiatric Clinics of North America 7 (Mar. 1984): 53

29. Putnam, Diagnosis and Treatment of Multiple Personality Disorder, p.59.

30. Si veda Paul F. Dell, James W. Eisenhower, "Adolescent Multiple Persomality Disorder: A Preliminary Study of Eleven Cases", Journal of the American Academyof Child and Adolescent Psychiatry 29 (Maggio 1990): 359-66.

31. Ibid., p. 359.

32. Si veda Maya Pines, "Invisible Playmates", Psychology Today 12 (Sett. 1978): 38-42, 106.

33. C.C. Lyons, "Young Woman Is in Turn a Girl of 19 and a Baby of 4", Columbus Citizen, 1 Dic. 1921. Il giornale dedicò alla notizia uno spazio fisso in prima pagina: "Girl, 4 Monday, Is ‘Grow up' Today", 6 Dic. 1921; "Polly Fights Game Battle", 14 Dic. 1921; "How Bernice Feels When She's Polly", 16 Dic. 1921; "Double Personality Girl Is Well Again," 12 Genn. 1922. La storia fu anche trasmessa via telegrafo da una parte all'altra della nazione; nelle pagine finali di TS, Goddard cita i telegrammi ricevuti dai lettori dei giornali da Bloomfield, New Jersey; Pueblo, Colorado; Portland, Oregon; Chattanooga, Tennessie, ma anche da Phoenix, San Francisco, Chicago e dallo Stato in cui Bernice era nata.

34. "Polly R. Is Dead; Bernice Again Normal," Ohio State Journal, 13 Genn. 1922, p.13. Per il rinvio all'articolo ringrazio Ben Harshman, il quale, sulla base di altri articoli, ipotizza che Goddard volesse fare pubblicità al caso di Bernice con lo scopo di ottenere più fondi per il Bureau of Juvenile Research e per la cura e l'educazione dei frenastenici. O, come titola pittorescamente il Citizen nel suo articolo principale del 9 Dic. 1921, "Imbecile Menace in Ohio Grows as Politicians Quarrel over Spending Taxpayers'Relief Fund." Lyons, che aveva firmato l'articolo sopracitato, il 12 Dic. 1921 scrive di come in Ohio i 1800 carcerati frenastenici confermassero "che tutti i deboli di mente sono criminali potenziali, come afferma il Dr. H.H. Goddard." L'articolo esce il 12 Dic. 1921 col titolo "Imbecille Peril and the Cure."

35. Si veda Jeffret Mousaieff Masson, The Assault on Truth : Freud's Suppression of Seduction Theory (New York, 1984).

36. Alcuni fatti e molte speculazioni sono raccolti in Larry Wolff, Postcards from the End of the World: Child Abuse in Freud's Vienna (New York, 1988).

37. Cornelia B. Wilbur, "Multiple Personality and Child Abuse: An Overview," Psychiatric Clinics of North America 7 (Mar. 1984): 3.

38. Richard P. Kluft, "Iatrogenic Creation of New Alter Personalities," Dissociation 2 (Giugno 1989): 83-91.

39. C'e una leggera discordanza. Goddard conclude l'articolo assicurandoci che Bernice è abbastanza contenta di lavorare mezza giornata, ma nell'articolo apprendiamo "ci vorrà del tempo prima di riportare la ragazza ad essere forte abbastanza per guadagnarsi da vivere autonomamente" (p. 170). Alla luce della corrispondenza che riporteremo in seguito, vedremo che lo psicologo tende a minimizzare. Fino a questo punto del saggio, ho preso in considerazione il caso di Bernice ipotizzando che le relazioni di Goddard fossero per lo più corrette e accurate. Harshman ha stabilito che nel Maggio 1922 Bernice lavorava a pagamento nel bureau come impiegata. Nell'inverno del 1922, Goddard ottenne una cattedra all'Ohio State University e Bernice presto lo seguì: dal Dicembre 1922, per parecchi mesi fu messa a lavorare nell'ospedale universitario in cambio di vitto e alloggio.

40. Sono consapevole di aver solo sfiorato un argomento complesso, per la trattazione del quale rinvio a Donald P. Spence, Narrative Truth and Historical Truth: Meaning and Interpretation in Psychoanalysis (New York, 1982). Per una discussione sulla realtà dei ricordi emersi da terapie di tipo analitico o abreativo, si faccia riferimento a Sigmund Freud, Screen Memories, The Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud, tradotto e curato da James Stachey, 24 vols. (Londra, 1953-74), 3: 304-22. Inoltre si veda John Forrester, The Seduction of Psychoanalisis: Freud, Lacan, Derrida (Cambridge, 1990), a partire da pp.205-6. Possiamo comunque notare che le teorie sui ricordi delle personalità multiple sono entrate in crisi. Dal 1975 si iniziò a credere che i ricordi di abuso emersi dalla memoria di qualsiasi alterego, dovessero essere considerati come una realtà storica, poiché, secondo la teoria, erano le molestie a causare lo sviluppo delle personalità. Ma appena crebbe la paura per gli abusi a sfondo rituale o satanico, crebbe anche il numero di alterego che dicevano di ricordare eventi simili. A Smyrna, Georgia, un medico riferì con sconcerto che metà dei pazienti ricoverati nella sua clinica, come in molte cliniche del Nord America, "possedevano ricordi vividi e dettagliati di sacrifici o riti cannibalici a cui avevano preso parte" (citato in George K. Ganaway, "Historical Versus Narrative Truth: Clarifying the Role of Exogenus Trauma in the Etiology of Multiple Personality Disorder and Its Variants," Dissociation 2 [Dic. 1989]: 205-20).

41. Questi elementi biografici sono raccolti attraverso materiale non catalogato in HHD, contrassegnato con la scritta "depot."

42. Si veda Goddard, The Kallikak Family: A Study in the Heredity of Feeble-Mindedness (New York, 1912).

43. Si veda Goddard, Feeble-Mindedness: Its Causes and Consequences (New York, 1914).

44. Goddard, "Mental Tests and the Immigrant," Journal of Delinquency 2 (Sett. 1917): 243. Il campione non includeva soggetti già riconosciuti dagli ispettori come frenastenici — nonostante il dato fosse cresciuto del 350% nel 1913 e del 570% nel 1914 sul totale registrato nei cinque anni precedenti. Anche a queste condizioni, il 40% dei soggetti esaminati presentava un'"età mentale" compresa tra i quattro e gli otto anni. Le statistiche registravano variazioni impercettibili tra Ungheresi, Italiani, Ebrei e Russi. Il soggetto più "intelligente" era un sarto che parlava quattro lingue e avviò una piccola impresa: la sua età mentale era di dodici anni.

45. Si veda J. David Smith, Minds Made Feeble: The Myth and Legacy of the Kallikaks (Rockville, M., 1985).

46. William H. Pritchard, lettera a Goddard, 30 Dic. 1926, HHG.

47. Nella prefazione, dopo aver ringraziato numerosi consulenti, i radiologi che avevano fatto i raggi-X alla paziente e i medici che le avevano praticato una tonsillectomia, Goddard scrive: "Desidero inoltre esprimere il mio apprezzamento per le eccellenti cure ricevute [da Bernice] al Columbus State Hospital, grazie all'interessamento e alla bravura del Dr. Pritchard e del Dr. Bradley" (TS, p.IX).

48. Daily Reporter, Columbus, Ohio ("Daily Law Journal and Daily Legal News"), 30 Ago. 1923. L'ortografia del nome "Bernice" fu scritta erroneamente.

49. Ohio State Journal, 30 Ago. 1923, p.1. L'OJS aveva già sviluppato il Tema in questi termini dal 2 Dic. 1921, titolando "Jekyll-Hyde Parallel Is Found in Cleveland Girl". In quell'occasione Goddard era ottimista: "Presto le due personalità che si sono contese la supremazia sul medesimo corpo saranno fuse insieme e sarà così chiuso il caso forse più strano con cui si sono confrontati gli psicologi dell'Ohio". Ancora una volta grazie a Ben Harshman per aver reperito gli articoli dei giornali.

50. Da un ritaglio non identificabile della cartella HHG, datato "Columbus, O.,Aug. 30."

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