Riflessioni (in)attuali
Uno sguardo psicoanalitico sulla vita comune
di Sarantis Thanopulos

FRAMMENTI DI POPULISMO AMOROSO

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16 febbraio, 2019 - 10:14
di Sarantis Thanopulos

Ci sono due populismi. Il primo fa appello al “peggio di noi”: all’eccitazione che sostituisce il sentire, all’azione impulsiva/compulsiva che sostituisce il pensare. Il secondo, mira alla banalità del bene: l’estetica dei pensieri “corretti” e  “dotti”. Una messa in scena delle parole che incide decorativamente la superficie e lascia dormire la profondità.
Questo populismo compiace il desiderio di coltivare visuali e interessi originali, promettendogli un accesso al sapere facile, e lo inganna perché gli preclude l’incertezza, l’esitazione, il dubbio. Offre pensieri confezionati, adatti alle citazioni “usa e getta”, buone per tutte le occasioni propizie. Crea la falsa convinzione di avere accesso a un vivere complesso, senza fatica e senza apprendere.
Massimo Recalcati, psicoanalista di ispirazione lacaniana, si è costruito nel tempo, affrancandosi dal confronto con i suoi colleghi, un profilo di populista mediatico di successo. Rai3 ha messo in onda sette suoi monologhi sul “lessico amoroso” che seguono l’idea, di cui Socrate si burlò, di una sapienza scorrente da chi n’è più pieno a chi n’è più vuoto.                           
In essi si viene a conoscenza di una grande contraddizione nel campo dell’amore: “bruciare o durare”? Il grande sogno degli innamorati, il fuoco d’amore che arde per sempre (perché la materia che l’alimenta resta disponibile), diventa un dilemma miserabile: “fuoco di paglia” (le grandi fiamme che non fanno calore, avrebbe detto Polonio) o insieme a vita senza passione?
I colpi ad affetto si susseguono: l’incontro amoroso è un frutto del caso che gli innamorati vogliono trasformare in destino. Nessun incontro, men che mai quello amoroso, è casuale. Recalcati confonde le condizioni oggettive che fanno incrociare i passi dei viandanti con le condizioni soggettive dell’incontrarsi degli sguardi che impegna gli amanti. L’inconsapevole adesione al legame tra il caso e la necessità, lo porta a un altro aforisma: l’incontro d’amore è un evento inatteso. L’amore, in realtà, prende forma nell’attesa, nulla è inatteso in esso. L’attesa non si realizza, tuttavia, con l’evento del suo compimento. È un dischiudersi, esporsi alla sorpresa e alla scoperta, persiste oltre ogni sua realizzazione, resta insatura.
Il docente televisivo separa il desiderio del desiderio dell’altro (Kojeve), desiderio d’amore supposto proprio della donna, dal desiderio sessuale, supposto proprio dell’uomo, che sarebbe desiderio di altro e di altro ancora. Arriva così alla donna inafferrabile (e pensata insaziabile) dell’“ancora, ancora” di Lacan e all’uso del paradosso di Zenone come metafora: mai il veloce Achille (l’uomo) raggiungerà la lenta tartaruga (la donna). Per concludere: non c’è rapporto sessuale. Sulla scia di Lacan, non si accorge che l’uso improprio del paradosso, piegato a una logica non sua, descrive un’impossibilità, non una paradossalità: l’incontro tra una donna frigida e un uomo che soffre di eiaculazione precoce. Si spera bene che questo non sia il nostro destino.
Delle lezioni del “lessico amoroso”, il pubblico televisivo capisce poco. Il gergo psicoanalitico con cui sono costruite, è incomprensibile per chi non lo conosce, come la messa in latino per la grande maggioranza dei credenti. Chi il gergo lo conosce, assiste a un discorso retorico e fumoso.
La vacuità di cui è espressione il populismo politico, sfocia nell’aggressione, l’azione distruttiva. La vacuità del populismo culturale, che desertifica il confronto delle idee, rende coloro che ne restano catturati un gregge acritico, inerme. Del vento della propaganda che spinge i populisti, ci accorgiamo spesso tardi: quando si contano i danni.

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