Seconda giornata - Sabato 11 giugno

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8 febbraio, 2013 - 17:08

 

La seconda giornata del congresso e’ dedicata all’arte Televisivo-Cinematografica, alla Danza ed alla Fotografia. Chairman in quest’occasione il dottor Carmelo Munizza, Psichiatra, Direttore DSM Azienda Regionale ASL 4 e Past President S.I.P., e nel ruolo di Discussant il dottor Mario Donato, Psichiatra, Psicoterapeuta e Direttore DSM Mondovi’ (CN).

Introduce il dr. Munizza, ricordando quanto egli non ami il termine "riabilitazione", in senso psichiatrico, poiche’ in psichiatria appare priva di senso la divisione tra intervento terapeutico e riabilitazione, che si intersecano continuamente. Egli, gia’ anni fa, propose piuttosto il termine di "intervento a lungo termine". Afferma inoltre che spesso l’arteterapia si confonde con uno strumento che mostra l’aspetto artistico del paziente, mentre il suo scopo non e’ far diventare artisti i pazienti, ma far emergere, attraverso uno strumento che spesso non e’ verbale, il mondo interiore del paziente.

Segue l’intervento del dottor Alvise Borghi, autore e produttore TV per Mediaset, ma nato in realta’ come medico e psichiatra. Egli infatti inizia raccontando il proprio percorso, quasi come un’autoterapia ed una guarigione. Ricorda, in base a conoscenze personali, che spesso uno psichiatra si trova a fare un altro lavoro, e molti abbandonano: potrebbe essere uno spunto valido per ulteriori riflessioni.

Egli, in particolare, per un incontro fortuito ma fondamentale, come spesso accade nella vita, ha trasformato la propria passione per musica e TV nella professione di autore, e scherzando afferma semplicemente di aver "cambiato manicomio".

Dopo alcune riflessioni sulle situazioni di disagio, nevrosi e problematiche nello sviluppo psico-fisico, esasperate in chi lavora nell’ambiente dello spettacolo, l’attenzione si sposta sulla TV vista come una potenziale grande occasione di crescita umana, sociale e culturale, e che oggi viene male utilizzata, nell’ottica di un modello che porta a cambiamenti sociali ed aspettative sbagliate (vedi fenomeni tipo "veline" o "letterine"), un sogno facile legato all’apparenza e non alle reali capacità dell’individuo.

Propone inoltre la televisione come metafora profonda del lavoro di gruppo, in cui chi conduce si assume, apparentemente, la responsabilita’, mentre in realta’ vi sono numerosi autori, tecnici, redattori, ricercatori che operano in collaborazione. L’idea consiste nel provare ad ipotizzare, insieme ai pazienti, una trasmissione televisiva, discutendo le cose da modificare, le aspettative ecc.., attuando la rotazione dei ruoli, come avviene gia’ nelle migliori scuole di cinema statunitensi.

Si prosegue con l’intervento del dottor Lorenzo Maura, Psicologo, Coordinatore D:C:A: C:T: Villa del Principe, GE, esperto di cinema ed organizzatore di "Effetto Notte", che cede quasi subito la parola a Michele Capozzi, cineasta, dottore in legge e scienze sociali, e per sua stessa definizione (ed invenzione) pornologo.

Quest’ultimo, dopo un breve racconto delle proprie esperienze (vive a New York dagli anni sessanta-settanta, non disdegnando talvolta di ritornare nella natia Genova) ed alcune informazioni tecniche sull’evoluzione della tecnica di ripresa cinematografica negli ultimi trent’anni, propone alcuni brevi documenti tratti dai suoi lungometraggi, il primo risalente agli anni settanta (l’elezione di una miss ad un concorso di bellezza per travestiti, o meglio transessuali pre-operazione, evento cult dell’underground newyorkese dell’epoca, girato nel Bronx), il secondo degli anni novanta, illustrante un rapporto SadoMasochistico all’interno di un locale, a tema, molto noto a New York ed oggi chiuso. Infine, una clip che mostra vari aspetti della sessualita’, sempre a New York, tratta dall’ultima opera in senso cronologico del regista.

Il pubblico rimane impressionato e colpito dalla visione dei filmati, a testimonianza di questo alcuni secondi di raggelante silenzio nella sala, e, rispecchiando le reazioni che anche altro pubblico ha manifestato in occasione delle stesse proiezioni, ma in versione integrale,e le opinioni ed i commenti sono tra i piu’ vari.

Senza negare l’aspetto provocatorio della performance, il regista sostiene di trattare, in sostanza, di liberta’, espressa mostrando alcuni aspetti, estremi, della diversita’, e preoccupandosi delle sempre maggiori limitazioni ad essa, con particolare riferimento agli Stati Uniti.

Alcuni tra il pubblico ribattono il rischio di porre in comunicazione vari modi di vivere e di porre la propria sessualita’ come un "affastellamento di ghetti", e come non si possa aprire la mente vedendo altre diversita’ e semplicemente dicendo che si puo’ fare tutto, con il rischio di un documentarismo che non porta necessariamente ad un concetto di liberta’, poiche’ solo dalla sofferenza elaborata nasce il pensiero.

Altri riferiscono il rischio di fare comunque uno spettacolo, di scavare in funzione del desiderio di "guardare dal buco della serratura".

Non si puo’ negare che siano suscitate emozioni, rabbia, fastidio, e che ad ogni modo si sia andato a toccare qualcosa di noi.

Infine, si conclude con l’intervento del dottor Marco Borreani, Psicologo e responsabile delle attivita’ culturali e di formazione interna C.T. Redancia 1, Sassello.

Egli ricorda che l’arte non e’ mai prima, ma sempre "dopo": prima si fanno le cose, dopo si diventa responsabili, ed affrontare questo aspetto significa mettere in atto l’arteterapia.

Illustra il percorso fatto in un video insieme ai propri pazienti, all’interno del gruppo.

Il gruppo si e’ messo al lavoro senza l’intenzione di capire, con lo scopo di andare al di la’ dell’immagine, e ricercare come il soggetto e’ implicato nell’immagine, e quale opera di partenza e’ stato scelto proprio l’Edipo, la tragedia del voler sapere cose a tutti i costi

 

A cura di Fenocchio Monica

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