Editoriale
il punto di vista di Psychiatry on line Italia
di Francesco Bollorino

Essere psichiatra nell'epoca dell'instant sex

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11 febbraio, 2013 - 12:44
di Francesco Bollorino

Internet non è, quindi, soltanto un insieme di CPU, cavi telefonici, nodi, linee a fibre ottiche, memorie di massa e modem, è un nuovo modello d’organizzazione sociale con ricadute pesanti nel campo dell’economia, della politica e della cultura, è una rivoluzione che, primariamente va capita per poter disporre dei mezzi adeguati ad affrontarla, è un processo senza ritorno, non foss’altro perché ha mosso, muove e sempre più muoverà in futuro enormi interessi di tipo economico, tesi ad un continuo rinnovamento degli aspetti tecnologici connessi al nuovo paradigma.

Paradigma che si può definire così:

" reti informatiche formate da unità pensanti sempre più piccole, sempre più potenti, sempre più user-friendly, sempre più multimediali tra loro interconnesse mediante un protocollo di comunicazione cross-platform e mediante sistemi di comunicazione sempre più efficienti e rapidi nella distribuzione dei dati, la cui fruizione e la cui costruzione è controllabile, in buona parte dall’utilizzatore finale."

E all’interno di questo paradigma ricerca, sviluppo e investimenti si muovono in una logica, direbbe Kuhn, "cumulativa" d’affinamento e miglioramento dell’esistente riconosciuto quanto meno come base di partenza certa e condivisa.

(Bollorino – Rubini, "Ascesa e caduta del terzo stato digitale", Apogeo Milano 1999)

 

Viviamo in un’epoca di passaggio, di cambiamenti epocali radicali, non so fino a che punto consapevolmente percepiti dagli uomini e donne dell’Occidente postindustriale postmoderno, che ha visto, nel rapido volgere di un decennio, mutare i presupposti filosofici, tecnologici e sociali sui quali ha costruito le fondamenta del suo precedente paradigma sociale di riferimento.

La psichiatria non può prescindere, per sua natura, dal contesto sociale in cui opera, anzi, si può affermare che il contesto sociale, in un’accezione allargata che ingloba pubblico e privato, relazioni e rapporti, rappresenti uno dei suoi campi di azione o, quantomeno, una variabile dalla quale, lo psichiatra, a differenza per esempio del chirurgo, non può prescindere nel suo operare quotidiano.

La psichiatria si occupa di "fragilità".

Vi è di tali fragilità una dimensione intima, intrapsichica, l’"invariabile umano", vecchia quanto l’uomo, che discende dai vissuti, dai conflitti.

E’ la dimensione "umana" dell’operare psichiatrico che rende unica la nostra disciplina nel panorama delle scienze mediche, nella misura in cui la dimensione psicologica invariante, resta tale e si affianca alla componente di neuroscienze sempre più avanzate, ancorché ancora lontane da risposte certe nella ricerca del substrato "organico" che sta alla base dei comportamenti fisiologici e patologici, alla ricerca di un congiungimento dei dati sul funzionamento della "macchina-cervello" con osservazioni cliniche la cui validità è deafferentata dagli sviluppi della tecnologia e, spesso, dal passare degli anni.

La psichiatria si occupa delle nuove "fragilità".

Fragilità globali...politiche, economiche sociali che si ripercuotono sulle fragilità individuali le amplificano, le scoprono, le evidenziano...ne fanno nascere, accanto alle vecchie, di nuove, frutto di nuovi conflitti e nuove contraddizioni.

La psichiatria, l'affaticata rete dei servizi sociali si trova a fare i conti, oggi, con queste nuove e vecchie fragilità: accanto a fasce "deboli" per definizione (vecchi, donne, poveri, adolescenti) ne stanno nascendo di nuove: gli immigrati sempre più numerosi con i loro (e nostri) problemi di inserimento e integrazione civile culturale e economica, i giovani che si affacciano al mondo del lavoro in maniera istituzionalmente precarizzata e come tale a medio termine destabilizzante, nuove povertà e nuove perdite di ruolo figlie delle ristrutturazioni, della mobilità selvaggia, della globalizzazione appunto.......

Come dice Gregory Bateson, in "Verso un’ecologia della mente": "…. ciò che mi dà pensiero è l’aggiunta della tecnica moderna al vecchio sistema: oggi i fini della coscienza sono realizzati da macchine sempre più possenti, dai mezzi di trasporto, dagli aerei, dalle armi, dalla medicina, dagli insetticidi, eccetera. La finalità cosciente ha ora il potere di turbare gli equilibri del corpo, della società e del mondo biologico intorno a noi. C’è la minaccia di un fatto patologico, di una perdita di equilibrio….. Da una parte abbiamo la natura sistemica dell’essere individuale, la natura sistemica della cultura in cui egli vive, e la natura sistemica del sistema biologico, ecologico, che lo circonda; e, dall’altra parte, la curiosa distorsione nella natura sistemica dell’uomo individuale, per effetto della quale la coscienza è, quasi di necessità, cieca di fronte alla natura sistemica dell’uomo stesso. La coscienza finalizzata estrae, dalla mente totale, sequenze che non hanno la struttura ad anello caratteristica della struttura sistemica globale"

Viviamo in un mondo in cui l’ecologia dei rapporti personali più che essere cambiata si è allargata con la discesa in campo prepotente, inarrestabile della virtualità, come dimensione parallela, non necessariamente contrapposta, nel nostro vivere quotidiano e quando parlo di virtualità, non mi riferisco solo all’uso sempre più massiccio delle tecnologie di rete, dell’Internet, nella comunicazione tra le persone, ma a fenomeni ancor più mutativi della dimensione dei rapporti quail sono per esempio gli SMS inviati dai personal phones che rappresentano, oramai, la modalità principale di comunicazione nelle giovani generazioni in paesi come l’Italia, al punto che si può ragionevolmente parlare della nascita di uan "nuova lingua", di una "nuova poetica" connesse all’uso di tali strumenti.

Viviamo in un mondo in cui si è costantemente "on line", raggiungibili al di là del tempo e dello spazio: non è un caso infatti che l’istant messenging stia superando la vecchia e-mail nelle preferenze degli utenti della rete quale strumento di comunicazione personale e costruzione di rapporti di conoscenza e spesso di amore.

Viviamo in un mondo in cui i confini dell’Io sembrano allargarsi oltre il tempo e oltre lo spazio, viviamo in un mondo in cui nuovi oggetti fluidi senza resistenza si affiancano agli oggetti dotati di resistenza propri della realtà, in un continuum in cui il ruolo e l’agito delle fantasie trovano nuovi spazi per esprimersi, viviamo in un mondo in cui accanto a forme tradizionali, nuove socialità si impongono, nuove forme di rapporto affettivo e sessuale si manifestano con una modalità di contatto che ha nell’immediatezza la sua caratteristica più appariscente, ancorchè spesso limitata alla dimensione di simulacro di realtà, tipico per altro di questa temperie.

In questo mondo postmoderno, postindustriale il campo di osservazione della psichiatria più che cambiare, si complica e si allarga.

Fenomeni così "pervasive" come quelli sopra descritti, così "immanenti" alla diversa e nuova qualità del nostro vivere portano con sé nuove forme di "fragilità", nuovi dolori non inferiori come intensità pur se virtuali, forse nuovi piaceri si sommano ai consueti in nuove forme di rapporti e gruppalità, da cui la psichiatria non può né deve prescindere.

Da una parte abbiamo la declinazione "fisiologica" ovvero l’apporto che I nuovi contesti sociali comunicativi e di rapporto danno al nostro vivere, in una logica nella quale l’osservazione deve, necessariamente, modificarsi al modificarsi dei contesti, dall’altra abbiamo le declinazioni "patologiche" in cui le vecchie "fragilità", l’"invariante umano", la psicopatologia tout court, si coniugano con le nuove fragilità e con le nuove forme allargate e mutimediali di comunicazione possibile.

Negli anni sessanta, una diversa sensibilità sociale associata all’avvento di presidi farmacologici finalmente realmente efficaci ha portato ad una profonda, radicale modificazione della psichiatria in Italia, un cammino lungo, faticoso, difficile che però, alla fine, ci ha donato quell gioiello di civiltà che è la Legge 180/833.

La psichiatria del terzo millennio si trova a ricercare il senso del suo operare in una situazione per certi versi simile: rileggere il proprio ruolo e le proprie pratiche in un contesto in rapido inarrestabile cambiamento che occorre sapere leggere e se possible contribuire a governare, dal latoe per conto, a volte, degli ultimi che sono I nostri utenti, vecchi e nuovi.

Che strumenti ha lo psichiatra per fare ciò?

Occorre procedere per incorporazione e non per scissione.

Sarebbe, infatti, un errore voler applicare "obbligatoriamente" vecchie categorie nosologiche, vecchie organizzazioni epistemologiche a nuove realtà: il rischio è quello di interpretare come "patologico" ciò che non lo è.

Sarebbe un errore, altresì, abbandonare totalmente il passato: la storia della nostra disciplina ci insegna che è attraverso un processo di apposizioni successive, in una modalità inversa al palinsesto di freudiana memoria, che la psichiatria acquisisce nel tempo nuovi strumenti di osservazione, comprensione e valutazione clinica.

Nel suo ultimo contributo, scritto prima di morire nel giugno del 1996 e letto in un convegno organizzato in Italia nell’ottobre dell’anno precedente l’epistemologo della scienza Thomas Kuhn afferma:

" La terza tappa (del mio cammino di ricerca NdR.) è notevolmente più recente. E’ segnata dall’utilizzazione di una distinzione tra due processi che solitamente vengono fusi nella filosofia del linguaggio, il processo di apprendimento di una lingua da un lato e quello di traduzione dall’altro. Paradossalmente il traduttore radicale di Quine, che mi ha fatto conoscere per primo la traduzione, non è affatto un traduttore ma qualcuno che apprende una lingua."

Ecco, la sfida di questi anni per lo psichiatra è quella di apprendere I nuovi linguaggi della società in cui vive e opera ed essere in grado di tradurli, integrandoli con il suo sapere consolidato nella quotidianità del suo agire terapeutico, collocando e ricollocando il "male di vivere" all’interno di modalità diverse di espressività non per questo meno importanti o meno "dolorose".

La sfida di questi anni per lo psichiatra non è soltanto quella di attrezzarsi per "curare" un mondo radicalmente diverso ma anche di preparasi ad utilizzare a scopo terapeutico tutte le nuove forme di comunicazione sempre più raffinate che costituiscono ormai e sempre più lo faranno in futuro uno degli elementi fondanti del nostro modo di vivere personale, sociale e professionale.

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