I DIRITTI DEI SOFFERENTI PSICHICI
Come possiamo organizzare leggi, istituzioni, associazioni e SSN per garantire l'emancipazione
di Manlio Converti

LAVORO ed EMANCIPAZIONE

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8 luglio, 2013 - 23:44
di Manlio Converti

Il lavoro è un diritto negato al sofferente psichico, come tanti, ma non solo adesso che siamo in epoca di crisi. Eppure la maggioranza dei nostri pazienti ha un lavoro e a Napoli e provincia, grazie all'estensione del 'lavoro nero' come forma esclusiva di assunzione da qualche decennio, anche gli psicotici cronici con pensione di invalidità riescono talvolta a guadagnare dai dieci ai cento euro a settimana!

Il lavoro ha una funzione emancipatoria evidente, anche se nel caso dei sofferenti più compromessi è reso impossibile dai sintomi negativi, dai deficit cognitivi, dalla chiusura sociale e relazionale, dall'oppositività e dagli effetti collaterali dei farmaci.

Non fare nulla però non è da considerarsi riposo o convalescenza, giacchè l'assenza di stimoli e di motivazioni causa anche nelle casalinghe cinquant'enni e nei pensionati per anzianità un effetto di decadimento psicologico ulteriore e la comparsa di sintomi ansiosi, depressione, ossessioni fino alla rimuginazione di allucinazioni.
Paradossalmente le personalità maniacali arrivano a lavorare efficacemente fin oltre i limiti delle proprie forze, così come alcune personalità con sintomi quali anoressia o sindromi compulsive, a seconda del ruolo da ricoprire. Abbiamo degli esempi nella storia anche recente del nostro Paese.

La mancata emancipazione col lavoro produce, come nelle coppie anziane o nelle case degli inoccupati, dei precari, dei disoccupati, dei cassaintegrati e degli esodati, liti continue con i conviventi, che si rilanciano, più o meno a ragione, la colpa del fallimento attuale, soprattutto quando vissuto come definitivo.
Sul posto di lavoro, tolte determinate categorie particolari, come gli avieri, dove è necessario, lo stigma della sofferenza psichica, anche quando curata in modo continuativo ed adeguato soprattutto se in presenza di sintomi lievi o dopo l'accidente di una crisi, a causare espulsione immediata, mobbing o riduzione drastica dello stipendio. Il paziente con sintomi psichiatrici è un diverso non gradito, e subiscono allo stesso modo lo stigma in alcuni ambienti anche gli omosessuali, ancora tacciati di malattia mentale.

I sofferenti psichici assunti attraverso percorsi protetti o grazie alle liste per disabili a concorsi e collocamento, sono invece irrisori, soprattutto quando donne, e questo anche quando e dove non c'era alcuna crisi, perchè il modello lavorativo non è inclusivo e per motivi pregiudizievoli della malattia mentale.

Garantire la parità d'accesso al lavoro, seppure fosse lavoro nero, è un altro elemento che migliorerebbe le condizioni di vita anche degli psicotici o dei bipolari, ma si tende ad estremizzare il discorso sui pochi casi di disabilità maggiore, senza far intervenire quegli strumenti di domotica o assistenza sociale, che garantisono invece il lavoro di tutti gli altri portatori di disabilità.

L'emancipazione come diritto attivo è lo strumento per aumentare il benessere dei sofferenti psichici e delle loro famiglie altrimenti costrette a convivenze innaturali che sono poi una delle cause dei ricoveri continui e delle reclusioni a vita nei centri privati di cura.

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