PSICHIATRIA E RAZZISMI
Storie e documenti
di Luigi Benevelli

Il cervello del negro (e della scimmia). Calderoli -2

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17 luglio, 2013 - 09:24
di Luigi Benevelli

Il cervello del negro (e della scimmia). Calderoli - 2
 
Il leghista Roberto Calderoli, addirittura vice-presidente del Senato della Repubblica,  ha cordialmente e pubblicamente paragonato nei giorni scorsi la signora Kyenge, ministra del governo italiano,  a un orango. Fra i maestri del nostro vi è senza dubbio Cesare Lombroso che si occupò nel 1865, in pubbliche letture sulle “razze umane”, delle differenze fra l’uomo bianco e l’uomo di colore e delle analogie fra il negro e le scimmie. Di seguito alcuni passi:
Il  cervello [del negro, n.d.r], poco sviluppato posteriormente, è men pesante del nostro; quanto al cranio che lo contiene, è molto lungo e quindi stretto ai lati; la faccia predomina sulla fronte, come le passioni affogano l’intelligenza; la mascella superiore, tutta ristretta sotto il naso, si proietta in avanti molto più in là del livello del cranio, e si divarica alla base, scoprendo dei denti bianchissimi che, invece di essere verticali come i nostri, sono inclinati allo innanzi […]. Persino il sangue appare differente nel negro, e si coagula appena estratto dalla vena.
Lo sviluppo del bambino africano è tutto affatto differente dal nostro: esso nei primi giorni non offre il colorito scuro dell’adulto; le suture del capo, che da noi si saldano solo in tarda età, gli si ossificano prestamente, come nell’idiota e nelle scimmie, e prima la anteriore che la posteriore; anche la sua faccia si fa sporgente o prognata, solo dopo la prima  dentizione; e solo dopo il tredicesimo anno si vede allungare la sua testa e annerire la pelle. Lo stesso dicasi dello sviluppo morale: che il negro appunto come la scimmia, si mostra intelligentissimo fino alla pubertà; ma a quell’epoca in cui il nostro intelletto stende le ali ai voli più gagliardi, egli s’arresta  si ravvoltola in una scimmiesca e stupida mobilità, quasi che il suo povero cervello stesse a disagio in quel cranio allungato e pesante e si perdesse in quel difforme inviluppo di ghiandole e di ossa.
 
Considerazioni come quelle di Lombroso appartengono all’epoca  della  massima espansione del colonialismo europeo.  Le ritroviamo rimasticate e ripetute da generazioni di antropologi, etnografi e  uomini politici italiani che hanno avuto i loro momenti di gloria negli anni dell’Impero razzista mussoliniano. I  Calderoli  vivono con noi, ma con la testa sono rimasti là.
 
Luigi Benevelli

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