I DIRITTI DEI SOFFERENTI PSICHICI
Come possiamo organizzare leggi, istituzioni, associazioni e SSN per garantire l'emancipazione
di Manlio Converti

DIRITTO alla PROLE

Share this
23 luglio, 2013 - 22:52
di Manlio Converti
Sinceramente non sono convinto che una persona violenta e pregiudicata per reati gravi o per mafia abbia diritto alla cura della prole, fosse anche in modo indiretto, attraverso la patria potestas spostata su parenti stretti. Sono contrario anche al mantenimento di case-famiglie grazie ad una legge che impedisce a gay, a single, ma soprattutto a coppie etero, sposate o meno, di adottare dei bambini, al fine di ingrassare chi le gestisce.
 
Sono invece sicuro del fatto che ci siano due follie in corso in Italia alle quali dobbiamo dare un freno, essendo noi degli psichiatri:
 
1) L’ITG si basa sulla presunta malattia mentale della madre, data la conferma di grave malformazione fetale, invece che su una sua libera scelta;
 
2) Le sofferenti ed i sofferenti psichici hanno diritto alla prole, fino a prova contraria, e questo va spiegato a tutti quanti credano i sofferenti psichici incapaci di ogni azione umana ed affettiva adeguata.
 
Partiamo ovviamente dal secondo caso per spiegare la prima questione che è a carattere più generale. Siccome ogni essere umano, anche gli omosessuali e i bambini, hanno istinti materni e paterni, ma soprattutto sessuali, fu abbastanza evidente anche durante il Terzo Reich che i sofferenti psichici si sarebbero riprodotti in modo naturale, più o meno senza controllo. All’epoca i nazisti optarono per la sterilizzazione di massa dei portatori di minus neurologici o psichici.
 
Sappiamo oggi che esiste davvero un aumento del rischio di malattie psichiatriche gravi nelle famiglie con sofferenti pschici ma solo del 3% invece dell’1% della popolazione generale secondo gli studi più condivisi. Nessuno studio dimostra, però, la diretta trasmissione genetica, solo una maggiore frequenza matri e patri-lineare nei casi di Psicosi Bipolare ed affini.
 
Sappiamo anche che gli psicofarmaci, come molti altri farmaci, producono un rischio di malformazione fetale, ma che non è molto significativo. Esiste anche un rischio di ipersedazione al momento della nascita, più rilevante, che può ridurre il punteggio APGAR dei neonati. Di questo si può discutere, cercando provvedimenti medici adeguati, che saranno comunque più semplici di quelli cui sono costrette le madri diabetiche o in corso di trattamento con antitumorali o anticoagulanti.
 
Dobbiamo considerare anche che la modifica del proprio corpo e lo stravolgimento ormonale può produrre un aumento delle crisi psicotiche durante la gravidanza come l’insorgere di psicosi post.partum, ma è anche vero che in alcuni casi si osserva una naturale riduzione dei disturbi comportamentali nelle donne psicotiche incinta, tale da produrre le teorie misogine di “terapie sessuali” per le pazienti dell’ottocento.
 
In tutti e tre i casi non esistono ragioni deontologiche per evitare la gravidanza, semmai per spiegare correttamente ai genitori ed ai loro parenti tutti gli eventuali rischi connessi, incluso le eventuali difficoltà di gestione nei primi mesi di vita. Come per ogni patologia grave, alcuni casi specifici e gravissimi potranno condurre la paziente stessa o i loro parenti a reclamare un’ITG, ma più spesso tutti quanti richiedono una presa in carico totale, con eventuale ricovero in TSO presso SPDC, in modo da garantire madre e nascituri.
 
A questo punto ci chiediamo come si possa accettare una legge come quella sull’ITG che impone un “doppio” falso in atto pubblico da parte dello psichiatra. Doppio perché i sofferenti psichici hanno diritto alla prole, ma anche perché la madre che richiede l’ITG non è evidentemente una sofferente psichica ma una madre dolente che ha fatto una scelta volontaria.
 
La donna che chiede un’ITG è una donna nel pieno possesso delle sue capacità psichiche perché può scegliere di portare a termine la gestazione ed abbandonare il nascituro al nido senza riconoscerlo oppure di portare a termine la gestazione e patire la sorte del frutto della sua gravidanza. Se non bastasse ci si ricordi così che la donna avrebbe già potuto scegliere di praticare l’IVG nei primi tre mesi ai sensi della legge!
 
Accanirsi con questa diagnosi di malattia mentale, doppiamente falsa, perché nega il diritto alla prole dei sofferenti psichici tutti e perché nega la salute mentale della donna dolente che ha scoperto nel nascituro una grave malformazione, è una doppia crudeltà istituzionale inaccettabile: una doppia follia istituzionale da cambiare al più presto per garantire la piena emancipazione dei sofferenti psichici, e delle donne!
> Lascia un commento



Totale visualizzazioni: 699