Immagini allo specchio
La rappresentazione dello psichiatra e dei suoi pazienti
di Alberto Sibilla

In difesa di Barilla ... contro il Mulino Bianco

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2 ottobre, 2013 - 13:24
di Alberto Sibilla

Mi ha colpito la querelle a proposito della presenza di famiglie omosessuali nella pubblicità della pasta. Ho sempre detestato questi spot e questa immagine della famiglia composta da genitori belli e magri, da figli intelligenti e amanti dei gattini e senza contrasti generazionali. La frase che mi faceva più arrabbiare nei confronti con mio figlio, era proprio la sua provocazione quando vedeva in me desideri di assimilazione alla famiglia Mulino Bianco. Per me e la mia psicoanalisi era un grave insulto. Con gli anni uno riflette sull’uso della pubblicità che non si preoccupa tanto di narrare storie o ideologie, ma mette in forma particolari stili di vita. Semplificando ci si può identificare o no con questi modelli e di conseguenza si compra o non si compra un prodotto.  L’ideologia della pubblicità della Barilla è da sempre la narrazione di uno stile di vita che attirava non tanto per l’eterosessualità quanto per l’armonia e per l’assenza di conflitti famigliari, situazione così distante dalla quotidianità.
La pubblicità cerca l’identificazione e visto il successo mondiale della pasta Barilla probabilmente nell’immaginario cerchiamo questo nirvana familiare. Ma ricordiamoci che parliamo di pubblicità.
Nei miei precedenti interventi citavo un articolo (La sfida delle famiglie omo genitoriali di Codignola e Luci in Psicoterapia e Scienze Umane) che rilevava come il contributo dell’omogenitorialità stia proprio nel costringerci a rinunciare a certezze. Partendo da queste considerazioni vorrei stimolare dubbi su quanto è successo nella discussione successiva e nell’attacco globale a Barilla. Tralasciamo i motivi commerciali delle critiche da parte dei marchi concorrenti e veniamo ai rilievi più “disinteressati  e culturalmente rilevanti”.
Possibile che per ottenere la parità di diritti ci debba essere la famiglia omosessuale “Mulino Bianco”. Non penso che rincorrere la famiglia eterosessuale sul terreno dell’idealizzazione e di una visione del rapporto di coppia senza conflitti aiuti la causa gay. La formazione psicoanalitica dovrebbe mettere in discussione i cosiddetti assunti fondamentali e i pregiudizi alla base della famiglia come formazione del Sé. A mio parere è sbagliato prendere in maniera acritica una visione ideologica (la famiglia Mulino Bianco) e senza la minima riflessione richiedere una analoga. Le mie analisi partono da com’è descritta nei media l’omosessualità e più che la richiesta di uno spot con la famiglia omosessuale (fatta dal Nobel Dario Fo) mi sembra più utile trovare delle forme di comunicazione narrativa o spot meno melensi. A questo proposito segnalo il recentissimo video Same Love di Meclemore & RyanLewis sugli amori e matrimoni gay  da vedere leggendo il testo molto bello,  senza inviti a mangiare pasta o simili. In America il video (e un anno orsono il disco) ha avuto molto successo con 350.000 accessi in ventiquattro ore, che hanno raggiunto nel tempo gli oltre  84 milioni.

Il dibattito sulle affermazioni di Barilla mi ha convinto ancora di più sull’ambiguità della legge sull’omofobia e sul pericolo di sovrapposizione con la libertà d’opinione. L’attacco mondiale a Barilla e in particolare i video con le scuse pubbliche mi sono sembrati eccessive, come eccessive sono le interpretazioni persecutorie che sono circolate anche nel dibattito su questo sito. Tristi poi le analisi sulla importanza e il valore di chiedere scusa. Mi hanno ricordato le confessioni,  per fortuna in tempi lontani cui erano costretti i dissidenti. Ai più giovani ricordo che queste autocritiche nei paesi dell’est erano provocate dalla richiesta di una linea politica più vicina al popolo e all’ortodossia e quindi da “nobili” motivi e purtroppo non erano mai sufficienti. L’aspetto più angosciante in queste circostanze era che chi faceva autocritica alla fine era convinto di quanto diceva. Consiglio di rivedere il film di Costa Gravas “La confessione” per comprendere l’evoluzione psicologica di chi fa autocritica. Sono convinto che si può esprimere un parere che dissente dal political correct senza doversi scusare e senza essere esposto alla gogna della rete.
Sulle dinamiche della rete forse dovremmo tutti rileggere Bion di " Cosa accade nei gruppi" e non rincorrere una rapida e acritica omogeneizzazione. Ma su questo ci ritornerò.

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