GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Maggio 2015 IV - Amori e paure

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6 giugno, 2015 - 13:26
di Luca Ribolini

LA MADRE VISTA CON GLI OCCHI DI MASSIMO RECALCATI. Al Salone Internazionale del Libro di Torino uno degli incontri più attesi: Massimo Recalcati parla al pubblico del suo nuovo libro “Le mani della madre”. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno 
di Giulia Ciarpica, ghigliottina.it, 22 maggio 2015

La grande lezione della maternità è rendere insostituibile chi si ama, rendere unico il proprio figlio, che nelle mani della madre diventa realmente figlio unico”. Non è solo una lezione di genitorialità legata al senso del materno quella che Massimo Recalcati ha tenuto al Salone Internazionale del Libro di Torino lo scorso 16 maggio all’Auditorium del Lingotto Fiere, ma è qualcosa di più: è la scoperta della maternità attraverso lo studio e l’analisi dell’essere donna, prima ancora che madre. Di fronte ad una sala gremita e plaudente, Recalcati ha parlato del suo nuovo libro Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno (Feltrinelli, 2015, pp. 187). Dopo aver indagato le ragioni della paternità, del rapporto tra genitori e figli dopo il tramonto della figura del padre ne Il complesso di Telemaco, ora Recalcati si addentra nella scoperta dell’immagine della madre, attraverso le sfaccettature delle parti del suo corpo. Tre sono i tratti fondamentali che l’autore ha analizzato nel corso dell’incontro: le mani della madre, il volto della madre ed il seno della madre. Le mani materne sono mani che trattengono la vita nella vita, sono mani che non abbandonano, ma che, anzi, ci afferrano nell’attimo in cui percepiamo la caduta nel vuoto. Le mani della madre sono di per sé già un linguaggio, certamente non alfabetico, ma, come dice Lacan, nello sviluppo della soggettività non c’è un tempo che ha preceduto il linguaggio e poi un tempo che segnala l’accesso al linguaggio.
 
Segue qui:
http://www.ghigliottina.it/2015/05/22/madre-occhi-massimo-recalcati/#sthash.YEvTOazV.dpuf
 

COSÌ SONO SOPRAVVISSUTA ALLA MIA IRRECUPERABILE 3A D 
di Mauretta Capuano, laprovinciacr.it, 22 maggio 2015


 
Timida, silenziosa, secchiona agli occhi dei suoi compagni della scuola media per cui urlare, fare scherzi e confusione è la normalità, Bianca Chiabrando invece di scappare dalla sua «irrecuperabile» classe ha deciso di raccontarla in quello che poi è diventato un libro: ‘Il caso 3/a D’, pubblicato da Mondadori. Accompagnato dai disegni della scrittrice in erba, che ora ha 15 anni ed è pianista, il libro, per ragazzi dagli 11 anni, ha avuto un successo al di là di ogni aspettativa. «E’ meglio affrontare le cose che scappare. Non volevo che a vincere fosse la mia timidezza. Basta mettersi in gioco. Se stai fermo a guardare cosa succede e fai la vittima non vai da nessuna parte. Bisogna sempre provarci affrontando tutto con ironia, divertendoti. In fondo siamo ragazzi, si può sempre scherzare, ovviamente nei limiti». A osservare i suoi compagni e poi a scrivere e disegnare di loro ha cominciato durante la terza media, dopo essere sopravvissuta a due anni nella sua indisciplinata classe. Nella foto di classe che apre il libro troviamo il ritratto perfetto dei cinque scatenati protagonisti de ‘Il caso 3/a D’: «il soggetto Gabriel Gomma», «il soggetto non umano Zarino», «il soggetto singolare Cipolla», «il soggetto Massimo Mazzolino» e il «soggetto Franco Frangia», oltre a Sigmund Freud e Carl Gustav Jung a cui la Chiabrando scrive una divertente lettera.
 
Segue qui:
http://www.laprovinciacr.it/scheda/117047/Cosi-sono-sopravvissuta-alla-mia-irrecuperabile.html
 

L’AMORE IN ANALISI. Sogni, passioni, rimpianti, difficoltà a chiudere una relazione. Una psicoanalista raccoglie in un libro tutto quello che le donne osano raccontare solo al terapeuta. E indica il percorso per ritrovare se stesse 
di Roselina Salemi, D la Repubblica delle donne, 23 maggio 2015 

Cosa raccontano le donne all’analista quando parlano d’amore? Sogni da decifrare, illusioni coltivate a lungo, o il bisogno di metabolizzare il dolore dell’abbandono. Storie di uomini che non le hanno capite, tradimenti, passioni improvvise, fulmini che attraversano la vita e la scardinano. Simonetta Diena, psichiatra e psicoanalista, ha raccolto le confessioni e le sue riflessioni nel saggio appena pubblicato La psicoanalisi in ascolto dell’amore: passioni e legami che con insoliti riferimenti al cinema, alla poesia, alla letteratura, indaga «la natura terribile e insondabile delle passioni, quel groviglio che comprende il desiderio, la necessità, la paura della solitudine, la felicità insostenibile».
Parla di fusione, di nostalgia e di assenza. Del rischio di essere innamorati dell’amore, della sua impossibilità, che scambiamo per romanticismo, e invece è una spinta distruttiva. Arriva a una conclusione spiazzante: l’amore non è sopravvalutato, anzi è sottovalutato. «Il bisogno di essere amati è il prototipo di ogni bisogno umano, altrimenti soffriamo, moriamo. Non possiamo spiegare il perché, ma il come sì. L’amore per l’altro è sempre dentro di noi, anche se è finito». Possibile? Per spiegarlo, Diena ricorre a una leggenda hassidica: «Un rabbino di molti secoli fa, in una lontana regione dell’Est, ogni volta che desiderava si verificasse un miracolo si recava in una certa località, in un certo bosco, bruciava un particolare tipo di legname, recitava una preghiera. E il miracolo si realizzava. Generazione dopo generazione tutto si perde: il nome del bosco, della regione, le parole della preghiera. Soltanto l’ultimo Rabbi, nella sua casa, ricorda che era possibile far accadere il miracolo, e il miracolo accade. Così, anche noi abbiamo perduto il luogo dove c’è stato l’amore originario, le parole, il fuoco che lo alimentava, il bosco che lo accoglieva, ma non la memoria. Se hai ricevuto amore, se ti ha fatto del bene, sarai capace di amare ancora». E succede, anche se si parte da una perdita, da una negazione.
Sono i sogni a indicare la strada, ma in che modo? «Certe donne si vedono senza un braccio o una gamba, riflesse da uno specchio deformante, con una bara nel soggiorno – e non è male, perché la morte del sentimento è stata accettata – le stanze devastate, i mobili a pezzi, i ladri entrati in casa (e la porta era sbadatamente rimasta aperta), la cassaforte svuotata. La prima reazione è l’incredulità, la negazione: non è possibile, com’è potuto succedere? Qui comincia una ricerca che può andare anche molto lontano, all’adolescenza, all’infanzia. Narrando il presente e il dolore che proviamo, facciamo i conti con un passato del quale spesso non siamo coscienti. Per esempio, l’indifferenza sofferta da certi bambini non voluti, o cresciuti da un uomo e una donna che sono rimasti insieme, detestandosi freddamente, produce danni inimmaginabili».
Ogni storia è diversa, ma tutte possono insegnarci qualcosa, per questo molte si specchieranno nel catalogo di anime ferite raccolto da Simonetta Diena. «Prendiamo Francesca: soffre perché si trova sempre a essere un intermezzo nelle vite di altri uomini, sposati, inaffidabili, distanti. Dice questa frase: “Non riuscivo a capire cosa volevano all’inizio da me, e perché non gli andavo più bene dopo”. Durante una seduta le racconto la storia del coniglio di una mia amica: lo trova sul balcone, sepolto dalla neve, quando poteva benissimo ripararsi sotto la tettoia. E Francesca si riconosce nell’animaletto incapace di trovare rifugio, paralizzato, come la madre era bloccata e impotente davanti alle accuse del padre. A poco a poco comincia a investire in persone più attente ai suoi bisogni, più in sintonia con ciò che desiderava e che poteva offrire».
Poi c’è la moglie di un boss mafioso, un periodo di analisi lungo e tormentato. «Elisabetta era bellissima», ricorda Diena, «elegante e curata, ma dormiva un paio d’ore a notte, si alzava per mangiare, aveva paura del buio, fumava dieci, venti sigarette, si svegliava terrorizzata. Il marito, che all’inizio aveva visto quasi come un eroe romantico, era stato ucciso. Era stata una passione totale, assoluta, che aveva compensato le mancanze dell’infanzia. Attraverso l’analisi Elisabetta a riscritto la sua storia, ha accettato i deficit dei genitori e la dimensione violenta del marito». Non manca la dolorosa normalità dei legami che si spezzano logorati dal tempo. C’è una costante? «L’idea che a un certo punto non abbiamo scelta. Penso a Emma Uno, che si innamora di un uomo bellissimo, lo sposa e poi scopre di essere tradita, una due, più volte.
Resiste, hanno una figlia, ma si rende conto che non può accettare quella pluralità di storie. Sente di non avere alternative quando si separa. Emma Due invece lascia il marito in nome della passione per un altro, anche se ha la sensazione di commettere un errore. Lo sposa, ha un bambino. Scopre di essersi consegnata a un uomo possessivo e bugiardo, che la svaluta, la controlla, le fa lasciare il lavoro, la rende economicamente dipendente. Non divorzia. Va a vivere vicino alla madre dalla quale era fuggita e che non era mai riuscita a separarsi dal marito traditore, si chiude ogni via d’uscita, non le sembra di averne». Invece non è così. Spesso non siamo in grado di vedere le possibilità, le occasioni.
Sull’amore ci facciamo domande eterne, invariabili. Perché non dura? Perché possiamo stabilire un legame profondo, passionale con una sola persona alla volta? Le risposte possono anche non piacerci, ma sono dentro di noi, non fuori. «Cerchiamo di rivivere il legame materno, il momento in cui siamo stati accolti, nutriti, in una fusione assoluta. Il punto di partenza è quello. E quando scegliamo le persone sbagliate, riviviamo un trauma antico di esclusione e perdita».
Contro i sentimental-pragmatici, Simonetta Diena invita a coltivare l’illusione, a proteggere il capitale emotivo, consiglia quando si può, finché si può, di non separarsi perché l’investimento non vada perduto: «Odiare è molto più facile che riconciliarsi. Con il tradimento tutto cambia. Madri che piangono tutto il giorno, mariti che fantasticano vendette terribili (quante voci nella stanza dell’analista!). Meglio mandare all’aria tutto che compiere un percorso lungo e doloroso di riflessione. Eppure, dietro quel volto che ci sembra cambiato, c’è la stessa persona che abbiamo amato e ha amato noi. Possiamo provare a riparare i danni, a rimettere insieme i pezzi». Ma con quale modello? I semidei hollywoodiani (la nidiata dei Brangelina), le icone della famiglia perfetta? «No, affatto. Nella normalità il vicino di casa conta più della star. Certo, ci sono le mogli-trofeo, le milf, le cougar e i toy boy, c’è l’imitazione dei comportamenti, ma ogni storia è speciale, eppure profondamente simile alle altre nei suoi elementi essenziali. La vita passa nell’attesa e nella promessa di un amore felice, come un fiume scorre verso il mare. Dobbiamo essere capaci di portare il peso dell’amore sulle spalle».
 
Il libro
La psicanalisi in ascolto dell’amore: passioni e legami” (Franco Angeli, pp. 206, € 26, introduzione di Salvatore Natoli) di Simonetta Diena, psichiatra milanese, non è un saggio per addetti ai lavori. Al contrario, svela ai ”laici” la complessa dinamica dell’ascolto, il percorso attraverso il quale la narrazione sull’amore diventa capacità di esprimere il dolore e avviare percorso di guarigione. Analista e paziente si ritrovano sul terreno del linguaggio, cercano le parole giuste (a volte ne basta una), decifrano i simboli. Anche attraverso il cinema. “Les Amants,” di Louis Malle, “Two Lovers”, di James Grey, “Ferro tre- la casa vuota” di Kim Ki-duk, “L’anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais sono soltanto alcune delle opere che hanno tradotto in immagini il magma dell’inconscio. E tutto questo ci serve per accettare la fragilità dell’amore, l’idea che le promesse reciproche, i “sempre”, e “mai” siano vere, perché lo sono nel momento in cui vengono pronunciati.

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3765795

GIOCHI CON IL FUOCO O CON I FARMACI, LE “MODE KILLER” DEGLI ADOLESCENTI. Il “fire challenge” è una pericolosissima pratica in voga tra i giovanissimi sviluppatasi negli Usa e che ha avuto grande diffusione tramite il web 
di Redazione, notizie.tiscali.it, 25 maggio 2015

Darsi fuoco senza un motivo, per gioco, cospargendosi di liquido infiammabile e gettandosi nel più breve tempo possibile in una doccia o sotto un getto d’acqua per impedire alle fiamme di danneggiare in modo irrimediabile la pelle. Questo il ‘fire challenge’, una pericolosissima pratica in voga tra adolescenti sviluppatasi negli Usa e che ha avuto grande diffusione tramite il web perché i video vengono postati su Youtube e Facebook.
Secondo quando riporta il Daily Mail un ragazzino sarebbe morto già lo scorso anno e una famiglia ha raccontato che i propri figli per pochissimo non hanno subito gravi danni. Dopo che la stampa lo ha segnalato qualche giorno fa, su Facebook i video non ci sono più ma molti sono ancora visibili su youtube. Al ‘fire challenge’ si somma, sempre dagli Usa ma che sta destando preoccupazione anche nella vicina Francia negli ultimi giorni con un allarme lanciato dall’Ordine dei farmacisti, il ‘purple drank’, che consiste in un mix da sballo di sciroppo per la tosse, antistaminici e bevande gassate, limonate o spesso alcol, pericoloso per la salute soprattutto per l’effetto della codeina, che può provocare oltre che dipendenza, allucinazioni, euforia, e altri disturbi molto gravi.
Un senso del limite spostato sempre un po’ più in là e la ricerca del brivido sono alcuni degli elementi da tenere in considerazione per capire il mondo dei ragazzi e approfondire la nascita di fenomeni come questi, come spiega Luigi Janiri, docente di Psichiatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e psicoanalista della Spi (Societa psicoanalitica italiana). “L’assenza in particolare del padre come generatore di limiti, che sono esterni ma che il ragazzo è portato ad interiorizzare, fa si che i limiti stessi siano spostati sempre più avanti” spiega Janiri, secondo cui un altro elemento importante è “la ricerca delle sensazioni, del brivido che è connaturata al sistema degli adolescenti, insieme all’assunzione del rischio”.
“Ciò che deve maggiormente saltare agli occhi dei genitori è la solitudine, intesa come mancanza di scambi e relazioni vere, sostituite dall’isolamento e da pseudo-relazioni” aggiunge, sottolineando che però in molti casi “i ragazzi ricercano compulsivamente consenso e compagnia”, hanno bisogno di ‘raccontarsi e per le ‘bravate’ o altri gesti più gravi il confronto sul web avviene ormai con coetanei su scala globale.
Infine, c’è l’elemento del dolore corporeo: “il corpo è l’interfaccia verso il mondo esterno, quello contro cui scagliare la rabbia se questa interfaccia non tiene, o anche visto come limite. Farsi male fisicamente e provare dolore può farmi sentire vivo, e quindi esistere”.
 
http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/15/05/giochi-fuoco-adolescenti-123.html?scienza 

IL TENTATIVO DI SUICIDIO IN ADOLESCENZA: SE NE PARLA AL CENTRO POLIEDRO 
di Redazione, gonews.it, 25 maggio 2015

Si conclude Giovedì 28 Maggio 2015 alle 21 e 15, al Centro Poliedro di Pontedera, il ciclo di incontri sul disagio adolescenziale ispirato ai libri del Professor Gustavo Pietropolli Charmet. Relatrice sarà la dottoressa Chiara Micelli, psicoterapeuta di Handling Onlus, associazione pontederese che ha organizzato gli eventi. Il Professor Charmet sarà uno dei relatori del convegno “Giornata di Idee e Pensieri sulle nuove famiglie – Primo Convegno di Handling Onlus”, in programma per il 12 Giugno al Museo Piaggio di Pontedera. Perché un adolescente può desiderare la morte? Se ne parlerà Giovedì 28 Maggio 2015 alle ore 21,15 al “Centro Poliedro” (in Piazza Berlinguer) di Pontedera. La dottoressa Chiara Micelli, psicoterapeuta di Handling Onlus, affronterà un tema così delicato basandosi su quanto scritto dal Professor Gustavo Pietropolli Charmet nel suo libro “Uccidersi-il tentativo di suicidio in adolescenza”. Il Professor Charmet, Docente di Psicologia all’Università di Milano-Bicocca, psichiatra, psicoanalista e autore importante nel panorama nazionale, nella sua carriera si è occupato in particolar modo di adolescenza. Il professore sarà ospite a Pontedera, al Museo Piaggio, il 12 Giugno 2015: insieme a Paolo Sarti e Simone Milli sarà relatore della “Giornata di Idee e Pensieri sulle nuove famiglie – Primo Convegno di Handling Onlus”, un evento che ha avuto il patrocinio dell’Unione Valdera, del Comune di Pontedera, del Comune di Ponsacco e del Comune di Peccioli. Con linguaggio divulgativo e adatto a tutti, ma senza abbandonare il rigore scientifico, nell’incontro di Giovedì al Centro Poliedro si indagherà sul rapporto tra suicidio e narcisismo nei “nuovi” adolescenti di oggi, insieme fragili e spavaldi, a partire da riflessioni che coinvolgono importanti mutamenti culturali dalle conseguenze ancora imprevedibili. Si individueranno i fattori che facilitano il pensiero di suicidio e si descriveranno le dinamiche delle fantasie autodistruttive (fragilità narcisistica, mancata mentalizzazione del corpo, percezione di un ostacolo insormontabile, vendetta). Si parlerà poi di modelli di intervento, rivolti soprattutto al padre e alla madre, a partire dal coinvolgimento e dalla presa in carico nel contesto di vita degli adolescenti. Si affronterà anche il delicato tema dei colloqui con i parenti dei giovani suicidi e si analizzeranno le peculiarità del dialogo con chi ha deciso di darsi la morte. L’incontro e il libro di Charmet sono di grandissima utilità per genitori, insegnanti, educatori e professionisti della salute mentale che si occupano di adolescenti specie dopo i casi (Agosto e Novembre 2014) di suicidio che hanno coinvolto lo scorso anno due giovani ragazze della Valdera.
 
http://www.gonews.it/2015/05/26/il-tentativo-di-suicidio-in-adolescenza-se-ne-parla-al-centro-poliedro/
 
I BAMBINI? SANNO ADATTARSI MA VANNO COMUNQUE AIUTATI
di Elisa Tozzato, Luigi Ballerini, avvenire.it, 27 maggio 2015
 
La mia famiglia è emigrata all’estero sette mesi fa. Quando abbiamo traslocato mio figlio aveva due anni e mezzo ed era un bimbo già in grado di muoversi ed esprimersi bene. L’arrivo nel nuovo Paese ha provocato uno sconvolgimento in lui. In più, due mesi fa è nato il suo fratellino. Pur essendo egli desideroso di stare con gli altri e pur avendo io cercato di fare del mio meglio, coinvolgendolo nel rapporto con bambini figli di amici italiani e con bambini del posto, non gioca assieme a loro…
Non è detto che i cambiamenti portino fatiche, anche per i bambini. Forse soprattutto per loro, che, a nostra differenza, sono dotati di curiosità e grandi capacità di adattamento alle nuove situazioni. Per questo inviterei questa mamma ad abbandonare l’idea che la situazione in cui il figlio si trova sia da “poverino”…
 
Al link il testo della lettera e delle risposta completi:
http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Giovani%20storie/I%20bambini%20%20Sanno%20adattarsi%20ma%20vanno%20comunque%20aiutati_20150527.aspx?rubrica=Giovani+storie  

«LE PARANOIE POPULISTE GIOCANO CON LE NOSTRE PAURE». Il grande psicoanalista oggi a Bolzano inviato dall’Accademia di dialogo interculturale Appuntamento nella sede Upad per parlare di “prossimi” e “diversi”, profughi e politica 
di Redazione, altoadige.gelocal.it, 28 maggio 2015

Fondazione Upad, nel quadro della propria neo-istituita Accademia di dialogo interculturale presieduta da Gianni Lanzinger, propone per oggi pomeriggio dalle ore 18.30 presso la propria sede di via Firenze 51 a Bolzano l’incontro-dibattito dal titolo “Prossimo o diverso? La diffidenza degli individui e la paranoia dei gruppi”. Protagonista sarà lo psicoanalista Luigi Zoja che dialogherà con Lorenzo Toresini. Si tratta dell’ultimo del ciclo di incontri “Dialoghi del giovedì” che proseguiranno in autunno con ulteriori incontri per rafforzare il legame e la conciliazione tra le grandi culture della nostra contemporaneità. Infatti, Mai come nel presente, il nostro prossimo è l’intera umanità con le sue differenti lingue e culture, con i suoi impulsi a varcare i confini e con il suo disperato bisogno di comprensione, di dialogo, di accoglienza. In particolare il tema fulcro dell’incontro di stasera sera è l’essere umano, inteso come un animale sociale. Esso ha istinti che, in condizioni primitive, servono alla difesa del gruppo. Tra questi, anche il sospetto: le presenze nuove sono valutate a lungo prima di essere accettate. Nella vita di città e nel XXI secolo, però, vivere tra estranei è la norma: quindi, a differenza della società pre-moderna, oggi è molto più facile sviluppare la diffidenza. Nelle forme estreme, questa corrisponde alla paranoia, un disturbo del pensiero in cui ogni male viene attribuito a qualche nemico: il soggetto non è più capace di auto-critica, ma deve sempre incolpare altri. I gruppi politici e i mezzi di comunicazione più rozzi invece di favorire la ragionevolezza, spesso alimentano proprio questa patologia. A differenza di altri disturbi mentali, dunque la paranoia non è solo individuale: può invadere le masse e decidere i grandi eventi della storia. Il dibattito partirà dunque da uno dei temi approfonditi dall’autore del saggio “Paranoia, La follia che fa la storia”, uscito per Bollati Boringhieri nel 2011.
 
Segue qui:
http://altoadige.gelocal.it/tempo-libero/2015/05/28/news/le-paranoie-populiste-giocano-con-le-nostre-paure-1.11514069

LA DONNA ISTERICA, UN MARCHIO DURO A MORIRE. L’etichetta di isterica è una delle tante che viene ancora appiccicata al genere femminile. Un’eredità che arriva da tempi lontani, frutto di pregiudizi maschili: l’isteria è stato il primo disturbo mentale attribuito esclusivamente alle donne. E ancora oggi viene tirato in ballo quando ci ribelliamo a un ordine, contestiamo, alziamo la voce. Oppure come sinonimo di frigida, sessualmente insoddisfatta. Un copione preconfezionato e banalizzante di cui, secondo la psicologa, dobbiamo renderci conto per liberarcene. Perché isteria e femminile non coincidono

di Brunella Gasperini, psicologa, d.repubblica.it, 28 maggio 2015
 
È desolante constatare come alcuni aspetti vengano cuciti addosso alle donne in modo banale e come sembri loro naturale vestirsene. Tipo l’etichetta di isterica, così facilmente attaccata al genere femminile. Un’eredità pesante che arriva da tempi lontani e che ci fa capire come ciò che viene ammesso, anche se ingiusto e sbagliato, per centinaia di anni riesca poi a insinuarsi molto bene nel profondo di una cultura, di un sentire comune. L’isteria è stato il primo disturbo mentale attribuito esclusivamente alle donne. Una patologia stravagante, espressione della misteriosa natura femminile, seducente per certi versi, sfuggente e incontrollabile, con sintomi prepotenti eppure senza evidenze organiche. La sua storia spaventosa inizia in anni lontanissimi. Tracce di disturbi isterici si ritrovano in testi egizi risalenti al 1900 avanti Cristo, ma l’invenzione del termine “isteria”, da “histeron” ovvero utero, è solitamente attribuita al medico greco Ippocrate che ne parla nei suoi scritti collegandola a un cattivo funzionamento dell’utero.
 
Segue qui:
http://d.repubblica.it/lifestyle/2015/05/28/news/donne_isteriche_pregiudizi_uomini_maschilismo-2621927/  

I MESSAGGI NASCOSTI NEI LIBRI PER BAMBINI. Dietro alle favole che leggevate da piccoli, si nascondono argomenti che solo da adulti si possono pienamente comprendere 
di Fernanda Pesce Blazquez, thepostinternazionale.it, 29 maggio 2015

Il cibo era l’argomento principale dei libri che Hephzibah Anderson leggeva da piccola. Una delle sue letture preferite raccontava la storia di un ragazzo che riuscì a salvare l’hamburgheria del quartiere, ritrovando un ingrediente segreto che era andato perduto. Con il passare degli anni Hephzibah finì per dimenticare il titolo del libro, che rimase solo un bel ricordo d’infanzia. Oggi Hephzibah è una giornalista acclamata, che collabora con la Bbc e con la rivista britannicaProspect. Fu una vera e propria sorpresa scoprire che l’autore del suo amato libro era proprio la stessa persona che stava intervistando a Edimburgo: Alexander McCall Smith, autore del best-seller The No 1 Ladies’ Detective Agency e di alcuni libri per bambini, tra cui appunto The Perfect Hamburger, il libro che anni prima aveva tenuto tra le mani la giornalista.
Segue qui:
http://www.thepostinternazionale.it/mondo/regno-unito/messaggi-nascosti-libri-per-bambini-letteratura
 

SINODO. LA BATTAGLIA DI GERMANIA. I vescovi tedeschi si battono per aprire la strada a divorzio e omosessualità. Ma sei di loro si sono dissociati. E un giurista critica a fondo in un libro le tesi del cardinale Kasper. “È una crisi di fede”, commenta il cardinale africano Sarah 
di Sandro Magister, chiesa.espresso.repubblica.it, 29 maggio 2015

In coincidenza temporale perfetta, proprio mentre quattro giorni fa in Vaticano il consiglio e la segreteria generale del sinodo dei vescovi preparavano con papa Francesco la prossima sessione dell’assise, nello stesso giorno, nella non lontana Pontificia Università Gregoriana, i presidenti delle conferenze episcopali di Germania, Francia e Svizzera e una cinquantina di vescovi, teologi ed esperti di questi tre paesi, in testa i cardinali Walter Kasper e Reinhard Marx, discutevano a porte chiuse su come far passare in sinodo le loro tesi riformiste sui due punti più controversi: il divorzio e l’omosessualità. Germania, Francia e Svizzera si affacciano sul fiume Reno. Ma i convenuti alla Gregoriana sanno bene che la vera partita si gioca sulle sponde del Tevere, a Roma. La loro ambizione è di essere anche questa volta, come già nel Concilio Vaticano II, la corrente vincente del rinnovamento della Chiesa universale, il Reno che invade con le sue acque il Tevere. Al termine della riunione, i tedeschi hanno diffuso un comunicato nel quale dicono di aver “riflettuto in particolare sulla sessualità come linguaggio dell’amore e dono prezioso di Dio, in dialogo intenso tra la teologia morale tradizionale e i migliori contributi dell’antropologia contemporanea e delle scienze umane”. Ma più del comunicato è interessante ciò che i convenuti si sono detti per davvero, stando al resoconto autorizzato che ne ha fatto il 26 maggio “la Repubblica”, l’unico giornale ammesso all’incontro e per combinazione anche l’unico giornale letto da papa Francesco, a detta sua: “Un sacerdote e docente parla senza indugi di ‘carezze, baci, coito nel senso del venire insieme, co-ire’, come pure di ‘quel che accompagna le luci e le ombre non coscienti delle pulsioni e del desiderio’. Un suo collega: ‘L’importanza dello stimolo sessuale rappresenta la base per un rapporto duraturo’. Si cita Freud. Viene richiamato Fromm. ‘La mancanza della sessualità – si aggiunge – può accomunarsi alla fame, alla sete. La domanda che la caratterizza è: Hai voglia di fare sesso? Ma questo non significa desiderare l’altro, se l’altro non vuole. La domanda dovrebbe essere: Tu mi desideri? Ecco allora come il desiderio sessuale dell’altro può unirsi all’amore'”.
 
Segue qui:
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351056  
 

VASCO ROSSI: “SONO UNO PSICANALISTA E RICEVO SOLO SUL PALCO. Sto leggendo Jung, da giovane volevo fare quel mestiere”. Il rocker si racconta in un’intervista prima del concerto-prova di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto. Il 7 giugno, infatti, inizierà Vasco Live Come 015, una tournée estiva negli stadi italiani 
di Alessandro Ferrucci, ilfattoquotidiano.it, 29 maggio 2015

La formula è semplice, così semplice ed evidente da apparire incomprensibile; o meglio: non replicabile; una sorta di “Coca Cola” svelata dallo stesso Vasco Rossi: “Le mie canzoni nascono così, sono un’analisi delle emozioni, tutto parte da una frase, poi piano piano esce fuori il resto. Se sapessi spiegarle farei un altro mestiere, invece vanno ascoltate e basta. Sapete cosa mi colpisce? Vedere i ragazzi cantare, ridere o piangere mentre canto pezzi di trent’anni fa come Vita spericolata”. Non esagera. Ovunque, da San Siro per un concerto, all’incontro casuale, fino a ora, giù in Puglia, dove sta preparando la tournée, è sempre la stessa storia: quando lo vedono urlano, lacrime, autografi sugli oggetti più improbabili (e improponibili), intonano cori, srotolano striscioni, murales, lo seguono ovunque. Ovunque.
 
Segue qui:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/29/vasco-rossi-sono-uno-psicanalista-e-ricevo-solo-sul-palco-la-mia-generazione-doveva-morire-negli-anni-ottanta/1729218/ 

SE L’IO CATTIVO ORDINA LA STRAGE 
di Attilio Doni, Umberto Galimberti, D Repubblica, 30 maggio 2015

Riguardo all’infermiere Giulio Murolo, autore della strage a Napoli, la neuropsichiatra Annamaria Nazzaro della Asl Roma F. ha parlato di una «personalità psicotica scissa, con delirio di onnipotenza espresso nella possibilità di determinare la vita degli altri… La personalità scissa nel suo caso si esprime in un “io buono”, come un medico che in sala operatoria assiste i pazienti e li cura e un “io cattivo”, con una passione maniacale per le armi… La passione per la caccia non c’entra, qui non si tratta di un cacciatore, ma di un cecchino, che abbatte i passanti con un tiro al bersaglio… Con la passione ossessiva per le armi che gli hanno trovato in casa andava perfezionando la sua mania di distruzione, poi esplosa». Ho avuto l’impressione che con queste parole la dottoressa abbia voluto tranquillizzare i cacciatori. A ogni modo, per fortuna, i miei due “io”, quello buono e quello cattivo, non sono scissi. Quello buono è prepotente e tiene sottomesso quello cattivo con inaudita cattiveria. Il cattivo vorrebbe riempire la casa di coltelli, fucili, pistole e mitragliatori, ma quello buono non gli permette di acquistare neppure un temperino, anche perché le armi gli fanno paura, sa che sono strumenti di morte e che se anche gliele regalassero, le belle armi lucenti, il mio “io” buono, non le vorrebbe. Ovviamente la mia è una provocazione, però… Attilio Doni, attiliodoni@tiscali.it
Condivido la diagnosi della neuropsichiatra, che mi pare corretta. Troppo spesso siamo sicuri della nostra identità, e questa sicurezza è tanto più solida quanto più rimossa è l’altra parte di noi stessi. Il motivo della doppia personalità è presente nel mito, nella letteratura, nei flm, nella psicoanalisi, nell’immaginazione infantile (si pensi al “compagno immaginario” che i bambini inventano per dialogarci nei momenti di solitudine), in un gioco vertiginoso di ombre e specchi. Come scrive Wendy Doniger in La differenza sdoppiata (Adelphi): «Le mitologie indù e greca abbondano di sdoppiamenti incentrati sull’identità di persone che in vario modo hanno subito una scissione. Queste storie affrontano problemi che interessano molte culture, compresa la nostra: quale risposta dare?». Questa domanda è ripresa da Massimo Fusillo in L’altro e lo stesso. Teoria e storia del doppio (Mucchi Editore), secondo il quale: «Si parla di doppio quando l’identità di un personaggio si duplica: uno diventa due. A questo punto sorge l’interrogativo: come si fa a essere ciò che si è?».

Al link il testo completo di lettera e risposta:
http://d.repubblica.it/dmemory/2015/05/30/lettere/rispondeumbertogalimberti/158lette20150530691580158.html 

SUQ FESTIVAL, PEIROLERO: “RACCONTIAMO CIBO E SPIRITUALITÀ”. Dal 13 al 26 giugno scatta al Porto Antico la 17esima edizione della rassegna che mette in dialogo le culture del mondo 
di Lorenzo Tosa, genovapost.com, 31 maggio 2015

Tutto il mondo sotto un tendone. Realtà o utopia, è quello che accade da quasi vent’anni, ogni inizio d’estate, a Genova, in occasione del Suq Festival. Quella che scatta al Porto Antico il prossimo 13 giugno (fino al 24) sarà l’edizione numero 17 di un evento che mescola dialogo, integrazione, cultura, teatro. E gusto. Quasi scontato dedicare il festival di quest’anno al cibo, nell’anno di Expo, perché qui concetti come “sostenibilità” e “nutrire il pianeta” erano di moda quando Milano era ancora “da bere”. “Cucina e religione sono temi che uniscono e dividono” ricorda Carla Peirolero, attrice e regista teatrale, da anni anima del Suq. E poi incontri, spettacoli, grandi personaggi, da Julia Kristeva a Pippo Del Bono, da Vauro a Baliani, a Roberta Alloisio.

Segue qui:
http://www.genovapost.com/Bluecult/Eventi/Suq-Festival-Peirolero-Raccontiamo-cibo-89819.aspx
 

UN LETTINO SCOMODO 
di Donatella Cianci, ilsole24ore.com, 31 maggio 2015

Prendere parte alla realtà, interpretare la “situazione” che si vive nel mondo, ricercarne il senso nella continua lotta irrisolvibile fra senso e non senso è quanto accade in un romanzo un po’ nebuloso dell’esordiente Walsh. La scrittrice si avvale dello pseudonimo per scrivere di una storia torbida a metà fra la finzione e la cronaca poliziesca e per raccontare un caso limite di violenza subita in un percorso di psicoterapia.
 
Segue qui:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2015-05-31/un-lettino-scomodo-081355.shtml?uuid=ABkeOppD
 
L’ANTICONFORMISMO DI SUSANNA TAMARO
di Dino Messina, lanostrastoria.corriere.it, 31 maggio 2015
 
Non c’entra nulla con la storia ma questa rece al nuovo libro di Susanna Tamaro parla di un frutto non conformista della mia generazione, quelli nati negli anni Cinquanta. Una straordinaria sorpresa “Un cuore pensante” (Bompiani, pagine 211, euro 14), in cui Susanna Tamaro ha raccolto e ampliato gli interventi scritti per la rubrica su “Avvenire” nel 2014. Il risultato finale non è una miscellanea sul mondo, ma una dolorosa e schietta autobiografia. Una lettura che illumina il lungo percorso della scrittrice, ma anche le sue recenti posizione sui fatti di attualità, il suo profilo di opinionista controcorrente sui temi della famiglia, della religione, della natura, in poche parole sulla modernità.
Nelle prime pagine Tamaro si presenta come una bambina taciturna in cerca di un posto nel mondo. Un compito non facile per una ragazzina che odia il colore rosa e che ha come massima aspirazione quella di andare a fare la Giubba Rossa in Canada. A intuire la diversità di Susanna è la nonna materna, una straordinaria figura che probabilmente ha ispirato anche il personaggio di “Va’ dove ti porta il cuore”: grande esperta di Sigmund Freud quando in Italia quasi nessuno parlava di psicoanalisi, a suo agio con il taoista “Libro dei mutamenti”, tradotto dallo zio Bruno Veneziani, così come con le pagine della Bibbia, toglie d’impaccio la nipote regalandole un costume da cowboy e una pistola giocattolo con inciso un nome: “Susanna”. Questo episodio è lo spunto per parlare del tema della diversità e della difficile costruzione dell’identità. L’identità di una persona, che secondo l’autrice è sbagliato ricondurre semplicemente a quella sessuale, secondo una “genitalizzazione della realtà umana” che è uno degli errori più gravi della nostra epoca.
 
Segue qui:
http://lanostrastoria.corriere.it/2015/05/31/lanticonformismo-di-susanna-tamaro/
 

L’ALBA DEL SECOLO DEI SUICIDI. Molti studenti, artisti, musicisti e poeti si tolsero la vita 
di Emilio Gentile, Il Sole 24 Ore, 31 maggio 2015

Funesti presagi accolsero nel maggio del 1910 il passaggio della cometa di Halley. Se Giovanni Pascoli dedicò alla cometa un inno, il poeta russo Alexandr Blok le lanciò una poetica sfida: «Tu ci vai minacciando l’ultima ora/dalla turchina eternità, o cometa! …. Incombi minacciosa sulla testa/bellezza d’una stella spaventevole/ … Ma l’eroe non teme la catastrofe,/finché imperversano le sue chimere». Orribili sconvolgimenti furono invece annunciati dalla profetessa francese Madame de Thébes: crolli finanziari, piogge di fuoco, l’umanità sommersa in un mare di sangue. Inondazioni e incendi prevedeva il comandante generale dell’Esercito della Salvezza a Londra. Il 6 maggio morì per una bronchite il corpulento e gaudente Edoardo VII, re d’Inghilterra, amante della pace, delle donne, dei viaggi e della buona tavola. “Zio d’Europa” era soprannominato, perché suoi nipoti erano lo zar di Russia Nicola II l’imperatore di Germania Guglielmo II, e il re di Spagna Alfonso XIII. Nel destino di questi tre sovrani, i cultori di profezie catastrofiche avrebbero potuto forse vedere una conferma postuma dei funesti eventi annunciati al passaggio della cometa: lo zar perse il trono nel 1917 e fu trucidato dai bolscevichi con la sua famiglia nel 1918; la corona imperiale di Guglielmo fu travolta dalla Grande Guerra, e nel 1931 anche Alfonso fu costretto a lasciare il trono e la Spagna dopo la vittoria dei repubblicani.

Segue qui:
http://www.pressreader.com/italy/il-sole-24-ore/20150531/282480002398497/TextView

AUDIO
DANTE 7.5.0 GLI INFERNI MENTALI DI LUIGI ZOJA E IL LABIRINTO DI CNOSSO CON LOUIS GODART

da radio3glispeciali.rai.it, 30 maggio 2015
Gli inferni mentali di Luigi Zoja e il labirinto di Cnosso con Louis Godart.

Vai al link:
http://www.radio3glispeciali.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-d0ea5f1f-4a8f-48ea-9dc4-896acce8b553.html#sthash.9HbNk6DT.dpuf
 
I più recenti pezzi apparsi sui quotidiani di Massimo Recalcati e Sarantis Thanopulos sono disponibili su questo sito rispettivamente ai link:
 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4545
 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4788 
 
(Fonte: http://rassegnaflp.wordpress.com

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