GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Ottobre 2015 I - Relazioni

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11 ottobre, 2015 - 10:35
di Luca Ribolini

GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET: “IL RIFIUTO DELLA DIVERSITÀ DIETRO QUESTE MISTIFICAZIONI”. Parla lo psicoanalista, attento osservatore dei fenomeni familiari: “È una concezione arcaica ma presente ancora in molti adulti”

di Maria Novella De Luca, repubblica.it, 1 ottobre 2015

Una mistificazione di temi e concetti, eppure la presunta teoria del Gender spaventa genitori e insegnanti. E nonostante le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giannini, sul fatto che il “Gender a scuola non esiste”, il sospetto dilaga. “Perché colpisce tabù e paure profonde degli adulti, il cuore tradizionalista dell’Italia”, spiega Gustavo Pietropolli Charmet, psicoanalista e attento osservatore dei fenomeni familiari.
Quali paure, professore?
“Prima di tutto la paura dell’omosessualità. Le cose stanno cambiando, ma per un genitore scoprire di avere un figlio o una figlia gay è ancora oggi un trauma”.
E come potrebbe l’educazione al rispetto dei generi favorire l’omosessualità?
“È una concezione arcaica ma presente ancora in molti adulti. Si pensa cioè che spiegare ad un giovane che può scegliere l’identità di genere che preferisce potrebbe spingerlo ad attuare quelle scelte diverse, che altrimenti sarebbero rimaste sopite”.
Ed è così che accade?
“Naturalmente no, un giovane che percepisce la propria omosessualità la comprende anche se nessuno gli parla del Gender. Ma queste sono le paure, anzi i tabù, dei genitori”.
 
Segue qui:
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/10/01/news/_il_rifiuto_della_diversita_dietro_queste_mistificazioni_-124088213/
 

OMOSESSUALITÀ E SINODO 2015: PSICOANALISI E TEOLOGIA IN DIALOGO VERSO NUOVI PARADIGMI 
di Beatrice Brogliato e Damiano Migliorini (1), Micromega, 2 ottobre 2015

 
1. Una stagione culturale nuova
La stagione culturale aperta dal Sinodo Straordinario dell’ottobre 2014 non può che condurci a esplorare nuovamente la realtà dell’omosessualità, sulla quale pesano ancora fraintendimenti e posizioni contrapposte. La Relatio post disceptationem ha dato slancio a questo momento di ascolto e di parresia, laddove si spinge a considerare che «il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner [omosessuali]» (n. 52). Aperture che, come sappiamo, sono state poi ridimensionate nella Relatio Synodi. Tuttavia, ciò che è emerso nel dibattito sinodale – i numeri nelle votazioni finali lasciano a intendere la pluralità delle posizioni emerse nella discussione tra i vescovi – ha continuato a dare i suoi frutti. In questa fase inter-sinodale, infatti, teologi, vescovi, sacerdoti [2] e Conferenze Episcopali [3] si sono espressi con più libertà, mostrando come le posizioni interne alla Chiesa siano molto variegate. Con prese di posizione anche piuttosto dure, da parte di esponenti di rilievo della cultura cattolica: posizioni che – inutile nasconderlo – lasciano un po’ di amaro in bocca per il loro stile.
Indagini demoscopiche, del resto, confermano che la situazione è la stessa anche tra i fedeli [4].
Non da ultima, anche la società civile ha mandato alla Chiesa dei segnali piuttosto forti, dato che il numero di Stati in cui il riconoscimento delle relazioni d’amore omosessuali è ufficiale si sta progressivamente allargando (ricordiamo le recenti approvazioni in Slovenia ed Estonia). La vittoria del sì nel referendum della “cattolica” Irlanda ha solo certificato quel che era chiaro da tempo: si è creata una distanza notevole tra la maggioranza dei cattolici e le indicazioni (ufficiali) della Chiesa in materia di morale sessuale.
Questa «rivoluzione sociale», ha affermato l’arcivescovo Martin, chiede anche alla Chiesa e alle sue istituzioni culturali di «fare i conti con la realtà» [5]. Per farlo, però, sono necessari dei paradigmi nuovi: bisogna cercare di capire quali sono le convinzioni profonde delle nuove generazioni, che le muovono a dissentire così profondamente dalla dottrina ufficiale. La richiesta del riconoscimento di un ‘amore forte’, del totale dono di sé per un’altra persona, non sembra avere a che fare con l’individualismo, e sembra poter essere un fattore di coesione sociale, di promozione umana, di sana libertà, anche se non contribuisce a generare biologicamente un figlio. La distanza culturale tra la Chiesa e i suoi fedeli (non solo i più giovani), forse, sta proprio qui. Senza dimenticare, come già ci hanno suggerito molti saggi di storia [6], che nelle fasi storiche di tolleranza – non di relativismo – le ragioni filosofiche e teologiche di chi si oppone al riconoscimento dell’amore omosessuale perdono di efficacia, perché esse traggono buona parte della loro forza dall’intolleranza generalizzata e dai pregiudizi consolidati.
La Chiesa quindi, sostenuta dalla novità «metodologica» introdotta da papa Francesco, è spinta a interrogarsi in modo nuovo, sforzandosi di comprendere le ragioni di chi vede nell’amore omosessuale una forma lecita di affettività, realizzante, umana, promuovente anche l’amore eterosessuale nella sua forma cristiana. In accordo, non in contrapposizione; a sostegno, non come pericolosa minaccia. In questo cammino di ascolto, di fondamentale importanza è la disponibilità a lasciarsi provocare da una realtà evidente per molti: tra persone dello stesso sesso vi può essere un’autentica relazione d’amore. È proprio il considerare «amore» l’esperienza affettiva delle persone omosessuali, infatti, il cuore del problema in teologia, la prospettiva con cui può essere affrontato, e allo stesso tempo la chiave di volta di una possibile soluzione alle varie impasse, quelle teoretiche e quelle pastorali.
Perché, dunque, un cattolico dovrebbe spingersi a chiamarlo amore? Può farlo, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello etico-teologico?
2. Indicazioni dalla psicoanalisi
La psicoanalisi è la scienza che, più di ogni altra, può contribuire a rispondere a questi interrogativi. Un’analisi scientifica priva di pregiudizi metodologici, epistemici e sociali mostra che l’amore omosessuale può essere una forma di relazione affettiva sana e umanizzante. L’amore omosessuale non è immaturo, né narcisistico (l’omosessuale non ritira gli investimenti libidici dagli oggetti, bensì ama l’altro nella sua interezza); le persone omosessuali non sono più promiscue o psicologicamente instabili delle persone eterosessuali. Vi possono essere delle difficoltà contingenti – dovute a fattori ambientali e sociali [7] – che tuttavia non sono determinate dall’omosessualità stessa della persona.
La formazione dell’orientamento omosessuale – inteso come fenomeno psichico e insieme di desideri e affetti – è molto precoce e determinata da elementi soggettivi primitivi a cui non abbiamo accesso immediato. Ciò significa, innanzitutto, che dell’omosessualità non si possa individuare una vera e propria causa, e tantomeno una colpa (dei genitori, della famiglia, dell’ambiente). Vi è un tale complesso intreccio di elementi – dalla possibile predisposizione genetica, a tutti i fattori ambientali, psicologici e relazionali che ne determinano l’espressione – da escludere la possibilità di risalire a una concatenazione causale univoca, né come teoria generale, né nell’applicazione al singolo caso. Tutte le presunte ‘teorie eziologiche’ (genetiche, ormonali, anatomiche, psicologiche) hanno infatti mostrato, nel tempo, la loro insufficienza [8].
L’orientamento omosessuale, e il mondo degli affetti e dell’erotismo che ne deriva, implica un’uscita dall’Edipo, non presenta particolari disturbi di personalità o forme perverse di vivere la propria sessualità [9]. Al netto di ciò, la plausibilità terapeutica e teorica delle ‘teorie riparative’ risulta del tutto compromessa, com’è stato ampiamente dimostrato [10].
 
Segue qui:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/omosessualita-e-sinodo-psicoanalisi-e-teologia-in-dialogo-verso-nuovi-paradigmi/

 

L’ULTIMO CAPITOLO SUL “CASO FREUD” SENZA PETTEGOLEZZI

di Simonetta Fiori, repubblica.it, 4 ottobre 2015
 
Arriva dalla Francia la biografia di Freud scritta dalla psicoanalista Elisabeth Roudinesco. Cinquecento pagine accolte dalla critica come “definitive”, grazie anche al contributo di nuove carte emerse dagli archivi. Il merito riconosciuto all’autrice è di aver ristabilito un equilibrio nell’approccio a Freud, che ha continuato a essere oggetto di idolatria o al contrario di attacchi velenosi, come il contestatissimo “libro nero” di Michel Onfray, ricco di dettagli pruriginosi. Ed è anche su questi aspetti che la Roudinesco si sofferma, smontandoli con dovizia di documenti. Non è vero che il padre della psicoanalisi fosse un vecchio libidinoso, frequentatore di bordelli e dedito alla masturbazione. E non è vero che per le sue sedute esigesse cifre da strozzino. «Come spesso accade con i personaggi controversi», sostiene la biografa, «Freud era diventato la caricatura di se stesso, avvolto da pettegolezzi e bugie. E io ho voluto ripristinare la verità».
 
Segue qui:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/10/04/lultimo-capitolo-sul-caso-freud-senza-pettegolezzi50.html?ref=search

 

ZANZOTTO E I LAMPI DI UN FEDELE LETTORE-INTERPRETE. Stefano Agosti ha raccolto dal Saggiatore i suoi saggi su Andrea Zanzotto. Il primo dei contributi di Agosti risale al 1969, a ridosso di «Beltà». Col poeta nasce un’intesa naturale, che passa per Petrarca e Pasolini

di Massimo Natale, ilmanifesto.info, 4 ottobre 2015
 
Che in età moderna poe­sia e cri­tica vadano ine­vi­ta­bil­mente insieme, che que­ste due sorelle per­cor­rano – pur diver­sa­mente – lo stesso cam­mino, lo ha fis­sato una volta per sem­pre Char­les Bau­de­laire, ricor­dan­doci che ogni vero poeta con­tiene in sé anche un cri­tico di prima gran­dezza. Ma lo stesso bino­mio, la stessa ine­vi­ta­bi­lità di que­sto rap­porto, è stata più volte incar­nata anche da alcuni soda­lizi d’eccezione: basti pen­sare, per tenerci al solo Nove­cento ita­liano, alla «lunga fedeltà» che ha legato Gian­franco Con­tini, lungo l’intero arco della sua atti­vità, alla scrit­tura di Euge­nio Mon­tale. E pro­prio al tan­dem Contini-Montale – espli­ci­ta­mente citato nel risvolto di coper­tina – e a quella memo­ra­bile formula-sigillo fa imme­dia­ta­mente pen­sare un titolo come Una lunga com­pli­cità Scritti su Andrea Zan­zotto (il Sag­gia­tore, pp. 189, euro 24,00), volume in cui Ste­fano Ago­sti rac­co­glie ora gli studi con­sa­crati al poeta di Pieve di Soligo in quasi mezzo secolo, se il primo sag­gio da lui dedi­cato a Zan­zotto è del 1969, a ridosso dell’uscita – l’anno pre­ce­dente – della Beltà. Un’attenzione che si sostan­zia di un’intesa ver­rebbe da dire natu­rale fra il poeta e il suo let­tore d’elezione: per­ché ana­lo­ga­mente pro­fonda e nutri­tiva è, per esem­pio, la fun­zione che Jac­ques Lacan ha gio­cato nel per­corso di entrambi; o si pensi a come Ago­sti – sfrut­tando lo stesso Lacan del Semi­na­rio IV, incen­trato sulla rela­tion d’objet – abbia riletto in chiave psi­coa­na­li­tica il Can­zo­niere di Petrarca (nel suoGli occhi e le chiome, 1993), quel Petrarca su cui Zan­zotto ha pun­tato a sua volta in sede cri­tica (in un bel­lis­simo sag­gio che ritraeva il poeta dei Frag­menta fra il palazzo e la came­retta) e insieme in poe­sia, al chiu­dersi della suaBeltà, in una lirica deci­siva come E la madre-norma. O ancora, si potrebbe anno­tare il fatto che tutti e due – Ago­sti e Zan­zotto – guar­dino assi­dua­mente a Paso­lini, o a certe inter­se­zioni fra let­te­ra­tura e figu­ra­ti­vità, ecc. (e se ben simili sono i nutri­menti, la com­pli­cità del titolo potrà allora tra­sco­lo­rare addi­rit­tura in una vera e pro­pria con­san­gui­neità).
Que­sto è un libro che rac­conta dun­que di una costanza, e trova pro­ba­bil­mente nella già citata Beltà il suo più impor­tante testi­mone. Per­ché è pro­prio uno stu­dio sul quel libro ad aprire il volume, dopo una breve intro­du­zione – sug­ge­sti­va­mente inti­to­lata «Dalla spe­cola di Pieve» – nella quale il movi­mento inne­scato appunto dalla Beltà è descritto qui come un’«esplosione», che depo­si­terà i suoi risul­tati anche altrove. Ago­sti, certo, è un cri­tico da «campo lungo», inten­zio­nato cioè a osser­vare un dato feno­meno o un dato luogo regi­stran­done la tra­iet­to­ria – ovvero le pre­messe e gli esiti – e non solo il loro nudo appa­rire. Ma non si rispar­mia poi certe uscite nette, certi graffi istan­ta­nei che inchio­dano l’oggetto e insieme chi legge, aumen­tando la carica sedut­tiva del discorso cri­tico. Basti qual­che scheg­gia a com­pro­varlo: vedi un asserto quale «il banale è l’autentico», rife­rito ancora alla stessa rac­colta; o l’etichetta di «bolla pato­lo­gica» per quanto, nei testi zan­zot­tiani, sca­valca ica­sti­ca­mente la nor­male mise en page tipo­gra­fica; o ancora, la defi­ni­zione dello «spa­zio del Signi­fi­cante» – sca­vando ben oltre il pro­filo solo lin­gui­stico del tema – come luogo in cui «la Sto­ria è detrito e ove l’insignificanza ha un senso». Se esi­stono, insomma, le zan­zot­tiane poetiche-lampo, esi­stono anche certe designazioni-lampo del cri­tico, che fun­zio­nano anzi­tutto da segnale di – sem­pre vigile – «inter­pre­ta­zione in corso».
 
Segue qui:
http://ilmanifesto.info/zanzotto-e-i-lampi-di-un-fedele-lettore-interprete/

 

KRISTEVA-SOLLERS, ELOGIO DEL MATRIMONIO

di Daniele Zappalà, avvenire.it, 4 ottobre 2015
 
Parigi. Quando discettano assieme in un’aula universitaria, si può pensare che allettare questi due con le gioie semplici della vita sarebbe impresa vana anche per i più geniali oratori. Perché i coniugi Joyaux, che nel 1966 si conobbero e amarono subito sulle sponde della Senna, avvolgono da allora il focolare in reti chilometriche di conversazioni zeppe di coltissime citazioni e frasi ben annodate, comprese quelle di ogni nuovo libro in uscita dell’una o dell’altro, trattandosi di una linguista-semiologa-psicanalista scrittrice e di un romanziere sperimentale famosi in Francia e non solo.
Ma qual è il segreto degli smaglianti ‘Gioielli’, la cui passione perdura fra i campi di rovine sentimentali del milieu d’appartenenza? Di certo, non solo il cognome allo stato civile, come Julia Kristeva e Philippe Sollers fanno capire aprendo lo scrigno familiare nel volumetto Del matrimonio considerato come un’arte, in uscita adesso in Italia per Donzelli (pagine 144, euro 19). La ‘fisiologia del matrimonio’ cara a Balzac è tema letterario in voga da secoli a Parigi, con frequente predilezione per la satira dei ‘costumi borghesi’. Nel preambolo, la Kristeva spiega invece che con il marito ha provato a «raccontare una passione, con precisione, senza vergogna e senza viltà, senza modificare ciò che essa è stata né abbellire il presente, e scongiurando il rischio spettacolare delle ossessioni sentimentali, dei fantasmi erotici dei quali si va compiacendo l’autofinzione del selfie».
 
Segue qui:
http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/KRISTEVA-SOLLERS-.aspx?utm_content=buffere15b3&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer

 

INDIVIDUO E COLLETTIVO: CHI SE NE RICORDA PIÙ?

di Lea Melandri, tysm.org, 6 otobre 2015
 
Il rapporto individuo e collettivo è stato al centro del pensiero e della pratica, politica e analitica, di Elvio Fachinelli, e dei due movimenti - il movimento non autoritario nella scuola e il femminismo - che ho avuto la fortuna di incontrare tra il 1969 e il 1971, pochi anni dopo il mio arrivo a Milano.
Si può dire che Fachinelli è stato l’interprete più originale di un passaggio storico di grande rilievo: la modificazione dei confini tra privato e pubblico, corpo e politica, individuo e società, biologia e storia, la possibilità di uscire da quella che egli chiamava “la tragica necessità del dualismo”, la “rovinosa dialettica” in cui si era inoltrata la ragione, e da lì muovere verso “prospettive impensate”.
Uscire da logiche contrappositive significava allora prendere distanza da quelle che erano diventate due ideologie: il marxismo e la psicanalisi. Alla vulgata marxista, Fachinelli rimproverava di aver cercato la verità fuori dagli individui stessi, nei rapporti sociali oggettivi. Alla psicanalisi di non essere riuscita a intervenire nei luoghi in cui si forma l’individuo socializzato, di non aver visto i processi sempre più totalitari di intervento diretto sulle condizioni di formazione degli individui, di essere tornata alla separazione tradizionale tra ambito famigliare, dove si forma l’individuo e ambito sociale. Non a caso, uno dei rimproveri che gli mossero gli psicanalisti fu di aver “fatto un allacciamento tra l’autorità famigliare e lo stato di questa autorità nelle società capitalistiche avanzate”.
 
Segue qui:
http://tysm.org/individuo-collettivo-ne-ricorda-piu/

 

QUELL’AMORE CHE AMA NONOSTANTE TUTTO

di Michela Marzano,vanityfair.it, 7 ottobre 2015
 
Che cosa si dà di preciso quando si dà amore? Ci possiamo veramente accontentare della risposta di Jacques Lacan, quando lo psicanalista spiega che amare significa «dare ciò che non si ha a chi non lo vuole?». Non è in fondo anche questo un modo per eludere la domanda, nonostante sia vero che molto di quello che pensiamo di dare alla persona amata, di fatto, non lo possediamo nemmeno noi? Più il tempo passa, più sono convinta che, nonostante l’enorme stima che provo nei confronti di Lacan, il suo «dare ciò che non si ha» non basti, sia troppo enigmatico, non sia sufficiente.
E allora, l’altro giorno, ho deciso di riaprire il capitolo e, per cercare di capire che cosa si dà realmente ad un’altra persona quando si dà amore, mi sono messa a fare la lista di tutto quello che ricevo dall’uomo che amo. Mi è sembrato più facile così: invece di partire da ciò che penso di dargli – anche perché un conto è quello che si immagina di dare, altro conto è quello che si riesce poi a dare veramente – sono partita da quello che mi dà lui. Cioè. Sono stata lì con una penna e un foglio per quasi un quarto d’ora senza riuscire a scrivere nulla: niente fiori, niente regali, niente sorprese…
 
Segue qui:
http://www.vanityfair.it/news/italia/15/10/07/michela-marzano-storia-amore-puntata-nuova
 
 
I più recenti pezzi apparsi sui quotidiani di Massimo Recalcati e Sarantis Thanopulos sono disponibili su questo sito rispettivamente ai link:
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4545
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4788
 
 
(Fonte dei pezzi della rubrica: http://rassegnaflp.wordpress.com

 

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