GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Aprile 2016 I - Ti penso

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22 aprile, 2016 - 20:42
di Luca Ribolini

LA PSICANALISI, CHE SEMBRAVA ESSERE ANNEGATA NEL FIUME DEL RIDICOLO E DEGLI ECCESSI, SI RIFÀ VIVA CON GIOVANNI SIAS. CHISSÀ SE SOPRAVVIVERÀ

di Diego Gabutti, italiaoggi.it, 2 aprile 2016
 
Tra tutti i padri fondatori, Sigmund Freud è forse quello che somiglia di meno ai suoi epigoni, anche se al pari d’ogni altro pensatore originale è toccato anche a lui, col tempo e lo chic, il peggiore dei destini: la banalizzazione, anzi la «medicalizzazione». Freud, che voleva «difendere la psicanalisi dai medici e dai preti», ha finito per avere come seguaci autorizzati i burocrati della salute mentale, ansiolitici viventi, per metà preti e per metà guaritori, come spiega Giovanni Sias, psicanalista di scuola lacaniana e scrittore, nel suo La follia ritrovata. Senso e realtà dell’esperienza psicanalitica (Alpes 2016, pp. 78, 10,00 euro).
Ridotta a cura delle paturnie e della follia, piegata a uno scopo «pratico», trasformata in «psicoterapia» come stabiliva anche «il programma del nazismo», la psicanalisi cambia cavallo e, da interpretazione tragica e impassibile del mondo, diventa una sorta di Settimo Cavalleggeri della sua regolamentazione. Peggio: del suo addomesticamento. Ci sono stati anni, durante le sbilenche derive post sessantottesche, in cui la psicanalisi, da punto di vista (un punto interrogativo) sui sintomi isterici della condizione umana, s’è trasformata addirittura nel fan club del sintomo isterico, nell’«è qui la festa» dei «malati di mente». Così come, per aiutare «terapeuti dalle dubbie qualità» a malguadagnarsi il pane, è stato stabilito che la psicanalisi è una sorta di psichiatria fai-da-te, grazie alla quale qualunque improvvisatore può curare la follia, è stato anche stabilito – sempre allo scopo di trovare un posto di lavoro (tutti abbiamo diritto a timbrare il cartellino in mutande) agli stessi «terapeuti dalle dubbie qualità» – che la follia è anche una condizione da incoraggiare, e persino da invidiare: la sola opinione razionale, anzi, sullo stato del mondo.
 
Segue qui:
http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2072926&codiciTestate=1&sez=hgiornali 

L’UMORISMO È IL SALE DELLA VITA? SÌ, MA ATTENTI A NON ESAGERARE

di Paola Medde, corriereadriatico.it, 2 aprile 2016
 
A cosa serve l’umorismo? Che differenza c’è tra l’ironia e il sarcasmo? Gli uomini sono capaci di ridere più delle donne o è il contrario? In tanti hanno provato a dare una definizione dell’umorismo. Da Gandhi a Pirandello, da Bergson a Leopardi. Ma è con Sigmund Freud, il padre della Psicoanalisi, che il motto di spirito viene analizzato come un modo per difendersi dalle emozioni negative e dalle circostanze avverse. Certo, è evidente che alcune persone riescano meglio di altre a “riderci su”. Qualcuno ha la “battuta facile” a livello innato, altri fanno fatica ad accennare anche il più lieve sorriso e, spesso, non riescono a godere delle batture altrui. Ma davvero “ridere” fa bene? Negli ultimi 10 anni la psicologia della salute, un settore che si occupa del benessere e di come preservarlo, si è interessata a fondo delle conseguenze dell’umorismo e delle sue eventuali influenze sia sullo stato fisico e psicologico sia sul benessere in generale. Gli studi hanno evidenziato che la relazione esiste ma dipende dal tipo di umorismo. Alcuni di questi stili hanno effetti positivi sulla salute, altri possono rivelarsi addirittura nocivi.
 
Segue qui:
http://www.corriereadriatico.it/attualita/l_umorismo_e_il_sale_della_vita_si_ma_occhio_a_non_esagerare-1643938.html 

SERVONO DAVVERO I «NO» PER CRESCERE I FIGLI? I giovani, in modo particolare durante l’adolescenza, hanno bisogno di accoglienza e allo stesso tempo contenimento

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 3 aprile 2016
 
Anni fa, la pubblicazione del libro di Asha Phillips divenuto subito un best sellers in tutto il mondo, accese la discussione sull’importanza di contenere il permissivismo. Il libro era la descrizione di un metodo che l’ormai famosa psicoterapeuta inglese proponeva come strumento di crescita. Si basava sulla necessità di ripristinare il «no» ai figli. In effetti più generazioni di genitori dal secondo dopoguerra in poi, avevano adottato lo stile permissivo come reazione a quello autoritaristico che aveva dominato le relazioni genitori-figli. La Phillips nel suo saggio sottolinea gli aspetti negativi della permissività che spesso contribuisce a rendere i bambini dei piccoli tiranni e gli adolescenti fragili e insicuri. La necessità di un ritorno al «no» sostenuto da un’ampia casistica citata nel libro dalla psicoterapeuta, è un’operazione educativa utile ad una crescita equilibrata.
 
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/permalink/52894.html 

SOGNARE È INDISPENSABILE: ARMONIZZA IL CERVELLO E CONSOLIDA LE ESPERIENZE. Il sogno mette in relazione aree del cervello che durante la veglia tendono a essere separate e riorganizza i ricordi, integrando le esperienze con le conoscenze

di Danilo Di Diodoro, corriere.it, 4 aprile 2016
 
Un sogno, quel filmato sbilenco che di notte viene proiettato nella nostra mente, racconta storie dotate di una particolare struttura narrativa che sta diventando un ambito di ricerca di psicologi cognitivisti, come Jacques Montangero e Corrado Cavallero, rispettivamente dell’Università di Ginevra e di Trieste, autori di un recente articolo sulle caratteristiche della struttura narrativa dei sogni, pubblicato sulla rivista International Journal of Dream Research. Il loro studio ha preso in esame sogni che fanno parte della banca dei sogni realizzata all’Università di Bologna. «Riteniamo che i sogni vadano considerati un racconto nel senso ampio del termine, piuttosto che una storia “canonica”- dicono i ricercatori - cioè il resoconto di una sequenza di eventi che coinvolgono esseri umani che reagiscono ad altri o a eventi fisici, e che include alcuni eventi inaspettati capaci di creare tensione nei protagonisti e un interesse negli ascoltatori o i lettori. Una storia canonica, invece, è un racconto con un contenuto e una struttura ben organizzati che obbedisce a un piano generale. Tutte le parti della storia sono collegate e la fine è connessa a quello che precede e serve a risolvere la tensione che si è creata».
 
Segue qui:
http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/16_aprile_01/sognare-indispensabile-armonizza-cervello-consolida-esperienze-dd80b93e-f7f7-11e5-b848-7bd2f7c41e07.shtml 

PSICOLOGIA: NATIVI DIGITALI PENSANO IN MODO DIVERSO

di Redazione, focus.it, 4 aprile 2016
 
I ‘nativi digitali’ pensano diversamente, rispetto alle generazioni precedenti. Sanno più cose, ma hanno anche grosse lacune e la loro modalità di ragionare li rende più liberi ma anche più fragili rispetto alle dipendenze. Il tema è al centro dell’appuntamento per il terzo incontro del ciclo Frontiere della psicoanalisi (settima edizione), organizzato dal Centro Milanese di Psicoanalisi ‘Cesare Musatti’ e ospitate dalla Casa della Cultura di via Borgogna di Milano, ore 21. Laura Ambrosiano, psicoanalista della Società psicoanalitica Italiana, dialoga con il giornalista del Sole24Ore Luca De Biase su come il diffondersi dell’uso di internet, app e community abbia modificato il modo di pensare dei nativi digitali. “Le evidenze delle neuroscienze mostrano come siano sollecitate aree cerebrali diverse”, spiega Ambrosiano. “Il funzionamento della mente dei ‘nativi’ è diverso rispetto agli ‘immigrati digitali’, come viene definito chi appartiene alle generazioni precedenti. In futuro – continua – la loro modalità di pensiero costantemente iperconnessa potrebbe portare a modificazioni importanti. Ora tuttavia possiamo provare a tracciare un identikit del nativo, sulla base degli studi disponibili”. Per esempio, c’è correlazione tra le ore di esposizione alle nuove tecnologie e l’aumento del quoziente intellettivo: significativamente, a troppe ore di esposizione non corrisponde alcun aumento. I nativi, inoltre, mostrano di possedere un sapere enciclopedico, più vasto degli immigrati, eppure meno sistematico, e a volte con gravi lacune: “Imparano ciò che è utile a loro, per condividerlo subito con il gruppo, perché è nel gruppo che si risolve spesso la loro ricerca di soddisfazione”. Infine, la velocità. “In questo continuo condividere, sembra che non vi sia tempo sufficiente alla strutturazione della tensione etica: il modello etico si fonda su quello prevalente nel gruppo, quello personale resta in secondo piano. Il concetto di privacy, come lo intendiamo noi, per loro non esiste”. “La nostra esperienza clinica con gli adolescenti – aggiunge Giuseppe Pellizzari, coordinatore delle Frontiere per il Cmp – ci porta a osservare come il pensiero dei ragazzi tenda ad abbandonare strutture logico-deduttive e strutture etiche strettamente sorvegliate (superegoiche), per prendere altre strade, in cui prevalgono modalità eccitatorie. Questo può renderli più liberi, ma anche più vulnerabili, per esempio alle dipendenze”.
 
http://www.focus.it/scienza/salute/psicologia-nativi-digitali-pensano-in-modo-diverso 

INTRIGHI E MISTERI IN VATICANO: INDAGA SIGMUND FREUD

di Silvana Mazzocchi, repubblica.it, 6 aprile 2016
 
Sigmund Freud da maestro della psicoanalisi a investigatore sapiente. A operare la trasformazione di ruoli è Carlo A. Martigli che, nel suo ultimo romanzo, La scelta di Sigmund (Mondadori) immagina sia proprio lui, il grande medico viennese, già all’inizio del Novecento promotore di una lettura rivoluzionaria della mente umana, ad essere chiamato da Leone XIII, preoccupato per gli scandali e le manovre sempre in funzione all’interno delle sacre mura. Dunque, per arrivare ai responsabili dell’omicidio di una guardia svizzera precipitata, insieme a una cameriera, da un balcone del Vaticano in una qualsiasi notte d’estate, meglio ricorrere a una scelta esterna, questa la riflessione del vecchio papa pratico e sagace, e servirsi di un detective, magari anomalo e non santo, ma propenso ad agire fuori dagli intrighi di palazzo. 1903: in uno scenario che si fa senza tempo grazie a segreti e misteri, Carlo A. Martigli inventa una trama in cui Freud è il protagonista a caccia di verità, e propone una storia di finzione che si ispira a fatti e circostanze dell’epoca reali o credibili, densa di particolari curiosi e sconosciuti che intrigano e coinvolgono e che rinviano sia a episodi del passato che a certi enigmi contemporanei.
 
Segue qui:
http://www.repubblica.it/rubriche/passaparola/2016/04/06/news/la_scelta_di_sigmund-137013418/  

IL CORPO DI GIULIO

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 6 aprile 2016
 
Ai genitori di Giulio e a noi tutti può recare conforto, e speranza in un mondo migliore, l’idea che sotto tortura il ragazzo subisse l’inferno con una forza d’animo superiore, dedicata a tutti i bambini martiri in ogni dove. Ho fede che sia andata proprio così: il bellissimo volto di Giulio, che le foto dei tempi lieti ritraggono in letizia con gatti, ragazze e una pensierosa solitudine, si staglia ancora più luminoso nel martirio, sicché la madre ha potuto riconoscerlo dalla punta del naso, quella nobilissima madre che prima di permettersi il lusso delle lacrime desidera portare a termine la sua battaglia di verità.
Ma noi già fin d’ora possiamo, dobbiamo piangere davanti a quell’immagine. Il pianto è necessario, lava e rinfresca il nostro volto segnato dalla fatica di vivere e lo consegna alla verità e alla bellezza, il giorno del Giudizio solo le lacrime saranno pesate. Quelle lacrime che Giulio nel suo martirio ha versato per tutti noi, noi le accettiamo e riversiamo a remissione dei nostri peccati, che al cospetto di un simile evento paiono ancora più miserabili. Dopo che la mamma di Giulio Regeni ha detto di volere rendere pubblico il volto massacrato del figliolo se non si chiarisce l’accaduto e non si catturano gli assassini e i mandanti, alcuni hanno applaudito, altri sono perplessi.
 
Segue qui:
http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/04/06/regeni-chiesa-immagini-san-pietro___1-vr-140307-rubriche_c362.htm 

LO DICE LA PSICOLOGIA: PENSARE TROPPO È UNO SPRECO DI TEMPO ED ENERGIA. Le ideè fixe del rimuginio moderno, lontane dall’essere romantiche, hanno dalla loro solo il fascino della stupidità, se di fascino di può parlare

di Giovanni Maria Ruggiero, linkiesta.it, 9 aprile 2016
 
Agli psicologi non piace accoppiare mente ed energia. Energia sa di macchine e motori, E macchine e motori minacciano sempre di rubare il mestiere agli psicologi e di consegnarlo nelle mani dei loro supremi avversari, i neuroscienziati. Un giorno i neuroscienziati spiegheranno tutto! Mi disse un collega psicoanalista molto tempo fa, il viso stropicciato nella smorfia dello scontento e del disappunto che ci prende di fronte a qualcosa che è, o almeno sembra, brutalmente più forte di noi, più capace di noi di prendersi il piacere di vincere nel gioco della vita, quel gioco che desideriamo goderci a grappoli e che invece forse sarà vinto da qualcun altro. E, per uno studioso, il gioco da vincere è la capacità di spiegare, di capire come funziona la mente, E tutte le volte che si parla di energia, la sensazione è che si vada in un luogo in cui gli psicologi hanno poco da dire, un luogo dove c’è il cervello e non la mente. Ci aveva provato il vecchio Freud a fare una psicologia basata sull’energia e sulla scarica dell’energia, e quella non è stata la sua idea migliore. Gli psicologi preferiscono parlare di pensieri, di emozioni e di relazioni.
Vero è che a evitare troppo di parlare di energia si finisce per concepire una mente disincarnata, uno spirito dal carburante inesauribile e incorporeo, e quindi capace di invecchiamento e di decadimento. Una mente che vive una vita di eterna giovinezza, senza infanzia e crescita e che va incontro a una scomparsa improvvisa, la morte, senza prima deperire.
Anche nella sua esistenza ideale la mente è capace di sprecare energie. Questo la psicologia lo ha sempre pensato, fin dal tempo delle isteriche di Freud, che sembravano gettare al vento energie mentali in comportamenti e sintomi incomprensibili. Quel che è cambiato rispetto al passato è che forse un tempo si temeva che la mente sprecasse energie quando tradiva se stessa, quando non seguiva il precetto di pensare tanto e di pensare rettamente, insomma quando rinunciava a capire il mondo e a capire razionalmente e cadeva in prede a forze estranee, la forze dell’istinto e dell’es. Insomma, la spiegazione che Freud dava del fenomeno delle isteriche, donne la cui vita mentale era preda di istinti di cui non si erano liberate.
 
Segue qui:
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/04/09/lo-dice-la-psicologia-pensare-troppo-e-uno-spreco-di-tempo-ed-energia/29911/  

CRISTO, FREUD, LACAN QUANDO LA PSICANALISI È RELAZIONE CON L’ALTRO

di Giulio Galetto, larena.it, 10 aprile 2016
 
Idalgo Carrara è un intellettuale a tempo pieno: lavora ininterrottamente ad approfondire il suo pensiero di psicanalista di scuola lacaniana declinata secondo una solida fede religiosa cristiana e applicando i punti fermi di tale ispirazione ai tanti, vari e sempre emergenti aspetti della realtà in cui ci muoviamo. Esplicita questo lavoro intellettuale in numerose conferenze: quando si chiude l’unità di misura di un anno, ama guardarsi alle spalle e, giustamente non volendo disperdere il frutto del pensiero che ha accumulato lungo la traccia di tanti incontri e dibattiti, li fissa nella scrittura ricavandone un libro; e, ripensando ai dodici mesi nei quali quei pensieri si sono fatti parola comunicata, ruba a Leopardi metà di un endecasillabo bellissimo trovandosi così a disposizione un bellissimo titolo da dare al volume che raccoglie il lavoro svolto nell’arco del 2015 e stampato in questa primavera 2016: Or volge l’anno (Qui Edit, 358 pagine, 20,00 euro).
Ripete Carrara, come già in pubblicazioni precedenti, anche in alcuni degli interventi che compongono questo nuovo libro, che tutto il suo pensiero (e il pensiero è il bene più prezioso, che va coltivato – dice l’autore – come un fiore di serra) si appoggia a un ideale “tripode”, costituito dai nomi di Cristo, Freud, Lacan: questi, egli afferma, sono i veri amici del pensiero, del valore assolutamente primario del pensiero-parola con cui entriamo in relazione con gli altri e, attraverso gli altri, con l’Altro.

Segue qui:
http://www.larena.it/home/cultura/libri/cristo-freud-lacanquando-la-psicanalisi%C3%A8-relazione-con-l-altro-1.4775885  
 

IL LACAN DI RECALCATI

di Giovanni Bottiroli, doppiozero.com, 11 aprile 2016

Nel secondo volume della sua grande monografia (Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto), Massimo Recalcati descrive prevalentemente le forme che la malattia psichica può assumere. Sin dalle prime righe, egli sottolinea l’essenzialità della clinica nella ricerca di un autore che, a partire dal 1966, l’anno di pubblicazione degli Scritti, ha fatto irruzione anche sulla scena filosofica ed è diventato un riferimento tra i più fecondi – anche per chi lo ha rifiutato – nella filosofia contemporanea. Le mie riflessioni ovviamente non contrastano con quanto afferma Recalcati, e cioè che la teoria del soggetto, del desiderio e del godimento, del significante e dell’oggetto piccolo (a) derivano da una creatività teoretica che s’intreccia continuamente e in misura fondamentale con la pratica clinica. Vorrei piuttosto sottolineare l’interesse e gli stimoli che questo secondo volume può suscitare nel lettore che non dispone di una formazione clinica: dalle forme patologiche affiorano le figure del desiderio, e le domande sull’esistenza in quanto elaborate da quel soggetto plastico che noi siamo. Mi sembra perciò legittimo indicare alcune questioni filosofiche che emergono dalla clinica lacaniana, e in particolare dal taglio interpretativo che Recalcati ne offre.   Anzitutto: chi è il Lacan di Recalcati? Se si vuole privilegiare una risposta tra le diverse possibili, credo che si dovrebbe indicare la teoria dei registri. Nella ricezione più scolastica di Freud, il numero 3 era quello dell’Edipo, mentre per Lacan è come l’ago di una bussola che si rivolge verso l’Immaginario, il Simbolico, e il Reale. I registri sono modi d’essere, modi dell’esperienza; quanto all’Immaginario e al Simbolico, si potrà aggiungere che sono modi di guardare e modi di pensare. Molto schematicamente: il Reale è l’uno, cioè la spinta verso l’indiviso; l’Immaginario è il due, il rimando interminabile tra i simili, inevitabilmente condannati alla rivalità, all’aggressione, a passioni distruttive come la gelosia e l’invidia; e il Simbolico è il tre, la forza che interrompe la dialettica speculare dell’Immaginario e penetra nel Reale. Solo parzialmente: in ogni caso, appartengono al Simbolico la potenza articolatoria del linguaggio e l’azione della Legge.    Ogni essere umano è “miscelato” dai registri: sono le relazioni tra Immaginario, Simbolico e Reale a determinare l’identità del soggetto, che è pur sempre “assoggettato”, mai incentrato su se stesso, ma è comunque responsabile di ciò che è. Del suo essere – un termine che non indica un ente oscuro, come credono i filosofi positivisti (nell’accezione ampia, e spregiativa, introdotta da Nietzsche), bensì la dimensione modale dell’esistenza. Già in Freud, è il desiderio di essere, e non soltanto la plasticità della libido, a costituire il tratto distintivo, eminentemente problematico, della condizione umana. Il che implica che l’identità sia una relazione tra almeno due soggetti, tra idem e alter: già in Freud emerge la potenza dell’alterità, l’azione modellizzante esercitata dall’altro così come il suo sottrarsi, per esempio con gli effetti devastanti della melanconia.

Segue qui:
http://www.doppiozero.com/materiali/il-soggetto-perduto-del-desiderio-clinica-e-filosofia#sthash.1DgWO2ay.dpuf
 

LA VITA SEGRETA (E DOLOROSA) DI FREUD. Il poema di Rino Mele edito da Manni tenta di immaginare i pensieri del fondatore della psicanalisi durante la malattia unendo dramma collettivo e individuale

di Franco Manzoni, corriere.it, 11 aprile 2016

Freud sta morendo, divorato da un carcinoma alla bocca. Da tempo gli hanno asportato la mascella. La paura di nuove sofferenze lo attanaglia, terribili contrazioni ai muscoli della faccia gli impediscono di bere e mangiare. Ha ottant’anni, da più di quindici lotta contro la malattia. Un supplizio che lo condurrà all’idea di anticipare la fine del dolore con un piccolo aiuto. Sullo sfondo sta la grande Storia nel gioco delle coincidenze, che per somiglianza Rino Mele utilizza nel poema Un grano di morfina per Freud (Manni). A seguito del patto Molotov-Ribbentrop (23 agosto 1939), il resto dell’Europa permette che la Polonia venga sbranata come un agnello sacrificale. Le date, in rapida scansione, uniscono dramma collettivo e individuale: il primo settembre Hitler invade la Polonia, Stalin il 17, Freud muore il 23. Il fondatore della psicanalisi aveva conosciuto la durezza dell’Anschluss nel 1938: la sua casa di Vienna invasa dalle SA, l’ebreo Freud costretto ad aprire la cassaforte. Mele canta con rabbia la Polonia divisa dal fiume Bug, teatro di avvenimenti terribili, presagio di ciò che si preparava per milioni di ebrei polacchi. E non c’era scampo: le guardie sovietiche sparavano su chiunque cercasse di lasciare la Polonia nazista.
 
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http://www.corriere.it/cultura/16_aprile_12/vita-segreta-dolorosa-freud-cfd029d2-000d-11e6-8c9c-128b0570e861.shtml
 

GIOCO D’AZZARDO, MALATO UN ITALIANO SU DUE. Come una droga per 900mila persone. La spesa complessiva è di 17,5 miliardi

di Francesca Mariani, iltempo.it, 11 aprile 2016
 
In Italia un giocatore su due è «malato» di gioco d’azzardo. Un fenomeno dilagante, una vera e propria patologia che ha dei costi spaventosi: ogni cittadino, infatti, spende mediamente non meno di 633 euro all’anno e ogni nucleo familiare composto da quattro persone perde annualmente circa 2.533 euro. Con un volume d’affari di 450 miliardi di euro, il gioco d’azzardo legalizzato s’inserisce di diritto nel gotha delle superpotenze economiche del momento. Ed è proprio l’Italia uno dei paesi leader del settore, grazie ai suoi 84,4 miliardi di euro di fatturato annuale – il 20% del volume di affari nel mondo – con una spesa effettiva di 17,5 miliardi di euro. Ma chi è e come si comporta il giocatore d’azzardo? «Se prima si pensava che il giocatore medio fosse di sesso maschile, di scarsa cultura e intorno alla quarantina, adesso si è visto che non è necessariamente così. Si tratta infatti di un fenomeno che prende tutti in modo assolutamente “democratico”, che colpisce cioè trasversalmente giovani, adulti e anziani, uomini e donne. Insomma la tipologia è estremamente differenziata». A dirlo è il dottor Michele Sforza, psichiatra e psicoanalista e attualmente direttore del Centro Cestep presso la Casa di Cura Le Betulle, che ha celebrato il 50° anniversario della sua fondazione alla presenza di numerosi ospiti tra cui medici, figure istituzionali e del mondo accademico.

Segue qui:
http://www.iltempo.it/cronache/2016/04/11/gioco-d-azzardo-malato-un-italiano-su-due-1.1528183
 

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Umberto Galimberti ospite a #SOUL

da tv2000.it, 9 aprile 2016
Filosofo, docente universitario, psicanalista, autore di una famosa rubrica epistolare su Repubblica, schietto e talora burbero, laicissimo eppure cosciente che l’abbandono di un’antropologia cristiana ha stravolto il nostro sguardo sul reale.  Il predominio del corpo, il dilagare del nichilismo, la soggezione alla tecnica, la sparizione del sacro, il tramonto dell’Occidente, sono i temi fondanti dei suoi libri e del suo pensiero. Con la nostalgia per il tempo dei classici, e l’appassionato invito ai giovani a riappropriarsi di desideri ed emozioni vere.

http://www.tv2000.it/soul/video/umberto-galimberti-ospite-a-soul/
 
 
I più recenti pezzi apparsi sui quotidiani di Massimo Recalcati e Sarantis Thanopulos sono disponibili su questo sito rispettivamente ai link:
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4545
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4788
 
Da segnalare anche la rubrica
"Mente ad arte, percorsi artistici di psicopatologia nel cinema ed oltre, di Matteo Balestrieri al link 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4682
 
 
(Fonte dei pezzi della rubrica: http://rassegnaflp.wordpress.com
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