GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Settembre 2016 I - Percorsi

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21 settembre, 2016 - 17:11
di Luca Ribolini

DENTRO LA BOTTIGLIA NIENTE

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 3 settembre 2016
 
Di tutte le esperienze gustative, quella del vino è la più adatta a rappresentare metaforicamente l’esperienza erotica: la profondità, l’intensità e la complessità delle sensazioni, la finezza e l’eleganza dell’espressione, la persistenza del vissuto gradevole. Imparare a bere il vino potrebbe far parte di una buona educazione sentimentale (necessaria anche all’esperienza culturale, come leggere un libro o sentire la musica). Insegnerebbe a non annientare l’oggetto desiderato, usandolo come strumento di scarica, di bisogno, ma a rispettare la sua intrinseca natura, trasformando le proprie aspettative e attitudini in funzione delle rivelazioni, delle scoperte che ci dona. Per chi l’ama, le notizie sul vino non sono buone. Se la qualità del prodotto è mediamente migliorata, lo è soprattutto sul piano di una uniformante gradevolezza o potenza. Il “carattere”, l’originalità, la “territorialità” (la particolarità espressiva di un vino in funzione del suo territorio) si stanno appiattendo in modo innegabile. Contemporaneamente i prezzi dei vini più celebri hanno raggiunto vette impensabili. Al punto che, il più delle volte, non li bevono neppure coloro che, potendo permetterselo, li comprano. Preferiscono collezionarli perché il loro valore cresce a dismisura con gli anni che passano.
 
Segue qui:
http://www.psychiatryonline.it/node/6395

SE IL DESIDERIO SI TRASFORMA IN UNA TRAPPOLA

di Massimo Recalcati, la repubblica, 4 settembre 2016
 
Uno strano e inquietante insetto ha da sempre catturato attorno a sé l’interesse degli studiosi più diversi. Si tratta della Mantide religiosa. Il suo nome antico di Mantis, che significa “profetessa”, è già significativo di un certo alone di sacralità che la circonda. Rogers Callois, fondatore nel 1938 con Georges Bataille e Michel Leiris del celebre Collegio di Sociologia, né ha, in pagine memorabili contenute ne Il mito e l’uomo, scolpito il ritratto. La caratteristica principale di questo insetto femmina, dalle proporzioni infinitamente più grandi di quelle del maschio, è quella di divorare il proprio partner durante o dopo l’accoppiamento sessuale. Ma il suo “carisma” non si realizza solo in questo modo. Al suo sguardo era attribuito sin dall’antichità un potere magico. Nella Roma imperiale si diceva che se qualcuno cadeva malato era colpa dello sguardo della Mantide che era caduto sullo sventurato. Ma il punto cruciale che ha reso questo insetto un oggetto di studio costante nei secoli resta indubbiamente la convergenza inquietante di appetito sessuale e voluttà alimentare.
In un articolo del 1784 scritto da J.L.M. Poiret viene resa nota l’osservazione della Mantide che decapita il maschio prima di accoppiarsi con lui per divorarlo interamente dopo la copula. Questo cannibalismo atroce non può non fare tremare l’immaginario maschile. Gli etologi si sono interessati alle ragioni di questo comportamento. Per alcuni l’orrenda decapitazione del maschio prima del rapporto sessuale è finalizzata ad incentivare i movimenti spasmodici del coito rendendo l’erezione più turgida. Ma l’insaziabilità della Mantide si manifesta altresì nel fatto che proprio durante il coito inizia il divoramento del suo amante. Decapitato e divorato il povero mantide si trova senza alcuna voglia ad essere protagonista di uno dei peggiori incubi di Dario Argento. Si tratta di un cannibalismo primordiale che mescola insieme la pulsione sessuale alla pulsione orale. Ella non gode dell’organo sessuale del maschio ma del suo corpo intero.
Segue qui:
http://www.iniziativalaica.it/?p=32587

GLI EFFETTI PSICOLOGICI DEL TERREMOTO. Con i bambini vi è l’urgenza di intervenire subito per aiutarli a superare il trauma e lo stress che il terremoto ha prodotto

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 4 settembre 2016
Quando la terra trema vacillano le sicurezze di ognuno di noi. Perché il terremoto, a un livello profondo, produce qualcosa di destabilizzante, legato all’identità delle persone, alle certezze di una vita e alla quotidianità che di colpo viene interrotta, frantumata, distrutta. Il trauma che si sviluppa in chi viene colpito direttamente è collegato strettamente alle perdite affettive e materiali ma anche e in modo particolare allo sgretolamento della sicurezza e del proprio futuro. Le macerie, le case polverizzate o le crepe sugli edifici che rimangono in piedi hanno moltissime similitudini con le distruzioni o le crepe che si creano all’interno di ogni individuo quando subisce i danni dell’evento catastrofico. Ma, anche se distanti dall’epicentro e non direttamente interessati, ognuno di noi in simili frangenti, di fronte alle immagini del terremoto, della devastazione e dei morti, avverte un diffuso disagio e un profondo malessere che anche dopo giorni influenza i nostri pensieri e l’umore.
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/permalink/57564.html

MERIEM, LA GIUDITTA PADOVANA. Come una ragazzina cresciuta tra scuola e spritz può sognare di collezionare teste mozzate

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 7 settembre 2016
Vent’anni, una testolina con berretto, capelli abbondanti e neri su occhi neri, sguardo dal basso in su, un bel visino insomma, simpatico e attraente quando in quel di Padova faceva vita di spritz e di scuola. A prima vista un’allegra birichina questa Meriem, che diventasse un’appassionata tagliatrice di teste sarebbe stato impossibile pensarlo, hanno riso tutti quanti all’idea, quasi tutti, finché la fanciulla ha preso un aereo e da un anno sta in Siria, a Raqqa. Il suo primo compito? Castigare le mani delle donne che le tengono scoperte. Chissà in quale girone della sua “Psychopathia Sexualis” Krafft-Ebing l’avrebbe messa, perché sì, c’è odore di sesso.
Che ci fa lì la ragazza? Lo dice in una lettera che manda a una sua amica insieme alla foto di una decapitazione: “Non puoi immaginare quanto ho goduto ieri, non vedo l’ora di piegare uno e tagliargli la testa”, immagine sadosodomitica quanto poche altre. Anche se inneggia ad al Baghdadi e soci, quel che interessa a Meriem pare non sia la vittoria del Califfato quanto il proprio personalissimo piacere di mozzare la testa a qualche maschietto, fatta eccezione per al Baghdadi, forse, ma neppure lui esclusivo: se le piace così tanto, prima o poi taglierà la testa anche al gran capo, sulla scia di Giuditta, che peraltro aveva ben più nobili motivazioni, come ci illustra il bronzo di Donatello e le tante teste di Oloferne che viaggiano nei secoli con Mantegna, Correggio e Caravaggio, e su tutti Artemisia Gentileschi, la pittrice stuprata.
Segue qui:
http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/09/07/meriem-la-giuditta-padovana___1-vr-146993-rubriche_c426.htm

PATRIZIA CAVALLI: “IO, LA MALATTIA E LE MIE PENE D’AMOR PERDUTE. L’autrice racconta il suo rapporto con la poesia, il dolore e le nuove traduzioni di Shakespeare che presenterà oggi al Festival di Mantova

di Leonetta Bentivoglio, repubblica.it, 7 settembre 2016
Con “Shakespeare in scena”, edito da Nottetempo, escono riunite in un volume le traduzioni di quattro play a firma di Patrizia Cavalli, che lo presenterà stasera al Festivaletteratura di Mantova e il 16 a Pordenonelegge. Sono “La tempesta”, “Sogno di una notte d’estate”, “Otello” e “La dodicesima notte”. Mentre leggiamo il libro, Shakespeare ci cammina accanto. È un amico a noi contemporaneo che racconta il potere, l’eros, l’amicizia, la morte, la famiglia la guerra, i tradimenti. Lavorando sulla lingua, la Cavalli costruisce un italiano che comunica umanità profonda e pienezza di esperienze. Comunicare in questo modo significa praticamente tutto. Patrizia lo sa. Di volta in volta ha fatto queste traduzioni per committenze teatrali. Le ha viste interpretate da artisti come Carlo Cecchi. Le ha sentite applaudire dal pubblico con entusiasmo. “Traducendo Shakespeare, a parte alcuni tagli decisi dal regista, in Otello per esempio”, premette la poetessa accomodata nella sua casa di Roma, vicina a Campo de’ Fiori, “sono rimasta più che fedele al testo, ma cercando di cogliere davvero la lingua shakespeariana nelle sue sonorità e sfumature. Shakespeare è sempre pieno di riferimenti e sottotesti che vanno compresi per poi trovare una lingua ricca e trasparente”.
Segue qui:
http://www.repubblica.it/cultura/2016/09/07/news/patrizia_cavalli_io_la_malattia_e_le_mie_pene_d_amor_perdute_-147331659/?refresh_ce

LA COLPA PROFESSIONALE E LA RESPONSABILITÀ, ANCHE PENALE

di Mario Iannucci, quotidianosanita.it, 8 settembre 2016
Gentile direttore,
Ho letto con interesse la lettera dell’amico Antonio Panti, pubblicata su QS, sulla inutilità delle sanzioni penali per le colpe professionali mediche. L’ho letta con interesse, ma non mi ha convinto in alcun modo. Cercherò di spiegare perché, a partire dal settore clinico del quale mi occupo, quello psichiatrico. Un settore particolare visto che tutti i medici, ma gli psichiatri in particolare, sono spesso chiamati dai giudici nella cosiddetta posizione di garanzia. Noi psichiatri rispondiamo cioè, anche penalmente, se per un nostro grave errore professionale un paziente si ammazza o compie gravi reati contro altre persone.
Antonio Panti sostiene che “solo il diritto italiano, insieme a quello di pochissimi altri paesi” riconosce “la colpa professionale come fatto penale”. Nonostante lavori da decenni in contiguità col sistema giudiziario, non ho una sufficiente conoscenza di diritto comparato internazionale per smentire questa affermazione. Nel settore psichiatrico, comunque, la responsabilità penale del professionista, per colpe professionali, è riconosciuta in diversi Paesi che abitualmente riteniamo “civili”.
Segue qui:
http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=42747

100 EVENTI AL TEMPO DELLE DONNE. 5 PERCORSI D’AUTORE SCELTI PER VOI. Da De Botton a McInerney e Kristeva: tutti gli scrittori in Triennale e l’invisibile romanzo della resistenza

di Roberta Scorranese,iltempodelledonne.corriere.it, 8 settembre 2016
Volendo tracciare un percorso letterario all’interno del Tempo delle donne, selezionando gli appuntamenti con gli scrittori e le scrittrici ospiti, si arriva a comporre un invisibile romanzo della resistenza. La resistenza della coppia come chiave del matrimonio, che, in fondo, è lo stesso meccanismo della grande letteratura, fatta di allenamento e disciplina più che di sporadici picchi di creatività. Questa resistenza sentimentale è il tessuto sul quale Alain de Botton elabora il suo ultimo romanzo-saggio, Il corso dell’amore (Guanda), un’articolata e gentile demolizione della mitologia romantica attraverso il racconto della vita quotidiana di Rabih e Kirsten, normalissima coppia contemporanea. L’autore interverrà con una lectio magistralis dal titolo «Il romanticismo ci rovina la vita», domenica 11 settembre, alle 20, al Salone d’Onore della Triennale, con una introduzione di Barbara Stefanelli, vice direttrice vicaria del Corriere della Sera.
Segue qui:
http://iltempodelledonne.corriere.it/2016/cards/100-eventi-tempo-donne-5-percorsi-d-autore-scelti-voi/parto-single-castita-poi-l-autoanalisi-albinati_principale.shtml

PAURA DELL’ESILIO

di Sarantis Thanopulos, il manifesto, 10 settembre 2016
La cancelliera Merkel è stata sconfitta nel suo collegio elettorale dalla destra xenofoba. Le masse dei profughi ospitati dalla Germania hanno minato il suo consenso apparso, fino ad oggi, inossidabile. Il primo posto (in arretramento) ottenuto dalla SPD, con Linke e i verdi in netto calo, è magra consolazione. I partiti sconfitti si interrogheranno sulla convenienza di un ripiegamento su posizioni più prudenti. Nel fare questo perderanno l’ennesima occasione di preferire la strategia alla tattica.
La paura dello straniero non è necessariamente rivolta a colui che è di un’etnia diversa, di un’altra lingua. I greci della Turchia, in esodo di massa un secolo fa, hanno trovato nella “madre patria” un’accoglienza ostile. Utilizzati perlopiù nei mestieri più umili, sono stati a lungo confinati in baraccopoli nella periferia delle grandi città. Gli istriani hanno avuto un destino migliore, ma non proprio benevolo e i tedeschi dell’Est stentano ancora a integrarsi nella patria riunita.
Nell’opposizione ai profughi, si possono individuare due cause aspecifiche e una specifica. Le cause aspecifiche sono il sentimento di essere invasi, quando i senza terra arrivano in modo massiccio e rapido, e quello di essere derubati, quando non è possibile stabilire con loro relazioni vere di scambio. Il secondo sentimento è una costruzione puramente psichica: serve per allontanarsi da una posizione desiderante, quando questa comporta un investimento unilaterale, un atto di donazione a “perdere”. Più che la paura di un impoverimento reale pesa la ferita narcisistica. La rinuncia contingente è avvertita come diminuzione di sé permanente (in società opulente che fanno del loro benessere il centro dell’amor proprio o nei strati sociali più deboli).
Segue qui:
http://www.psychiatryonline.it/node/6402

YEHOSHUA: PERCHÉ SCRIVO. Sabato 10 settembre esce in edicola il nuovo D con tante nuove idee e sezioni interessanti. E una copertina al maschile. Abraham B. Yehoshua, il più importante scrittore israeliano, si racconta. Le scelte di vita. L’amore. Il prossimo romanzo. E la sua visione dello stato ebraico: con orgoglio e speranza

di Wlodek Goldkorn, d.repubblica.it, 10 settembre 2016
Giunto, quasi, all’età di 80 anni (li compie il 19 dicembre) Abraham B. Yehoshua si concede tre lussi. Il primo: sta scrivendo un nuovo romanzo (che uscirà in italiano come sempre per Einaudi). Il tema: la demenza senile; il protagonista è un anziano che prende molto sul serio il ruolo di nonno; e dove l’autore israeliano, tra i massimi del mondo, torna all’origine della sua scrittura; e cioè al surrealismo. «Alla mia età mi posso permettere di uscire dai vincoli di realismo», dice e ride. «Il surrealismo dà licenza poetica di dire qualunque cosa, specie quando il protagonista ha la mente un po’ svanita». Letto il primo capitolo, risulta un potenziale capolavoro. Il secondo lusso: ha deciso di non seguire più la sinistra nelle «lamentazioni circa la catastrofe incombente e la fine di ogni speranza». Dice: «Rispetto a quello che sta succedendo nel resto del mondo, qui viviamo in una situazione di relativa normalità». Certamente, da militante del movimento per la pace non si è rassegnato ad accettare lo status quo di occupazione militare, trova riprovevole la colonizzazione dei territori, è deluso dalla scarsa volontà dei palestinesi «di fare il loro Stato», ma pensa di intravedere un futuro possibile di una vita comune tra ebrei e arabi; ci torneremo. Il terzo lusso: ha lasciato Haifa, città dove ha vissuto dal 1967 e ha preso una grande, bella casa a un piano altissimo di un nuovo edificio a Tel Aviv; per stare accanto ai sette nipotini.
La prima cosa che colpisce entrando nell’appartamento che lo scrittore condivide con la moglie (psicanalista, ed è facile intuirlo ascoltando le parole scritte nei libri del marito) è la luce.
Segue qui:
http://d.repubblica.it/attualita/2016/09/10/news/abraham_b_yehoshua_scrittore_israeliano_si_racconta-3220102/

LA FOLLE IDEA CHE L’AFFETTIVITÀ SI INSEGNI A SCUOLA. La Giannini annuncia le linee guida di un progetto aberrante: vogliono burocratizzare anche l’amore

di Claudio Risè, ilgiornale.it, 10 settembre 2016
Cos’è l’«educazione all’affettività»? Per capirlo diamo un’occhiata al suo contrario: la «maleducazione affettiva». Eccone un bell’esempio: «Il governo presenterà entro ottobre le linee guida sull’educazione all’affettività nelle scuole italiane». L’ha detto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. È una frase «affettivamente maleducata», perché l’affettività è personale: sono i tuoi affetti, i tuoi sentimenti. Roba delicatissima, da cui dipenderanno le tue relazioni, buona parte della tua vita. Che il ministro dell’Istruzione si ponga il problema dell’affettività degli studenti e non solo delle date delle battaglie, va bene. Ma, se educazione ha da essere, bisogna parlarne nello stile delicato e attento degli affetti e dei sentimenti. Se diventa esercizio di potere del governo sugli studenti e sulle loro emozioni, esercitato con «linee guida» e altri orpelli governativi (non proprio una palestra di affettività) fa solo accapponare la pelle.
Segue qui:
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/folle-idea-che-laffettivit-si-insegni-scuola-1305029.html

L’ENIGMA ULISSE EROE NARCISISTA CHE SCELSE L’ALTRO

di Massimo Recalcati, la repubblica, 10 settembre 2016
Ulisse è l’eroe della mitologia che più di tutti ha forse incarnato la tendenza umana al superamento di ogni tabù. Al contrario di Edipo, il figlio, che di fronte all’eccesso di verità (non è re ma parricida, non è marito ma figlio della regina, non è padre ma fratello dei suoi figli) sprofonda nella colpa, Ulisse incarna la spinta positiva della conoscenza che sa trasformare ogni ostacolo in uno stimolo a proseguire la sua ricerca. Non ci siamo forse riconosciuti tutti in questa spinta, si chiede Roberto Benigni commentando con il suo solito estro lo straordinario canto XXVI della Commedia di Dante che ha proprio in Ulisse il suo maggiore protagonista? Non siamo noi tutti divisi tra la brama di conoscere l’ignoto e l’attrazione nostalgica verso le nostre radici, il suolo familiare, la nostra identità, Itaca? L’interpretazione dantesca del desiderio di Ulisse sembra però sbilanciare a senso unico questa divisione: non il padre Laerte, non il figlio Telemaco, non la moglie Penelope e nemmeno la propria terra, sono in grado di quietare l’irrequieta brama di conoscenza di Ulisse. Il suo “folle volo” coincide dunque con la sua massima colpa – ma non fu la stessa di Edipo? -: la conoscenza non rispetta il suo limite umano, non riconosce la sua insufficienza. Secondo Dante è questo il nucleo del dramma di Ulisse: l’hybris del vincitore di Troia è, infatti, per il sommo poeta tragicamente colpevole.  “Misi me nell’alto mare aperto”, dichiara l’Ulisse dantesco a sottolineare l’indipendenza sovrana della sua volontà. Il nostalgico ritorno verso Itaca è allora solo un preteso per soddisfare la sua curiosità irrefrenabile, la sua fame di esperienza?
Segue qui:
http://www.psychiatryonline.it/node/6401

 

LA RIVOLUZIONE (SESSUALE) BREVE. Dall’intuizione di Alfred Kinsey alla rivoluzione delle chat, dai «Comizi d’amore» di Pasolini* alla legge sulle unioni civili. Come eravamo e come siamo diventati: il nostro viaggio nel mondo dei sentimenti e delle relazioni

di Michela Mantovan, iltempodelledonne.corriere.it, 8 settembre 2016
Una volta la strada era una e si poteva solo scegliere se starci o meno, magari con deviazioni tormentate e non autorizzate. Non è più così. La scienza, le battaglie sui diritti (è datata 11 maggio la legge sulle unioni civili), e la tecnologia hanno separato il sesso dall’amore ed entrambi dalla maternità e dalla paternità. Ora, se lo vogliamo, le nostre vite intime possono svilupparsi lungo tre direzioni: continuano a incrociarsi, certo. La novità è che accade liberamente: i coinquilini, talvolta forzati, sono diventati semplici compagni di viaggio. Tutto può essere riscritto, i rapporti sono regolati da una geometria variabile sempre più legata all’età: dalle doppie vite siamo passati alle seconde, terze vite. Che richiedono un amore diverso, che reclamano una vita sessuale che duri nel tempo. Che rinunciano, a volte, al progetto dei figli.
Segue qui:
http://iltempodelledonne.corriere.it/2016/notizie/rivoluzione-sessuale-breve-d4dfeca6-75f5-11e6-8af7-7197ea220eb4.shtml
 
LA NOTTE DEL POLITICO. Sudori freddi, ossessioni, sogni cupi che non se ne vanno. E poi le risate con lo psicoanalista
di Umberto Silva, ilfoglio.it, 14 settembre 2016
Ci sono uomini politici che al richiamo della mezzanotte si addormentano come sassi e all’alba si risvegliano pronti a colpire. E i sogni che indicano la strada, i sogni da interpretare? Se li tolgono dai piedi con una pedata, hanno ben altro cui pensare. Peccato, nella loro corazza qualcosa di nuovo avrebbe fatto breccia. Ci sono, invece, politici che stentano ad addormentarsi, in preda a reiterati dubbi su quel che hanno fatto o desidererebbero fare, sopraffatti dal timore costante di avere sbagliato, dall’idea che il loro nemico stia tramando trappole più abili e robuste. E’ di costui, il politico torturato dalle proprie ansie, che ora intendo parlare, delle sue avventurose notti. All’una e mezza della notte si addormenta, ma mezz’ora dopo si risveglia agitato e sulle pareti della stanza compaiono gli spettri che non è riuscito a cacciare con le pastiglie di Torpor. “Quante ne ho prese? Una. Ne prendo un’altra, sicuro così di dormire tranquillo”. Ok. Sennonché alle tre della notte è ancora sveglio: “Quante ne ho prese? Due; erano otto nel blister adesso sono sei”.
Segue:
http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/09/14/la-notte-del-politico___1-vr-147405-rubriche_c290.htm
 
MONTANELLI GIOVANE, LE PAROLE OSCURE, IL GOLPE EDITORALE, IL “FILOSOFO” FREUD
di Aldo Forbice, avantionline.it, 15 settembre 2016
Su Indro Montanelli vi è ormai una ricca letteratura: biografie, testimonianze di amici , estimatori, studenti di giornalismo,lontani parenti. Ma un libro,come quello di Salvatore Merlo,ancora non era stato scritto, anche se si occupa  solo degli anni giovanili del giornalista  (“Fummo giovani soltanto allora”,Mondadori ). Un libro brillante che fa emergere la vera anima del “principe del giornalismo” negli anni verdi della sua vita e delle sue prime prove professionali nello scenario del fascismo: un regime, di cui fu gregario, ma in cui presto si smarcò, riuscendo a subirne le conseguenze, che lo portarono all’emarginazione e persino in carcere (a San Vittore), dove conobbe Mike Bongiorno e il falso generale Della Rovere.
I racconti di Merlo non sono solo la biografia di un controverso e suggestivo personaggio ma rappresentano gli affreschi di un’epoca, caratterizzata da una generazione che visse le contraddizioni del Novecento, con i totalitarismi, le tragedie della guerra, le sofferenze, le tensioni ideali violente ma anche da furbo opportunismo e cinica realpolitik. Il Montanelli degli anni ’30 e ’40 è molto diverso di quello che poi diventò nel dopoguerra. Già allora era temuto, stimato e riverito da amici e nemici. “Montanelli – osserva Merlo – non è ancora l’italiano che si sente sempre altrove, sempre contro, sempre fuori e che afferma il suo impegno civile sotto la specie di un affetto ombroso e sarcastico per l’Italia alle vongole. Indro viveva ancora, malgrado l’altalena degli umori di pressioni faziose, da italiano appunto”. Montanelli fu uno dei massimi esponenti del “partito degli apoti”, cioè di quelli che non se la bevono. Fu un “partito” inventato da Giuseppe Prezzolini, a cui il “toscanaccio” aderì subito con grande entusiasmo, come testimonia un suo articolo sul “Corriere” (4 gennaio 1996). A questo principio rimase fedele per tutta la sua vita.
Segue qui:
Montalli giovane, le parole oscure, il golpe editorale, il “filosofo” freud
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