VIRTUALE E DINTORNI...
Cosa ci racconta la rete
di Francesco Bollorino

La vaporizzazione dei Corpi Intermedi dello Stato.

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10 dicembre, 2016 - 16:26
di Francesco Bollorino
I corpi intermedi della Società hanno rappresentato uno dei pilastri dell’organizzazione sociale del XX Secolo.
Per Corpi Intermedi s’intendono tutte quelle organizzazioni che hanno il fine o lo scopo di rappresentare una fascia omogenea di cittadini o opinione pubblica.
Sono classicamente Corpi Intermedi i Sindacati, le Rappresentanze Industriali o Commerciali e ovviamente e soprattutto i Partiti Politici.

Che fossero importanti lo si capisce dal fatto che il mitico CNEL che la Riforma Costituzionale testé bocciata, voleva abolire, era stato immaginato dai Costituenti, nell’articolo 99 della Costituzione, col preciso scopo di essere luogo fisico e ideale di incontro e confronto tra le Parti Sociali, appunto tra i Corpi Intermedi dello Stato.
Nel XXI Secolo i Corpi Intermedi si sono vaporizzati nella loro valenza simbolica (simulacri paterni) e nella loro funzione di effettivo snodo per la gestione delle interazioni sociali.
Intendiamoci son sempre lì, per ora, e in una logica molto autoreferenziale vengono come si suole dire “convocati” dal palazzo non solo per questioni eminentemente pratiche come il rinnovo di un contratto di lavoro (penso ai Sindacati) ma pure per esprimere “pareri” sui più disparati oggetti del contendere civile.
Ciò che è evaporato è la rappresentatività nel postmoderno postindustriale di queste istituzioni che hanno fatto certamente parte della storia del nostro paese ma che ora non hanno alcun peso nel dirigere o indirizzare le scelte dei cittadini.
Massimo Recalcati direbbe che c’è bisogno di un nuovo padre, io temo che non lo troveremo mai cercandolo nelle nomenclature, giovani o vecchie che siano.
La politica, che comunque deve esistere, dovrebbe fare i conti con questa realtà che vede i Partiti tradizionali perdere sempre più appeal presso la popolazione che usa altri modi (non tutti certo di alto spessore se pensiamo alla disinformazione veicolata dai social network) per farsi un’opinione in alternativa  alla militanza politica tradizionale.
Questa temperie ha essenzialmente due conseguenze: da un lato si rafforzano anche a sinistra il partito degli eletti e le logiche del “palazzo”, dall’altro la distanza tra il sentire della gente o l’operare degli amministratori ha raggiunto dimensioni siderali dalle conseguenze davvero difficilmente immaginabili.
Eppure i Corpi Intermedi stanno ancora lì, com’è successo nella recente campagna referendaria, a scambiarsi appoggi e a firmare appelli, a cui persino il Rottamatore Matteo Renzi ha creduto, non comprendendo, come i Dinosauri, che il loro tempo è finito e che rappresentano solo se stessi intesi come Classe Dirigente, numericamente e quindi elettoralmente insignificante.
La Politica (maiuscolo voluto) comunque deve esistere ma per recuperare credibilità e consenso vero, deve smettere di far riferimento a comunità immaginarie e deve ricreare comunità VERE  “immaginate” ovvero che stanno nel cuore dei loro membri perché li ascoltano senza inutili mediazioni di Istituzioni prive di un qualunque valore in quanto non più rappresentative della società di cui fanno parte ma che da tempo hanno smesso soprattutto di capire.

 
 

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Che cosa ci unisce?
Fino alle ultime elezioni la massa di non elettori era tale da far pensare ad un tracollo della democrazia.
Adesso invece scopriamo che quando esiste un tema cogente, capace di cambiare realmente la vita degli italiani, essi accorrono a garanzia della propria liberta (comunque intesa).
Che cosa ci unisce e che cosa ci divide allora nella politica?
Sicuramente ci sono le organizzazioni multinazionali, sovranazionali, internazionali, tutte non democratiche che costituiscono I CORPI INTERMEDI TRA NAZIONI O GOVERNI E LIBERO MERCATO.
Sarebbe interessante valutare gli effetti di un processo di democratizzazione di questi corpi intermedi, che ovviamente produrrebbe la perdita di potere da parte dei Paesi poco popolosi come quelli occidentali, a favore di CIna India e Africa, ma sarebbe la democrazia, baby.
Più difficile è capire cosa ci unisca oggi in termini regionali, locali, nazionali, dal momento che siamo davvero una piccola realtà, ancorché molto complessa.
Keynes darebbe la palma ad internet e quindi ai Social, ma Facebook, Wattsapp o Instagram hanno anche loro il problema di non avere rappresentanza democratica e in più producono fenomeni di massa paradossali, come la negazione di vaccini e chemioterapie o l'invenzione della Teoria Gender o del Primo Ministro Eletto in Italia (che non esistono affatto nessuna delle due).
Sicuramente tutti i corpi intermedi e le associazioni del secolo passato sono semplicemente morte e non possiamo resuscitarle, sarebbero zombie.
Il paradosso è che sembra uno zombie lo stesso governo attuale perché i corpi intermedi dei partiti politici di opposizione, pur avendo avuto mandato politico dal 60% degli elettori, si sono rifiutati volontariamente di partecipare al governo necessario per organizzare la maggior festa della democrazia, che sono le elezioni politiche.
Non si tratta di Telemaco, Ulisse o Partenope ma solo di irresponsabili cittadini italiani.

Sono d'accordo con la constatazione: i corpi intermedi, seppur ancora formalmente presenti, sono stati svuotati di significato. Ciò li rende inutili all'interno delle dinamiche socio-politiche. Questa che è una situazione di fatto, però, a parer mio, non deve condurre alla legittimazione di una cancellazione anche formale. Senza corpi di rappresentanza intermedi la democrazia moderna e tardo moderna, di tipo rappresentativo, declina in una forma politica che non può non polarizzare la dialettica governanti-governati. Una forma politica che solo al prezzo di una insostenibile forzatura può ancora essere definita "democratica". Dunque, non è tanto in questione ratificare la cancellazione di quelli che sempre più vengono percepiti come fardelli inutili, quanto restituire loro - attraverso il riconoscimento del valore della concertazione - un ruolo, in mancanza di cui la stessa costellazione politica entro cui si inscrivono degenera in qualcos'altro.

io credo che il tema sia rivedere il concetto di partecipazione attiva.
Da troppo tempo i corpi intermedi si sono trasformati in gestori di potere e non in centri di ascolto e mediazione.
La loro rappresentatività se la sono goicata pure nelle prassi non solo nell'evoluzione della società

Credo che qualsiasi corpo intermedio di rappresentanza in Italia (ovviamente di un certo rilievo) abbia perso la sua capacità di simbolizzare qualcosa di significativo perchè la sua funzione viene svilita dalla potenza del denaro, elemento che spesso riempie le tasche di chi svolge una funzione di rappresentanza e/o di responsabilità nel nostro paese e che, per la sua capacità di solleticare il funzionamento più primitivo delle persone (un po' come ogni sostanza stupefacente), finisce per distruggere la funzione simbolica di chi è in un certo ruolo e di diventare esso stesso il fine e non una conseguenza, di quel compito di rappresentanza/responsabilità.
Il denaro, come ogni sostanza stupefacente, uccide la capacità simbolica o ne impedisce lo sviluppo, perchè alimenta le istanze più primitive delloo psichismo umano, quelle onnipotenti.
Fino a quando l'eccesso di denaro non sarà eliminato da tali Corpi, ma direi anche dalle nostre istituzioni nel loro complesso, la funzione simbolica degli stessi ne uscirà fatalmente indebolita e continuerà a crescere la distanza degli stessi dalle persone comuni, che non se ne sentono rappresentate perchè troppo distante la loro condizione di vita e i loro problemi da coloro che vorrebbero occuparsene in qualche modo.

Bollorino, giustamente, ci tiene a sottolineare che esiste una "Politica" con l'iniziale maiuscola, sottintendendo che, alcuni (molti?) attribuiscono alla parola "politica" un significato che tale maiuscola non merita. Politica significa attività di organizzazione della società in funzione di quello che si ritiene il bene comune (e questo è il significato più nobile); al tempo stesso, significa lotta per il potere, e ciò spesso significa l'opposto del bene comune. Nell'articolo, si fa riferimento ad una funzione "paterna" dell'autorità politica. Anche l'etimologia del termine "autorità" lo conferma: deriva dal latino "auctoritas", parola che, a sua volta, deriva da "augere", ossia "far crescere". L'Autorità politica ideale (quella al servizio del bene comune) è, sul piano emotivo-simbolico, un padre ideale che favorisce la crescita dei propri figli. Si tratta di un padre che si pone "super partes", e ciò gli consente di assegnare a ciascun figlio il ruolo che possa maggiormente valorizzarlo, difenderlo da eventuali prepotenze dei fratelli (promuovendo, al posto dei rapporti di sopraffazione, i più maturi rapporti di collaborazione) e favorire il processo di emancipazione, anche da lui stesso. In questa situazione, i figli avranno un ruolo sempre più attivo e partecipe nella vita della famiglia fino a quando, divenuti essi maturi come il padre, il ruolo del genitore avrà esaurito la sua funzione. L'autorità politica di carattere opposto è come un padre che vede il proprio potere come fine a se stesso e, pur di mantenerlo, arriva a cercar di sopprimere alcuni dei suoi figli (il padre di Tebe, contrapposto a quello di Corinto). Egli entra "a gamba tesa" nella lotta tra fratelli, abbandonando la sua posizione super partes. In questa situazione, i figli saranno sempre meno interessati al bene della famiglia e sempre più interessati a vincere la lotta o a salvarsi. Nella realtà sociale attuale: i cittadini saranno sempre meno interessati a dar vita alle strutture rappresentative di base e alle strutture intermedie e a "coltivare il proprio orticello".

E' difficile commentare; non vedo nulla al di là. Non so immaginare un mondo che sia senza rappresentanza. Se l'analisi di Recalcati insiste sulla scomparsa del Padre, l'unico modello che abbiamo potrebbe essere quello del ciclo biologico, nel quale il figlio prende il posto del Padre. E' questa l'istanza utopica di Grillo? Una democrazia diretta nella quale l'interlocutore non sia di marca genitoriale, ma piuttosto paritaria? Non saprei rispondere. Io non so vedere al di là della rappresentanza. Perché le società non funzionano esattamente come gli individui; quindi l'idea di una funzione paterna attribuita ai corpi intermedi funziona fino a un certo punto, mentre a livello pubblico l'imago paterna è troppo screditata per sperare che il "bisogno di un padre", sia seguito dalla sua soddisfazione. Io vedo piuttosto il vuoto, e ho paura.

Corpi o organi intermedi? L'accento secondo me andrebbe messo su intermedio. Tuttavia la distinzione tra corpi e organi non è irrilevante, da quando Deleuze e Guattari hanno messo sul tavolo il loro corpo senza organi. Oggi il corpo senza organi in politica mi sembra il populismo diffuso dalla lega al movimento pentastellato. Mi stupisce che funzioni. Certo, il populismo funziona come movimento, ma lo Stato non è un movimento. Fino a prova contraria lo Stato è un'istituzione, oggi difficile da pensare, proprio perché gli organi intermedi, dai partiti alle provincie, sono andati in necrosi. Bollorino ci obbliga a pensare.


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