IN RICORDO DI LORENZO CALVI (1930 - 2017)

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21 maggio, 2017 - 12:31
Nella notte tra il 18 e il 19 maggio ci ha lasciati il prof. Lorenzo Calvi, uno dei grandi padri della psichiatria fenomenologica italiana. Aveva 88 anni. Si è spento dolcemente, in una clinica di Milano, circondato dall’affetto della sua famiglia, rifiutando, consapevole dell’ora, con fermezza e lucidità, ogni forma di sterile accanimento terapeutico. Si era laureato in Medicina e Chirurgia nel Dopoguerra, alla Cattolica di Milano, dove aveva avuto modo di conoscere e di ascoltare le lezioni di Gemelli, Musatti, Barison, Morselli e Cargnello. Si era specializzato, successivamente, in Clinica delle Malattie Nervose e Mentali al Policlinico di Milano. Il suo maestro di neurologia, Rosario Magrì, lo aveva formato alla fine semeiotica charcottiana del martelletto, in un mondo che non conosceva neuroimaging, dandogli un imprinting metodologico che non lo avrebbe mai abbandonato. “Allora non ci pensavo, ma in seguito sono tornato più volte su questa riflessione: dal riflesso, che tu vedi, risali alla lesione nervosa, che non vedi. Così il fenomenologo: dall’intuizione, che egli vive, risale alla visione dell’essenza”. (Calvi, 2015) All’età di 27 anni, bramoso di esperienza, era partito  per l’Inghilterra ed aveva accettato un lavoro come infermiere ad Hatton, nei dintorni di Birmingham. “Mi alzavo presto, pulivo i malati allettati ed incontinenti, rifacevo i letti. Durante il giorno c’era poco da fare; avevo tempo libero per giri in bicicletta da una bellissima località all’altra: Stratford-upon-Avon, Warwick, la foresta di Sherwood. Ma non è stata un’esperienza soltanto turistica, è stata soprattutto un’esperienza corporale. Toccavo i malati, avvicinavo la loro intimità e la loro miseria. Ho imparato quanto sia importante il lavoro dell’infermiere.” Quest’esperienza lo ha messo in condizioni di valorizzare in assoluto la tematica della carne, che era stata cara a Merlau-Ponty, e a prestare estrema attenzione all’esperienza degli infermieri, proprio in quanto operatori della carne. Lorenzo è l’unico degli psichiatri fenomenologi italiani ad essere stato allievo diretto di Danilo Cargnello, che allora era direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Sondrio. Cargnello gli aveva affidato la gestione di un repartino di neurologia presso l’Ospedale civile di Sondrio. In quegli anni, grazie ad un rapporto diretto con Ludwig Binswanger a Kreuzlingen, in Svizzera, Cargnello aveva introdotto in Italia il pensiero e gli scritti di quella che si andava definendo, a partire dall’incontro di Zurigo del 1922, come Psichiatria fenomenologica. Sensibili alla lezione filosofica di Husserl, di Heidegger, di Bergson, uno sparuto gruppo di psichiatri che si chiamavano Minkowski, Straus, von Gebsattel e Binswanger, aveva deciso di applicare alla clinica medica e alla semeiotica psichiatrica delle psicosi maggiori la metodologia di penetrazione delle esperienze vissute mutuata dalla lezione dei filosofi fenomenologi ed esistenzialisti. Ne derivava una rivoluzione straordinaria: finalmente la psicopatologia poteva superare l’arresto alla soggettività del clinico, come era stato fino a Jaspers, e cominciare a descrivere, dall’interno del paziente, le esperienze abnormi, ricondotte a modalità essenziali di essere nel mondo, di vivere il tempo, di abitare lo spazio, di sentire il corpo e di incontrare l’altro. Con Cargnello aveva partecipato a Tours, nel 1959, con una relazione, al congresso dei neurologi e degli psichiatri francesi. La tesi di laurea di Lorenzo era sulla distrofia muscolare, negli anni successivi pubblicò su un caso interessantissimo di disprosodia, successivamente raccolto nel lemma “Voce” dell’enciclopedia Universo del Corpo  Treccani, e condusse ricerche genetico-epidemiologiche sulla sindrome di Marinesco-Sjogren. Fu tra i primi, in Italia, a somministrare l’imipramina (Tofranil), poiché Cargnello aveva rapporti diretti con il suo scopritore, Roland Kuhn, allevo diretto di Binswanger. Il suo repartino di neurologia, negli anni della de istituzionalizzazione, si prestò come rifugio per tanti pazienti psichiatrici che, nello sbando tra il disarmo del manicomio e l’impianto dei nuovi Servizi, non trovavano patria. Contemporaneamente Lorenzo veniva magnetizzato dalla figura carismatica di Enzo Paci (e, successivamente, da Carlo Sini) fondatore della rivista Aut Aut, che aveva tradotto, nel 1961, il testo di Husserl “Per una fenomenologia della coscienza interna del tempo”. L’ambiente della filosofia milanese, da Enzo Paci a Carlo Sini, fino al più giovane Federico Leoni, è quello che ha fondato e diffuso, in Italia, la ricerca attorno ai temi del “mondo della vita” cari alla filosofia husserliana, proprio negli anni in cui Binswanger compiva il suo ritorno ad Husserl. Dopo il trasferimento di Danilo Cargnello all’Ospedale Psichiatrico di Brescia, Lorenzo aveva proseguito fino al pensionamento la sua carriera come primario neurologo presso la divisione di neurologia dell’ospedale civile di Lecco. Aveva sposato Mariella Iacono, donna di grande vitalità e bellezza, sorella di Gustavo, il fondatore della prima cattedra di Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Napoli. Il nome di Lorenzo Calvi era balzato alla ribalta internazionale nel 1965, quando aveva partecipato alla redazione (Réflexion phénoménologique sur la mort intentionnelle) di un numero speciale de “L’evolution psichiatrique”, la rivista di Minkowski e di Henri Ey. (Année 1965 ; Tome XXX - Fascicule I ; Janvier-Mars) HOMMAGE A LA PSYCHIATRIE ITALIENNE. Tra gli Autori del fascicolo Basaglia, Bovi, Callieri, Giberti, Gozzano). Si era legato, in quegli anni, a Georges Lanteri Laura ed era diventato un frequentatore del  gruppo di fenomenologia dell’Ospedale Necker, del gruppo  di Lione, delle giornate di Pélicier a Parigi e di quelle di Tatossian a Marsiglia. Aveva partecipato con costanza alla mitica “Décade” a Cérisy-la-Salle in Normandia, organizzata dallo psicoanalista Pierre Fedida, dove aveva conosciuto e si era confrontato direttamente con Tellenbach, Maldiney, Schotte, Kimura ed altri. Nel 1988 aveva fondato la prima rivista italiana di antropologia e di psicopatologia fenomenologica che, in omaggio a Maldiney, aveva chiamato “Comprendre” (iniziata con fogli ciclostilati fotocopiati e spediti da Mariella ai quattro angoli del mondo) e che aveva portato avanti fino al 2010, anno in cui aveva  deciso di affidarne al Sottoscritto il ruolo di Caporedattore. Rivista che, seppur mai indicizzata, ha pubblicato in italiano, in inglese ed in francese alcuni tra i maggiori contributi psicopatologici a cavallo tra i due secoli, e che, con il suo singolo numero annuo, non ha mai mancato di arrivare alle cattedre di psichiatria delle maggiori università europee. Nel 1993 è stato l’unico psichiatra fenomenologo ad avere l’incarico, da Romolo Rossi, di scrivere sul “Trattato italiano di psichiatria”, curando l’esplicitazione agli psichiatri italiani dell’approccio fenomenologico e legittimandone definitivamente l’indirizzo tra quelli ufficialmente riconosciuti. Nel 1994 è stato tra i soci fondatori della Società italiana per la Psicopatologia Fenomenologica, che raccoglieva attorno alle figure di Arnaldo Ballerini (Presidente) e di Bruno Callieri (presidente onorario) le diverse generazioni di clinici interessati alla fenomenologia. Dal 2000 ha partecipato come relatore e come organizzatore al Corso residenziale di psicopatologia fenomenologica a Figline Valdarno, presieduto da Arnaldo Ballerini, offrendo ai giovani psicologi e psichiatri un’occasione di apprendimento, confronto e discussione diretta con il pensiero fenomenologico e con maestri e clinici di grande esperienza.
La vita di Lorenzo si è svolta, interamente, all’insegna dell’essenzialità e della penombra, benché segnata dall’ adolescenza di guerra, dalla tragica perdita del fratello, dalla mancanza di una meritata cattedra universitaria. Pensatore non troppo prolifico, ma dal canone rigorosissimo, a differenza dei suoi sodales Bruno Callieri ed Arnaldo Ballerini, ha fatto, da neurologo mai pentito, della quotidiana e ordinaria sofferenza “nevrotica”, più che dei “sublimi” abissi psicotici, il suo campo di indagine preferito. Ha totalmente modificato la concezione psicopatologica delle fobie, dell’ipocondria, dell’angoscia nevrotica grazie ad una vivisezione con il bisturi affilatissimo dell’epochè husserliana (il gesto della libertà, secondo Roberta de Monticelli). Ovvero ha incarnato fino in fondo il duro esercizio della sospensione del giudizio, necessaria per accogliere, come un dono, la visione delle qualità essenziali dell’oggetto di indagine che, in psichiatria, rimane sempre e solo l’esperienza vissuta.
Con lui, dopo la morte di Bruno Callieri, di Giovanni Gozzetti, di Analdo Ballerini, si volta una pagina cruciale del Novecento psicopatologico italiano. Scompare, cioè, il gruppo che potentemente contribuito ad elevare la provinciale e veteropositivista psichiatria italiana al centro del dibattito psicopatologico internazionale, dominato dalle scuole tedesce, francesi e olandesi.
Addio Lorenzo, addio. Il nostro debito, e quello di tanti giovani, nei Tuoi confronti, è incolmabile. La nostra riconoscenza, nei Tuoi confronti, è superiore ad ogni nostra possibilità di ricambio e di restituzione. La Tua vita ha rappresentato, per tutti noi, fino all’ultimo, un esempio di sobrietà e di stile, nel carattere, nell’opera e nel destino, che si stagliano, malgrè toi, all’orizzonte di questo mondo, come un magistero inimitabile.
Ci mancherai molto.
Sfioriamo oggi, nel giorno del congedo, la Tua cristallina essenza, acqua di roccia e fremito di libertà,  sottratta, finalmente, all’ opaca tomba del corpo.
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO   
Barison F. (1993), Recensione a Calvi L., Prospettive antropofenomenologiche (in Cassano G. B. e altri: Trattato Italiano di Psichiatria, 1a ed., 1993, p. 97). Riv. Sper. Fren., 886
Calvi L. (1963a), Fenomenologia dell’espressione e dell’espressività. Annuali di Freniatria; ora è l’Introduzione in Calvi, 2007
   …   (1963b), Sulla costituzione dell’“oggetto fobico” come esercizio fenomenologico. Psich. gen. e dell’età evol., 1, 3; ora la prima parte in Calvi, 2005, cap. 6 (La costituzione trascendentale dell’“oggetto fobico”), e la seconda parte in Calvi, 2007, cap. 2 (id.)
   …   (1963c), La disprosodia nelle malattie nervose. Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, pp. 72-95
   …   (1963d), Oligofrenia, cataratta congenita, retinite pigmentosa, atassia cerebellare, amiotrofia nuurogena. Osservazione di tre casi familiari e confronto con la sindrome di Marinesco-Sjögren. Sistema nervoso, anno XV, n° 3 maggio-giugno, pp. 189-198
   …   (1963e), La sindrome di Marinesco-Sjögren. Sistema nervoso, anno XV, n° 3 maggio-giugno, pp. 211-218
   …   (1964), La metafora meccanicistica in medicina, in Psicopatologia dell’espressione. Il Verri, n. 15, p. 149; ora col titolo Metafora e medicina in Calvi, 2005, cap. 1
   …   (1969), La fenomenologia del diabolico e la psichiatria antropologica. Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, Anno XXX, fasc. IV-V; ora col titolo Lucia in Calvi, 2007, cap. 5
   …   (1980), La consistance corporelle chez l’hypocondriaque, in Lanteri-Laura (a cura di).  Regard, accueil et présence. Trente-deux études de psychiatrie et de psychopathologie Mélanges en l’honneur de Georges Daumézon, Privat, Paris, p. 61; traduzione italiana (con adattamenti): La consistenza corporale nell’ipocondriaco, in Calvi, 2007, pp. 31-40
   …    (a cura di) (1981), Antropologia fenomenologica.  F. Angeli editore, Milano
    …   (1985), La fenomenologia del corpo e l’antropologia dell’infermiere. Rivista sperimentale di Freniatria, 109, 821. Ora col titolo Il segreto del buon infermiere in Calvi, 2013, cap. I-3
   …   (1986a), Le médecin et son ombre. À l’horizon de l’anthropologie phénoménologique. “Psychiatrie et existence”, Décade de Cérisy, septembre 1989; textes réunis par P. Fédida et J. Schotte, Millon, Grenoble, 1991. Versione originale: Il medico e la sua ombra: antropologia fenomenologica della medico-dipendenza, “Tribuna Medica Ticinese”, n. 51, maggio, 1986a, pag. 205; ora col titolo Il medico e la sua ombra in Calvi, 2005, cap. 5
   …   (1986b), Phénoménologie de la matérialité corporelle, in P. Fédida (sous la direction de). Phénoménologie Psychiatrie Psychanalyse, pp. 153-164, Echo-Centurion, Paris
   …   (1993), Prospettive antropofenomenologiche, in Trattato Italiano di Psichiatria di G.B. Cassano e coll. (Cap. 2, Fondamenti teorici della Psichiatria, a cura di R. Rossi), Masson, Milano, 1a ed., 1993, p. 97; 2a ed. (con alcuni ampliamenti), 1999
   …   (2000a), Voce, in Universo del corpo, Vol. 5, Enciclopedia Treccani
   …   (2000b), Danilo Cargnello e l’antropoanalisi. La prosa e la poesia. Psichiatria Gen. Età Evol., vol. 37
   …   (2003), Presentazione, Comprendre, XIII, pp. 5-6
   … (2005), Il tempo dell’altro significato. Esercizi fenomenologici d’uno psichiatra. Mimesis, Milano
   …   (2007), Il consumo del corpo. Esercizi fenomenologici d’uno psichiatra sulla carne, il sesso, la morte. Mimesis, Milano
   …   (2013), La coscienza paziente. Esercizi per una cura fenomenologica. Giovanni Fioriti Editore, Roma
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   …   (1949), Antropoanalisi e psicoanalisi. Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, 4, 1
   …   (1953), Sul problema psicopatologico della distanza. Archivio psicologia, neurologia psichiatrica, 14, 453
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   …   (1961a), Antropoanalisi. Neuropsichiatria, XVII, 3, 397-404
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   …   : Aspetti costitutivi e momenti costituenti del mondo maniacale. Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatrica, 24, 443, 1963, ora nel volume Alterità e alienità.
Cargnello D., Calvi L. (1959), Principii ordinativi per un inquadramento antropoanalitico delle fobie. Congrès de Tours, 1959, Archivio svizzero di neurologia, neurochirurgia e psichiatria, 87, 2: 326-350, 1961
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Martinotti G., Fiume I. (a cura di) (2013), Incontri. Conversando con Bruno Callieri. Ed. Univ. Romane, Roma
Morselli G. E. (1948), Esiste un’attività psicopatologica originale?. Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, 9, 3
Paci E. (1961), Tempo e verità nella fenomenologia di Husserl. Laterza, Bari
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Sini C. (1964), La fenomenologia. Garzanti, Milano

 
 
 

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Commenti

Ho conosciuto il Prof. Lorenzo Calvi dapprima attraverso una breve telefonata, nel 2004, e successivamente - prima di incontrarlo vis-a-vis in un paio di occasioni durante i pomeriggi di Figline - grazie a un intenso scambio epistolare, come si faceva un tempo, riscoprendo ogni volta (almeno per me) il piacere della scrittura con penna, inchiostro e calamaio. Erano i primi anni duemila; alle lettere sono seguiti i pacchetti postali contenenti i primi numeri (ciclostilati) della rivista Comprendre che periodicamente da Lierna, un piccolo comune in provincia di Lecco, giungevano in quel di Tesero, paese incastonato tra le dolomiti trentine, dove risiedevo.
Il primo contatto con la fenomenologia lo ebbi qualche anno prima a Padova, da studente presso la Facoltà di Psicologia; l'occasione fu un intervento mediato dalla Prof.ssa Armezzani; a parlare lo psichiatra Gilberto Di Petta, autore (insieme a Pietro Scurti) di un libello agile nel formato quanto denso nel contenuto: "Merci madame. Eroiniche vite". Da lì le lezioni del Prof. Ferlini per poi impattare di sponda con la Rivista Sperimentale di Freniatria... Comprendre ne era l'allegato; in biblioteca universitaria iniziai a scartabellare tra un numero e l'altro dei più recenti; sopraggiunse ben presto l'idea di basare il lavoro della mia tesi di laurea sulla storia di questa pubblicazione, con particolare attenzione al rapporto tra fenomenologia e psicoterapia per ribadire con Calvi che "FENOMENOLOGIA E' PSIOCOTERAPIA" (Comprendre 2000); leggendo d'impeto l'articolo in questione capisco che quello che voglio fare è tentare di incamminarmi sullo stesso tracciato, tra visioni, profili, adombramenti, radure.
La gentilezza del Prof. Calvi è la qualità che da subito mi ha impressionato... La gentilezza e quell'idea di una TERAPIA DEL SOLLIEVO che ha a che vedere con il sollevare, o risollevare, un'esistenza mancata, gravata dal peso della CARNE, altra parola cara.
Grazie per la fiducia accordatami, la conservo come un dono!
Buon viaggio Prof.!

A Lorenzo Calvi


Dolore che nel corpo si erge, che vive
quando in questo, forte, l’alter invade.
Tutto ciò al senso tangibile stride,
ma è solo nella carne che si muove
ciò che nel lutto, vivido, si risente;
potente, bene come colpi scagliati,
che risvegliano senza aver lor toccati
le miti anime dagli incontri forgiate.


Maestro, da uomo del nord porti rigore.
Agli esercizi fenomenologici,
noi grati giovani, riavviciniamoci.
La fiamma da te accesa con tanto ardore,
la meticolosità dei fini scritti,
incontriamo nella quotidiana prassi,
lo scopo ed il fine cui muover passi,
facendo diventar le visioni fatti.


In me conserverò per sempre la traccia,
dell’incontro vivido che mi donasti,
alla stazione, da amico, mi aspettasti,
nella via ducale eravamo in marcia.
La meravigliosa natura apparente,
lasciò il posto all'acuto insegnamento:
rivelare il "bel" del giardino veduto,
delle cose semplici ma ben curate.


Sisifo con la fatica ed il sudore,
il masso spinge fin lì, in cima al colle.
Dal viso la stanchezza trapelar volle,
dalla tua voce la forza ancora scorre.
Pregnante l’arte del curante, e dura,
che mai la tua eredita vada perduta.
Ricominciare è la tua lezion data,
nell'attesa ardente che scenda la sera.


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