ZATTERE AGLI INCURABILI
Una Poesia al giorno toglie l' Analista di torno...
di Maria Ferretti

CUORE NUMEROSO: Carlos Drummond de Andrade

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28 giugno, 2017 - 10:10
di Maria Ferretti
Carlos Drummond de Andrade il poeta dal cuore numeroso, il poeta timido.

Il termine timidezza deriva dal latino timere ovvero "aver paura".
La timidezza produce riservatezza, attenzione, delicatezza, dubbio.
Le persone timide non ostentano l'interno, ma sono un'esplosione interna di ricchezza. La timidezza è una sorta di paura del proprio sentire e, in un certo senso, è "il non sentire l'autorizzazione a venir fuori' .
Ciò che il poeta fa, nella sua operazione, è quello di tirar fuori ciò che è dentro attraverso il ritmo delle parole.
"Cuore numeroso" è il cuore di Deandrade, numeroso come la sua famiglia nono figlio, nato da padre e madre contadini.
Si Laurea in Farmacia e dall'età di 20 scriverà senza sosta per circa 60 anni. Numeroso in tutti i sensi. Nasce a Itabira  in Minas Gerais in Brasile nel 1902. La sua spiaggia Copacabana, la sua passione le donne a cui dedicò numerose poesie erotiche. Lui così schivo e timido le osservava dalla panchina della spiaggia e, da lì, parole possibili per un uomo caratterizzato dalla sua timidezza. Viso e corpo da folletto. Faccia simpatica, amato dal suo popolo.
La sua poesia si è occupata di tutto dalle questioni sociali a quelle sentimentali.
 Qualcuno ha scritto che, per lui, il fine della poesia non è solamente amarsi tra innamorati, ma, anche, volersi bene come amici.
Muore a 85 anni, nel 1987, per problemi cardiaci e il Brasile lo definì l'impersonificazione della poesia.

La poesia che ho scelto si intitola "Il nome" ed è tratta dal volume "CUORE NUMEROSO" edito da Donzelli.

Nel nome sta tutto mi disse il dottore, ricordandomi una famosa frase di Lacan che mi piace molto : "l'amore è sempre amore per il nome."
Un paziente Eritreo mi raccontò, durante una seduta, che nel suo paese, il nome proprio di ogni persona è costituito dal nome proprio di persona e dal nome del padre della persona stessa.
Non esistono perciò i cognomi ed ognuno eredita esclusivamente il nome del padre, che segue il proprio (la medesima regola vige tanto per gli uomini che per le donne).
Per tale ragione, peraltro, le donne non mutano il proprio nome completo col matrimonio.
Così mi misi a pensare che il mio nome in Eritrea sarebbe stato "Maria Mario".
Che destino bizzarro mi chiamo "Amata Amato". Destino bizzarro per un non amato e desiderato .
Forse, nel nome, sta il nostro destino e  chissà se l'analisi, in un certo senso, è la ricerca di un nome proprio.
In analisi il nostro nome viene scritto trascritto e riscritto.
L'analisi smantella il tuo nome.
Questa poesia descrive, in modo preciso, quello che accade in un processo di cura.

Stanno demolendo
l'edificio in cui non ho abitato.
Aveva un nome
solamente mio.
 
Mio,di nessun altro
l'edificio
Non era mio.
 
Rapido passando
davanti alla sua facciata,
leggevo il nome
Che era ed è mio.
 
Cade il tetto,
franano le pareti,
interne.
Continua il nome
Vibrando tra finestre
buchi .
 
Seguo la distruzione
del mio edificio.
Domani il nome
lettera per lettera
si dislettererà.
 
Resterà in me
Il nome che è mio?
Resterò per custodirlo?

 

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Commenti

Cuore numeroso è cuore collettivo. Sono gli altri che ti abitano e sfaldano le pareti fragilissime dell'Io, senza tuttavia invaderlo, perché sono già dentro prima che lui fosse. Dove erano gli altri devo avvenire Io, direbbe Freud.

Grazie amica Maria per aver dato lustro, in modo così essenziale, lucido, efficace, a questo immenso poeta, che conosco da tempo e che ho sempre amato. Anche io scrivo poesia, dopo quaranta anni di militanza psichiatrica di frontiera. E' stata la mia vita, e abbandonare il campo mi ha causato un profondo dolore. Lo so, il campo non si abbandona mai, quando il campo è l'essenza stessa dell'umano, nel cui recinto tutti siamo compresi. E nelle frontiere della relazioni con persone molto sofferenti, ho imparato quando sia importante imprimere il nome sulle pietre della vita e della memoria. E il nome, degli altri, dei cari, delle persone un campo, delle persone desiderate, da cui è necessario sentirsi amati. All'inizio in Manicomio, avevamo concluso e propugnato che ogni paziente avesse anche diritto, diritto umano fondante. al proprio nome, come al proprio compleanno alla data della sua nascita, quando era stato gettato nel mondo. Quindi il nome va scritto, trascritto e riscritto. Questa è il sentiero e va percorso tutto. Ogni scorciatoia è vietata, è una mutilazione, per noi e per l'altro. Per chi è curato e per chi cura.
Anche sulla riflessione che riguarda la poesia, sono perfettamente d'accordo, mi sdraio, mi identifico e mi sento rappresentato. Anche io sono un poeta timido, una persona sostanzialmente timida, che fa dell'attenzione a quello che accade nel mondo, nel tempo nostro un manifesto poetico e un impegno civile, politico. Voglio specificare politico, civile è un po' generico, perché spesso viene detto che tutta la poesia è civile, anche quando mostra le sue sbandate incivili verso l'egoismo, la meschinità, la cortigianeria.
Tutto questo mi commuove e grazie a te e alla magia di Carlos, che mi avete trasmesso questi sentimenti.
Ora una poesia di Carlos che mi si è infissa nella mente e vi è rimasta, nonostante tutti gli urti. A memoria, con qualche errore, il bello della diretta, autentico.
"Quando nacqui un angelo mi disse/ va Carlos/ sempre a sinistra Carlos" Ed io mi chiamo Angelo, ma sono di un'altra specie. Ma quest'angelo mi piace come colui che ne riporta la voce.
Angelo Guarnieri.


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