Riflessioni (in)attuali
Uno sguardo psicoanalitico sulla vita comune
di Sarantis Thanopulos

IUS SOLI: le ragioni dei senza diritti

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18 settembre, 2017 - 10:20
di Sarantis Thanopulos

Gli accordi del governo italiano con i libici hanno drasticamente ridotto il flusso dei migranti. La restrizione a valle crea un ingorgo a monte. L’ong “Medici senza frontiere” ha denunciato questi accordi che usufruiscono di finanziamenti europei: alimentano un sistema criminale di violenze e di abusi nei campi di reclusione in Libia, dove le masse dei migranti, rimaste senza via di uscita, stagnano.
Siamo prigionieri di una politica di corto respiro, contaminata da un’epidemia di cecità psicologica e destinata a produrre grandi danni anche per le sue gravi ricadute etiche. Espressione di un assetto collettivo difensivo e rigido, che gratifica le iniziative restrittive con un vasto e rapido consenso politico, ha mostrato il suo vero volto, non più coperto dalla distanza tra noi e la Libia, nello sgombero dei rifugiati eritrei a Roma. La tendenza espulsiva che si nasconde dietro le tecniche di contenimento.
Paolo Franchi in un suo commento ha espresso una fondata preoccupazione sul nostro paese, “incapace di provarsi a tenere insieme l'esigenza, ineludibile, di sicurezza e la domanda, purtroppo molto più facilmente archiviabile, di rispetto dei diritti e di solidarietà (si tratti dei migranti, o più semplicemente dei poveri)”. Non facendosi distrarre, ha colto il legame tra lo sgombero e la sua definizione, da parte della prefetta di Roma, come “operazione di cleaning”.
C’è una forte invocazione di “pulizia”, contemporaneamente sociale e etnica, che si diffonde nell’Occidente in modo omogeneo. Trump, negli Stati Uniti, ha cancellato il piano Dreamers, voluto da Obama, che ha concesso a 800.000 giovani -portati illegalmente nel paese dai loro genitori, quando erano minorenni- due anni di soggiorno rinnovabili per studiare e trovare lavoro. In Svezia una donna afgana di 106 anni, che ha attraversato, trasportata da suo figlio e da suo nipote, montagne, deserti e foreste, rischia la deportazione perché la sua richiesta di asilo è stata respinta. In Italia la votazione dello Ius Soli è stata di nuovo rinviata: non avrebbe la maggioranza parlamentare.
Questo atteggiamento crudele nei confronti dei senza diritti, ha una connotazione suicida che l’ottusità può rendere invincibile. È nel nostro interesse immediato che chi è nato o è cresciuto, studia e lavora in mezzo a noi, contribuendo al nostro sviluppo culturale e economico, goda di condizioni paritarie sul piano delle possibilità e dei diritti e non sia messo in posizione precaria, sul punto di essere espulso o di andarsene. È nel nostro interesse futuro che questa apertura all’altro con cui coabitiamo, l’altro che noi stessi siamo fuori dal senso di appartenenza a una comunità, si sviluppi in un’idea di cittadinanza eccentrica al nostro senso di gravità.
Il rigetto del Ius soli è un’auto-mutilazione, non semplicemente la negazione di un pensiero o di una significazione, ma il rifiuto, diniego, della realtà. È radicato nell’odio illegittimo contro il legame della madre con il padre, la cerniera del nostro rapporto con le relazioni sociali. L’odio espulsivo, carico di indifferenza, nei confronti del padre rivale, il primo migrante, rende i conflitti insanabili e istituisce come autorità una madre/patria virginale che non è più né madre né città.
L’oikos, la legge di sangue, di appartenenza, fagocita l’agorà, il commercio di idee e di passioni con l’alterità, la vita reale, e porta al declino della democrazia La città non esiste senza scambi, a volerla tale si diventa cittadini senza città. Orfani, senza percezione della propria orfanilità, di una politica capace di far dialogare la paura di oggi con la speranza di domani.

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