Riflessioni (in)attuali
Uno sguardo psicoanalitico sulla vita comune
di Sarantis Thanopulos

Forest Gump e il buio nello sguardo

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12 marzo, 2018 - 11:40
di Sarantis Thanopulos

Il protagonista di “Forest Gump”, un uomo incorrotto dalle convenzioni, piuttosto che autistico o anticonvenzionale, è cooptato dall’establishment a causa del suo sguardo. Chi, volendo rendere tutto stabile, sicuro e prevedibile, si affida a una conoscenza difensiva chiusa in quello che sa, misura la realtà con la logica del già visto, calcolato. È, nella sostanza, cieco. Deve appropriarsi di ciò che gli manca: uno sguardo che guarda le cose come se le vedesse per la prima volta (la condizione di Forest Gump). Non lo usa, tuttavia, per superare la propria cecità, rivalutando la sorpresa, la meraviglia e la scoperta. Lo guida la ferrea determinazione di addomesticare alle proprie finalità anche ciò che più le contraddice.
Iniziata da molto, la scissione silenziosa all’interno della sinistra italiana si è manifestata oggi profonda: da una parte i più istruiti, i più affermati nel loro lavoro, i più garantiti nelle loro condizioni di vita; dall’altra i lavoratori e i giovani alla ricerca di lavoro, che vivono in condizioni di aperta o mascherata precarietà. I primi hanno investito emotivamente nel mantenimento del loro stato relativamente privilegiato. Hanno idealizzato il proprio modo di vivere e ne hanno fatto un modello razionale di stabilità sociale: appare sempre ragionevole la costruzione mentale ordinata e rassicurante che nega il disordine di mutamenti radicali e inesorabili del paesaggio familiare.
Si è creata una proposta politica “progressista” fondata sull’amministrazione dell’esistente che, non volendo abbandonare del tutto i suoi valori (desiderando di restare democratica), li ha trasformati in principi di “buone maniere”: il “politically correct” (il nome al posto della cosa, il significante che svuota il senso) e la concezione dei diritti fondamentali come regole di vita morali (un ossimoro). Questa proposta porta dritto a destra (non è il nome a definire la sostanza di ciò che si nomina) e la contraddizione in chi tradisce la trasformazione per affiliarsi alle forze della conservazione è foriera di tensione. Si è creato così il desiderio ambivalente di una visuale senza paraocchi, di uno sguardo incorrotto, ma assecondato a quello corrotto. Non esistendo nella realtà uno vero (la verità abita spesso nella finzione) è stato costruito  un “fake” Forest Gump: Matteo Renzi (“Sono qui per servirvi”).
La impossibilità di Renzi di riconoscere il suo gravissimo fallimento, mostra la sua condizione di ostaggio con cui, per simmetria necessaria, tiene a sua volta in ostaggio il partito che l’ha investito per null’altro se non per ciò che effettivamente ha fatto: divagare su questo e su quest’altro, con l’aria del nuovo che, ispirato dal vecchio, rottama i problemi reali. Essendo egli un falso concreto, fatto della stessa materia dello sguardo cieco che l’ha fabbricato, non può uscire dalla cooptazione come è riuscito a fare Gump, un vero metaforico. La perturbante perseveranza con cui cerca di trascinare il paese nel baratro, nell’abbraccio di Berlusconi/Salvini, esibisce la caparbietà, frutto di delegittimazione inconscia, con cui la contraffazione vuol dimostrarsi superiore alla verità.
La democrazia -la vita degna di essere vissuta- crolla se si abbandonano grandi masse popolari al destino di sradicati, chiedendo loro di pazientare, quando il presente, sempre più irraggiungibile, lavora contro il loro futuro. Il buio nello sguardo, che rende autoreferenziale e paranoica l’esistenza, è hybris. Chi lo favorisce, ignorando la  miseria di massa che cresce o creando un conflitto di “cittadinanza” tra diseredati forestieri e indigeni, ne è responsabile.

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