IL SOGGETTO COLLETTIVO
Il collettivo non è altro che il soggetto dell’individuale
di Antonello Sciacchitano

Psicoanalisi di frontiera

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9 dicembre, 2018 - 17:01
di Antonello Sciacchitano
Non cessiamo di parlare di topologia. È necessario in psicoanalisi.

A sentire la parola “topologia”, agli psicoanalisti salgono i fumi alla testa; pensano subito ai famigerati matemi di Lacan. In realtà, Lacan non fece mai topologia. Si limitò a sfruttare ben note e ampiamente volgarizzate proprietà topologiche e/o omotopiche delle superfici bidimensionali – banda di Möbius, toro, piano proiettivo – come artifici mnemotecnici per ridurre in pillole il proprio insegnamento e farlo inghiottire agli allievi. Il suo tormentone fu mes élèves. Lacan fu un maestro, non un ricercatore. Trasmise una dottrina, non inaugurò una pratica scientifica.

Eppure, se a Lacan va riconosciuto il merito di aver introdotto in psicoanalisi la nozione di “reale”, contrapposta a quella di “simbolico” e “immaginario”, la ragione è che in un certo modo si avvicinò alla topologia, la quale rappresenta “un’astrazione di alcune interessanti proprietà dei numeri reali”.[1] L’astrazione è una delle più potenti molle del procedere scientifico verso il reale. La simmetria tra Lacan e la matematica più che nei suoi matemi va trovata nella logica del reale come impossibile, che non cessa di non scriversi,[2] esattamente come pi greco, che ha un’espansione numerica infinita senza regole locali.

Lo psicoanalista che fece realmente ricerca topologica in campo psicoanalitico fu Paul Federn; non ebbe emuli tra i colleghi, in genere più inclini alla letteratura, in specie narrativa, che alla scienza.[3] Tuttavia Federn fu saccheggiato, senza essere citato, ad es. da Heinz Kohut, che sfruttò la nozione di Federn di occupazione di libido narcisistica nelle formazioni di imago parentale idealizzata (“oggetto” narcisistico) e di Sé grandioso (“soggetto” narcisistico), tipiche formazioni dei transfert di personalità narcisiste. Alla voce “Narcisismo” del loro Vocabulaire de psychanalyse Laplanche e Pontalis non citano Federn.

Di Federn presento un’introduzione alla sua concezione del narcisismo, esposta in tre lavori fondamentali:

P. Federn, “Narzißmus im lchgefüge” (Il narcisismo nella struttura dell’Io). Conferenza al X Congresso di Psicoanalisi di Innsbruck l’1 settembre 1927, in Intern. Zeit. f. Psychoan., vol. XIII.4, pp. 420-438, 1927.
P. Federn, “Das Ich als Subjekt und Objekt im Narzißmus” (L’Io come soggetto e oggetto nel narcisismo). Conferenza alla “Wiener Psychoanalytischen Vereinigung”, Vienna, giugno 1928, in Intern. Zeit. f. Psychoan., vol. XV.4, pp. 393-425, 1929.
P. Federn, “Zur Unterscheidung des gesunden und krankhaften Narzissmus” (Sulla differenza tra narcisismo sano e morboso), Imago, XXII.1, 5-39, 1936.

Sono testi molto ricchi e complessi; li semplifico mantenendomi sulle generali; mi preme più  trasmettere lo spirito della ricerca topologica di Federn che i suoi risultati effettivi, compito che lascio agli eruditi.
Da fedele discepolo, Federn fu costantemente preoccupato di dimostrare che la propria concezione non si discostava molto dai canoni freudiani. In realtà lo scostamento c’era e tale da non poter passare sotto silenzio. Prima che di contenuti la differenza è di forma e di metodo; sta nell’approccio al reale.

L’approccio di Freud è letterario, in particolare “narrativo” o diacronico. Un esempio non a caso: nell’Introduzione del narcisismo (1914), Freud racconta tanti interessanti dettagli clinici relativi all’autoriferimento soggettivo, ma senza inquadrarli in una visione di insieme. La grande narrazione freudiana declina il mito edipico in due versioni: individuale (complesso di castrazione) e collettiva (mitologia pseudo-darwiniana dell’orda primitiva o psicologia delle masse[4]). Le narrazioni non generalizzano e non astraggono. Sono sempre rivolte al particolare che si può interpretare in mille modi. L’impressione è che Freud sarebbe potuto partire da qualunque altra favola, persino da Biancaneve e i sette nani o da Cappuccetto rosso. La sua metapsicologia non avrebbe cambiato assetto interpretativo, basato su virtualità psichiche analoghe alle pulsioni.[5]

L’approccio di Federn è “scientifico”, in particolare topologico o sincronico. Non tratta miti o favole. Negli articoli citati espone un modello meccanicistico, dove alcuni “elementi psichici” – Federn li chiama proprio così – interagiscono tra loro secondo certe relazioni di prossimità – simmetrie topologiche appunto – stabilite dall’esistenza di frontiere tra un elemento e l’altro. L’evoluzione globale del sistema psichico dipende dalle interazioni locali delle componenti alle loro frontiere, le quali legittimano narrazioni globali diverse – non una sola – a seconda delle condizioni di partenza.

La differenza tra letteratura e scienza è di principio e al principio dell’era moderna; storicamente sta all’origine della bipartizione dei due discorsi dal XVI secolo in poi; da una parte ci sono i primi grandi romanzi moderni: Gargantua e Pantagruel (1532-64), Don Chisciotte (1605-1615), Orlando Furioso (1516-1532), dall’altra le grandi innovazioni scientifiche di Copernico (1543) e Galilei (1604-1638), che avviano la scienza moderna, essenzialmente diversa dall’antica.[6]

I presupposti filosofici dei due approcci sono antitetici. In psicoanalisi, dalla parte della letteratura freudiana, ci sta il vitalismo, espresso nella concezione del plasma germinale immortale. Nel vitalismo freudiano domina la vita psichica.[7] Secondo la narrazione di Freud c’è una sostanza vitale (“eine lebende Substanz”), che evolve lungo certe fasi libidiche, nelle varianti edipiche, attraverso il conflitto tra pulsioni di Eros (costruttive) e pulsione di morte (distruttiva).[8] Nella metapsicologia c’è una genesi e una patogenesi dei processi psichici (psicogenesi [9]) con cause ben determinate, come si legge nei trattati di patologia medica dei fenomeni morbosi; alla base ci sono delle pulsioni: forze costanti al confine tra psichico e somatico. Freud concepisce l’apparato psichico come il medico la patologia. Le pulsioni freudiane sono cause psichiche, cioè cause efficienti o finalistiche nel senso di Aristotele; sono “tendenze interne della sostanza vivente miranti a ristabilire lo stato precedente”.[10] Nel complesso, tuttavia, il quadro pulsionale del vitalismo freudiano resta incerto. Freud non sa decidere se prevalgano le pulsioni di autoconservazione dell’Io o la pulsione di morte dell’Es, che distrugge in silenzio.[11]

Dalla parte della scienza federniana, invece, ci sta il meccanicismo; ci stanno, cioè, relazioni di contiguità tra elementi che “ingranano” tra loro come ruote e leve, pistoni e cilindri di una macchina, nel rispetto di certe simmetrie, date dalla presenza/assenza di occupazioni libidiche ai bordi delle frontiere. Il meccanicismo scientifico non è però il determinismo di causa ed effetto, che imperversa nel freudismo, secondo cui ogni evento psichico ha alle spalle una causa, segnatamente una pulsione. La scienza ospita l’indeterminismo; lo tratta con il calcolo delle probabilità. Il termine “Wahrscheinlichkeitsrechnung” non ricorre nelle Gesammelte Werkedi Freud.[12] Nonostante i suoi meriti tecnologici, tuttavia, il meccanicismo non si presta a descrivere le vicende della vita; ci riesce meglio il romanzo.

La dicotomia tra i due approcci, ignota all’antichità, che non produsse più di due o tre romanzi e nessuna scienza indeterministica, si può anche leggere come contrapposizione tra due tipologie scientifiche: le scienze umane (idiografiche e narrative) dalla parte di Freud, le scienze naturali (nomotetiche e meccaniciste) dalla parte di Federn.[13]

Anche in concreto gli esordi dei due discorsi intorno all’Io sono diversi: per Freud l’Io inizialmente non esiste, ma evolve attraverso successive identificazioni; per Federn l’Io esiste da sempre in qualsiasi forma di vita, anche allo stato larvale o fetale; è inizialmente fuso/confuso con il mondo esterno in una situazione che Federn chiama egocosmica. Essa corrisponde all’instaurarsi del processo primario, regolato da condensazioni e spostamenti, come stabilito da Freud già ai tempi dell’Interpretazione dei sogni (1899), in risposta al desiderio inconscio.[14]

Schematizzo la situazione iniziale con una curva chiusa: un quadrato, ma potrebbe essere un cerchio,[15] che include l’Io e il mondo, tra loro indistinti.

 
All’interno, come brodo primordiale, ci sta la libido del narcisismo primario, dove non si è ancora prodotta la divisione soggetto/oggetto – non esistono frontiere tra l’Io e il mondo; in questa condizione originaria l’Io si soddisfa autoeroticamente, senza distinzione tra libido dell’Io e libido d’oggetto. Federn chiama questa situazione un gradevole prepiacere (angenehmer Vorlust), che non è né piacere pieno, per cui occorre il contributo dell’Es, né dispiacere, perché senza oggetto.

Sta qui il fondamento concettuale del modello topologico di Federn, diverso da quello freudiano. Federn non distingue tra interno ed esterno. Tutto è interno al perimetro primordiale. La sua topologia, come ogni vera topologia, non distingue tra dentro e fuori. Le topiche freudiane, invece, si basano sulla contrapposizione (non topologica) tra interno ed esterno. La differenza è a più riprese riproposta da Freud, dai tempi di Pulsioni e loro destini (1915) fino a Negazione (1925), supportato da Ferenczi con la coppia: proiezione (all’esterno dell’apparato psichico) / introiezione (all’interno) a salvaguardia della sostanza vivente.

Ricordo da post precedenti che in topologia un punto si dice interno a un insieme se e solo se esiste un suo intorno che lo contiene ed è contenuto nell’insieme.[16] Un punto si dice esterno se e solo se è interno all’insieme complementare. In modo controintuitivo, per la topologia anche l’esterno è interno. Le trasformazioni continue, che non alterano le relazioni di vicinanza tra punti, non distinguono tra dentro e fuori: rivoltano un toro o una sfera facendo apparire all’esterno la faccia interna e all’interno l’esterna. Esistono persino superfici unilatere, come la banda di Möbius, dove il recto coincide con il verso.

La reale differenza topologica è tra punti interni e di frontiera. Un punto si dice alla frontiera di un insieme se e solo se non ha intorni nella frontiera. Detto altrimenti, un punto è alla frontiera di un insieme se e solo se ogni suo intorno interseca sia l’insieme sia il suo complementare, cioè non è interno né all’insieme né al suo complemento. Questa è la base topologica per la doppia occupazione libidica ai due lati di una frontiera tra un insieme di elementi psichici e il suo complemento. Le proprietà topologiche della frontiera potrebbero interessare lo psicoanalista. La frontiera di un insieme aperto (o chiuso) è un insieme chiuso privo di punti interni. In Francia si dice insieme raro, nei paesi anglosassoni insieme non ovunque denso (“nowhere dense). Le frontiere sono buoni modelli topologici di soggetto. Lacan li costruiva tagliando superfici topologiche con il coltello del significante.

Arriviamo così al concetto chiave della topologia di Federn: la frontiera dell’Io (Ichgrenze), che nel primo dei saggi citati è presentata come frontiera dell’Io-corpo (Körperich-Grenze); nozione, quella di Io-corpo (Körper-Ich, letteralmente “Io del corpo”), che Federn mutua da Freud. Körper-Ich è infatti la parola che Freud scrive alla fine del II capitolo di L’Io e l’Es (1923), prima di introdurre il discorso sul Super-Io, versione simbolica dell’istanza dell’Ideale dell’Io, già presente nell’Introduzione del narcisismo (1914).

Prima di procedere una precisazione. Anche Freud usò il termine Grenze per “confine”, ma in senso concettuale. Scrisse che “così quello di pulsione ci si presenta come concetto limite tra psichico e somatico, come rappresentante psichico degli stimoli originati all’interno del corpo, che arrivano alla psiche”. [17] Invece per Federn la frontiera ebbe una realtà psichica effettiva.

Secondo Federn le frontiere dell’Io (plurale) sono occupate da libido narcisistica, la quale costituisce il sentimento dell’Io (Ichgefühl), che è l’importo affettivo (Affektbetrag) con cui l’Io fa esperienza della propria frontiera. Nel saggio del 1936 Federn precisa che “topicamente, le frontiere dell’Io sono le portatrici, si potrebbe dire, gli organi psichici del narcisismo, anche se le sensazioni, gli impulsi e gli eccitamenti legati ai processi libidici narcisistici appartengono alle zone e alle funzioni erogene più diverse”.[18] In questa topologia la libido narcisista è il substrato su cui si stratifica la libido d’oggetto. Il narcisismo è la premessa alla relazione d’oggetto. Qualcosa di simile ha avanzato Lacan, in particolare negli schemi L ed R, in generale nella simmetria tra “altro piccolo” (immaginario e individuale) e “Altro Grande” (simbolico e collettivo).

La topologia offre un modello concreto, molto fisico, di “occupazione” libidica, la cosiddetta Besetzung, solitamente tradotta “investimento”, convocando in modo ingannevole un’immaginaria economia psichica, mentre si tratta di “quanti di libido” (Libidoquanten [19]), come li chiamava Federn, che occupano una certa superficie come le cariche elettriche in un condensatore.[20]

Per chiarire le idee, propongo il seguente semplice esperimento mentale. Partiamo dal centro del quadrato primitivo e costruiamo la successione di quadrati concentrici di semi-diagonale pari a un mezzo, tre quarti, sette ottavi, quindici sedicesimi ecc. della semi-diagonale di partenza. Alla frontiera del quadrato originario, cioè in prossimità del suo perimetro, si accumulano infiniti quadrati concentrici sempre più vicini. Comunque piccola si prenda la distanza dalla frontiera, nell’intervallo cadono sempre infiniti perimetri quadrati; la loro densità materiale cresce avvicinandosi alla frontiera.[21] Alla frontiera l’Io sente l’“accumulazione” – così la chiamano i topologi [22] – come sentimento dell’Io. Federn precisa che esistono frontiere dell’Io inconsce e preconsce e che non si può identificare la coscienza come l’unica frontiera dell’Io.

Se si accostano due frontiere libidicamente occupate, per esempio tra l’Io e la rappresentazione dell’altro, lì scatta la sensazione dell’affetto. Questo è un modello topologico (ce ne possono essere altri) relativamente semplice di occupazione libidica, germe per una teoria scientifica della libido, essenzialmente qualitativa, risalente a quel geometra, per la verità più “geometico” che “geometrico”, che fu Spinoza.

In proposito Bleuler obietta che non può esistere un’energetica psichica puramente qualitativa, senza unità di misura.[23] Incurante della riserva, che per altro non era rivolta a lui ma a Lehmann, Freud dichiarava: “Libido è un’espressione della teoria dell’affettività. Chiamiamo così, considerandola come grandezza quantitativa – per quanto attualmente non misurabile – l’energia delle pulsioni che hanno a che fare con tutto ciò che si può considerare amore”.[24] In latino libido dice tante cose:  “voglia, desiderio, passione, brama, piacere, talento, impulso, stimolo, appetito”; in senso cattivo, “desiderio sfrenato o smodato, passione, capriccio, arbitrio, dissolutezza, eccesso, libidine, sensualità, lascivia, lussuria, intemperanza”. Corrisponde al tedesco Begehren, contrapposto a Wunsch, “augurio”. Come pensare l’unità di misura?

In proposito la storia della matematica conferma la validità dell’impostazione freudiana. Sin dai tempi dello scopritore della banda di Möbius, Johann B. Listing, cui si deve il nome di topologia (1847),[25] fino a quelli di Felix Hausdorff, che ne diede la prima sistemazione assiomatica (1914), la topologia esordisce come studio qualitativo dello spazio; nasce non quantitativa, non metrica, radicalmente non euclidea, giusto come analisi delle condizioni qualitative che rendono possibile una metrica (una misura delle distanze), in particolare la separabilità e la numerabilità degli intorni. La topologia di Federn è puramente qualitativa senza unità di misura. Federn è più moderno di Euclide, forse anche di Freud.

Come si produce la frontiera dell’Io? Lo schematizza il disegno:



 
La frontiera dell’Io inizia a formarsi deformandosi, cioè restringendo le comunicazioni tra l’Io e il mondo. Può succedere che alcuni elementi del mondo non soddisfino l’Io, non solo lo deludano ma lo facciano addirittura soffrire (narzisstische Kränkung, offesa narcisistica). Allora l’Io si ritira dal mondo e ritrae libido dagli elementi del mondo, da cui si sente minacciato (posizione schizo-paranoide secondo la Klein).
In proposito ricordo che la topologia narcisistica di Federn deriva dalla pratica clinica delle psicosi. In particolare Federn trattava estraniazioni e depersonalizzazioni. Le prime sono esperienze di elementi del mondo che l’Io non riesce a occupare con la propria libido; allora l’Io si sente invaso da corpi estranei, come quando si atterra al JFK di New York e si incontra tutto il mondo. Le seconde sono esperienze di elementi del mondo, cui l’Io ha tolto la libido che li occupava; allora l’Io si sente estraneo al mondo, come quando incontriamo un ex-amico.

Il disegno successivo rappresenta la situazione limite. La progressiva restrizione del rapporto Io/mondo porta a un solo punto in comune a entrambi.


 

 
La situazione è critica e instabile: se anche quel punto va perduto, si ha la situazione psicotica del distacco autistico dell’Io dal mondo; se invece, intorno al punto comune tra Io e mondo vengono a cadere altri punti, si forma una linea di frontiera tra Io e mondo, che rappresenta la situazione non psicotica: è la situazione della possibile relazione tra soggetto e oggetto d’amore (posizione depressiva secondo la Klein), che si istituisce alla frontiera del soggetto diviso.


 
Nella relazione d’oggetto (a destra nella figura), alla frontiera tra Io e Mondo, si stabiliscono le differenze più rilevanti tra Freud e Federn. Si tratta di interpretare in due modi diversi ma simmetrici la metafora dell’ameba, proposta da Freud nell’Introduzione del narcisismo.[26]

Secondo Freud l’Io è simile a un’ameba che invia nel mondo pseudopodi esploratori, carichi di libido narcisistica primaria, la quale diventerà secondaria quando lo pseudopodio si staccherà dalla frontiera dell’Io e cadrà come oggetto nel mondo.

Secondo Federn l’ameba è il mondo. L’Io si ritira – ritrae la propria libido narcisistica di frontiera – dagli pseudopodi, carichi di libido d’oggetto, che il mondo introduce nell’Io e l’Io avverte come minacciosi; quando questi si staccano dalla frontiera, cadono nell’Io come oggetti interni. Il distacco degli pseudopodi avviene in entrambi i casi per coalescenza di porzioni di frontiera che entrano in contatto.[27]



 
In realtà, tra le due rappresentazioni non c’è contrapposizione ma – come dicevo – simmetria; entrambi i movimenti sono possibili. In Freud la genesi dell’oggetto porta alla perversione, in Federn alla nevrosi. In entrambi i casi, correlativamente all’oggetto si istituisce il soggetto.


 
Alla fine di questa schematizzazione ritroviamo la classica tripartizione nosografica lacaniana: psicosi, perversione e nevrosi, caratterizzate rispettivamente per assenza d’oggetto, nella psicosi; presenza nel soggetto di oggetti esterni, nella perversione; presenza nel soggetto di oggetti interni, nella nevrosi. In entrambi i casi la frontiera generatrice di oggetti è disegnata ondulata a significare la mobilità dell’investimento libidico d’oggetto, a suo tempo già segnalata da Joseph Breuer. La variabilità è un tratto specifico delle teorie scientifiche moderne, che Freud non recepì. Come gli antichi, anche Freud non aveva la nozione di variabile. Per indicare la variabilità della libido parlava di quantità (Quantität Große) e talvolta di mobilità. Tuttavia proprio nella Lezione XXVI su Teoria della libido e narcisismo (1917) Freud usa l’aggettivo variable per contrapporre all’egoismo, che è costante, il narcisismo, che è il suo completamento (Ergänzung) libidico “variabile”.[28] Insomma, la libido sarebbe una variabile qualitativa.

Faccio notare che, pur iniziando in modo apparentemente distante dalla letteratura di Freud, la topologia non porta in realtà a esiti molto diversi da come Freud racconta la sessualità nella nevrosi e nella perversione, sintetizzandola nel noto aforisma: “La nevrosi è, per così dire, il negativo della perversione”.[29]

A questo punto il discorso si complica introducendo la seconda topica. All’Io si impongono da una parte il Super-Io e dall’altra l’Es. L’Io è alla fine preso in una morsa, pur mantenendo i piedi ben piantati alla frontiera del mondo. Lo schema potrebbe essere rappresentato da un tetraedro, dove le frontiere tra elementi psichici sono rappresentate dagli spigoli.



 
La figura evidenzia le tre frontiere dell’Io, ai tre lati della sua regione: Io-Mondo, Io-Es, Io-Super-Io, cui corrispondono i tre diversi sentimenti dell’Io. Il sentimento dell’Io con cui l’Io percepisce il mondo è diverso dai sentimenti con cui avverte le occupazioni libidiche dell’Es, e del Super-Io; i primi sono sentimenti estetici, i secondi etici.

La combinatoria delle diverse occupazioni libidiche dipende dal fatto che ogni frontiera è effettivamente doppia:double-faced. La frontiera Io-Mondo ha un lato (bordo) Io e un lato (bordo) Mondo; la frontiera Io-Es un lato Io e un lato Es; la frontiera Io-Super-Io un lato Io e un lato Super-Io.[30] Tenendo conto che ogni lato può essere occupato o disoccupato da libido, le combinazioni possibili sono 2 elevato alla sesta potenza, cioè 64. Tutte le possibili frontiere tra le quattro istanze: Io, Mondo, Es, Super-Io, sono 6, come gli spigoli del tetraedro, per un totale di 12 bordi. Quindi tutte le possibili combinazioni di occupazione o disoccupazione libidica sono 4096, un numero intrattabile per ogni psicopatologia di impianto filosofico, in particolare fenomenologico.[31] Senza contare che le tre frontiere senza l’Io (Es-Mondo, Es-Super-Io, Super-Io-Mondo) sono di fatto inaccessibili all’osservazione clinica.
Nel secondo degli articoli citati Federn si dedica prevalentemente alla frontiera Io-Super-Io nella sua genesi pre-edipica in rapporto alla frontiera Io-Mondo, un tema che sarà sviluppato dalla Klein. Da leggere e meditare.

Suggerisco, concludendo, uno spunto di possibile riflessione topologica. Tra il primo e l’ultimo disegno c’è continuità, in topologia si chiama omeomorfismo. In gioco c’è sempre lo stesso quadrato, che chiamerei “quadrato della soggettività”.[32] Nel primo disegno il quadrato è senza diagonali, nell’ultimo è con diagonali. Le diagonali rappresentano rispettivamente le frontiere dell’Io con il mondo (Freud parlerebbe di Wirklichkeit o realtà effettuale) e con l’Es, cioè con la realtà psichica più profonda (Freud direbbe Realität). Le chiamerei “diagonali estetiche”. Sul piano teorico, ma non su quello pratico, Freud trascurò la dimensione estetica, concedendo più spazio all’etica alla frontiera tra Io e Super-Io.

A questo punto la topologia ha il fiatone. Il suo discorso finisce qui. Le basta aver fissato una cornice per la teoria e lascia la parola alla pratica clinica della psicoanalisi, per cui rimandiamo ai testi citati. Nel secondo testo citato, con sano realismo Federn afferma che la teoria non può rispondere a tutti i quesiti. Alle domande che la teoria sollecita le risposte può darle solo l’esperienza.

Postilla politica

Questo discorso non pretende convincere nessuno. Non sono filosofo che parla in nome di verità da imporre al mondo intero. In fondo, il filosofo è in perenne campagna elettorale per conquistare il potere. Il discorso filosofico, infatti, è una variante del discorso del padrone, o del maestro, secondo Lacan, che di magistero se ne intendeva. Io sono uomo di scienza. Non faccio campagna elettorale per me stesso, anche perché non ho un partito da difendere e soprattutto il potere non mi interessa. Più che con la verità in clinica armeggio con la falsità dei sintomi, dei falsi ricordi, dei falsi amori di transfert e di tutte le formazioni dell’inconscio. Per la precisione mi occupo di congetture che non sono né vere né false, ma in attesa di essere confutate.[33]

Di più. Metto in guardia chi mi legge dall’adottare il discorso scientifico, per esempio quello topologico che ho sommariamente illustrato. Perché? Perché il discorso scientifico scardina le appartenenze di scuola; avendo una valenza isterica, il discorso scientifico demolisce quel che il padrone-maestro afferma, come avverte Lacan. Se appartieni a una scuola di pensiero, dove vige una dottrina consolidata e inconfutabile, imposta dall’alto in nome del principio d’autorità, il discorso scientifico ha delle chance per confutare la tua ideologia – nel caso “psi” la tua psicopatologia. Dopo di ché ti trovi in brache di tela: non hai più un porto dove rifugiarti. Se sei uno psicoanalista resti senza possibilità professionali di esercitare la psicoterapia. La scienza porta all’esilio, a volte alla miseria.Galilei docet.

 

[1] J.L. Kelley, “General Topology” (Topologia generale), Springer, New York 1955, p. 38.
[2] J. Lacan, “Le Séminaire. Livre XX. Encore” (1972-73, Il seminario. Libro XX. Ancora), Seuil, Paris 1975, p. 87. In quel contesto il reale è il rapporto sessuale, che non cessa di non scriversi.
[3] Una ragione può essere la seguente. La letteratura è svago; lascia il tempo che trova; è leggera; non impegna eticamente anche quando è moralistica. In Italia si possono avere 7 milioni di ascolti per un serial TV tratto da un romanzo, ma poi non cambia nulla nella loro vita. La scienza, invece, tocca l’identità personale individuale e collettiva, obbligando sia il singolo sia il gruppo a cambiare stile di vita; è il caso delle vaccinazioni, dell’impatto degli OGM, del cambiamento climatico. Perciò alla scienza si resiste, alla letteratura si indulge.
[4] La psicologia delle masse non va confusa con la psicologia sociale. Sviluppata da Freud in Massenpsychologie und Ich-Analyse (1921, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. XIII, p.71), è psicologia apparentemente collettiva, declinata in termini individuali di identificazione di tutti al Führer, concepito come loro Ideale dell’Io (Ich-Ideal). Nel collettivo freudiano gli individui sono monadi senza interazioni. L’eccezione è l’identificazione isterica al sintomo dell’altro; se una collegiale reagisce con un attacco isterico alla lettera dell’amato, che la fa ingelosire, tutto il collegio si infetta psichicamente dello stesso attacco (ivi, p. 117). La psicologia delle masse è quella che oggi vige nei populismi e nei sovranismi.
[5] La dimensione narrativa dell’elucubrazione freudiana rende difficile renderla rigorosa, senza ricorrere a schemi basati su essenze ideali. Di ciò i freudiani ortodossi paiono non risentirne. In biologia assistiamo al processo inverso; gli epigoni di Darwin elaborano la diacronia dell’evoluzionenaturale a scapito della sincronia della selezionenaturale. Abbiamo la teoria degli equilibri punteggiati di Gould ed Eldredge (1972), la teoria dello “sloshing bucket”di Eldredge (1999). Sir R.A. Fischer è tassativo in merito. L’incipit del suo “The genetical theory of natural selection”è lapidario: “Natural selection is not Evolution” (1938, La teoria genetica della selezione naturale, Oxford UniversityPress 1999, p. VII). La parola “Evolution” ricorre 8 volte su 429 pagine di “The OriginofSpecies”di Darwin (1859), ma non compare nel glossario dei termini scientifici. L’evoluzionismo riattiva nella biologia moderna il modello storicistico della scienza antica. È facilmente contestato dal creazionismo, che ha narrazioni più coerenti e più convincenti, non necessariamente religiose, in particolare in versione “evoluzione creatrice” da Bergson a Chomsky. (Cfr. M. Piattelli Palmerini e J. Fodor, Gli errori di Darwin, trad. V.B. Sala, Feltrinelli, Milano 2010).
[6] La scienza antica fu scire per causas, cioè ragionava in termini di cause storiche ed effetti; la scienza moderna è meccanicista, cioè ragiona per simmetrie tra fenomeni elementari (una ruota che ingrana con l’altra), a prescindere da relazioni di causa/effetto.
[7] Da un conteggio campionario delle Sigmund Freud gesammelte Werkerisulta che la frequenza del significante “Seelenleben” (vita psichica) è più di 5 volte ogni 100 pagine. In Analisi finita e infinitaricorre l’hapax “Lebensneurose”(nevrosi di vitanevrosi esistenziale).
[8]S. Freud, “‘Psychoanalyse’ und ‘Libidotheorie’” (1922, Psicoanalisi e teoria della libido, in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. XIII, p. 233). Vedi anche la Lezione XXVI.
[9]Lacan lo disse senza mezzi termini: “Le grand secret de la psychanalyse c'est qu’il n’y a pas de psychogenèse.” (Il grande segreto della psicoanalisi è che non esiste psicogenesi, Seminario sulle psicosi del 16 novembre 1955). Lo affermò a favore della sincronia del suo algoritmo di reale, simbolico e immaginario. Nel cosiddetto ritorno a Freud di Lacan ci fu molta campagna elettorale.
[10] “Sie seien der lebenden Substanz innewohnende Tendenzen zur Wiederherstellung eines früheren Zustandes”. Ibidem. La nozione di “tendenza” traduce in linguaggio narrativo generico il concetto esatto di tangente a una curva o di derivata di una funzione.
[11] Segnalo una falla nella dottrina vitalistica freudiana. Freud non spiega la memoria. La suppone come “virtù” intrinseca della sostanza vivente, contrapposta alla coscienza, capace di registrare le tracce dei significanti, come rotaie di carri in un terreno fangoso. Il meccanicismo, invece, spiega la memoria come interazione tra elementi, che l’interagendo si modificano ricordando l’evento.
[12] Il meccanicismo spiega la ripetizione senza convocare cause pulsionali efficienti o finali. In ambiente costante una macchina ripete lo stesso ciclo ogni volta che rincontra uno stato incontrato in passato. L’eterno ritorno dell’identico è quasi una banalità per il meccanicismo. Il vitalismo ci costruisce sopra un castello di improbabili filosofie. Il principio di identità è la base di ogni metafisica.
[13] La contrapposizione risale al filosofo Wilhelm Windelband in Storia e scienza della natura(1894). Le scienze nomotetiche stabiliscono leggi generali, le idiografiche descrivono casi (clinici) particolari.
[14 ] In realtà l’associazione onirica di rappresentazioni psichiche potrebbe essere casuale, se è vero che dal punto di vista neurobiologico il sogno è un’operazione di pulizia dai resti diurni delle memorie provvisorie dell’ippocampo, per renderle disponibili per il giorno dopo. Dimostrare la casualità delle associazioni falsificherebbe l’ipotesi del desiderio inconscio.
[15] Come si vedrà in seguito, la scelta del quadrato non è casuale. Comunque è vero che “il topologo non sa distinguere il quadrato dal tondo” (M. Manetti, Topologia, Springer, Milano 2008, p. 12) e neppure la ciambella dalla tazzina di caffé.
[16] Per Waclaw Sierpinski ogni spazio topologico è uno spazio di Viète, dove ogni punto dell’insieme è contenuto in un intorno, cioè in un certo sottoinsieme dell’insieme. Ciò è possibile perché ci sono più sottoinsiemi che punti (teorema di Cantor); è addirittura possibile associare a un punto una famiglia di intorni (W. Sierpinski, “General Topology” (1948, Topologia generale), trad. C.C. Krieger, Universityof Toronto Press, 1956; Dover, New York 2000, p. 3). Certi assiomi sugli intorni trasformano lo spazio di Viète in topologico (ivi, p. 38). È un interessante approccio locale (basato sugli intorni di ogni punto), differente da approcci globali (basati sugli aperti) di altri autori, ad es. Bourbaki e Kelley.
[17] “So erscheint uns der ‘Trieb’ als ein Grenzbegriff zwischen Seelischem und Somatischem, als psychischer Repräsentant der aus dem Körperinnern stammenden, in die Seele gelangenden Reize”. S. Freud, “Triebe und Triebschicksale” (1915, Pulsioni e loro destini), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. X, p. 214.
[18] “Die lchgrenzen sind topisch die Träger, man könnte sagen die psychischen Organe des Narzissmus, wenngleich die mit den narzisstisch libidinösen Vorgängen verbundenen Sensationen, Regungen und Erregungen den verschiedensten erogenen Zonen und Funktionen zugehören”. P. Federn, “Zur Unterscheidung des gesunden und krankhaften Narzissmus” (Sulla differenza tra narcisismo sano e morboso), Imago, XXII.1, 11, 1936.
[19] P. Federn, “Das Ich als Subjekt und Objekt im Narzissmus”, cit., pp. 406, 411, 416, 423-424.
[20] “Nelle funzioni psichiche va distinto qualcosa (importo d’affetto, somma di eccitazioni) che abbia tutte le proprietà della quantità, anche se non possiamo misurarla, essendo in grado di aumentare, diminuire, spostarsi e scaricarsi, quasi come una carica elettrica alla superficie del corpo”. S. Freud, “Die Abwehr-Neuropsychosen” (1894, Le neuropsicosi di difesa), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. I, p. 74.
[21] In topologia si dice che la frontiera del quadrato è un retratto per deformazione del quadrato privo del centro. La retrazione topologica è un modello di ritiro libidico. È interessante che nel caso della sfera possa avvenire se manca il centro.
[22] La topologia distingue tra punti di accumulazione di condensazione. Si dice che un punto è di m-accumulazione per un insieme se e solo se ogni suo intorno possiede mpunti dell’insieme diversi da lui (che può non appartenere all’insieme). Si dice che un punto è di condensazione per un insieme se e solo se ogni suo intorno possiede infiniti punti dell’insieme.
[23] E. Bleuler, Dementia praecox oder Gruppe der Schizophrenie, Franz Deuticke, Leipzig 1911, p. 310, (E. Bleuler, Dementia praecox o gruppo delle schizofrenie, trad. A. Sciacchitano, Polimnia Digital Editions, Sacile 2017).
[24] S. Freud, “Massenpsychologie und Ich-Analyse” (1921, Psicologia delle masse e analisi dell’Io), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. XIII, p. 98.
[25] Allora vigeva analysis situs, proposto da Leibnitz e rimasto in uso fino a Poincaré (1905).
[26] S. Freud, “Zur Einführung des Narzißmus” (1914, Introduzione del narcisismo), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. X, p. 141.
[27] Dal punto di vista topologico gli oggetti sono dei buchi. La topologia dei buchi si chiama omotopia.
[28] S. Freud, “XXVI Vorlesung. Die Libidotheorie und der Narzissmus”(1917, Lezione XXVI. Teoria della libido e narcisismo), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. XI, p. 433.
[29] “Die Neurose ist sozusagen das Negativ der Perversion.” S. Freud, “Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie” (1905, Tre saggi sulla teoria sessuale), in Sigmund Freud gesammelte Werke, vol. V, p. 65.
[30] La biochimica ha stabilito che la frontiera della cellula, la membrana cellulare, è formata da un doppio strato lipidico.
[31] Ricorre qui un tratto peculiare dell’approccio meccanicistico: anche con pochi elementi e poche interazioni si raggiunge presto un elevato grado di complessità, addirittura caotica, ignoto alle narrazioni lineari. Sarà questa la ragione che porta gli psicoanalisti a preferire l’approccio narrativo, che tra tutte le combinazioni sceglie arbitrariamente la più frappant?
[32] Emerge qui l’imprinting lacaniano di chi scrive. Il quadrato è la figura base dell’elucubrazione di Lacan; in particolare ricorre nei matemi dei quattro discorsi: il discorso del padrone, dell’isteria, dell’Università e dell’analista. In quest’ordine! La giustificazione richiederebbe un altro post.
[33] Con spostamenti e condensazioni il processo primario dell’inconscio si può considerare un facitore di congetture più o meno bizzarre. Non avendo la funzione logica della negazione, l'inconscio è un sistema delirante (o hegeliano).
 
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