"I TESTIMONI" (Les temoins) di Andre’ Téchiné (Francia, 2007)

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2 ottobre, 2012 - 18:08

Intelligente e delicato, "I testimoni" del francese Techine’, tratteggia una storia alla quale, forse, ci si stava disabituando: la comparsa dell’Aids in Occidente intorno alla prima meta’ degli anni ’80.

L’esplosione dell’allora sconosciuto virus dell’Aids, per la vertita’, funge nel film da perno centrale intorno a cui ruotano e si modificheranno le esistenze di una rosa di personaggi: la coppia di Sarah e Medhi, a cui e’ appena nato un bambino; il giovanissimo omosessuale Manu, che dalle campagne alsaziane si trasferisce a Parigi dalla sorella a cercare ebbrezza di vita e fortuna; il maturo medico Adrien, anche lui omosessuale, malinconico e solitario, amico della coppia a cui presenta Manu, conosciuto una notte in parco per incontri gay all’obra della Tour Eiffel.

Siamo nell’estate dell’84, e la vicenda scorre lungo tutto l’anno fino a concludersi nell’estate successive (l’ete’ et le beaux jours, l’hiver, l’ete’ nouveau: l’estate e bei giorni, l’inverno, e di nuovo l’estate).

Adrien e Manu, cosi’ diversi per eta’, estrazione sociale e cultura, si incontrano pero’ nel loro humus comune, quel parco di promiscuita’ che Bollas ha efficacemente descritto come "l’arena" omosessuale (C. Bollas, Essere un carattere, 1995). Ispirandosi al romanzo Numbers di John Rechy, il cui protagonista "migra dai cinema bui ai parchi di Los Angeles" e "siede nel parco con altri predatori" come in una "pantomima, un sogno congelato, una trance, qualcosa di annebbiato, traumatico, irreale", Bollas descrive il luogo d’incontro omosessuale (il parco del cruising, in questo caso) come appunto "un’arena" per la raccolta di Se’ tramortiti che cercano la salvezza erotica dal loro triste stato. Ma questa stessa arena funge da teatro perturbante, in cui alcuni partecipanti, alla ricerca dell’amore, ripetono ossessivamente "la scena della morte e dell’annientamente" (corsivo mio).

Il teatro dell’arena apre e chiude il film nei gesti di Adrien. In apertura vi incontra appunto Manu, se ne innamora, lo fa conoscere ai propri amici e lo porta in giro per Parigi, mentre in chiusura — dopo la breve parentesi del passaggio di Manu che morira’ rapidamente di un Aids tanto sconosciuto quanto devastante — nuovamente nell’arena conosce il giovane Steven, americano giramondo, che gli dara’ un po’ d’amore, per poi ripartire, cucendo almeno temporaneamente quella ferita abbandonica che Adrien sembra portarsi dentro, da molto prima della conoscenza di Manu.
Adrien e’ forse il personaggio piu’ amabile e dolente del film (personificato dal bravissimo Michel Blanc, lo si ricordera’ in un ruolo non troppo dissimile neL’insolito caso di Mr Hire di Leconte, tratto da un romanzo di Simenon), medico capace e solitario, non bello, non brillante, non piu’ giovane, che "nel ragazzo o nel corpo ideale", sempre con Bollas, vuole recuperare l’amore perduto in origine dai propri genitori, "un tentativo di unire le meta’ divise, di superare le proprie carenze e l’isolamento. Non occorre dire che questo essere che possiede le parti perdute del Se’ e’ oggetto di bisogno intenso, e’ l’oggettivazione della perdita angosciante…" (corsivo mio).

Manu, pero’, non ricambia l’amore di Adrien. Si innamora invece di Medhi, ispettore di polizia molto attivo a fare retate proprio nei quartieri che Manu frequenta, e marito innamorato dell’inquieta Sarah, scrittice di favole per bambini in crisi creativa proprio dopo la nascita del loro bambino che la disturba con il suo pianto. Medhi sembra scoprire la propria omosessualita’ inconscia in un casuale contatto fisico col corpo di Manu, che salva da un rischio di annegamento. Inizia cosi’ una breve e appassionata storia d’amore clandestina tra i due, che si conclude qualche mese dopo, con la morte per Aids di Manu.

L’omosessualita’ e’ il fantasma che percorre trasversalmente il film, affiancato dalla morte (questa ricerca di annientamento nell’arena) e dai tentativi che ciascuno mette in atto contro il proprio demone. I personaggi sono al meglio di se’ quando si ripristina la possibilita’ di una formazione reattiva. Ciascuno si occupa del proprio demone, e cosi’ lo neutralizza e lo governa: Sarah, che odia i bambini, puo’ scivere favole; Medhi cattura in manette proprio quelli con cui, nella sua zona d’ombra, va a letto; Adrien si annoia in studio privato, ma diventa un eccellente medico quando e’ ricercatore sull’Aids, il male che uccide quelli come lui e il suo giovane amore. Piu’ che di una formazione reattiva, si potrebbe forse parlare di una riparazione.

Penso che il rapido passaggio di Medhi dall’eterosessualita’ all’omosessualita’ e viceversa (torna infine dalla moglie, dalla quale in fondo non si e’ mai separato), o meglio il convivere in lui delle due dimensioni una accanto all’altra, sia qualcosa di piu’ specifico rispetto ad una generica bisessualita’, o alla nota emersione di un’omosessualita’ inconscia in maniera fortuita, come avviene non di rado. I due Se’ sembrano davvero convivere in lui, l’uno non sacrifica l’altro. Forse anche qui possiamo ritrovarci nelle parole di Bollas, quando scrive "Forse non ci puo’ essere omosessuale senza eterosessuale, vale a dire che l’ambivalenza eterosessuale verso l’omosessuale nel corso dei secoli e’ diventata un contributo intrinseco al dolore psichico degli omosessuali, e ha parzialmente sostenuto l’arena omosessuale". L’oppressione eterosessuale (di cui l’ispettore Medhi e’ un riuscito esempio), e’ cioe’ un fattore essenziale alla sessualita’ omosessuale (e al suo giocarsi nel teatro mortifero dell’arena).

L’io-narrante della vicenda e’ la voce di Sarah, che proprio nel testimoniare il doloroso passaggio di Manu nella loro vita attraverso un nuovo romanzo, ne tesse le fila e vi da’ un senso. Il romanzo, che chiude il film, prende il nome de ‘Le nouveau venu,’ il nuovo arrivato. Chi e’ il nuovo arrivato? Si tratta del loro bambino, finalmente festeggiato ad un 1 anno di vita, di Manu, di Steve, del romanzo stesso, dell’armonia ritrovata, dell’Aids? Il nuovo arrivato e’ forse ogni perturbante, quel non conosciuto che quando entra nelle nostre vite, lo sappiamo, le segna in modo che esse non siano mai piu’ come prima? Non necessariamente peggiori, ne’ migliori, ma diverse, modificate nell’essenza.

A latere dei quattro personaggi principali, tutti cosi’ intimamente ancorati uno all’atro, compaiono per un tratto anche i due apolidi, i senza appartenenza: Steve, gia’ incontrato, e la sorella di Manu, un’appartata ragazza, cantante d’opera dotata, in conflitto con la propria madre e forse portata ad innamorarsi di un uomo come Adrien ("mi piacciono gli uomini eleganti e solitari"), del tutto estranea all’arena e che percio’ puo’ continuare a vivere nell’alberghetto malfamato pieno di prostitute, poiche’ proprio la sua estraneita’ la protegge da quell’arena complessiva che e’ il mondo.

Drammatico senza essere triste, lieve senza cadere nel superficiale, e psicologico senza intellettualismi, I testimoni e’ un piccolo prezioso film la cui uscita nelle nostre sale in estate non ne favorira’ certo la diffusione, ma dal quale si esce con il vero piacere di averlo visto.

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