ZATTERE AGLI INCURABILI
Una Poesia al giorno toglie l' Analista di torno...
di Maria Ferretti

J'ADORE, L'URTO DELLA VERITÀ

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30 maggio, 2019 - 15:22
di Maria Ferretti
Ci deve essere anche spazio per il lutto
in questa città scintillante
di arroganza cortese.
 
Quelle torri splendenti che promettono
immortalità
tenetele, tenete tutto
non e' che una valle tremula di portoni
sprangati.
 
vado verso le colline colori sfocati,
ambra, rossi , blue elettrici.
da qui posso vedere chiaramente,
 
templi,teatri,luoghi di sapienza e bugie.
E sulla testa? Il silenzio insolente delle stelle.
Siamo meno che mendicanti.
 

Gerard Hanberry, Poesia, n. 315 

 

In psicoanalisi, la rimozione non è rimozione di una cosa, ma della verità. Cosa succede quando si rimuove la verità ? L’intera storia della tirannia è là per darci la risposta: si esprime altrove, in un altro registro, in un linguaggio cifrato, clandestino. Ebbene! È esattamente ciò che accade con la coscienza: la verità, rimossa, persisterà ma trasposta in un altro linguaggio, il linguaggio nevrotico. È più o meno a questo punto che non si può più dire che è il soggetto a parlare, ma si deve dire piuttosto “Esso” (cioè Es) parla, Es continua a parlare; e quel che succede è decifrabile per intero nella maniera in cui è decifrabile, vale a dire non senza difficoltà, una scrittura perduta. La verità non stata annientata, non è caduta in un abisso; è là, offerta, presente, ma diventata “incosciente”. Il soggetto che ha rimosso la verità non la governa più, non è più al centro del suo discorso: le cose continuano a funzionare da sole e il discorso si articola, ma fuori del soggetto. E questo luogo, questo fuori del soggetto è precisamente quello che viene chiamato inconscio.
 Jacques Lacan (1957)
 
 
 
Lo scontro tra due corpi in un breve lasso di tempo provoca l' urto.
Hai un contraccolpo .
 Stordimento e spavento poi terrore. Possiamo dimenticare o ricordare l'impatto.
La cura di parola e' impasto tra memorie e affetti.
La corrispondenza tra ciò che penso e sento è forse la nostra più profonda verità..
Talvolta quello che sentiamo non corrisponde a ciò che pensiamo e ad un certo punto si urta.
Dissonanza come onda d'urto. La si percepisce in un sintomo come nota stonata in un discorso che non suona più .
Costringere un affetto in un pensiero non suo porta alla perdita di ciò che sei.
Si è pronti a barattare il proprio nome per un'invenzione.
Si inventa di esser stelle, polveri.
Sidera distanti anni luce dalla Terra.
Inventare richiede un gran lavoro psichico, un continuo movimento, comporta distanza infinita.
 Fare e rifare per non voltarsi indietro, per non guardare in faccia le proprie verità.
La cura sta in questo fermarsi, in questo coraggioso rallentare. Ridurre le distanze.
Prendersi i pensieri allacciarseli.
Pesante e' fare laccio del nostro sentire nel tempo che scorre.
Certi urti sono inaccessibili e le verità escono dalle loro orbite.
 Quante invenzioni sui nostri divani.
Saper curare significa reggere l'urto della nostra bugia contro il corpo della verità dell'affetto.
Saper curare significa aver superato la paura e certe volte l'imbarazzo delle nostre invenzioni.
La cura porta le stelle a Terra, al ricordo di ciò che e' essenziale nella nostra storia.
I pensieri si ammalano in assenza di sensi.
Manca la libera circolazione degli affetti, residui pulsionali particelle impazzite.
Quanta paura sul viso di chi urta queste particelle.
Vacilla il tuo credo, urta.
Vacilla il mondo reale, fatto di impegni e di progetti. Tutto può cambiare in un secondo . Tutto  può infrangersi.

EnolaGay!
In un attimo, tutto polverizzato.
Urta la bugia raccontata a se stessi, urta la tua bugia contro il corpo vero.
Urta contro il corpo che ti ha tradito, urtano le parole scritte contro di te.
Urta contro i segni che l'altro traccia come prove di non infinito, di morte, di non amore.
Ogni tradimento dell'idea di se o dell'Altro porta con se un lutto di ciò che non sarà mai più come pensavamo.
Il contatto tra pensiero ed emozione e' forse il più potente dei saperi. Un sapere faticoso che chiede un costante esser sul pezzo.
La cura si basa sull'applicazione di un metodo di sapere non è una forma di controllo ma esercizio di legame  tra parola e senso.
Stride la menzogna, stride il tradimento. Ma le invenzioni sono pelle protettiva.
Si fonde e confonde la maschera.
Chi non affronta si inventa. Si ammira come opera d'arte irripetibile.
La cura invece e' ripetizione costante che non inventa ma che affronta, assembla.
La cura se vuol essere tale deve  produrre un movimento autonomo di sopravvivenza che richiede di legare pensieri e affetti in un atto di ricongiungimento con la paura.
Mai più come prima  e il dopo è in funzione di quanto possiamo reggere l'angoscia di sapere.
Ma ci sono momenti nella vita in cui queste verità possono avere un prezzo molto alto.
In alcuni racconti la bugia deve mascherarsi da verità . Guai toglier la maschera, si può anche morire.
Dimostrare a chi soffre che la verità può rendere le nostre gambe più forti soprattutto nel tempo a venire e' forse la parte più difficile della cura: dobbiamo dimostrare le nostre gambe.
Cio che importa e' stare in piedi di fronte a noi stessi guardarsi a testa alta saper anche di mentirsi per poter dirsi fragile, meschino , forte, impavido , cristallino, opaco ma ancora e sempre in contatto con tutto quel che sono le gradazioni del nostro inconscio : rifrazioni.
La verità impalpabile pacifica l'animo e conduce nel luogo giusto.
 Luogo di domande la cura, possibilità di discorso. Domande aperte e possibili non risposte, anche. Verità non coincide sempre con cambiamento , ma con il superamento della paura  della nostra fragilità, della fallacia dei nostri pensieri quando han strada sbarrata da strutture inossidabili.
La posizione di chi cura però e' di un saper essere onesti con se stessi e poi con gli altri.
La posizione di cura è quella di poter permettersi l'avvicinarsi senza perdersi.
Non si impone la verità, la si urta.
Un inciampo.
Io non ti adoro, Dottore.
Io inciampo la verità, costantemente.
Nata da una bugia, vivo nella ricerca di affinità elettiva tra pensiero ed affetto.
Muoio ogni giorno, in verità.
 
 
 
Si potrebbe fissare il prezzo dei pensieri.
Alcuni costano molto, altri poco.
E con che  cosa si pagano i pensieri?
Io credo così: con il coraggio.

Ludwig Wittgenstein ( Diari Segreti)
 

 

Io scientificamente mi domando
come è stato creato il mio cervello,
cosa ci faccio io con questo sbaglio.
Fingo di avere anima e pensieri
per circolare meglio in mezzo agli altri,
qualche volta mi sembra anche di amare
facce e parole di persone, rare;
esser toccata vorrei poter toccare,
ma scopro sempre che ogni mia emozione
dipende da un vicino temporale.
 
Patrizia Cavalli
 

 
 
 
 
 
 
 

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Commenti

Cara collega, diventa superfluo un commento su quello che hai scritto. Hai gia’detto tutto:ho urtato contro una idealizzazione di un amore portato avanti per anni, adesso mi sento in grado di stare sulla variazione dell’orbita attorno alla verità’.E di non sentirmi come un’opera irripetibile.Non hopiu’ bisogno di menzogne narcisistiche, nemmeno con i pazienti accompagnandoli a trovare la loro nuova orbita’.Corpi celesti nell’infinito.


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