“Stand back, stand bay” a chi?? Pensa piuttosto alla Glück!

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11 ottobre, 2020 - 04:56

Vedo Erri De Luca in un post, anche lui sorridente e festoso in ammirazione. Louise Glück la nuovayorkese che ha vinto il Nobel per la letteratura 2020, ha stupito anche me. Non che io debba sapere tutto, ma Chiara, la figlia letterata dei 5, ha avuto la cortesia di dirmi per telefono tutto quello che è possibile sapere di una americana che scrive versi (e da tempo), da noi quasi colpevolmente sconosciuta, specie di questi tempi col presidente biondo-costruito. «A proposito papà ma oggi non è la giornata mondiale per la salute mentale?»  

 
 



 

 

In pochi minuti mi ha detto che in Italia ci sono due microscopici editori. Praticamente librerie che fanno anche fotocopie. Una sua amica napoletana pare che un paio d’anni fa sia entrata in possesso di un testo “Averno” «che parla proprio di quel Lago vulcanico dalle parti di Pozzuoli tra Cuma e Lucrino, dove noi già sappiamo di non sapere nulla perchè crediamo di sapere tutto. Invece il mito è confuso, intrecciato, misterioso e per giunta eleusino. Ci sono Demetra e Persefone, madre e figlia che si cercano, Ade, un marito che vorrebbe avere la moglie anche nel semestre estivo per un po’ di vacanza. Anche al buio e con un caldo infernale. E il solito “fimminaro” Giove inseguito da una delegazione di dèi dell’Olimpo che impetra un intervento per questa povera figlia e quella povera ex-moglie che oltretutto non mangiano e rischiano l’anoressia» 

Ce n’è quanto basta - penso subito - per fare poesia in abbondanza e di qualità. Chiara poi mi ha tranquillizzato del tutto dicendomi che il verso è semplice. Parole brevi, comuni, lucide, fresche. Linguaggio, molto “americano” (pragmatico, democratico). «Beh! Nel senso migliore. papà. Come sanno essere loro quando sono in forma, non hanno bevuto e cantano italiano. Non come adesso che il loro presidente è uscito di testa e sogna di tornare alla guerra di secessione (1861-65). Stand back, stand bay lo ha detto ai Proud Boys group. Un gruppo di brutti ceffi, sedicenti ragazzi orgogliosi. Ma dde chee?!dice il mio fruttarolo». 

«Papà, dimmi, è vero che da noi fin dal 1978 la 180, ribadita subito dopo dalla 833, prevede il TSO non solo per l’agitazione psicomotoria, ma per tutti quelli che rifiutino in flagranza le cure imposte dalla massima autorità sanitaria, in questo caso il sindaco, mettendo a repentaglio la salute della collettività? Nancy Pelosi, preoccupatissima, sta già pensandoci. Il Governatore del Veneto, Luca Zaia, il TSO lo aveva minacciato per quelli che negano il coronavirus. Non portano la mascherina, fanno assembramento e non si lavano le mani? Tu pensa ad altro, alla poesia della Glück, vedrai che ti piacerà! Ah, dimenticavo! È tradotto in italiano sai da chi? Un zeneise. Uno vero mica quello del tonno. Il grande Massimo Bacigalupo, il professore emerito di Letteratura americana dell’Università di Genova e vicepresidente dell’Accademia Ligure di Scienze e Lettere.  Fammi sapere, vedo di procurarti qualcosa, così mi fai una bella recensione, con calma, papà»

Dal canto mio, mi appresto a chiudere la TV che rimanda il popolo di mentecatti convenuti a Roma per negare il coronavirus con argomentazioni irragionevoli che neppure i frenastenici ... come si diceva una  volta (in neuro-psichiatria). Registro il messaggio Chiara e mi metto in attesa delle poesie. La recensione l’ha già fatta lei. Sento però subito la necessità di recarmi accanto allo scaffale speciale (e prediletto) della libreria per scorrere con lo sguardo i dorsetti di Emily Dickinson, Wisława Szymborska, Alda Merini, Marina Ivanova Cvetaeva...  

Filadelfo di Louise Glück

Te lo dico, non è la luna.

Sono questi fiori

che illuminano il giardino.

Li odio.

Li odio come odio il sesso,

la bocca dell’uomo

che sigilla la mia bocca, il corpo

dell’uomo che mi paralizza –

e il grido che esce sempre,

l’infima, umiliante

premessa dell’unione –

Stanotte, tra me e me

ascolto la domanda e cerco la risposta

fusa in un suono

che sale e sale e poi

si spacca nei vecchi sé,

gli stanchi antagonismi. Vedi?

Ci hanno preso in giro.

E il profumo del filadelfo

entra dalla finestra.

Come faccio a riposare?

Come posso sentirmi soddisfatta

se nel mondo

c’è ancora quell’odore?

 

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