NUOVA RECENSIONE A "RILEGGENDO FREUD- 24 LEZIONI DI PSICOANALISI"

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26 ottobre, 2020 - 05:31
Autore: Romolo Rossi
Editore: Alpes Roma
Anno: 2020
Pagine: 317
Costo: €21.85

Romolo Rossi, direttore della Clinica Psichiatrica di Genova, non è stato un nostro Professore. Chi però ha avuto l’opportunità – come noi –  di ascoltarlo di Congresso in Congresso, ha potuto provare lo stesso stupore per ciò che accadeva in aula ogni volta. Che si trattasse di Convegni di Psicoanalisi o di psichiatria biologica, Romolo Rossi attirava colleghi delle più diverse formazioni e narrava con pacata sicurezza il suo sapere, restituendo agli uditori una visione multidimensionale di qualsiasi argomento potesse riguardare l’essere umano. L’uditorio piano piano veniva rapito dalle sue parole che esprimevano, oltre che una grande conoscenza psicoanalitica, anche una profonda conoscenza della vita. Rossi apriva la mente oltre che gli affetti, lasciando alla fine di ogni incontro gli uditori con la sensazione di aver respirato a fondo un ampio orizzonte clinico e esistenziale. Il senso di gratitudine puntualmente esitava in grandi ed entusiastici applausi.  



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In queste ventiquattro lezioni su Freud frutto di registrazioni, poi sbobinate tenute alla Clinica Psichiatrica di Genova tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90, ritroviamo in pieno Romolo Rossi e il suo stile unico di narrare e insegnare. In questo scritto, egli ci accompagna lungo una parte del percorso culturale scientifico di Freud, ovvero i suoi primi 26 anni da studioso. Il racconto immerso in continui rimandi al contesto storico, sociale e culturale non annoia mai, ma è capace di indicarci, a fianco dei dati scientifici, l’uomo che era Freud: il modo in cui pensava e costruiva le sue teorie, insieme agli aspetti più intimi, quali i suoi tratti temperamentali e le sue peculiarità. Ma mai si tratta di osservazioni fini a se stesse: Rossi è lì presente, anche lui, mentre racconta, riflette e interroga tra sé e sé il pensiero di Freud. Talvolta si può avere l’impressione che stia divagando: invece Rossi sta inserendo il tassello finale, l’ultima pennellata per una migliore comprensione del tema trattato. E Rossi è maestro in questo: anch’egli uomo di grande passione letteraria, le sue citazioni colpiscono perché spiegano, aggiungono qualcosa di più. Anche quando si apre alle neuroscienze, lo fa con un’autorità non esibita, che gli deriva da una conoscenza approfondita del tema. 

La cifra di Rossi è la leggerezza che si manifesta con assenza di giudizio e ancor più di pregiudizio, di inutili indiscrezioni o diminutio e Rossi rimanda un’immagine di Freud molto umana. Lo vediamo dapprima traboccante di entusiasmo, invaghitosi di Charcot, quindi intento a essere un rigoroso scienziato” nel Progetto di una psicologia (1895), alla ricerca di una visione anatomofisiologica della mente. E poi i suoi sforzi continui e strenui, per aggiustare il tiro verso la costruzione di una metapsicologia credibile. Sempre animato da un’inesauribile spirito di ricerca, attraverso il suo ripensare continuo e il confronto con ogni sorta di personaggi, dai più discutibili ai più grandi. Rossi non cela né le grandezze né le cadute di Freud: mostra il graduale nascere della Psicoanalisi come dottrina che studia “l’oscuro inconscio” e il funzionamento della mente, descrive la sua nascita così com’è avvenuta. Senza trionfalismi né censure. Nei rimandi ormai parzialmente superati, alla centralità della sessualità, teoria frutto dell’epoca e forse della particolare storia di Freud, non ci sono ancora una volta giudizi né pregiudizi. Rossi non influenza l’uditore, narra, spiega, contestualizza. Ma eccolo dedicare ben sette lezioni all’interpretazione dei sogni, ognuna delle quali corrisponde a un capitolo di quest’opera rivoluzionaria di Freud che, dopo la Bibbia e il Corano, ha avuto il maggior numero di traduzioni al mondo. Non è troppo: con lungimiranza e precognizione, Rossi capisce e conserva la posizione fondamentale e centrale del sogno nell’edificio psicoanalitico. A tutt’oggi, non è difficile dimostrare come nel mondo psicoanalitico contemporaneo – guardando la letteratura recente sull’argomento – l’interesse e l’uso del sogno nella pratica clinica degli psicoanalisti sia ancora attuale e prioritario. 

Con il sogno di Irma, Freud applica per la prima volta la tecnica delle associazioni libere ai sogni, propria dell’analisi. Il sogno mescola la realtà attuale con la realtà antica, conflittuale, alterando così le barriere del tempo e consentendo il ritorno ai nostri revenants, i fantasmi del passato. Il sogno è di fatto una rielaborazione e pertanto può essere colto nel suo significato profondo solo in un momento successivo, quello del racconto. Rossi ha ben presente come attorno e attraverso la centralità del sogno Freud cerchi di diffondere con prudenza, l’idea che nella mente umana ci sia una dinamica sempre attiva di giorno e di notte, tra elementi consci ed inconsci e come questi ultimi siano sempre in ultima analisi legati alla sessualità. Ed è il sogno il mezzo più neutrale attraverso cui parlarne. Nessuno è responsabile dei propri sogni. Rossi accosta sapientemente il sogno alla pittura e al cinema. Dei nostri sogni in realtà, conosciamo solo l’autore e il regista: noi stessi. Il sogno è una fabbrica di contenuti che vengono tessuti in vari modi, finché non si ottiene una tela diversa. Il lavoro del sogno crea una distorsione temporo-spaziale che solo grandi registi come Bergman (Il posto delle fragole, 1957) sono riusciti a ricreare. È caratteristico di Rossi, in questo suo parlare profondo e leggero al medesimo tempo, che somiglia a volte più ad un affresco che ad un film, ad una narrazione letteraria che ad una lectio, divertirci con i numerosi rimandi alla letteratura, alla filosofia, all’arte, che sono stati l’altra metà dell’anima di Freud, da cui è nata l’ispirazione di gran parte della psicoanalisi. E come ogni diligente studioso, dopo aver assimilato e rielaborato le proprie conoscenze, Rossi applica in prima persona le tecniche apprese interpretando un suo sogno. Rossi diverte quando osserva, en passant, come la descrizione delle ragazze “bene” dei casi clinici di Freud (il caso di Dora) riporti ad un’atmosfera più cechoviana che a quella drammatica di Thomas Mann.  

Un aspetto messo in luce da Rossi, particolarmente apprezzato perché molto attuale, è contenuto nella lezione XIX, Un ricordo d’infanzia tratto da Poesia e Verità di Goethe (1917). È quello che riguarda il problema dell’integrazione della Psicoanalisi nella psichiatria e nella medicina. Un Freud preoccupatissimo che la Psicoanalisi non diventasse una piccola sezione nell’ambito della psichiatria, temendo quel che si è poi avverato: lo scontro fra due istituzioni una delle quali psicoanalitica e una accademica. Freud sapeva che sarebbe stato un punto cruciale. Aveva anticipato e colto come il problema psicologico/emotivo” fosse centrale a qualsiasi tipo di sofferenza fisica e mentale, importante per qualsiasi rapporto, e si poneva il problema di come questo tipo di ascolto potesse evidenziare la parte “mancante” alla medicina e impedisse alla Psicoanalisi di cogliere una grande occasione venendo isolata. Così commenta Rossi: “Sono attuali queste considerazioni. Il medico in genere ascolta ma non ha orecchio per cogliere il problema emotivo, e quando arriva il ‘ciarlatano guaritore’ si capisce perché sembri più bravo (p. 232). Rossi non pende né dalla parte degli accademici né da quella degli psicoanalisti. Ci dice che esiste un metodo, la Psicoanalisi freudiana, non solo efficace nella cura di alcune nevrosi e altre patologie ma anche un metodo di ricerca che osserva il mondo in tutte le sue manifestazioni, da quelle artistiche a quelle politiche e sociali e cerca di interpretarlo attraverso il suo sguardo che può essere fonte di rivelazioni o sollievo dalla sofferenza. 

Rossi ci descrive anche un Freud pratico e capace di buone strategie, un uomo che non si dà tregua, un guerriero senza paura, determinato ma sempre attento alla misura. E sempre ritorna su quello che in Freud fu più di un talento: la sua cultura nel cui terreno ha messo radici questa grande invenzione che è la Psicoanalisi, dalla quale sono nati gli psicoanalisti che l’hanno arricchita e mantenuta aperta al rapporto fecondo con altre discipline, come Freud avrebbe voluto. Sempre insatura e sempre in progresso. Ripercorrendo il pensiero di Freud, più volte modificatosi nel corso degli anni, Romolo Rossi non si esime mai dall’esprimere il proprio punto di vista stimolando in tal modo un dialogo e confronto interno tra la Psicoanalisi delle origini e quella più attuale. Infine, egli ci permette di capire meglio le scelte sia di contenuto che di forma di Freud dettate dalle conoscenze e convenzioni sociali dell’epoca. Impossibile, pertanto, parlare di Romolo Rossi senza ringraziarlo. Grazie, da parte di noi psicoanalisti, d’averci restituito un Freud così meravigliosamente Freud.

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