Coscienze crepuscolari e visioni eidetiche a Matera

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4 aprile, 2021 - 07:06

Io tendo al male, questo è sicuro, pensava Joana (…) 

Non era forse nel male che si poteva respirare  senza 

Paura, accettando l'aria e i polmoni? Neanche il 

Piacere mi darebbe tanto piacere quanto il male 

Pensava sorpresa. Sentiva dentro di sé un animale perfetto, pieno di contraddizioni,  di egoismo e di vitalità (…) 

La bontà era tiepida e lieve, puzzava di carne cruda in serbo da molto tempo. Non imputridita del 

Tutto, però. La rinfrescavano di tanto in tanto, la 

Speziavano un po’, quanto bastava per conservarla, 

Un pezzo di carne tiepida e cheta” 

(C. Lispector, vicino al cuore selvaggio,1987 tratto da R. Valdré, La morte dentro la vita, 2016, pag.15) 

 

 

 

 

È la vigilia di Pasqua. Sono qui a scrivere dopo un lungo periodo di astensione dalle “humanae litterae".  

Lavoro a Matera con incarico stabile dal 3 giugno 2019 e ho come bacino di riferimento sia il SPDC che il CSM . Il SPDC è un piccolo reparto che ha capienza massima di 7 posti e il CSM ha un'utenza di riferimento di circa 1000 pazienti.  

Mi sto adattando abbastanza bene ma purtroppo le alterazioni timiche di cui soffro da anni con perenni saliscendi di forza, volitivitá, autostima e dunque gioia di vivere e ben lavorare mi rendono tutto più difficoltoso, oltre ad essere un peso e un onere particolare per la mia compagna, i miei familiari, i miei amici e, allargando il campo, i miei colleghi.  

Tuttavia questa fragilità acquisita nel corso di una adolescenza/prima etá adulta un po’ movimentata non mi impedisce di sfruttare al massimo le acquisizioni di tanti anni di fruizione alla Scuola Fenomenologica di Figline Valdarno dove ho avuto la fortuna di conoscere e conversare con i Maestri della II e III generazione della Psicopatologia Fenomenologica italiana ovvero A. Ballerini, L. Calvi, F.M. Ferro, G. Stanghellini, G. Di Petta, .M. Rossi Monti, R. Dalle Luche, ecc.  

Quando il turbinio interiore si mette a tacere e mi pongo in ascolto dell’Alterità posso veder stagliarsi tutti i “dispositivi" che hanno reso gloriose e uniche le notti di “studio matto e disperatissimo" di generazioni di studiosi di psicopatologia che hanno epochizzato l’organicismo e il riduttivismo e hanno cercato di sentire/percepire/ respirare/toccare storie e narrazioni (le proprie come quelle dei pazienti) 

Ed è allora che grazie alla “visione e riduzione eidetica" scorgo tra le righe la “bouffee delirante” del giovane G. che in seguito ad utilizzo continuativo di cannabinoidi si presenta in p.s. agitato e perplesso con habitus diffidente e sospettoso e pone le domande di un momentaneo distacco dalla realtà condivisa (“chi sono", “che cosa mi sta succedendo”) mentre le sostanze cominciano il loro lavorio nella creazione della cosiddetta “coscienza crepuscolare" che prospetta un quadro di doppia diagnosi “in statu nascendi". 

E la meravigliosa e illuminante visione dello splendido autismo schizofrenico di A. racchiusa scarmigliata e soave con qualche sfumata spina  stenica e disforica in una follia senza tempo. 

Vedo ancora l'espansione timica della signora C. che ingaggia il rapporto con l'Altro terapeuta utilizzando una grossolana seduttivitá e poi manifestando la sua logorrea e ideorrea, con giochi di parole e “divertissement” verbali (“lei è il dottor Ar-Dito?”) ma sempre con fare scherzoso e gioviale. 

Come ho già spiegato in altri miei precedenti articoli, io mi professo “visionario" in quanto è nella Visione che si racchiude molto dell'esegesi dell'essenza di una persona (anche per il fatto che molto spesso si deve decidere il da farsi in pochissimo tempo).  

Io ammiro il mondo e quindi anche i pazienti come delle opere d'arte motivo per cui mi sono particolarmente interessato alla Visionarietá. 

È molto difficile in ambito istituzionale fare un esercizio come quello del cogliere l'eidos delle persone perché necessita di molta calma e molta pace in quanto “labor limae" di vecchi saggi. La psicosi istituzionale invece tende a guastar tutto e a rendere ancora più fragili e disattente menti già non propriamente fresche.  

 

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