CAMBIANO LE REGOLE DELL'AGGIORNAMENTO PER MEDICI E PARAMEDICI (1 ottobre 2000)

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28 settembre, 2012 - 22:37

 


FORMAZIONE CONTINUA AL VIA
Necessari ogni anno 50 crediti. Corsi invista anche per i manager

(da IL SOLE 24 ORE SANITA del 1-7 agosto 2000)

di Co.M.

 

Formazione continua per medici e infermieri al via. Mercoledi'26 luglio 2000 si è insediata al ministero della Sanità lacommissione nazionale per la formazione medica continua, presieduta dalministro Umberto Veronesi.

Il nuovo organismo, previsto dall'articolo 16 ter della riforma ter,ha il compito di stabilire i criteri e le modalità per garantirea medici, infermieri e a tutte le altre professioni sanitarie, un aggiornamentoscientifico e tecnico costante.

«L'obbligatorietà dell'aggiornamento - ha sottolineatoVeronesi - garantisce un'adeguata e continua preparazione dei medici eassicura anche al paziente di venir curato con i trattamenti e le conoscenzepiù attuali».
Il tema della formazione continua dei professionisti del settore sanitarioè particolarmente importante: le conoscenze medico-infermieristiche invecchiano infatti molto rapidamente, diventando obsolete nel giro di7 anni. Dal 1 gennaio 2001 partirà, quindi, la sperimentazione delprogetto di accreditamento della formazione sanitaria, il cui scopo èquello di valorizzare la formazione e permettere al Ssn di crescere incompetitività con gli altri sistemi mondiali ed europei in cui l'aggiornamentoprofessionale sanitario è già regolamentato.

Il progetto prevede l'assegnazione dei credit points - i cosiddetti"bollini blu" - anche ai diversi eventi formativi (corsi, convegni, congressi),attribuiti in base ad alcuni parametri quali l'argomento trattato, glioratori che vi prendono parte e il tipo di organizzazione.

Negli Usa è in vigore un sistema  chiamato  continuing medical  education (Cme), che prevede l'obbligo per i sanitari diraccogliere punti di formazione (credit points) per poter continuare aesercitare. Obbligo "compensato" dalla deducibilità fiscale dellespese per l'aggiornamento.

In Europa i sistemi variano da Paese a Paese e per gli Stati membridell'Ue la commissione sta testando procedure analoghe a quelle americanecon i necessari correttivi, soprattutto dovuti al prevalere della medicinapubblica su quella privata.

La commissione ha stabilito che la formazione, per uniformarsi alladizione e ai parametri della Ue, venga denominata Cme, cioè«educazione medica continua» e che non si debba piùvalutarla in base al numero di ore, bensì ai punti di credito.

Come suggerito dalla Ue si dovranno totalizzare, in media, 50punti di credito l'anno, per un totale di 150 crediti in tre anni.

Nel corso della prima seduta della commissione è stata affrontata,inoltre, la questione del ruolo dei formatori. E necessario che questivengano incentivati sia da un punto di vista professionale - con l'assegnazionedi altri "bollini" - sia remunerativo, così da poter elevare laqualità  dell'informazione fornita.

Entro i primi sei mesi del 2001 è prevista la discussionedei criteri di valutazione dei cosiddetti "provider", strutturepubbliche e private che organizzano gli eventi formativi.

In seno alla commissione, poi, è stato creato un gruppo di lavoroche si occuperà di risolvere il problema della formazione deimanager, figure professionali essenziali per una corretta evoluzionedel Ssn. Senza di loro, infatti, è impossibile accreditare le strutturedove svolgere i corsi di aggiomamento professionale.

Della commissione nazionale della formazione medica continua fanno parteoltre al ministro Umberto Veronesi, Raffaele D'Ari (vicepresidente), direttoregenerale del ministero della Sanità; Aldo Pagni (vicepresidente),presidente FnomCeo; Franca Bimbi, dell'Università di Padova; EnricoBollero, del comitato centrale FnomCeo; Nella Boni, della Giunta regionaleLombardia; Guido Coggi, dell'Università di Milano; Alberto Costa, della  Fondazione Maugeri di Pavia; Giovanni Pietro Malagnino, delcomitato centrale FnomCeo; Paolo Messina, dell'ospedale Sant'Orsola di  Bologna; Lamberto Pressato, presidente Ordine dei medici di Pavia;e Riccardo Vigneri dell'Università di Catania.

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