La terza guerra mondiale corre sulla battigia del pianeta dal 1945.

Share this
3 luglio, 2023 - 06:20
Tutto è tornato come prima, almeno in apparenza, dopo la sedizione di tre giorni del cuoco di Putin. Il capo della Wagner, è sparito dai riflettori mediatici, festeggiato come un eroe del popolo, dietro uno strano bagliore di lingotti d’oro da un chilogrammo ... e tutti respirano, tutti respiriamo, tutti tiriamo il fiato! Profondamente!

 

I soliti protagonisti della scena mondiale, dal 1945, da Yalta, da Potsdam, da Yokohama in poi, i due sedicenti blocchi, Orientale e Occidentale, hanno ripreso a farsi la solita guerra, che, secondo Francesco Bergoglio è la terza guerra mondiale. In effetti, il comportamento insensato di tutti coloro che hanno responsabilità di governo ai massimi livelli e segnatamente i due vecchi “Blocchi” bicentenari e decrepiti del “Grande Gioco”, richiama una eterna risacca di guerra mondiale, la terza. Il mare avanza con l’alta marea e si ritira con la bassa, ma la barriera corallina è spenta ed è tramontata l’epoca dei due imperi sterminati, quello di Russia e quello del Regno Unito per il possesso del Medio Oriente e dell’Asia centrale, perché il mondo è radicalmente cambiato. Non è difficile da capire, ma è impossibile rendersene conto, perché c’è sempre chi tiene Coppi e chi tiene Bartali, ma non c’è più il Pordoi, il Galibier, il Mont Ventoux, è rimasta solo l’acqua minerale rigorosamente marcata entro mefitiche bottigliette di plastica!

 

Non si sa bene dove diavolo sia andato, o non si vuole che si sappia, ma è sparito dalla scena. Il mercenario russo privato che aveva preso la mano a tutti, anche agli anglo-americani più segreti che si sono tirati indietro all’ultimo, perché hanno avuto paura, non c’è più. è scomparso. Dunque tutti sono tornati al posto di prima, a recitare la parte di prima. La guerra in Ucraina è tornata predominante negli affari di un sempre più affollato Occidente atlantista angloamericano. Josep Borrell i Fontelles è tornato per rassicurare che gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE (e dell’Ucraina), non avevano mai tentennato un minuto più del necessario. Si è rivisto Joe Biden con la solita andatura neurologica “a piccoli passi” per far vedere che l’America c’è (il figlio suo, meno), preso di sguincio e frettolosamente. Jens Stoltenberg, il norvegese segretario Nato, ha detto di stare tranquilli e continuare a mandare armi e dollari a Zelensky come prima, perché i russi aggressori erano sempre lì, anzi peggio di prima perché avevano sostituito un dilettante (il cuoco di Putin) con Shoigu che già stava ispezionando le truppe del Donbass, un po’ meno in vista Gerasimov, i vertici regolari dell’esercito. C’era Blinken, segretario di Stato Usa, fresco di ritorno dalla Cina, a dire di metterci più entusiasmo perché la faccenda Evgeny Prigozhin, aveva indebolito Putin. Zelensky aveva riassunto la sua funzione oracolare, apparendo negli schermi dei quattro punti cardinali. Ricomparivano le macerie della “martoriata Ucraina” come Francesco chiama quelle contrade scongiurando di sospendere immediatamente la guerra e trattare la pace. Si è rivisto il cappellano di Sant’Egidio, Cardinale Zuppi, sorridente e disponibile come sempre pronto a partire per incontrare Kirill.

 

È tornata, purtroppo, anche la “controffensiva de buoni” che, nel Donetsk, è sempre verso “la svolta decisiva”. Avanza, tra le macerie, sempre qualche metro in più del giorno prima, non si capisce bene, se di qua o di la del Dnipro, tra piccoli villaggi tipo villaggio di Rivnopil. Mancano solo gli “Starfighters” ma i piloti hanno ripreso ad allenarsi a Pratica di Mare. Si badi bene che questi della guerra per difendere i poveri aggrediti dai cattivi aggressori, ci lucrano, sulle disgrazie belliche. Anzi le provocano ad arte, gettando il sasso e nascondendo il braccio, fumante. Tutti hanno ripreso il dono della parola e/o della presenza mediatica. Ai più antichi viene in mente la gallina di Leopardi soltanto che è chiaro che non si tratta del sommo Giacomo. Non è “Passata ... la tempesta”, non s’odono “augelli far festa” e alla povera, unica “gallina” rimasta, “tornata in su la via”, perché non può fare altro che “ripetere il suo verso” strozzato ormai da sempre più mani luride e sanguinarie che le stanno torcendo il collo, anziché tagliarglielo, come si fa sa quelle parti.

 

La cosa peggiore è non capire le persone con cui devi parlare. Nessuno sa di cosa veramente si dica, quando si pronuncia il nome Russia, e «Per l’Europa, la Russia è una perplessità», «Ogni civiltà comincia dalla dissolutezza. Smania di conquista. Invidia e superbia» e ancora «Alla base di tutte le umane virtù sta un abissale egoismo» (Lessico di Dostoevskij, a cura di Lucio Coco, Aragno, 2023). Il giudizio più acuto che ho letto sui Russi è un articolo di Massimo Fini, giornalista di lungo corso e di madre russa. «I russi sono 143 milioni gli ucraini 43. non è facile immaginare che gli ucraini pur con tutto l’appoggio di armi e quattrini dell’intero Occidente, possano vincere la guerra [...] sono molto più motivati dei pelandroni e ubriaconi russi [...] bisogna premettere che c’è un aggressore e un aggredito, distinzione che non si è mai fatta quando ad aggredire erano gli occidentali, in Serbia, in Iraq, in Libia [...] Ma con i russi bisogna stare attenti. Per capire la loro anima, e quindi Putin e quindi anche la guerra, bisogna aver letto cinque volte i Karamazov, almeno quattro i Demoni e messo a fuoco le figure del principe Stavrogin, di Ivan Karamazov, di Alioscia, di padre Sergij [...] I russi sono notoriamente ubriaconi, fannulloni, spendaccioni ma da un momento all’altro possono trasformare tutto questo in coraggio, senza che se ne veda alcuna ragione. Il personaggio del principe Stavrogin è il più significativo. [...] Ora Putin non è Stavrogin, ma un germe di pazzia alberga anche in lui e può essere capace di tutto. Il coraggio ce l’ha anche se non lo ostenta a differenza di quel comico da avanspettacolo che è Zelnensky. E può interpretare la guerra anche come un gioco ludico ... » (Io, “russo pazzo”, conosco bene Putin di Massimo Fini FQ 21 giugno 2023 p.17).

 

Dirò di più, per i lettori di POL.it Psychiatry on line ITALIA, li invito a rileggere “Dostoevskij raccontato da Igor Sibaldi” di Sergio Mellina, 11 dicembre, 2021 -

 

La Russia non è comprensibile con la mente,

non è misurabile con il comune metro.

Ha una natura propria,

nella Russia si può solo credere.

 

«Umom Rossiju ne ponjat’». Fedor Tjutcev, 1866.

> Lascia un commento


Totale visualizzazioni: 512