DU PARC

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6 febbraio, 2013 - 12:00

di Dr Rosalba Cagna (Responsabile Tecnico di Comunità) e Annalisa Lunardi (Educatrice)

Proponiamo qui di seguito un primo resoconto di uníesperienza di lavoro in comunità con alcuni dei nostri ospiti; poichè siamo in fase di ìsperimentazione ì saremmo interessati a confrontare il nostro lavoro con altri colleghi che stiano effettuando esperienze analoghe.

Preghiamo gli interessati di contattarci presso la ns. Comunità (e-mail: duparc@sail.it ) o ancora meglio di aprire un dibattito sulla mailiing list psic-com@psichiatria.unige.it

C'ERA UNA VOLTA IL GRUPPO LETTURA

Questa è la "storia" di un percorso che operatori e ospiti di questa Comunità hanno fatto insieme per andare verso una reciproca conoscenza.

Abbiamo iniziato verso la fine di Ottobre '98 un lavoro con alcuni ospiti che aveva tra l'altro l'obiettivo di recuperare l'abilità alla lettura. Lo avevamo chiamato "GRUPPO LETTURA" e consisteva in un incontro settimanale durante il quale ogni partecipante si sforzava di leggere ad alta voce un brano del libro Cuore, gli argomenti trattati in questo testo ci davano la possibilità di scambiare poi ricordi di scuola e di parlare di episodi dell'infanzia, questo per recuperare un pezzo del proprio passato e per stimolare l'interazione e la comunicazione fra gli ospiti.

E' apparsa subito evidente la fatica dei signori a mantenere viva l'attenzione l'insofferenza di alcuni verso chi leggeva male o troppo lentamente, l'ansia da prestazione durante il proprio turno di lettura. Tutti questi disagi venivano poi agiti con una progressiva diserzione al gruppo.

A questo punto ci siamo interrogati su quali fossero effettivamente i bisogni dei nostri ospiti, ci siamo scambiati osservazioni fatte durante questi spazi dedicati alla lettura e ci siamo chiesti se non fosse in qualche modo un'esigenza degli operatori quella di far riacquistare la capacità di leggere a queste persone: non era forse questo un obiettivo facilmente misurabile? Una sorta di corso di alfabetizzazione che ci gratificasse con i suoi risultati.

Da queste riflessioni è nata l'idea di ripartire "da capo" ripensando questo spazio insieme ai signori: abbiamo organizzato una riunione nella quale sono stati invitati gli ospiti ad esprimere le loro perplessità e preferenze. Grazie a questo momento di confronto è nato un nuovo gruppo più consapevole e partecipato.

Ci è stato chiesto che a leggere fosse l'operatore perchè cosi sarebbe stata più facile la comprensione del testo, e ci è stato esplicitamente richiesto che fossero lette delle fiabe. (3 erano le scelte proposte: articoli di giornale, poesie, racconti e fiabe)

Nei primi incontri le fiabe lette sono state suggerite dai signori, e emersa subito una più alta capacità di attenzione e una disponibilità diversa ad ascoltare i contributi e gli interventi di tutti nella discussione che segue la lettura. La fiaba esprime una situazione umana in cui ogni individuo può riconoscersi non c'è più la mia nevrosi - la mia psicosi ma una situazione con cui tutta l'umanità si è da sempre confrontata, un modello di comportamento, un distillato di saggezza antica. E' per questo che la fiaba riesce a catturare cosÏ ampiamente l'attenzione, ed è significativo che gli ospiti la abbiano scelta a colpo sicuro.

Alla fine di ogni lettura viene chiesto agli ospiti di sintetizzare brevemente la fiaba e già nella modalità di riassumere, allontanandosi dal racconto o introducendo elementi nuovi estranei al testo, è implicita la propria personale interpretazione della fiaba e dunque il soggetto ci fornisce delle informazioni di prima mano su di sè, dunque qualcosa di oggettivo.

Nel corso della lettura delle singole fiabe è stato emozionante riflettere sui rimandi dati dai partecipanti, anche da quelli apparentemente più distaccati. Nella fiaba "Il principe senza paura" dei fratelli Grimm viene subito colto il senso del viaggio verso l'ignoto, le sfide o le prove da superare la tensione verso l'autonomia a partire dalla casa dei genitori ( si parte sempre da lÏ). La funzione dell'operatore è dunque quella, oltre alla lettura del testo, di porre domande, sollecitare gli interventi, cercare di chiarire per sè e per gli altri il senso di quanto avviene.

Spesso può essere una figura particolare della fiaba, non necessariamente il protagonista, a catturare l'interesse del gruppo; per esempio dopo la lettura de "L'albero delle tre melograne" il gruppo si interroga sul perchè l'antagonista dell'eroina sia cosÏ cattiva e cerchi ripetutamente di eliminare la protagonista.

Il gruppo sottolinea che quando la " cattiva " va alla fonte pur essendo molto brutta si specchia e si vede bella, quindi forse è cattiva perchè è confusa. Un altro commento di un'ospite è che spesso a lei capita di essere cattiva ma non se ne accorge. Il gruppo evidenze dunque che "l'essere cattivoî dipende da uno stato di confusione e di mancanza di consapevolezza. La fiaba funge da specchio nel quale vediamo aspetti di noi stessi che di solito non consideriamolo neghiamo, o semplicemente non conosciamo.

Le fiabe proposte al gruppo sono anche metafore dell'esperienza di vita dalle quali attingere suggerimenti e strategie per superare le difficoltà e conservare la speranza di poter uscire da una situazione dolorosa e difficile anche riconoscendo e accettando l'aiuto di chi ci sta intorno. fate, folletti, operatori

Anche nella discussione che è seguita alla lettura di "Hansel e Gretel" i signori ci hanno fatto notare come sia stato per colpa della paura e della inconsapevolezza che i bambini si sono prima smarriti nel bosco e poi siano finiti in braccio alla strega.

Il gruppo esprime dapprima compiacimento per la casa di marzapane, poi il ti more che la strega, seppur gettata nel fuco, possa risorgere e tornare a nuocere ai bambini; timore legittimo perchè la strega non muore mai definitiva mente e ogni volta bisogna tornare a gettarla nel fuoco. Traduci: i nostri complessi, i nostri conflitti non muoiono mai una volta per tutte, ogni giorno dobbiamo tornare a confrontarci con essi.

Molto intensa e partecipata è stata la lettura della "Piccola fiammiferaia"; richiesta da un ragazzo del gruppo. La lettura è terminata in un'atmosfera di assoluto silenzio tanto che la narratrice sente il bisogno di chiedere (e chiedersi) "Perchè si raccontano storie cosÏ tristi?" Qualcuno risponde che servono perchè i bambini si rendano conto che la vita è difficile e raccomanda all'operatore di fare attenzione ai suoi bambini, di dire loro che non devono parlare con gli estranei.

Il ragazzo che ha scelto la fiabe racconta di un'esperienza in colonia in cui le assistenti "Non ci guardavano e non si poteva dormire" , narra anche di avere subito in quel contesto un abuso sessuale.

Un altro ragazzo racconta della famiglia di origine molto povera e di sua madre che gli voleva bene ma che lo sgridava spesso. A questo punto una delle ospiti, la più appartata, sollecitata dall'operatr"ce, narra che entrambi i genitori sono andati via e non sono più tornati e che il fratello la portava a raccogliere la frutta ma che lei era troppo piccola e non ci arrivava.

E' evidente come lo stesso tema proposto dalla fiaba: il venir meno del materno, l'abbandono del bambino indifeso, i pericoli nei quali incorre, l'inutile sforzo della piccola per conquistare qualcosa che è al di là della sua portata, si stato ripreso e amplificato dal gruppo, ascoltando e condividendo le emozioni, rapportandosi con l'Altro e riconoscendolo cosÏ uguale e cosÏ diverso da sè.

Durante la lettura da "L' uccel bel verde" è emerso il conflitto tra il voler essere sinceri e la necessità di tacere alcune verità; cose che non si possono, dire agli amici perchè si spaventerebbero e non puoi dire allo psicologo perchè, ti ricovererebbe subito in repartino. E il gruppo riporta l'esperienza: "Io una volta ho sentito il mio cervello nella testa di un altro" "non sai cosa fare, se spaccare la testa a quell'altro o lasciare perdere".

Dallo scambio di battute che sono seguite è emersa questa volta la condivisione dÏ esperienze psicopatologiche quali quelle allucinatorie, ed è stato davvero interessante assistere e partecipare allo scambio di consigli, espedienti e strategie per superare le crisi.

Durante la lettura della fiaba dei Grimm "Le tre piume" non solo il gruppo si identifica con il personaggio del "Grullo", ma sottolinea la scelta di seguire le piume mosse dal vento in due modi antitetici: il timore espresso da un ragazzo che seguire il cuore o il vento potrebbe essere pericoloso e portare alla perdizione "come i barboni o i drogati", e la sfida temeraria di una donna che sostiene di non aver paura del vento e gli grida: "Sono più forte di te! ... lo sento amico e per questo lo sfido!"

Il gruppo esplicita che dentro ognuno di noi esiste un maschile e un femminile, e analogamente enuncia due modalità di essere nel rapporto con l'Altro: una modalità aggressiva "più da maschi" se pur riscontrabile anche nelle donne una modalità "Per cui ci si adatta alle situazioni ... non sei tanto tu che conti quanto la relazione che riesci ad instaurare con chi ti circonda", dunque una modalità più femminile.

Queste riflessioni aprono dunque degli squarci di luce sui vari individui, non solo ma rimandano alla riflessione del gruppo che si interroga sulla fiaba, situazione umana che eternamente si ripropone e a cui l'uomo è chiamato a dare risposte di volta in volta diverse.

Naturalmente questo gruppo è in evoluzione; il percorso è aperto e non sappiamo dove ci porterà, volutamente non imponiamo steccati o argini, non ci sono griglie di valutazione e delimitazione, ci limitiamo a sostenere e osservare questo processo.

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