Psicoterapia di gruppo in un centro diurno

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13 dicembre, 2012 - 17:28

 

PREMESSA

 

Questo lavoro si riferisce ad un emergente di un processo gruppale all'interno del centro diurno della ASL di Rimini gestito in collaborazione con la Cooperativa centofiori.
Dopo vari anni di lavoro abbiamo potuto mettere a punto un dispositivo terapeutico che distingue l'aspetto istutuzionale dall'aspetto gruppale.
per noi questa distinzione è fondamentale perchè abbiamo osservato,nei penomeni di dipendenza,un nucleo di indiscriminazione (Bleger) che tende ad omogeneizzare situazioni,momenti,soggetti ed a risucchiarli nella dimensione unica e pervasiva della dipendenza.

 

La dipendenza

 

Ho parlato di dipendenza perchè quando il tossico non è più nell'organismo e si è da tempo superata la crisi di astinenza,emerge potentemente il fenomeno della dipendenza.Non sto parlando di quella forma di dipendenza comunemente accettata e che fa parte della storia del nostro sviluppo.
Infatti noi umani ci distinguiamo dagli animali anche perchè la nostra dipendenza dalle cure per i bisogni primari si prolunga molto.
Si parla a questo proposito di neotenia dell'essere umano.Ma,nel corso del tempo,le funzioni che erano svolte da altri vengono assunte dal soggetto in un processo mai concluso di separazione/individuazione.
Le stesse funzioni di cura sono internalizzate progressivamente e per questo,ad un certo punto,malgrado faccia sempre un pò piacere,non c'è più bisogno che qualcuno pensi a noi per nutrirci,pulirci,vestirci,perchè siamo capaci da soli."faccio da per me".
ma questo apprendimento non è così semplice come sembra perchè tutte queste funzioni sono attraversate dal piacere che si prova nella relazione di cura.Il corpo manipolato,toccato,nutrito,non è solo un corpo fisico,anatomico,fisiologico, E' anche un corpo erotico,un corpo senza organi,come dice Artaud.
Queste relazioni di manipolazione,questo piacere e dispiacere viene a costituire un insieme di vincoli.
Vincoli pelle-mano,bocca-capezzolo,occhio-immagine, orecchio-voce.Queste concatenazioni sono esperienze di soddisfacimento o mancanza che divengono tracce mnesiche,scrittura nel corpo erotico.
Questa trama vincolare è come dice Pichon Riviere una getstalt gestaltung: una forma in movimento che funziona come una rete associativa.
la concatenazione vincolare,la rete associativa è indiscriminata.Non c'è un dentro nè un fuori.E'un nucleo agglutinato secondo J.Bleger.

 

La dipendenza potologica

 

Durante la crescita il nucleo agglutinato trova dei depositari, la funzione materna sufficientemente buona (Winnicott)sarebbe data dalla capacità di contenere il deposito di questo nucleo agglutinato e di permettere un processo di discriminazione ed individuazione.
Questa capacità è resa possibile da una funzione paterna sufficiente,da un terzo separatore,un pare che può anche essere lo zio materno come ci mostra Malinowski con la sua ricerca sulla famiglia matrilineare delle isole Trobriand.
Ho parlato di funzione materna e paterna per uscire dalla mitologia biologica della famiglia.
Non sto parlando del teatrino delle ombre:papà bebè mammà ma delle funzioni che producono la progressiva discriminazione fra oggetti esterni e allucinazioni,fra reale ed immaginario,fra mondo esterno e mondo interno.
Non è questa la sede per approfondire ulteriormnente,per continuare questo disorso ci basta sapere che il depositario o i depositari del nucleo agglutinato per favorire la discriminazione o la formazione
di quella funzione che Bleger ha chiamato di clivaggio,riprendendo il termine dalla geologia,devono sopportare tutta la confusione che comporta quella concatenazione vincolare in cui si confonde realtà ed immaginazione,dentro e fuori,io e altro.Se questo deposito può avvenire alora si può formare un buon clivaggio altrimenti c'è una indiscriminazione permanente.Ci può anche essere un clifvaggio insufficiente che si evidenzia quando parti indiscriminate della personalità convivono con altre parti più discriminate più indipendenti. In questo caso parlerei di dipendenza patologica,

 

L'istituzione curante

 

Queste parti,questi vincoli indiscriminati si evidenziano nella modalità di entrare in relazione in situazioni ben definite come ad esempio il centro Diurno di cui voglio parlare.
Se,infatti,una situazione è definita come terapia della dipendenza patologica allorà è necessario accettare il deposito del nucleo indiscrininato/ambiguo.
Questo deposito,secondo me,non avviene solo sui terapeuti,cordinatori di gruppo ma su tutta l'istituzione.
Per istituzione intendo,seguendo la concezione operativa di gruppo (Bauleo) il gruppo dei gruppi ossia l'insieme del gruppo dei famigliari,degli operatori terapeutici,dei capi settore lavorativi e degli utenti.
Questa istituzione,nel caso dicuivi parlo,si riunisce periodicamente in assemblea,Ha cioè,una sua visibilità.
In oltre vi sono assemblee settimanali dei famigliari e degli utenti in cui vengno verificate le regole del contratto che sono state liberamente accettate al momento dell'ingresso al centro.
I legami con le figure istituzionali,capi settore,educatori si stabiliscono sulla base di vincoli precedenti e ripetono modalità stereotipate e fortemente indiscriminate.
ma,se l'istituzione curante sopporta la carica devastante della dipendenza patologica allora può permettere che affiori un momento di presa di coscienza:
"mi comporto con lui come se fosse mio padre,ma lui non è mio padre".
Questa presa di coscienza è favorita dal lavoro di gruppo che si colloca all'interno dell'istituzione ma non è l'istituzione.

 

Il gruppo di psicoterapia

 

Il gruppo di cui parlerò si situa dunque nell'istituzione che ho sommariamente descritto.E' un gruppo aperto,la durata del trattamento è di 18 mesi,il numero degli integranti ha oscilato negli ultimi tre anni da un minimo di sei ad un massimo di 13. attualmente il gruppo è composto da 9 integranti.L'età è molto variabile da 23 a 47 anni vi sono due femmine e 7 maschi
Il compito è "Parlate dei problemi che pensate di avere e di qualsiasi altra cosa di cui volete parlare"
Il tempo è di una ora e mezza per seduta e la frequenza è settimanale.Io sono il coordinatore ed il dott Daniele Righini è l'osservatore.
Il compito,per la concezione operativa è l'elemento fondante del gruppo in questo caso dopo una lunga discussione nella equipe terapeutica che era successiva a varie supervisioni abbiamo deciso di cambiare il compito che prima era."parlate di voi e di qualsiasi altra cosa volete".
Questo cambiamento è stato l'effetto del lavoro con il prof A.Bauleo,in quel lavoro ci è diventato evidente che centrare il gruppo su "parlate dei problemi che pensate di avere" poteva aprire di più la dimensione del gruppo interno.

 

Il gruppo interno

 

Infatti questi vincoli di dipendenza si alimentano soprattutto nella dimensione del gruppo interno.
Si sono prodotti in seguto a malintesi dovuti ad una insufficiente capacità di contenere i nuclei indiscriminati ed ora vengono attuati senza pensarci.
Penso ad esempio a situazioni di seduzione ben descritte nell'articolo di Ferenczi:"Confusione delle lingue tra adulti e bambini" in questo articolo vengono descritte situazioni in cuiil linguaggio della tenereza si confonde con quello della passione.
Questa trama vincolare di dipendenza è costituita da libido fissata ad oggetti che popolano il mondo interno e si riproducono con modalità stereotipate nelle relazioni attuali.
Se la dimensione del gruppo interno si può aprire nella situazione di terapia di gruppo allora si provoca una torsione tra l'interno e l'esterno.
Questa torsione rende cosciente la torsione che ha subito la libido ed innesca un processo di rottura dello sereotipo e di liberazione dalla dipendenza.
Approfondendo il compito il gruppo si rende conto che pensava di avere un problema che non era il problema reale.In particolare l'aspetto di istituzionale di definzione delle regole,dei tempi della terapia gioca sempre come fase resistenziale.
Nonostante il fatto che il dispositivo sia ben installato il gruppo confonde l'ambito istituzionale.l'assemblea,con il gruppo di psicoterapia,malgrado si svolgano in tempi diversi,in luogi diversi e con diversi operatori.
Questo momento resistenziale di pre-compito è costantemente presente. è l'elemento della discriminazione di cui abbiamo parlato prima ma c'è da dire che in qualsiasi gruppo l'aspetto istituzionale si pone come resistenza al compito.
Come tutti i gruppi anche questo oscilla dal pre compito al compito,Si percepisce costantemente il depsito della dipendenza sul coordinatore: tutti si aspettano che sia lui a fare qualcosa o a dire qualche cosa,a prendere delle decisioni,a lavorare per loro,come se pensassero che il gruppo non si sia riunito per analizzare ed eventualmente risolvere i problemi ma per farli risolvere dal coordinatore.
Spesso la dipendenza è così alta cheil gruppo si aspetta che il coordinatore capisca i problemi che ha e li risolva senza che nessuno parli,così come fa la mamma con il bambino appena nato.
Ma il coordinatore non è Harvey Keitel in Pulp Finction. l'uomo che risolve i problemi.
Il coordinatore interpreta gli ostacoli che il gruppo incontra nel suo lavoro sul compito.
Non è questo il momento per parlare della funzione della interpretazione nel gruppo,posso solo accenare al lavoro che stiamo facendo con il prof Bauleo e il dott Proni con l'IIPSA sulla semiotica di Peirce,perchè questa semiotica ci permette di dare significato non solo al linguaggio verbale ma anche a situazioni che accadono nel gruppo come una sedia vuota,una finestra che si apre, una nuvola di fumo. nella semiologia di De Sassure basata sula rapporto duale tra significante e significato questi eventi hanno difficoltà a trovare un senso,mentre nell'ipotesi peirceiana di oggetto segno e interpretante trovano un senso che corrisponde maggiormente ad una situazione triadica.
Queste situazioni che ci permettono di dare un senso alla situazione grupale nel qui ed ora con me le chiamiamo emergenti .
In questo senso mi sembra di avere colto un emergente del gruppo di cui sto parlando che può esemplificare il discorso che ci ha portato fin qui. Si tratta di un sogno:

 

Il sogno di I.

 

In una seduta di qualche mese fa del gruppodi cui vi ho parlato, dopo l'enunciazione del compito un integrante dice:
"Ho fatto un sogno:ho sognato che ero in un luogo che non so descrivere bene,in questo luogo c'erano delle sbarre ma c'era una porta aperta ,c'erano anche due sacchi di patate,io non uscivo,improvvisamnte arrivano quattro cani che mi assalgono alla gola,io non fuggivo dalla porta,che era aperta anche se vedevo una ragazza che mi salutava e mi incitava ad uscire.
Provavo a far finta di essere morto ma il cane mi azzannava alla gola...mi sono svegliato pieno di paura."
Tutta la seduta si è svolta attorno a questo sogno ed il gruppo ha interpretato la gabbia come la "prigione dorata" la gbbia della famiglia da cui si potrebbe andare bia ma non si va perchè nella gabbia ci si può nutrire,ci sono le patate e forse anche altre cose. Si rimane nonostante ci sia una sollecitazione ad uscire: la ragazza che chiama dalla finestra.
Questa situazione provoca un ri/morso - sono i cani arrabbiati che mordono e rimordono-che non scompare nemmeno con la morte apparente.
Il rimorso è il desiderio di uscire dalla gabbia,di liberare la libido.
Il gruppo ha intravisto il nocciolo del problema della dipendenza: il rimorso per avere imprigionato il desiderio.
Noi lavoriamo per liberarlo

 

 

A. Artaud , Il teatro e il suo doppio , Einaudi
J. Bleger , Simbiosi e ambiguità , Lauretana
A.Bauleo , Ideologia gruppo e famiglia , Feltrinelli
S Ferenczi , Opere , Guaraldi
B.Malinowski , Sesso e repressione sessuale tra i selvaggi, Boringhieri
L. Montecchi (a cura) , Cambiare , Pitagora
L.Montecchi (a cura) , Intermedia , Pitagora
C.S.Peirce , Le leggi dell'ipotesi, Bompiani
G.Proni , Introduzione a Peirce , Bompiani
E.Pichon Riviere , Il processo gruppale , Lauretana

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