Intervista a G. Bersani, III Clinica Psichiatrica, Università La Sapienza, Roma

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3 dicembre, 2012 - 19:13

Domanda: Qual è il significato dei “neurological soft signs”?
Risposta: Rappresentano una delle poche acquisizioni circa la componente cerebrale della schizofrenia, nel DSM IV sono citati fra i segni clinici associati alla schizofrenia. Sono una serie di segni che sfuggono all'esame neurologico routinario, segni di alterazioni diffuse, sfumate, estremamente multiformi e non indicative di una sede cerebrale di lesione, che vengono interpretate come espressione di un generale livello di malfunzionamento cerebrale; il modello a cui si fa riferimento è quello dell'alterato neurosviluppo con il risultato di un cervello funzionalmente più debole e quindi più esposto alla malattia, ma non per questo necessariamente destinato ad ammalarsi. Esiste un rapporto ed un frequente overlapping con la sintomatologia neuropsicologica della schizofrenia, un'area attualmente di estremo interesse. Sono presenti anche nei familiari sani dei malati e questo è molto importante perché rimanda ad un'influenza genetica, non sulla malattia, ma sull'organizzazione cerebrale.

Domanda: Esistono delle differenze fra i pazienti con un significato rispetto alla prognosi o alle scelte terapeutiche?
Risposta: In alcuni pazienti sono evidentissimi, in altri non ci sono. Come ho accennato prima si associano frequentemente ai sintomi di tipo cognitivo e all'area negativa, deficitaria. Dovrebbe essere l'area sintomatica più espressiva della sofferenza precoce dell'organizzazione cerebrale. Non si può ancora parlare né un preciso significato prognostico, né di indicazioni terapeutiche. Anche se è un quadro neurologico è indipendente dagli effetti collaterali extrapiramidali dei trattamenti, infatti sono presenti anche in pazienti mai trattati.

Domanda: Si può pensare però ad una maggiore vulnerabilità agli effetti collaterali extrapiramidali nei pazienti con evidenti “neurological soft signs”?
Risposta: Questo è un quesito che ci si è posti frequentemente; sembrerebbe di no poiché si tratta di due fenomeni indipendenti che seguono cause e vie espressive diverse.

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