Intervista al Prof. Giuseppe Ruggeri

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3 dicembre, 2012 - 17:42

Professore, è possibile oppure no condurre una psicoterapia online? Secondo quali regole? E con quale tipo di setting?

In linea di massima direi di si. Ci sono vari limiti e molti vincoli da rispettare e quanto più noi manteniamo una continuità di contatto con il paziente, quanto più aumentiamo i canali sensoriali in rapporto con lui, per cui ci possa vedere, ci possa ascoltare, possa mantenere una continuità di rapporto e salvaguardiamo il rapporto terapeutico, tanto più quello che andremo a fare con lui avrà dignità di atto terapeutico. Quanto più l'intervento che andiamo a fare, nonostante le buone intenzioni, sarà spezzettato, discontinuo, deprivato di molti canali sensoriali, credo che tanto più diminuirà la valenza terapeutica di quanto andremo a fare,ma rimarrà solo un atto comunicativo.

Si è detto che la videoconferenza garantisce la migliore qualità globale del collegamento e fornisce più dati comunicativi rispetto alle modalità asincrone. Non ritiene inadeguato ancora il grado di tecnologia audio-visiva per garantire la migliore comunicabilità verbale e non verbale tra cyber-utente e terapeuta?

Non vedrei una contrapposizione tra tecniche basate sulla video-conferenza e procedure terapeutiche basate su collegamenti online o le tecniche asincrone. Tenderei a vedere, invece, una complementarietà in questo senso. Nel campo clinico, in certi interventi, il pz. desidera e si avvale(come quando invitiamo il pz. a registrare i propri sogni al mattino o a scrivere qualcosa sulle proprie crisi). In alcuni casi noi desideriamo che il pz. viva un'esperienza, ne mantenga una memoria e ci riporti la memoria di ciò. Altre volte invece il condividere direttamente è un requisito ineliminabile e irrinunciabile. Quindi sarei a favore di una contemporaneità nella costruzione di una terapia che viene realizzata, tassello per tassello, ricalcandola sulle esperienze del ns. intervento terapeutico fedele solo ad una metodica o a principi ideologici pregiudiziali nostri.

Ritiene indispensabile creare anche in Italia dei decaloghi etici per costruire delle regole precise per la pratica dell'E-Therapy, attraverso la costituzione di una Task Forced oppure no?

Si, la risposta ferma è si. Se intendiamo i decaloghi come gli elenchi delle cose da non fare, non sono certo sufficienti. Le cose da non fare vanno ribadite, ma bisogna arrivare alla costruzione di un secondo decalogo, che consigliasse i criteri da rispettare nel costruire l'intervento terapeutico. Bisogna quindi non solo limitarsi a negare, vietare o proibire, ma anche e soprattutto consigliare come costruire la relazione terapeutica con il paziente. Questi sono gli obiettivi di fondo da raggiungere.

Chi o quale organismo dovrebbe mettere mano a questa Task Forced sulle regole dell'E-Therapy in Italia?

Un pool di studiosi di diversi orientamenti teorici e clinici che, in umiltà e con reciproco rispetto, possano cogliere il valore che c'è nelle rispettive tecniche ed essere disposti a ripensare il processo terapeutico non tanto come un solo e unico processo, e sgomitare per affermare ognuno il proprio orientamento, ma capire che il processo terapeutico è un'impresa complessa, che si costituisce su molteplici livelli, si basa su uno o più tasselli e c'è bisogno quindi dell'apporto di tutti.

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