ATTACCAMENTO E PSICOPATOLOGIA TRA CLINICA E RICERCA. APPLICAZIONE DELL'ADULT ATTACHMENT INTERVIEW AD UN GRUPPO DI DONNE

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1 dicembre, 2012 - 15:47

RIASSUNTO

La ricerca consiste nella valutazione dei Modelli Operativi Interni dell’attaccamento con l’Adult Attachment Interview di George, Kaplan e Main (1985) in due gruppi di donne: 26 tossicodipendenti croniche in comunità terapeutica e 26 donne appartenenti alla popolazione generale italiana. I risultati hanno evidenziato: l’esistenza di caratteristiche specifiche del gruppo di tossicodipendenti rispetto alla distribuzione delle categorie di attaccamento, nel confronto con le donne della popolazione generale, con una prevalenza di attaccamenti insicuri (Distanzianti, 31 % o Coivolti, 61%), contrariamente al gruppo di controllo in cui prevale la strategia Sicura (F, 62 %); la presenza importante di attaccamento Non Risolto (U) (34%), che compare nell’8 % dei casi nel gruppo di confronto; la massiccia presenza di attaccamenti misti valutati secondo il metodo di Crittenden (1999) di analisi dell’AAI la cui comparsa è dell’81% contro il 15% della popolazione generale. Particolare interesse coinvolge questo aspetto strettamente collegato, secondo gli autori, con la patologia e/o il disadattamento individuale e relazionale del soggetto (Crittenden, 1999). I risultati identificano difficoltà e caratteristiche nell’attaccamento in queste donne tossicodipendenti definibili come specificità al femminile in cui l’impossibilità di organizzazione di un modello di attaccamento unitario e la caratteristica di invischiamento (E) dei modelli operativi valutati si pongono in connessione con il sintomo e con le manifestazioni agite di esso.

 

RESUME'

 

Cette recherche se propose d’évaluer les Internal Working Models d’attachement avec l’Adult Attachment Interview (George, Kaplan, Main, 1985) dans deux échantillons de femmes: 26 femmes toxicomanes en communauté thérapeutique et 26 femmes de la population générale italienne. Les résultats ont mis en évidence :

1) la présence de caractéristiques spécifiques dans le groupe des toxicomanes pour ce qui concerne les catégories d'attachement qu’on a envisagée. Dans ce groupe, en effet, on a observé une prévalence d'attachements insecures (31% Dismissing et 61% Entengled) dont la présence est très différente de celle qu’on observe dans le groupe des femmes normales, dont la catégorie la plus nombreuse est celle Secure (62% F) ; 2) la présence très forte de la catégorie Unresolved (34% U) que l’on observe seulement dans l’ 8 % des femmes du groupe de contrôle; 3) l’existence d'attachements mixtes, selon la classification de Crittenden (1999), qui émergent dans l’81% des femmes toxicomanes, tandis que à l’intérieur de l’échantillon normal cette typologie émerge dans le 15% des cases. Les auteurs considèrent cette caractéristique mixte d'attachement un aspect relié à la psychopathologie et/ou à des difficultés pour ce qui concerne le bien être de l’individu à l’intérieur de son contexte de vie.

Ces résultats soulignent la spécificité féminine des caractéristiques soulignées, par rapport aux hommes toxicomanes, qui nous montrent la présence de la confusion relationnelle et de la difficulté dans l’élaboration de l'expérience vécue comme aspects fondamentales du monde intérieur de ces femmes, surtout pour ce qui concerne l'attachement à ses propres parents et l'organisation mentale de ses influences sur leur propre vie actuelle.

SUMMARY

 

Two groups of women and their respective Internal Working Models are valued through the application of the Adult Attachment Interview by George, Kaplan and Main (1985): 26 of them are chronic addicted women in treatment by therapeutic clinics and the other 26 belong to a sample of the Italian general population. The results show the existence of specific features about the distribution of attachment patterns in addicted women compared to the nonaddicted ones: addicted women display in fact insecure attachment organizations (31% are Dismissing, Ds and 61% are Entengled-Preoccupied, E). On the contrary, the control group reveals a prevalence of sure attachment organizations (62% are Free-Autonomus, F). Another result show the presence of the Non Resolved attachment pattern (U) in 34 % of addicted women that indicates an high rate of lack of resolution of previous loss or trauma; only 8 % of nonaddicted women have got this evalution. The last finding is concerned with the presence of combined attachment patterns when the interviews are classified by Crittenden’s evaluation method: this pattern of attachment organization is connected to 81% of cases in addicted women group in confront to 15% of nonaddicted one. A particular interest is reserved to this aspect, which seems to be linked, by some authors, to the pathology and/or to the subjective and relational disadaptive behaviors (Crittenden, 1999). These results identify difficulties and features of addicted women’s attachment organizations representing a feminine specificity. The impossibility to organize a unitary attachment model and the presence of mental involving (E) in Internal Working Models are to be connected with the symptom and its acting.

 

Introduzione teorica

 

Negli ultimi quindici anni, si è assistito ad una estensione dell’interesse per lo studio quasi esclusivo dei processi alla base dello sviluppo del legame di attaccamento del bambino alla madre nel corso del primo anno di vita. La ricerca si é anche focalizzata sul valore predittivo della qualità del legame sviluppato nell’infanzia rispetto all’adattamento dell'individuo al proprio ambiente ed alle modalità, sane come patologiche di rapportarsi ad esso.

I lavori sulle connessioni tra attaccamento e adattamento si sono focalizzati prevalentemente sullo studio della predittività della qualità dell'attaccamento nella prima infanzia rispetto a diversi ambiti dello sviluppo infantile, in virtù del fatto che la sicurezza dovrebbe costituire una base affettiva favorente lo sviluppo (Grossmann & Grossmann, 1991; Matas, Arend & Sroufe; 1978; Pastor, 1981; Sagi, Lamb & Garner, 1986; Thompson & Lamb, 1983; Van IJzendoorn, Dijkstra & Bus, 1995; Waters, Wippman & Sroufe, 1979; Zimmermann & Grossmann, 1994).

Diversamente, il pattern Disorganizzato/Disorientato (D), definito da Main e Solomon (1986, 1990), viene considerato un indice predittivo rispetto a difficoltà di adattamento del bambino nelle epoche successive. Per quanto riguarda la categoria D del bambino, valutata con la Strange Situation di Ainsworth, Blehar, Waters e Wall (1978), e la sua corrispondenza con lo stile di attaccamento Non Risolto (U) all'Adult Attachment Interview (AAI, George, Kaplan & Main, 1985) del genitore, gli autori sottolineano la portata nello sviluppo infantile della presenza di un adulto spaventato e non-risolto rispetto alla propria storia, che sembra costituire un nucleo di difficoltà relazionale proprio per il bambino, anche nelle epoche successive alla prima infanzia (Liotti, 1994; Main & Solomon, 1986,1990).

Tale punto di vista ha motivato nel tempo molteplici lavori di ricerca su gruppi di soggetti appartenenti alla popolazione generale o a popolazioni cliniche, tesi alla individuazione precoce dei fattori di rischio per i bambini le cui madri manifestano difficoltà di rielaborazione e riorganizzazione delle esperienze di vita, con elementi traumatici che sembrano operare attivamente ed occupare in modo pervasivo il loro stato mentale, tanto da "entrare" in modo disfunzionale nella relazione con il figlio (Ainsworth & Eichberg, 1991; Crittenden, 1988a, 1988b).

Lo studio di questi aspetti è stato incentivato dall’introduzione, appunto, dell’AAI (George et al,. 1985), impiegata nella valutazione dell'attaccamento nell'adulto secondo una prospettiva rappresentazionale dell’attaccamento e della sua valutazione attraverso l’analisi del discorso relativo all’esperienza relazionale precoce ricordata, con diversi obiettivi di indagine.

Un primo obiettivo è costituito dall’applicazione dell'AAI per l'individuazione delle caratteristiche dei modelli operativi di attaccamento in soggetti appartenenti alla popolazione generale, considerati come normativi,e a gruppi clinici o a rischio, con particolare attenzione alle differenze tra le distribuzioni le categorie identificate dallo strumento. In questo senso, l'utilizzo di questo strumento costituisce una possibilità di individuazione di alcuni indici della strutturazione del mondo rappresentativo interno relativo all'attaccamento in situazioni familiari e personali che, in qualche misura, contengono elementi di disagio, tanto da condurre ad un esito psicopatologico nell'individuo (Pianta, Egeland & Adam, 1996; van Ijzendoorn, & Bakermans-Kranenburg, 1996).

Tale impiego comporta alcune considerazioni circa le reali possibilità di applicazione del metodo con queste popolazioni, per quanto riguarda la pregnanza del metodo nel sottolineare e far emergere gli elementi di similitudine e di differenza, nonché nel discriminare gli aspetti legati all'attaccamento in sé, da quelli connessi ad altri ambiti, quali l’organizzazione generale della personalità in questi individui. Una possibile ipotesi, a questo proposito, riguarda il fatto che l'AAI fornisca una semeiotica raffinata rispetto alla funzione genitoriale e che questa funzione, a seconda degli individui, costituisca un nucleo di organizzazione dello stato della mente più o meno pervasivo rispetto ad altri campi della personalità.

Un secondo settore di interesse riguarda la possibilità di individuare delle specificità tra la qualità dell'attaccamento individuale ed il sintomo, nel tentativo di effettuare correlazioni, anche teoriche, tra i significati veicolati da entrambi, per una migliore comprensione anche del percorso evolutivo dei sintomi e delle loro etiologia nella storia individuale (Crittenden, 1994-96; Liotti, 1994).

Infine, un elemento di interesse costituisce anche l'indagine sugli eventi di vita personali e familiari che possono veicolare la costruzione di un particolare modello mentale di attaccamento, ma anche i sintomi in esso più diffusi ed il loro significato. In questo senso, l'impiego dell'AAI (George et al., 1985) a livello intergenerazionale può fornire una chiave di accesso al mondo ed alla storia familiare, evidenziando i nuclei di ripetitività e di continuità presenti in essa, talvolta in modo disfunzionale.

All’interno della prospettiva delineata si inserisce anche questa ricerca che chiama in causa alcuni degli assunti sopra descritti.

In particolare, in materia di tossicodipendenza alcuni lavori hanno già affrontato lo studio dell’attaccamento in questi gruppi di soggetti (Fava Vizziello, Leo, & Simonelli 1997) ampliandolo anche nell’ottica di una ridefinizione teorica del fenomeno tossicomanico rispetto alle spiegazioni fornite dall’approccio psicoanalitico (Ammaniti, Pazzagli, Speranza, & Vimercati Sanseverino, 1997). In effetti, sempre più nella lettura psicodinamica dell’abuso gli aspetti relativi alla ricerca del piacere e la tendenza autodistruttiva passano in secondo piano rispetto all'enfasi sulla incapacità di questi soggetti di regolare la propria vita interiore e di adattarsi alla realtà circostante (Gabbard, 1990).

I comportamenti tossicomanici vengono perciò compresi come carenze nella capacità di prendersi cura di sé, espressione di disturbi precoci dello sviluppo che comportano una inadeguata interiorizzazione delle figure genitoriali, nonché una mancanza di regolazione degli affetti e dell’autostima (Khantzian, 1986; Khantzian & Treece, 1986). In tal senso, la scelta del sintomo può essere compresa come incapacità da parte di questi soggetti a riconoscere ed identificare i propri stati affettivi interni (Ammaniti et al., 1997), a riflettere sul proprio senso di sé e come una tendenza a ripetere esperienze dolorose sperimentate in fasi relazionali e affettive precoci (Lichtenberg, 1983).

I soggetti tossicomani, infatti, spesso mostrano difficoltà nella esternalizzazione degli affetti, soprattutto se dolorosi, a causa della fragilità nella organizzazione del Sé, tendendo a spostare la sorgente di ogni preoccupazione e della sofferenza, da un’origine ignota ed incontrollabile ad una nota, come la sostanza. In questa linea è il disturbo di regolazione del Sé la matrice esplicativa del sintomo, che gli autori collocano in epoche precoci dello sviluppo in particolare all’interno del sistema interattivo madre-bambino e delle sua evoluzione e mutua regolazione nel corso dello sviluppo (Sander, 1975).

Secondo Horowitz & Overton (1992) la conflittualità a livello dell’organizzazione del sistema autoregolativo del Sé sembra caratterizzare le storie evolutive di molti soggetti tossicodipendenti a partire da modelli diadici di interazione disfunzionale che divengono pattern disadattivi di crescita per l’individuo anche in fasi successive quali, fra tutte, l’adolescenza. Tali carenze coinvolgono, di fatto, anche la costruzione del sistema regolativo dell’attaccamento nella sua funzione di base sicura dalla quale esplorare il mondo circostante (Bowlby, 1973), proprio in virtù delle disfunzioni relazionali da cui sembrano generate nel percorso evolutivo individuale.

In tal senso, infatti, alcuni dati di ricerca evidenziano proporzioni assai scarse di soggetti sicuri a fronte di una prevalenza di attaccamenti Distanzianti (Ds) (Fava Vizziello, Leo, & Simonelli, 1997; Rosenstein, & Horowitz, 1992), che gli autori spiegano proprio nell’ottica di un tentativo da parte di questi soggetti di utilizzare la droga con una funzione pseudoregolativa di compensazione rispetto alle carenze sperimentate ed interiorizzate (Ammaniti, et al., 1997). Tali risultati, tuttavia, riguardano alcune delle caratteristiche riscontrate in soggetti tossicodipendenti maschi in cui il distanziamento dell’attaccamento come meccanismo di difesa sembra uno stile di risposta strutturato a fronte di esperienze relazionali scarsamente supportive, talvolta rifiutanti, secondo una modalità di coartazione degli affetti dolorosi che non vengono considerati, oppure rivalutati attraverso estreme forme di idealizzazione (Fava Vizziello et al., 1997). Come per molti lavori di indagine sulla tossicodipendenza e sui tossicodipendenti, però, scarsa attenzione risulta accordata allo specifico femminile sia per ciò che concerne l’insorgenza e l’evoluzione del sintomo, sia per quanto riguarda le caratteristiche attuali di questi soggetti.

In tal senso, il presente lavoro, si pone come un tentativo di approfondimento e di verifica dei dati sopra riscontrati, con specifica attenzione al rilevamento delle specificità e delle caratteristiche che contraddistinguono, in particolare, donne tossicodipendenti eroinomani e politossicodipendenti croniche, in comunità, sia dai soggetti tossicodipendenti maschi che dalle donne appartenenti alla popolazione generale. Da questa prospettiva, lo studio dell’attaccamento in questo gruppo di donne si fonda sull’assunto teorico secondo cui lo sviluppo dell’attaccamento deriva, almeno in parte, dalle esperienze relazionali vissute con le figure di riferimento primarie nel corso dei primi anni di vita. In particolare, poiché le storie di vita di alcuni gruppi di soggetti tossicodipendenti, e soprattutto per le donne eroinomani con basso livello di adattamento sociale, sono connotate da eventi traumatici e da relazioni trascuranti, abusanti e deprivanti, è possibile ipotizzare la presenza all’interno di questo gruppo di modelli di attaccamento prevalentemente insicuri, che le differenziano significativamente dalle altre donne appartenenti alla popolazione generale. Più specificamente, inoltre, la ricerca si propone di verificare l’eventuale esistenza di modalità di attaccamento insicuro (Distanziante o Coinvolto) specifiche di questo gruppo che lo differenzi sia da quanto emerso a proposito dei soggetti maschi (con gravità analoga), sia dalle distribuzioni riscontrate nelle donne della popolazione generale.

Per quanto riguarda, poi, la categoria di attaccamento Non Risolto rispetto ad un Lutto o un Trauma (U), riteniamo possibile ipotizzare una proporzione di comparsa che differisce significativamente da quella riscontrata nel gruppo di confronto. Un terreno di verifica, a questo proposito, riguarda l’assegnazione stessa della categoria rispetto al fatto che la non risoluzione riscontrabile in queste donne sia relativa a perdite o lutti subiti, oppure ad eventi traumatici da loro sperimentati.

Infine, utilizzando il metodo di valutazione di Crittenden (1999), ci si attende la presenza di modelli operativi multipli dell’attaccamento, indicativa di una difficoltà nell’organizzazione e nella rielaborazione mentale della storia di vita da parte del soggetto, collegata in particolare alla frammentazione delle esperienze di attaccamento che hanno portato a modalità di interpretazione dell'ambiente da parte del soggetto, alternativamente centrate sulle proprie capacità cognitive ed affettive, con conseguenti palesi disturbi di organizzazione del Sé.

 

Partecipanti

I partecipanti alla ricerca sono 52 donne: 26 tossicodipendenti in trattamento presso alcune Comunità Terapeutiche, Centri Diurni e/o Ser.T della regione Veneto e 26 reclutate tramite nidi delle regioni Veneto e Trentino Alto Adige, in cui erano inseriti i loro bambini.

I due gruppi sono risultati molto differenti relativamente ad alcune variabili socio-anagrafiche che riportiamo qui di seguito.

 

Il gruppo clinico

E’ composto da 26 donne tossicodipendenti (eroinomani e politossicodipendenti croniche) di età compresa fra i 20 e i 37 anni (età media x = 29), di cui 20 (77%) sono madri e 6 non hanno figli. Il 42% (N = 11) di esse è nubile, un altro 42% è sposato, mentre 2 soggetti (8%) sono separati o divorziati e altrettanti convivono con il partner, il quale nel 65% dei casi è stato o è tuttora tossicodipendente.

Per quanto riguarda il livello di scolarizzazione, la maggior parte dei soggetti è in possesso del Diploma di Licenza Media (17 soggetti, pari al 65%), 7 soggetti (27%) hanno conseguito il Diploma di Scuola Superiore, 1 soggetto è laureato e un altro possiede solamente la Licenza di Scuola Elementare.

Dal punto di vista lavorativo i dati non vengono riportati in quanto l’inserimento in comunità ha comportato una sospensione del lavoro.

Analizzando la composizione del nucleo familiare, nel 58% dei casi (N = 15) i genitori sono sposati, in 8 casi (29%) uno dei genitori è deceduto, 2 soggetti (8%) hanno i genitori separati e 1 soggetto è orfano di entrambi i genitori. Per ciò che concerne eventuali situazioni di disagio all’interno della famiglia di origine, 4 soggetti (15%) hanno padre alcolista e madre con patologia psichiatrica, 1 soggetto ha madre e padre alcolisti, 5 soggetti (pari al 19%) hanno il padre alcolista e 3 soggetti (pari al 12%) hanno la madre affetta da patologia psichiatrica. Il restante 50% (N = 13) non riporta casi di dipendenze o di patologie psichiatriche concernenti i genitori.

Inoltre il 30% (N = 8) ha storie attuali o passate di dipendenza nella fratria e 2 soggetti (pari all’8%) hanno fratelli con patologia psichiatrica. Il 19% del gruppo (N = 5) riporta lutti di sorelle o fratelli.

Nel 62% dei casi (N = 16) si riscontra la presenza di gravi maltrattamenti visti o subiti all’interno della famiglia, inoltre il 23% (N = 6) è stato abusato sessualmente nell’infanzia o nell’adolescenza: di questo, il 15% (N = 4) è stato vittima delle attenzioni sessuali di figure familiari e l’8% (N = 2) ha subito violenze da terze persone (un soggetto dal maestro di scuola e un altro da un extra-comunitario).

 

Il gruppo di controllo

E’ composto da 26 donne di età compresa tre i 24 e i 43 anni (età x = 33) per lo più madri (92%, N = 24). 23 sono sposate (88%), una è nubile, una convive con il partner e un’altra è vedova.

Per quanto riguarda il livello di scolarizzazione, il 50% del gruppo (N = 13) è in possesso del Diploma di Scuola Superiore, il 46% è laureato (N = 12) e un solo soggetto non ha proseguito gli studi dopo la scuola dell’obbligo.

Dal punto di vista dell’occupazione, la maggior parte di queste donne svolge un’attività impiegatizia (42%, N = 11), 4 di loro (15%) svolgono un lavoro part-time, 3 (11,5%) sono operaie ed altrettante sono disoccupate. Due soggetti (8%) sono insegnanti, altri due liberi professionisti e uno esercita la professione di infermiera.

Il nucleo familiare è perlopiù composto da entrambi i genitori (57%, N = 15), nel 27% dei casi (N = 7) un genitore è deceduto, 2 soggetti hanno i genitori separati o divorziati ed un soggetto solo è orfano di entrambi i genitori. Inoltre una donna è figlia di madre nubile, con padre tuttavia vivente.

All’interno di questo gruppo non si riscontrano storie di dipendenze patologiche, tuttavia la presenza di tossicomanie è stata rilevata in tre nuclei familiari (pari al 12%) dei nostri soggetti (padre alcoolista, madre depressa con dipendenza da psicofarmaci, fratello tossicodipendente).

Un soggetto solo riporta di avere subito maltrattamenti in famiglia e altri eventi traumatici non sono stati riscontrati. Nessun soggetto riporta di essere stato vittima di abusi sessuali né da parte di familiari, né da parte di terzi.

 

Strumenti di raccolta dei dati

Allo scopo di verificare le ipotesi della ricerca, a tutti i partecipanti è stata somministrata l’AAI (George, Kaplan, & Main, 1985) dopo aver loro spiegato lo scopo della ricerca e avere ottenuto il consenso per l’audio-registrazione dell’intervista. La somministrazione ha avuto la durata di circa un’ora.

Per quanto riguarda le donne tossicodipendenti, l’intervista è stata somministrata nelle strutture di cura, in una fase intermedia del percorso terapeutico.

 

Metodi di classificazione dei dati

L’intervista è stata trascritta secondo quanto indicato da Main (1995) ed è stata poi codificata da due giudici indipendenti utilizzando il metodo di valutazione proposto da Main e Goldwyn (1991).

Secondo tale procedura di valutazione, l’analisi dell’intervista avviene in due momenti distinti. Ad un primo livello, la valutazione è di tipo contenutistico: sulla base delle Scale dell’Esperienza vengono valutate le esperienze infantili del soggetto con le figure genitoriali. Ad un secondo livello, viene fatta un’analisi delle caratteristiche del discorso del soggetto relativo alla propria storia di attaccamento. Le Scale dello Stato Attuale della Mente costituiscono gli indici di analisi dello stato mentale del soggetto così come emerge dalla narrazione. Ognuna di queste può ricevere dal giudice un punteggio da 1 a 9.

 

Alla fine del processo di valutazione, è possibile assegnare una delle seguenti categorie generali descrittive della modalità di organizzazione mentale del soggetto relativamente all’attaccamento:

 

 

Attaccamento distanziante (Dismissing; Ds): viene assegnata agli individui che manifestano un tentativo attivo di limitare l’influenza delle esperienze e delle relazioni di attaccamento rispetto alla vita attuale, l’elemento comune è una particolare organizzazione di pensiero che consente loro di tenere l’attaccamento relativamente disattivato e non collegato dall’esperienza attuale della persona, sia attraverso l’idealizzazione delle esperienze o delle figure di attaccamento, sia attraverso un annullamento del ricordo o una sprezzante svalutazione di esse (Main & Goldwyn, 1991). L’esperienza reale di queste soggetti nell’infanzia è stata spesso segnata da carenze affettive da parte delle figure di attaccamento nei termini di distanza affettiva o attraverso comportamenti di rifiuto.

Attaccamento Sicuro (Free-Autonomous; F): i soggetti sicuri appaiono, nel corso dell’intervista, realmente liberi di esplorare i propri pensieri e sentimenti relativi alle aree indagate, fornendo un generale quadro di consapevolezza rispetto ai dati di realtà, come ai significati ad essi attribuiti (Main & Goldwyn, 1994). Essi, inoltre, mostrano una visione coerente della natura delle proprie esperienze con le figure significative dell’infanzia e, soprattutto, degli effetti di esse sul proprio stato della mente attuale (Crittenden, 1994-1996), come conseguenza di esperienze positive vissute nell’infanzia o di un attivo processo di rielaborazione di esperienze scarsamente supportive.

Attaccamento Coinvolto (Entengled-Preoccupied; E): viene assegnata quando i soggetti manifestano un quadro confuso, non obiettivo della propria esperienza passata, dal quale è possibile dedurre un loro coinvolgimento, un invischiamento, nell’ambito delle relazioni all’interno della famiglia che continuano ad agire sull’attuale stato della mente (Main & Goldwyn, 1991). L’elemento del coinvolgimento riveste un ruolo fondamentale nell’intervista di tali soggetti, impedendo loro di effettuare un processo di analisi e ripensamento obiettivo rispetto all’esperienza passata (Crittenden, 1996).

Attaccamento con traumi o lutti non risolti (Unresolved; U): viene attribuita quando sono presenti indici formali di una mancata risoluzione di specifici eventi della storia passata del soggetto, che possono avere rappresentato momenti di grave disorganizzazione dell’attaccamento, quali gravi lutti, abusi o traumi di altro genere subiti nell’infanzia (Hesse, 1996): Tale categoria si sovrappone alla categoria principale, tra quelle sopra riportate, che più si adatta ad una definizione esaustiva nel suo complesso.

Attaccamento Inclassificabile (Cannot classify; CC): l’intervista viene considerata inclassificabile quando gli elementi del discorso sono così complessi da non essere collocabili in nessuna delle categorie precedenti, l’individuo mostra così una notevole o insolita mescolanza di stati mentali per cui non sono evidenziabili alcun singolo stato o strategia organizzati. Tale eventualità risulta piuttosto rara nei soggetti appartenenti alla popolazione normale (Main & Goldwyn, 1994).

 

All’interno del gruppo delle donne tossicodipendenti è stata riscontrata la presenza di proporzioni assai elevate di interviste Non Classificabili (CC) secondo il metodo di Main e Goldwyn (1991), a causa della commistione di strategie e modelli mentali non organizzati. Tale caratteristica ha condotto all’applicazione dell’approccio di Crittenden (1994-96, 1999), alla valutazione dell’AAI, che propone una procedura meno sistematizzata e svincolata dall’uso delle scale, rispetto a quanto descritto, ma maggiormente centrata sulla "funzione" che i marcatori linguistici hanno nell’evidenziare l’organizzazione mentale del soggetto.

L’autrice propone di assegnare al soggetto un pattern misto ogni qualvolta ci si trovi nell’impossibilità di stabilire quale sia effettivamente il pattern dominante, partendo dal presupposto che in questi soggetti non esista un impiego prevalente di una determinata strategia mentale e che il soggetto utilizzi, a seconda delle circostanze e delle risorse disponibili, un insieme di strategie mal integrate fra loro. Le interviste così classificate sono, per Crittenden (1998, 1999), da considerarsi come indicative di patologia o, comunque, come indice di un’organizzazione incoerente tra modalità diverse di elaborazione mentale dell’informazione relativa all’attaccamento (Crittenden, 1998, 1999). Il pattern misto consiste dunque nell’affiancamento di più categorie di attaccamento che segue un ordine preciso: la prima categoria assegnata è prevalente rispetto alle seguenti ed ha maggior peso nella strutturazione mentale dell’individuo; la seconda categoria interviene nell’organizzazione mentale agendo in contrapposizione alla prima e rendendola spesso inefficace.

 

Metodo di analisi dei dati

A livello qualitativo, sono state studiate le frequenze e le percentuali allo scopo di ottenere elementi descrittivi generali relativamente alle distribuzioni dei soggetti rispetto alle categorie dell’attaccamento.

Per quanto concerne il confronto fra le distribuzioni dei due gruppi di soggetti, è stata utilizzata la statistica del Chi-quadrato che "rappresenta il grado di associazione fra due variabili per le quali si ipotizza indipendenza" (Cristante, 1992) definendo in modo globale la eventuale presenza di un’implicazione fra le variabili considerate.

Per un approfondimento statistico delle implicazioni rilevate dal Chi-quadrato è stato utilizzato il Modello di Analisi Multipla Log-lineare Saturo che "consente di approfondire l’analisi della sorgente dell’associazione di due variabili, fino al punto di stimare l’apporto che ogni categoria della variabile 1 e ogni categoria della variabile 2 dà all’associazione e, inoltre di stimare l’apporto che dà all’associazione ciascun incrocio delle due variabili nelle diverse caselle tavola di contingenza" (Cristante, 1992).

 

RISULTATI

L’accordo fra i giudici

Le interviste sono state valutate da due giudici indipendenti: relativamente al gruppo clinico, la percentuale di accordo raggiunta tra i giudici è stata dell’85% (k di Cohen = 0.721, p = 0.001) considerando tre categorie di attaccamento -Distanziante (Ds), Sicuro (F), Coinvolto (E)-, e del 92% (k = 0.89, p = 0.001) considerando quattro categorie di attaccamento -Distanziante (Ds), Sicuro (F), Coinvolto (E), Non Risolto (U)-.

In riferimento al gruppo di controllo, la percentuale di concordanza raggiunta è stata dell’82.5% (k di Cohen = 0.718, p = 0.001) considerando la distribuzione con tre categorie di attaccamento -Distanziante (Ds), Sicuro (F), Coinvolto (E)- ed ugualmente dell’82.5% (k = 0.74, p = 0.001) con quattro categorie di attaccamento e, dunque, includendo la categoria Non Risolto (U).

In relazione al confronto fra "pattern misto vs pattern semplice" di attaccamento, la percentuale di accordo tra i giudici, nel gruppo clinico, è stata del 96% (k = .898, p = .001) e dell’82.5% (k = 0.62, p = 0.001) per quanto riguarda il gruppo di controllo.

 

La distribuzione delle categorie di attaccamento nel gruppo clinico

Sulla base del metodo di valutazione proposto da Main e Goldwyn (1985-1991), il gruppo clinico di donne tossicodipendenti ha ottenuto la seguente distribuzione rispetto a tre categorie di attaccamento (Figura 1).

 

Figura 1

 

La maggior parte dei soggetti (61% pari a n = 16) risulta avere un attaccamento Coinvolto, seguito dal pattern distanziante (31% pari a 8 soggetti) e dalla categoria Sicuro (8% pari a 2 soggetti).

Per quanto riguarda la distribuzione rispetto a quattro categorie di attaccamento, la Figura 2 riporta le frequenze e le percentuali osservate.

 

 

Figura 2

 

Come si può notare, prevale la classificazione Non Risolto (U)(34% dei soggetti, n = 9). Quando utilizzata, questa categoria deve essere affiancata da una delle tre categorie che il giudice ritiene maggiormente descrittiva dello stato mentale del soggetto. Ai soggetti classificati come Non Risolti (U) è stata assegnata una categoria best fitting di attaccamento, che per tutti è stata la categoria C (Coinvolto); l’impiego di quattro categorie, quindi, sembra modificare la proporzione della categoria C, mentre non sembra incidere sulle distribuzioni ottenute dalle categorie Distanziante (Ds) e Sicuro (F). Questo dato, si pone in linea con i risultati di alcuni lavori in cui circa la metà degli adulti Coinvolti (C) è stata classificata Non Risolta (U) (van Ijzendoorn, 1995; van Ijzendoorn & Bakermans-Kranenburg, 1996), con la possibilità che vi sia una notevole sovrapposizione tra le due categorie (Mayseless, 1998).

Un altro aspetto da sottolineare riguarda il fatto che l’attribuzione della categoria Non Risolto (U) riguarda la non risoluzione da parte dei soggetti di eventi traumatici, piuttosto che da perdite o lutti, la cui descrizione è stata caratterizzata da errori nel monitoraggio del pensiero e da forti incoerenze che hanno generato la scelta della categoria. Tale dato sembra interessante proprio in riferimento al fatto che il trauma ed i suoi correlati sembrano essere gli elementi maggiormente identificatori dell’esperienza personale e relazionale delle donne considerate, spingendoci ad ipotizzare il loro ruolo non solo per ciò che concerne la qualità del legame di attaccamento, ma anche in riferimento alla costruzione del sintomo tossicomanico.

 

Il confronto con il gruppo di controllo

La distribuzione del gruppo di donne appartenenti alla popolazione generale rispetto a tre categorie di attaccamento (Figura 3), evidenzia una prevalenza di attaccamento Sicuro (F) (62%, n = 16), mentre il 23% (n = 6) è stato classificato Distanziante (Ds) e il 15 % (n = 4) risulta avere un attaccamento Coinvolto (E).

 

 

Figura 3

Distribuzione del campione in frequenze e percentuali rispetto a tre categorie di attaccamento

 

SICURO

(F)

EVITANTE

(Ds)

COINVOLTO

(E)

 

 

Freq.

%

Freq.

%

Freq.

%

Totale Freq.

 

Gruppo clinico

2

8%

8

31%

16

61%

26

 

Gruppo di controllo

16

61%

6

23%

4

15%

26

 

                 

 

 

Il confronto con il gruppo clinico è stato effettuato elaborando la statistica del Chi-Quadrato, tramite la quale abbiamo ottenuto un valore di c2( g.l. = 2, N = 52) = 8.375; p = .0001 che risulta essere statisticamente significativo.

Attraverso i Modello di Analisi Multipla Log-lineare, abbiamo ottenuto i risultati riportati in Figura 4.

 

Figura 4

Risultati dell’Analisi Log-lineare nel confronto fra i due gruppi

rispetto a tre categorie di attaccamento

 

SICURO

(F)

EVITANTE (Ds)

COINVOLTO (E)

 

Gruppo clinico

-3.453**

0.888

3.147**

0.761

Gruppo di controllo

3.453**

-0.888

-3.147**

-0.761

 

-0.650

0.082

0.676

 

a (della tabella) = .05

a (della cella) = .025

z critico = 1.96, p < .05 **Valori lambda std significativi

 

Dall’analisi risulta un’associazione negativa tra la categoria Sicuro (F) ed il gruppo clinico, mentre emerge un’associazione positiva per la categoria Sicuro (F) e il gruppo di controllo. Al contrario, la categoria di attaccamento coinvolto (E) è positivamente associata al gruppo clinico.

Anche per il gruppo di controllo, sono state stimate le distribuzioni dei pattern rispetto a quattro categorie (Figura 5) e sono state poi confrontate con le distribuzioni del gruppo clinico.

 

Figura 5

Distribuzione del campione in frequenze e percentuali rispetto a quattro categorie di attaccamento

 

 

SICURO

(F)

EVITANTE (Ds)

COINVOLTO (E)

NON RISOLTO (U)

 

 

Freq.

%

Freq.

%

Freq.

%

Freq.

%

Totale Freq.

 

Gruppo clinico

2

8%

8

31%

7

27%

9

34%

26

 

Gruppo di controllo

16

61%

6

23%

2

8%

2

8%

26

 

                         

 

Si può notare la prevalenza della classificazione del pattern Sicuro (F) nel gruppo di donne appartenenti alla popolazione generale (61%, n = 16). Seguono la categoria Distanziante (Ds) che è stata assegnata a 6 soggetti (23%), mentre l’8% (n=2) risulta avere un attaccamento Coinvolto (E). Allo stesso numero di donne (2 soggetti, pari all’8%) è stata assegnata la categoria Non Risolto (U).

Il confronto fra i due gruppi evidenzia un valore di c2 (g.l. = 3; N = 52) = 18.407; p = .0004 che suggerisce l’esistenza di una relazione statisticamente significativa fra le variabili prese in considerazione.

L’utilizzo dell’analisi Log-lineare ha riscontrato le associazioni riportate in Figura 6.

Figura 6

Risultati dell’Analisi Log-lineare nel confronto fra i due gruppi

rispetto a quattro categorie di attaccamento

 

 

SICURO

(F)

EVITANTE

(Ds)

COINVOLTO (E)

NON RISOLTO (U)

 

Gruppo clinico

-3.611 **

0.088

1.503

1.910

0.665

Gruppo di controllo

3.611 **

-0.088

-1.503

-1.910

-0.665

 

0.388

1.242

-0.858

-0.493

 

a (della tabella) = .05

a (della cella) = .017

z critico = 2.12, p < .05 ** Valori lambda standardizzati significativi

 

 

Come si può vedere, la categoria di attaccamento Sicuro (F) è positivamente associata ai soggetti appartenenti alla popolazione generale e negativamente associata al gruppo dei soggetti tossicodipendenti.

Il confronto considerando quattro categorie non ha evidenziato alcuna differenza significativa tra i due gruppi rispetto alla categoria Non Risolto (U). Riteniamo tuttavia che questo sia dovuto alla possibile dispersione dei soggetti, piuttosto che all’omogeneità dei due gruppi rispetto a questa categoria. Per questo, abbiamo ritenuto opportuno effettuare una verifica di tale aspetto contrapponendo i campioni secondo la dicotomia Non Risolto (U)/ Altre categorie di attaccamento (Figura 7). Il raggruppamento dicotomico dei soggetti dovrebbe consentire una migliore evidenziazione delle differenze relative alla categoria Non Risolto (U) di interesse.

Figura 7

Distribuzione del campione in frequenze e percentuali rispetto alla dicotomia Non risolto/Altre categorie di attaccamento

 

 

 

NON RISOLTO (U)

ALTRE CATEGORIE DI ATTACCAMENTO

 

 

Frequenze

Percentuali

Frequenze

Percentuali

Totale frequenze

Gruppo clinico

9

35%

17

65%

26

 

Gruppo di controllo

2

8%

24

92%

26

 

Operando un confronto fra le distribuzioni nei due campioni considerati, attraverso la statistica del Chi-Quadrato, è emersa una differenza statisticamente significativa [c2 (g.l. =1, N = 52) = 5.650; p = .0175], confermata anche dall’Analisi Log-lineare. La presenza della categoria di attaccamento Non Risolto (U) è associata positivamente al gruppo delle donne tossicodipendenti e negativamente al gruppo delle donne della popolazione generale (Figura 8).

 

 

Figura 8

Risultati dell’Analisi Log-lineare nel confronto fra i due gruppi

rispetto alla dicotomia Non Risolto/ Altre categorie di attaccamento

 

 

NON RISOLTO (U)

ALTRE CATEGORIE DI ATTACCAMENTO

 

Gruppo clinico

2.192**

-2.192**

1.374

Gruppo di controllo

-2.192**

2.192**

-1.374

 

-3.700**

3.700**

 

a (della tabella) = .05

a (della cella) = .05

z critico = 1.64, p < .05 ** Valori lambda std significativi

 

La distribuzione dei pattern di attaccamento secondo il metodo di Patricia Crittenden nel gruppo clinico

Come descritto in precedenza, la valutazione attraverso il metodo di Crittenden (1994-96, 1999) prevede la possibilità di assegnare un pattern misto composto da più categorie a quei soggetti nei quali si rivela impossibile l’individuazione di una strategia mentale di attaccamento predominante. Contrapponendo dunque il Pattern Misto vs Semplice nel gruppo delle donne tossicodipendenti abbiamo ottenuto la seguente distribuzione (Figura 9).

 

Figura 9

 

 

Come si può notare dalla Figura 9, nell’81% dei casi (n = 21) l’intervista è stata forzata all’interno di una singola categoria di attaccamento, a motivo della complessità che la caratterizzava. La scelta di giustapporre almeno due categorie di attaccamento che definissero le caratteristiche mentali dei modelli operativi di attaccamento di questi soggetti evidenzia, perciò, la difficoltà di individuare nelle loro interviste strategie unitarie di elaborazione delle informazioni relative all’attaccamento come anche caratteristiche del discorso confuse.

 

Il gruppo di controllo ed il confronto

Come per il gruppo clinico, è stata presa in considerazione l’assegnazione di un Pattern Semplice vs Pattern Misto. Esponiamo la percentuale delle distribuzioni di seguito in Figura 10.

 

Figura 10

Distribuzione del campione in frequenze e percentuali

rispetto alla dicotomia pattern Misto/Semplice

 

 

PATTERN MISTO

PATTERN SEMPLICE

 

 

Frequenze

Percentuali

Frequenze

Percentuali

Totale frequenze

 

Gruppo clinico

21

81%

5

19%

26

 

Gruppo di controllo

4

15%

22

85%

26

 

Solo il 15% dei soggetti del gruppo di controllo (N = 4) ha ottenuto una classificazione mista contro l’81% delle donne tossicodipendenti. Anche in questo caso, il valore di Chi-Quadrato, c2 (g.l = 1, N = 52) = 11.345; p = .0008, rispecchia la presenza di un’associazione statisticamente significativa fra le variabili considerate.

L’Analisi Log-lineare rivela l’esistenza di un’associazione statisticamente significativa fra il gruppo clinico e il pattern Misto e un’associazione negativa fra lo stesso gruppo e il pattern Semplice. Per il gruppo di controllo tali associazioni si verificano in senso contrario (Figura 11).

 

 

Figura 11

Risultati dell’Analisi Log-lineare nel confronto fra i due gruppi

rispetto alla dicotomia pattern Misto/ Semplice

 

 

PATTERN MISTO

PATTERN SEMPLICE

 

Gruppo clinico

3.205**

-3.205**

-0.583

Gruppo di controllo

-3.205**

3.205**

0.583

 

1.237

-1.237

 

a (della tabella) = .05

a (della cella) = .05

z critico = 1.64, p < .05 ** Valori lambda std significativi

 

 

Discussione

Da quanto osservato, emerge una sostanziale differenza tra le distribuzioni delle categorie di attaccamento nei due gruppi considerati. Rispetto, infatti, sia a tre che a quattro categorie, i risultati illustrano come le donne della popolazione generale siano prevalentemente caratterizzate da un attaccamento sicuro (F), ossia da un modello di organizzazione mentale dell’esperienza di attaccamento, funzionale e favorente un adeguato adattamento del soggetto al proprio ambiente, che dovrebbe derivare, come ipotizza la teoria, da relazioni primarie con figure di riferimento adeguate e sensibili nel corso dello sviluppo (Bowlby, 1969-1980). La distribuzione osservata, inoltre, non solo si pone in linea con gli assunti teorici, ma anche con i dati riportati da van Ijzendoorn e Bakermans-Kranenburg (1996) nel loro lavoro di meta-analisi sull’applicazione dell’AAI a diversi campioni di soggetti della popolazione generale, appartenenti a vari contesti culturali, spingendoci a considerare il presente gruppo di donne non tossicodipendenti come un buon confronto rispetto alla popolazione clinica considerata.

Diversamente, nel campione clinico emergono proporzioni assai elevate di attaccamento insicuro, la cui presenza è riconducibile a diversi fattori, tra cui, l’esposizione di questi soggetti a contesti di crescita particolarmente disadattivi sperimentati prococemente. Come evidenziato anche dai dati socio-demografici descrittivi, infatti, il contesto affettivo-relazionale delle donne tossicodipendenti nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza è stato caratterizzato da situazioni di grave disagio presenti, soprattutto, all’interno delle famiglie di origine; secondo quanto ipotizzato dalla teoria, diversamente da situazioni di accudimento sensibile che costituiscono elementi di protezione per il soggetto e per la costruzione della sicurezza, ambienti di allevamento e di crescita insensibili, trascuranti o marcatamente maltrattanti possono costituirsi invece come fattori continuativi di rischio evolutivo la cui portata invalida proprio l’esperienza di base sicura (Bowlby, 1988; Cicchetti & Rizley, 1981; Rutter, 1989). In termini di ecologia dello sviluppo (Bronfenbrenner, 1977, 1979) è possibile parlare di sistemi genitore-bambino-ambiente disfunzionali che hanno condotto all’esperienza precoce di trascuratezza e cure non adeguate all’interno delle famiglie di origine di queste donne, la cui carenza fondamentale sembra quella della protezione fornita dalle figure di riferimento primarie, talvolta matrici del pericolo a cui esse sono state esposte.

In particolare, le donne tossicodipendenti partecipanti alla ricerca sono caratterizzate da un attaccamento di tipo Coinvolto (E) con aspetti di passività, rabbia, e confusione che sembrano testimoniare proprio la loro difficoltà nell’integrazione a livello mentale dei contenuti dell’esperienza vissuta con le proprie figure di attaccamento. Specificamente, il correlato della confusione che attraversa le modalità narrative dei soggetti sembra espressione di una scarsa capacità di mentalizzazione anche a livello metacognitivo riconducibile, da un punto di vista clinico, al funzionamento dei soggetti tossicomani nei quali l’azione spesso sostituisce la riflessione ed il pensiero che divengono, come in questo caso, vaghi e incoerenti (Bergeret, 1982; Olievenstein, 1993).

In relazione alle tre categorie, il modello Coinvolto (E) rispetto alle esperienze del passato riguarda il 61% dei soggetti, contro il 15% delle donne del gruppo appartenente alla popolazione generale. Questa categoria di attaccamento rivela di fatto un’incapacità del soggetto di muoversi oltre un senso di sé, il quale risulta coinvolto, appunto, o intrappolato dai ricordi di relazioni precoci o esperienze negative che nel momento attuale sembrano ancora attivi ed operanti a livello dell’organizzazione mentale (Main & Goldwyn, 1991). Secondo quanto descritto dagli autori, dal punto di vista del funzionamento mentale, infatti, i soggetti invischiati (E) denotano un afflusso di emotività irrompente, il quale difficilmente riesce ad essere arginato da strategie di tipo cognitivo (Crittenden, 1999, Main & Goldwyn, 1991). Tali soggetti possono avere modalità passive che denotano una mal definita esperienza d’infanzia (E1); oppure apparire ancora profondamente arrabbiati e in conflitto rispetto ad esperienze o a relazioni infantili (E2); o ancora, rivelare uno stato di paura, confusione e sopraffazione rispetto ad esperienze traumatiche del passato e rispetto alle esperienze di attaccamento (E3). Quest’ultima sotto-categoria è quella più francamente patologica ed è raramente usata in campioni della popolazione generale (Main & Goldwyn, 1985-1991): nessun soggetto, infatti, appartenente questo gruppo di donne, ha ricevuto tale categoria di classificazione, contro 5 delle donne tossicodipendenti.

La prevalenza di questo modello di attaccamento insicuro si discosta da quanto osservato nei giovani tossicodipendenti uomini il cui modello prevalente è quello Distanziante (Ds) (Ammaniti et al., 1997; Fava Vizziello et al., 1997), delineando una sorta di specificità al femminile nella manifestazione dell’insicurezza in questo gruppo di soggetti. A fronte, infatti, di una rete fortemente povera e deteriorata sembra che la scelta maschile conduca ad un meccanismo di difesa maggiormente basato sull’esclusione e sulla coartazione mnestica e affettiva dell’esperienza, che la donna utilizza in misura minore a causa dell’invischiamento e della confusione. In altre parole, è come se il coinvolgimento emerso dai resoconti di queste donne si costituisse come una sorta di strategia fallimentare di non mentalizzazione dell’esperienza passata e delle sequele ancora presenti ad essa collegate, in termini sia di sviluppo del sé, sia di sviluppo del sintomo. In tal senso, i soggetti tossicodipendenti maschi sembrano attuare strategie maggiormente protettive di allontanamento, laddove per le donne l’autoprotezione é ancora più difficoltosa.

Tali aspetti emergono in maniera ancora più evidente quando consideriamo quattro categorie di attaccamento, in cui la non risoluzione riguarda proprio esperienze traumatiche, piuttosto che lutti o perdite sperimentate nell’infanzia dai soggetti. La presenza consistente della categoria Non Risolto (U) interessa, infatti, episodi di maltrattamento visti o subiti all’interno del nucleo familiare che vengono riportati da un numero considerevole di soggetti (n = 16) e che sembrano costituire nuclei di notevole sofferenza e di disagio rispetto alla crescita. Tali episodi si connotano come atti e carenze che turbano gravemente il bambino, attentando alla sua integrità corporea, al suo sviluppo fisico, intellettuale e morale, attraverso comportamenti trascuranti e/o lesioni fisiche, psichiche o sessuali da parte delle figure di riferimento che, per definizione, dovrebbero garantire l’integrità fisica e psicologica del piccolo stesso, prendendosi cura di lui (Quarto colloquio criminologico del Consiglio d’Europa; 1978), costituendo una drammatica contraddizione dell’usuale cura, nutrimento ed amore che i genitori elargiscono ai propri bambini (Mrazek & Mrazek, 1985).

Le esperienze abusanti, vissute ed esperite dal gruppo delle donne tossicodipendenti, si contraddistinguono non solo per gravità e drammaticità, ma soprattutto per la caratteristica di ripetitività nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza di tali soggetti che sembra averli resi incapaci di prevedere e di organizzare comportamenti e strategie difensive a riguardo.

Laddove infatti il genitore diviene fonte di paura per il bambino, perdendo la funzione protettrice e di "base sicura" (Ainsworth, 1978), per il bambino diventa difficile costruirsi un quadro integrato di strategie cognitive ed emotive poiché egli non sa cosa e quando aspettarsi dal genitore nel momento dell’espressione della propria condizione di bisogno. Gli effetti di tali episodi sono ancora visibili nella vita attuale di queste donne, le quali risultano inefficaci nelle modalità cognitive di processamento dell’informazione proveniente dall’ambiente e dalle relazioni, rispondendo agli abusi con modalità al limite del disorientamento e della disorganizzazione.

Potremmo ipotizzare che le imponenti differenze di incidenza e di prevalenza della politossicodipendenza grave nella popolazione generale dei tossicodipendenti, tra maschi e femmine, indichi anche una diversa patogenesi tra i due sessi: estrema ratio per la donna, quasi sempre colpita precocemente e ripetutamente nel corpo, con coinvolgimenti in forme di prostituzione e di ripetuti aborti volontari avvenuti nel più totale disprezzo di se stessa per procurarsi la sostanza. Il corpo disprezzato diventa il luogo del passaggio all’atto, mentre il corpo gravido o il figlio da poco partorito, che ritroviamo nella maggior parte delle nostre donne tossicodipendenti, il luogo utopico del riscatto. Non è comunque da escludere che parte di questi attaccamenti costituiscano l’effetto dei drammatici tentativi di elaborazione della propria dignità femminile da ritrovare e della propria genitorialità da ricercare a dispetto delle esperienze passate in gravidanza e nel periodo successivo alla nascita.

A questo proposito, Walsh (1995) ipotizza una connessione ed una similitudine eziologica tra alcuni comportamenti tra cui la promiscuità sessuale, definita come licenza sessuale all’interno di un gruppo, ed in particolare l’abuso di droghe che vengono accomunati all’origine, in quanto in connessione con uno stile di attaccamento insicuro; entrambi questi comportamenti potrebbero costituire agiti la cui patogenesi è collegabile con una difesa dalla continuità negli attaccamenti e con la possibilità di distanziarsi dalle singole figure e dal pesante flusso esperienziale della vita quotidiana.

E’ comunque importante sottolineare che queste considerazioni riguardano i partecipanti al nostro studio (e non possono sic et simpliciter essere estese a tutto il fenomeno tossicomanico femminile) che è costituito da donne con storie tanto difficili, che neppure di fronte ad una gravidanza hanno trovato aiuto nella famiglia di origine, né in quella del partner ed hanno avuto bisogno di particolari strutture residenziali di sostegno.

Ulteriore conferma ai dati riportati, deriva dalla massiccia percentuale di soggetti ai quali è stata assegnata una categoria mista, implicante un Modello Operativo multiplo di attaccamento che sembra porsi come caratteristica prevalente dell’organizzazione mentale dei soggetti. Tale risultato, inoltre, sembra connesso concettualmente anche ai risultati emersi dalle distribuzioni rispetto a tre e a quattro categorie di attaccamento, costituendo una sorta di verifica del peso reciproco di questi due aspetti.

In altre parole, è possibile pensare che esista una sorta di filo conduttore tra la molteplicità del Modello di attaccamento e l’insicurezza, come se entrambi questi aspetti appartenessero ad un più vasto ambito di disfunzionalità delle rappresentazioni di attaccamento, laddove l’impossibilità della sicurezza costituisce un impedimento anche ad una organizzazione alternativa. In sostanza, un pattern di attaccamento insicuro, ma intrinsecamente coerente ed integrato potrebbe ugualmente costituire un Modello, di fatto, adattivo e strategico rispetto alla gestione individuale delle risorse personali e delle richieste ambientali.

In questa direzione, un contributo interessante proviene dai risultati emersi da una ricerca in ambito italiano (Simonelli, 1998), in cui si è riscontrata all’interno di un campione normativo di donne, una associazione statisticamente significativa tra l’assegnazione della categoria sicuro (F) e la presenza di un Modello unitario di attaccamento, quando considerata la dicotomia Modello Unitario vs Multiplo secondo le indicazioni di Crittenden (1999).

La commistione di strategie di attaccamento che caratterizza le donne tossicodipendenti sembra emergere come una sorta di collasso dell’organizzazione, probabilmente un collasso dalle origini, nel senso che la struttura rappresentativa non ha mai potuto raggiungere una forma unitaria nel corso dello sviluppo costruendosi sulla incoerenza e sulla disorganizzazione dell’esperienza e, in particolare, dei modi alternati di valutazione della stessa.

Un’altra chiave di lettura delle storie di vita e delle esperienze che hanno improntato il percorso di questi soggetti, potrebbe essere fornita dalla valutazione del peso che alcuni eventi particolarmente forti e traumatici possono rivestire relativamente all’instaurarsi del sintomo tossicomanico e della dipendenza.

L’alternanza tra evitamento ed invischiamento rimanda, comunque, ad un meccanismo di non integrazione in cui la difficoltà ad elaborare congiuntamente i diversi aspetti dell’esperienza sembra condurre ad una scissione dei modi di rapportarsi alla realtà interna, come a quella esterna, a tal punto da rendere irrecuperabile l’unità finale. La confusione relativa, quindi, allo stato mentale dell’attaccamento richiama processi di cattiva integrazione, sia a livello affettivo che a livello cognitivo (Crittenden, 1999), attualmente operanti in queste donne.

L’atto in sé della assunzione di sostanza (continuato in genere durante la gravidanza, talora al momento stesso del parto, non raramente anche durante i primi anni di vita del bambino, sporadicamente, nonostante la protezione della comunità), in relazione alla condizione di attaccamento insicuro, potrebbe forse essere considerato nella sua duplice funzione: da una parte il ricorso attivo alla sostanza sembra consentire a tali soggetti il raggiungimento di una momentanea e transitoria condizione di annullamento delle difficoltà, una vera e propria autoterapia di fronte ad una tensione insopportabile. Diversamente dal bambino che, in situazioni di disagio e di pericolo, torna alla "base sicura" per ripristinare quel sentimento interno di sicurezza che lo rende poi capace di esplorare il mondo, i soggetti tossicomani cercano nella sostanza un ausilio esterno in grado di esorcizzare momentaneamente le paure e i fantasmi della loro vita, ma sulla base dell'esclusione delle difficoltà ambientali tra cui le difficili condizioni familiari grazie ad una alterazione dello stato di coscienza.

Più difficile, per noi, é concepire l’effetto psicotropo della sostanza come un’integrazione temporanea delle strategie mentali, attraverso l’illusione riparatoria nella ricomposizione di quel senso di unità personale perduto come sintetizzato da Mc Dougall (1988) "la droga avrebbe il compito di restituire al soggetto il sentimento di essere "reale", "vivo", valido colmando i vuoti dell’Io, i vuoti di senso, per quanto riguarda la propria identità ed il modo di pensare al mondo". Ci sembra che, almeno in queste donne, l'abuso di droghe che si ricolleghi in gran parte ad abusi fisici e psichici, subiti nella realtà nella relazione con le figure genitoriali, non dia pace a un ritrovamento del sentimento del proprio io, ma che perpetui pesanti vissuti masochistici, di degrado e di autosvalutazione.

 

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