Incontro del 25.6.99

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10 ottobre, 2012 - 17:49

INTRODUZIONE

 

VIGANO': farò un'introduzione volutamente breve, spero di contenerla in un quarto d'ora, venti minuti, dei problemi e delle domande emersi durante la discussione dei casi, attorno alla parola transfert e controtransfert. Ho qui tutte le trascrizioni fatte dei casi sia dell'anno scorso che di quest'anno e sono andato a rivedere un po' i dibattiti che si producevano.

Partirò da una considerazione: sono andato a riguardarmi il Gabbard per vedere su qs tema del transfert-controtransfert come lo impostava, come veniva messo, perché in fondo il trattato è di Psichiatria psicodinamica e direi che il termine Psicodinamica si accentra fondamentalmente sul binomio transfert-controtransfert, in esso risiede la tipicità che rende dinamica una prospettiva clinica. Quello che cercherò di illustrarvi, il problema che individuo come centrale, è quello di togliere il concetto di dinamica da un certo... impasse, dall'incollamento immaginario sull'idea che transfert-controtransfert vogliano dire attenzione alla psicologia della relazione soggettiva. In realtà qs è vero, sì, ma vale la pena di darne gli algoritmi di calcolo, occorre sottrarre qs relazione ad una pratica che la rende generica. Non si tratta di una relazione qualunque, essa implica una precisa concezione dell'amore e dei suoi rapporti con il sapere.

Il Gabbard nell'introduzione del suo manuale dedica due paragrafetti, uno al transfert, uno al controtransfert, molto veloci, una pagina ciascuno, dove riprende fondamentalmente concetti e definizioni classiche della psicoanalisi freudiana: il transfert come ripetizione di una relazione d'oggetto della vita infantile nell'attualità della relazione terapeutica, un "errore di persona". Quindi un fenomeno legato al concetto, alla struttura della ripetizione. C'è una definizione ripresa da Brenner molto semplice: "ogni relazione oggettuale - dice - è una nuova aggiunta ai primi definitivi attaccamenti dell'infanzia. Il transfert è ubiquitario, si sviluppa in ogni situazione psicoanalitica perché si sviluppa in ogni situazione in cui un'altra persona è importante nella propria vita."

In modo molto semplice si dice che il tr. è una struttura della soggettività umana; che la psicoanalisi non fa che prendere una struttura universale e metterla nel laboratorio psicoanalitico, mette la tecnica dell'incontro, quello che alcuni chiamano setting, in modo tale da sfruttare al massimo qs macchina del tr. che è, come tale, una macchina universale che caratterizza la struttura del soggetto in quanto funziona ad inconscio.

A proposito invece del controtransfert. il Gabbard dice: in fondo si tratta sempre di transfert: quello del pz è sostanzialmente identico ad un analogo transfert che si produce da parte della persona dell'operatore. Anche lui ha un suo passato, ha delle sue strutture infantili che tendono a ripetersi nelle relazioni; io aggiungerei: nell'ipotesi che il pz sia per qs operatore una persona importante! Quanto più è importante il pz per il curante, tanto più ci sarà investimento transferale. Ecco, qui parla di fenomeni identici di transfert e controtransfert. e quindi li mette come fossero speculari. Però poi sviluppando il concetto di controtransfert qs specularità, qs identità viene subito smentita nel testo stesso del Gabbard, quando dice che l'operatore riflette silenziosamente sulla possibile origine di quei sentimenti nel contesto di relazioni del passato. Introduce quindi una differenza sostanziale tra transfert e controtransfert. nel senso che il tr. del pz è parlato ed agito, il controtransfert. dell'operatore, almeno nella situazione clinica, è silenzioso, è un lavoro che il curante deve svolgere senza la presenza del pz. Dunque non si tratta di una analisi a deux - il controtransfert. È da elaborarsi da parte dell'operatore silenziosamente, vuol dire a casa sua, non nel setting analitico. Qui c'è già una dissimmetria molto importante. Basta. Nella premessa non dice altro, i concetti sono qs.

È interessante vedere come, capitolo per capitolo della clinica, questi due concetti vengono ripresi. Ne ho fatto una lettura trasversale, sono andato a vedere il posto che viene dato di volta in volta a transfert e controtransfert nella Schizofrenia, nei disturbi Borderline, nei disturbi di personalità narcisistica ecc...

Ne ho fatta una specie di rapida statistica dove si vede ad es. che sul tema Schizofrenia la parola tr- controtransfert per tutto il capitolo non compare mai, mentre al contrario nei disturbi Isterici ci sono quasi 15 pagine sulle 25 del capitolo Isteria dedicate al problema del transfert erotico, cioè alla tendenza tipicamente isterica di investire eroticamente la figura del terapeuta, presentando così una difficoltà nel trattamento.

Un'altra forma clinica in cui viene presentato come problematico il transfert è quella del disturbo di personalità Borderline: anche lì transfert molto difficile da trattare, tendenzialmente negativo, che si negativizza facilmente, oppositivo e via di seguito. Qs sono i due capitoli dove il transfert prende quasi la metà della trattazione della forma clinica stessa. Ci sono altre due esemplari forme cliniche nelle quali il posto preminente della trattazione viene preso invece dal controtransfert., sono: una, la Paranoia, che pone dei grossi problemi di controtransfert. - e qui viene citato Winnicott ed il suo concetto di "odio oggettivo" - cioè dice: è inutile, scusate il termine, menarcela tanto, i paranoici noi li odiamo, ci suscitano inevitabilmente un odio - dice - oggettivo: è proprio dell'oggetto "paziente paranoico" suscitare qs sentimento. Se uno non lo avverte è perché c'è una forma di denegazione inconscia di qs odio. Quindi il problema controtransferale è fondato sull'elaborazione di qs odio. Anche a proposito del disturbo di personalità narcisistico si pongono diverse questioni, di cui una è centrata sul problema del controtransfert.. Quindi la scelta terminologica tr- controtransfert. varia nella spontaneità della trattazione, viene diversamente svolta, a seconda della situazione clinica e qs si è ripetuto anche nei nostri casi. In certi casi è stato più problematico il lato transferale e la sua trattabilità, in certi altri si è rivelata problematica la posizione soggettiva dell'operatore. Quindi c'è una oscillazione di qs termini nella trattazione clinica, che sembrerebbe dipendere dall'attribuzione soggettiva del transfert in quanto resistenza al trattamento.

Questa mia lettura da indice analitico del testo di Gabbard riserva un'altra sorprea. Nei capitoli iniziali - dove si parla in generale dei vari tipi di trattamento, individuale, di gruppo e mediante ricovero ospedaliero - transfert e controtransfert. compaiono principalmente a proposito del ricovero ospedaliero, mentre non se ne fa cenno rispetto al trattamento individuale. In quest'ultimo caso se ne fa un accenno e viene dato per scontato, se ne parla poco a proposito del trattamento di gruppo, mentre il trattamento ospedaliero è incentrato su di un lungo capitolo titolato: " un modello di transfert - controtransfert.".

Quindi si parte da una considerazione che era già stata fatta da Freud (che qui - senza citarlo - riprende pari pari) e cioè che l'istituzione ospedaliera, il luogo di ricovero è un luogo di forte corrente transferale. Freud parlava di un tr. sui muri stessi del manicomio. Qs lo si è visto sperimentalmente adesso che si sono dovuti dimettere tutti i ricoverati residui degli ex manicomi... la difficoltà strutturale, soggettiva, propria dello psicotico cronico a staccarsi da quei muri, quei luoghi dove, se non altro, aveva vissuto 10, 15, 20, 30 anni. Non solo per il contesto di abitudini che si erano formate, ma per l'identità soggettiva che qs muri erano venuti strutturando. Quindi qs famosa istituzionalizzazione non ha solo una connotazione negativa di cronicizzazione...ecc., ma anche una struttura identificativa di un soggetto, che si scompensa, che va nella violenza, va nell'aggravamento dei sintomi, una volta tolto da quell'istituzione.

Mi sembra interessante qs osservazione perché mi dà... l'avvio per l'osservazione, la proposta che vorrei fare circa un algoritmo, cioè uno schemino di calcolo possibile del transfert, più strutturale e meno agganciato alla nostra tradizione psicologistica di pensare il tr. come il pz che si innamora dell'analista. Questa è infatti la vignetta di tutti i giornali maschili e femminili.... prima o poi ci si innamora dell'analista, e di qui tutti gli interrogativi.. se si può fare l'amore sì o no... tutte qs storie...

quindi l'immaginario collettivo è catturato da quello che qui (Gabbard) chiama il problema del transfert erotico dell'Isterico. Ma in realtà qs è un caso particolare: la struttura del tr. è una struttura della soggettività.

Il Gabbard ne dà due connotazioni, riprendendole dalla tradizione analitica: una struttura del soggetto come tale, almeno partendo dalla considerazione analitica del soggetto; e secondo, il transfert come tale riguarda l'Altro, anche l'altro istituzionale e non si riferisce quindi eminentemente ad un'altra persona, ma si riferisce piuttosto ad un interlocutore simbolico, e quindi anche istituzionale del soggetto.

Quindi io vi ripropongo lo schemino con cui pensare il tr. In quanto struttura di base della soggettività umana, in quanto struttura relazionale, meglio struttura divisa del soggetto: è l'unica scoperta della psicoanalisi, quella che siamo abituati a chiamare col nome di Inconscio. Cosa ha scoperto Freud? L'Inconscio. In realtà è stata un'invenzione, non c'era niente da scoprire. La struttura che ora vado a scrivere alla lavagna è una formula più generalizzata, più strutturale di pensare l'Inconscio.

S ------------------à A

S/ ß ---------------- A

Il soggetto umano è un sg che si costituisce a partire da una relazione a feed-back con l'altro, in particolare con l'Altro del mondo simbolico, del linguaggio. E' la proposta che ha fatto Lacan: rileggere Freud a partire dalla linguistica e che si concentra nel famoso aforisma "l'Inconscio è strutturato come un linguaggio".

Quindi questo A grande è l'insieme di tutti i significanti, quindi l'elemento simbolico che organizza la vita del sg . Questo A non è solo il codice, ma al contempo è il luogo che racchiude i significanti della storia particolare, biologica, delle soddisfazioni del soggetto. La verità del soggetto viene così custodita e alienata in un luogo "profondo" e al contempo esterno, con il risultato di dividere il soggetto tra ciò che percepisce di sé e ciò che lo determina nel profondo del proprio corpo, nella memoria inconscia delle sue cellule. Quindi il sg si struttura a partire da una relazione con l'Inconscio, da cui gli ritorna il senso della propria esistenza. Potete, tanto per avere un esempio chiaro in testa di qs struttura complessa della soggettività umana, considerare il fenomeno fondamentale della parola: nella direzione dal soggetto all'Atro c'è la voce, l'elemento corporeo, somatico, l'emissione di vibrazioni sonore, quelle che sto producendo adesso e che vengono amplificate dal microfono, dall'altoparlante. Mentre dall'Altro, di ritorno, viene il senso: il senso dell'emissione sonora che io compio attraverso la laringe, le mie corde vocali, il senso mi ritorna dall'Altro. Il senso non c'è prima dell'atto di parola, di ogni atto umano, esso è l'esito di un'operazione complessa e dinamica. L'Altro come struttura, come luogo, è incarnato da tanti altri, dagli altri, da voi che state ascoltando. L'emissione delle mie parole, dei miei suoni mi accorgo che ha senso a partire dagli altri che siete voi, dalla faccia che fate, dall'attenzione che prestate, dal feedback che mi restituite. Tant'è vero che a volte questa struttura complessa può desincronizzarsi, scindersi negli elementi che la costituiscono. Allora capita che chi parla è così preso dal senso di quel che vuol dire, che ad un certo punto non si sente più la sua voce, sul concetto più importante c'è un calo di voce, la concentrazione sull'asse del senso lo distoglie dalla fisicità dell'emissione del suono.

O, viceversa, se uno è così attento all'emissione del suono, mettete il cantante lirico, può perdere o far perdere di vista completamente il senso di ciò che sta dicendo... sono note musicali quelle che Pavarotti emette... e spesso il senso della frase che sta pronunciando si perde. Quindi sono due assi che solo psicologicamente siamo abituati a pensare come coincidenti, e quindi a ritenere che la parola sia strumento di comunicazione. In realtà la parola è strumento di comunicazione solo a certe condizioni; è un montaggio complesso, la parola come strumento di comunicazione è un montaggio di due assi, uno in andata, uno in ritorno dall'Altro. Essi possono a volte distinguersi, possono non essere ben sincronizzati: è la nostra patologia, a partire da qs schema, la patologia mentale riceve una forte illuminazione. Perché in fondo i disturbi mentali sono tutti disturbi della sincronizzazione degli assi di qs modello comunicativo: pensate solo all'Autismo, cioè quando un sog. si rifiuta di mettersi in relazione con l'Altro, quindi non emette suono per non averne la responsabilità, per il terrore della risposta di senso che il suo suono comporterebbe da parte dell'Altro, si ritira dal mondo dell'Altro... o pensate alla Nevrosi dove l'emissione di segni o di fatti corporei produce sensi o un senso totalmente soggettivo a partire dalla codificazione che riceve nell'Altro: quindi qui nella via di ritorno (S/) potete mettere il sintomo nevrotico. Il sintomo nevrotico, ad es. la tosse nervosa di Dora è un ritorno al sg di un senso totalmente codificato nel luogo dell'Altro con una valenza di soddisfazione sessuale sostitutiva. L'afonia è un modo di essere del corpo di Dora che solo l'analista, che si pone a decodificare nel posto dell'Altro, può decifrare e restituire al soggetto come senso. A nessuno sarebbe venuto in mente che l'afonia di Dora ripetesse una soddisfazione legata al coito dei genitori e alla sua identificazione con il padre, se il transfert non stesse alla base dell'ingresso della pulsione umana nel campo del simbolico, se tutto ciò non si fosse ripetuto all'interno della relazione terapeutica. Dove si ripetono le due posizioni: qui il pz e qui il terapeuta... il terapeuta si pone dalla parte del codice, dalla parte dell'Altro ed il pz dalla parte del sog..

Quindi la situazione terapeutica è una applicazione particolare, di laboratorio - la psicoanalisi freudiana - di una struttura universale della comunicazione umana.

Se si tiene conto di qs, allora possiamo pensare tutto il campo delle psicosi come un disturbo a livello dell'Altro, dell'inconscio. Lacan lo chiama "preclusione del Nome-del-Padre", cioè della funzione paterna, della funzione dell'autorità, dell'autorevolezza a livello del codice, di chi autorizza il messaggio a ritornare come senso.

Cioè la psicosi, procedendo a grandi passi per arrivare poi al transfert, è una sospensione della validità a livello dell'Altro della funzione paterna. Non funziona il meccanismo autorevole, il messaggio emesso dal sog. non ritorna come senso: qs via è preclusa al soggetto e i messaggi si producono dalla parte dell'Altro; è l'Altro che contiene il senso del soggetto e il sog. è nell'impossibilità di potersene appropriare e ne subisce la voce, la sente come proveniente dall'esterno.

Quindi è un Altro fondamentalmente persecutorio quello dello psicotico, che sa tutto, che legge nel pensiero, che non restituisce, se non come messaggi indecifrabili, come voci, come allucinazioni ecc. Una struttura comunicazionale di qs genere è il tr. Psicotico, un tr. tendenzialmente persecutorio, che lega il soggetto ad un Altro che ruba il pensiero, che ruba la soggettività, di cui il sog. cerca di riappropriarsi in varie direzioni. Ad es. rendendo il tr. erotomaniaco "non è vero che l'Alro mi perseguita, io sono un caso unico al mondo, qs mia diversità totale è per una finalità superiore e l'Altro ha il segreto della mia missione nel mondo; l'Altro mi ama perchè ho un grande destino". È un modo per il soggetto psicotico di positivizzare qs transfert, altrimenti intollerabile e rendergli la vita almeno possibile. Il delirio, dice Freud, è una forma di guarigione, un modo di adattarsi ad una struttura non funzionante dell'inconscio. E' un disfunzionamento che potremmo definire Inconscio esteriorizzato a fior di pelle, per il sog. psicotico l'Inconscio non è un Altro dentro di lui, che ad esempio di notte compare in tutte le fantasmagorie del sogno, ma è un Altro che è fuori nella realtà esterna. Qs struttura di base, introdotta dalla psicoanalisi, informa la Psichiatria Psicodinamica, ci dà l'idea di come si distribuiscono le parti a livello del tr. e di come mai nella clinica i problemi transferali si pongano diversamente a seconda delle forme cliniche. E anche del perché si pongano a volte prevalentemente dalla parte del pz, e a volte più dalla parte di chi gli fa da Altro.

In particolare, e qs è l'ultima osservazione che vorrei fare, dobbiamo tenere conto che la struttura del tr. è una struttura tale per cui c'è un Uno ed un Molteplice. E' ciò che sta alla base del fenomeno di massa, dell'identificazione al leader, ma anche del transfert istituzionale. Qui possono nascere le confusioni, tra l'Uno e l'Altro. Se ad esempio un terapeuta si mette in relazione con la schizofrenia, con il tratto schizofrenico e non con il pz reale, allora si produce il controtransfert., vale a dire un tr. che fa massa, cortocircuita il tr. del soggetto. Freud esprimeva questo come l'aspetto di resistenza che il tr. comporta, Lacan integrava l'osservazione affermando che la resistenza non è che dell'analista, cioè dell'Altro. Possiamo dire che si produce resistenza quando il molteplice si prende per l'Uno, l'Altro per il soggetto. Per questa via allora il concetto di controtransfert viene riassorbito fondamentalmente in quello di tr., ma solo se gli si dà il senso di qs algoritmo strutturale.

In qs algoritmo ci sta dentro sia quello che viene chiamato tr., sia quello che viene chiamato controtransfert... perché è una struttura complessiva. Direi che all'interno di qs struttura l'origine unitaria del tr. è il soggetto: ad ogni soggetto il suo transfert. Il sog. rende unico il tr., mentre c'è una molteplicità dalla parte dell'Altro... perché nella parte dell'Altro ci può stare certamente l'analista, ma ci possono stare, come abbiamo visto, anche i muri del manicomio. Ci può stare tutta una serie di operatori, ci può stare la famiglia e tutto quanto. Leggere così il tr. è quello che ci permette di pensare l'esportazione della cultura psicoanalitica e psicodinamica dal setting privato dell'analista al setting pubblico della cura psichiatrica. In particolare qs aggiornamento teorico in senso strutturalista ci permette di metterci al passo con quello che è un rovesciamento di modello, che va ben al di là della psicoanalisi... non so quanto lo si possa attribuire alla psicoanalisi e quanto sia dell'evoluzione della società stessa ... e cioè il rovesciamento del modello prevalente del rapporto medico - pz, Si era cercato di applicarlo anche alla psichiatria, come rapporto duale e lo si è chiamato "psicoterapia". Ebbene oggi non è più possibile pensare la salute mentale fondandola su questa diade, sempre più si tratta di un rapporto del soggetto con la rete delle cure, con l'insieme dell'organizzazione sociale delle cure: assistenziali, mediche, psichiatriche, riabilitative, rieducazionali ecc...La situazione in cui ci troviamo ad operare, anche a livello della medicina, a livello di salute mentale, spesso anche a livello di sintomi ex - nevrotici, chiamiamoli così, anoressie, bulimie, tossicodipendenze... a lavorare in una situazione di rete. Ed è sempre più difficile pensare l'intervento a livello di rete come tale da ricalcare il modulo "relazione medico-pz". Alcuni lo fanno ancora anche nell'istituzione, si creano la loro stanzetta, magari col loro lettinuccio, si portano il pz lì e ricreano il momento privato di medico-pz. Tranne poi succedere che, se lo fa lo psicologo, poi lo fa lo psichiatra nella stanza di fianco, si producono delle moltiplicazioni di lettini, di interpretazioni, di relazioni investite secondo qs modello, che sono francamente schizofrenogene, che fanno inutilmente concorrenza a quella con la madre.

Quindi il problema è che l'operatore deve - lui per primo - mettersi nella posizione corretta, dalla parte dell'Altro e accettare la compagnia in cui si viene a trovare. Quindi è tener conto che il transfert è stato originato dal pz, dal sog....quindi non per niente nella tradizione si diceva rapporto medico-pz. Perché era l'Altro a dare le regole al sog. per la relazione stessa. In primis era il medico che diceva: sati zitto, mettiti lì sul lettino, io ti guardo, ti ascolto, ti palpo, ti percuoto, ti faccio gli esami, ti dico che cosa hai. Quindi medico- pz., controtransfert.

Se si inverte il senso, in senso analitico, il rapporto pz- medico, bisogna tener conto che nella parte medico c'è per il soggetto qs luogo del codice, rispetto a cui l'operatore, il medico, il terapeuta deve fare un'operazione preliminare ad ogni interpretazione ed, io direi, ad ogni diagnosi possibile.

Proprio perché è plurimo, l'Altro non può, dal posto in cui si trova, codificare d'amblé le cose che vengono dal soggetto: che siano voci, che siano parole, che siano atti, acting-out, passaggi all'atto ecc. Non può, a costo di scorrettezza clinica (come dice Miller "non c'è clinica senza etica"): si sottoporrebbe quasi inevitabilmente ad errori diagnostici e tanto più terapeutici. Non si deve prescindere dalla costruzione del caso: se non si rettifica prima la propria posizione, se gli operatori non fanno il lavoro senza il pz, il lavoro "solitario" come si esprime Freud o "silenzioso" come dice il Gabbard, non si potrà restituire del senso. Un operatore, nel posto dell'Altro, che restituisse del senso immediatamente, che ritenesse automatica la codifica dei segni, degli atti, dei gesti, dei dolori, delle lamentele del pz, farebbe un errore di clinica psicodinamica. Farebbe una lettura di stampo oggettivante che, nel caso della salute mentale, sarebbe del tutto fuori luogo, venendo a riprodurre e a rinforzare la struttura transferale della malattia. Quindi, prima di interpretare, di dare senso, deve diagnosticare la propria posizione di operatore, deve capire dove il pz lo sta mettendo. E' in questo senso che vi propongo di intendere la problematica del controtransfert.

In molti casi, ad esempio in quello presentato dalla d.ssa Pozzi, si verifica qs tipica molteplicità del tr.: uno sullo psichiatra che dà i farmaci e l'altro sulla psicoterapista psicologa, in quel caso. Ad un certo punto della dinamica nella produzione di segni, parole, discorsi del pz si è prodotta una certa aggressività verso l'Altro transferale. Che cosa è successo? Che il pz stesso, per non aggredire la persona inevitabilmente buona della psicoterapista, ha utilizzato lo psichiatra per esprimere tutta la sua aggressività. In assenza di una costruzione d'equipe di questo transfert, lo psichiatra ha letto qs aggressività in un modo diverso da quello con cui avrebbe potuto leggerla lo psicoterapista.... ha aumentato i farmaci, ha organizzato il ricovero, no, il ricovero no... ha fatto delle operazioni di senso legate all'aggressività generica. La psicoterapista in quell'occasione non ha potuto restituire al pz: "ma guardi che lei è proprio con me che è arrabbiato. Ha il problema di contenere qs rabbia che è sua..." sua del pz, restituirgliela come sintomo; è stato un segno splittato in una interpretazione psichiatrica medicale e quindi trattato in maniera psicotica. Ma qui a trattare in maniera psicotica l'aggressività della pz è stata l'equipe curante, un errore terapeutico: non è psicosi del sog. che in quel caso era proprio nevrotico e non psicotico. Quindi il problema del controtransfert. io lo leggerei così: dalla parte dell'operatore c'è il problema di fare quell'operazione silenziosa, di cui parla Gabbard, l'operazione che raccoglie qs segni distaccandoli dal realismo personale, la rabbia, quindi, la tendenziale risposta del pz all'odio oggettivo del paranoico, il sentirsi oggetto di un transfert erotico da parte dell'isterico, ecc. Tutte qs cose l'operatore le risente soggettivamente, magari se le sogna di notte... cioè c'è un suo coinvolgimento inconscio... ed il problema è di che cosa se ne fa di qs controtransfert, di come lo utilizza. E qs è la domanda che Freni ci ha spesso fatto: ma come si utilizza il tr. nell'istituzione? Qs è il dato di fatto: è talmente complessa la situazione, multipla, con più personaggi, come si può sperare che ci sia una elaborazione di qs produzioni inconsce, di qs segni letti dai vari operatori, che possa avere un minimo di ritorno utile al soggetto, quindi avere un valore terapeutico?

Perché se tutti qs vissuti degli operatori non ritornano in una maniera ordinata dal soggetto, sono dispersi e non hanno...perdono la loro efficacia terapeutica. Quindi il sog. viene messo nella macchina del tr., che è una macchina fondamentalmente dispersiva, non soggettivante, quindi poi non c'è da meravigliarsi se il soggetto non migliora o si cronicizza, o si articola nei suoi modi di vita difensivi rispetto alle terapie. Ad es. gli psicotici che non ne vogliono sapere di farmaci o di ricoveri perché sentono un ritorno talmente incongruo rispetto al loro bisogno di vita che si trovano a doversi proteggere dalla terapia o sentire la terapia come nemica. Ma non perché - come si usa dire - non c'è coscienza di malattia. Per lo meno dire "non c'è coscienza di malattia", è un brutto modo di dire una cosa diversa, la cui struttura implica il terapista, che non si è collocato adeguatamente nel tr. del sog.

Chiaro: se un tr. del sog. è di tipo persecutorio, il terapista deve sapere che il ricovero verrà vissuto persecutoriamente . Però, come trasformare un SPDC da luogo della persecuzione del sog. in un luogo utile? Qs è tutta l'arte dell'equipe terapeutica, per cui ... capita che con l'andare del tempo anche l'SPDC sia sentito dallo psicotico, nel momento di crisi, come un'ancora di salvezza, un luogo di protezione, dove vuole andare, sono sempre di più quelli che vogliono andarci, vogliono essere ricoverati. Poi lì magari giustamente rifiutano i farmaci... dipende da cosa trovano lì.. se l'SPDC viene organizzato come luogo della crisi, della ricontrattazione e ridistribuzione dei transfert, anche negativi, del pz, allora ha una sua utilità. Se la risposta del SPDC è monotona, cocciuta, punitiva, iperfarmacologica e di detenzione fino a quando il pz non si calma, allora è un'occasione persa fondamentalmente. Fino al prossimo passaggio all'atto il sog. non ha guadagnato niente dalla crisi precedente, dall'atto precedente. Su qs punto termino; qs lettura mi porta a proporre di vedere il problema del controtransfert. come il problema di come trasformare la rete che c'è da parte dell'Altro, la rete sociale generica, l'Internet anonimo, in una equipe strutturata, capace di restituire senso al pz. Qs è la trasformazione, l'operazione preliminare di ogni terapia dinamica. Che cioè ci sia una autorevolezza da parte dell'Altro, capace di coordinare gli interventi dell'equipe, anzi, diciamo, di rendere equipe, quindi comunità virtuale per quel sog., una serie di interventi: dove il senso è il sog. che lo determina, è la sua capacità di recupero e di risposta. Quindi l'equipe è una comunità virtuale: sog. per sog. Ci può essere una equipe: quella che chiamiamo progetto terapeutico, coordinamento di interventi.

Solo raramente la comunità è utile che coincida o comunque può coincidere con la residenzialità, con un luogo comunitario. Nei nostri servizi, nel 90 per cento dei casi, si crea una comunità centrata su ogni sog.. C'è un operatore capace di fare qs operazione molto sofisticata, molto high tech.... non facile....l'equipe psichiatrica credo sia uno dei casi... quando lavora bene, di un'operazione tra le più sofisticate che si possano pensare sulla faccia della terra. Creare un'azienda che produce spazzole è molto più semplice che creare un'equipe psichiatrica. Creare un'equipe di management o di marketing è più facile perché comunque l'Altro ha dei suoi ordini codificati. Qui ci troviamo spesso di fronte ad un altro folle, un altro impazzito, c'è la famiglia, c'è l'eredità genetica, c'è da posizionare il farmaco... come si è detto. Tra parentesi in qs lettura si capisce bene l'importanza del farmaco che il prof. Freni ha spesso sottolineata, perché l'utilizzo del farmaco è uno degli strumenti più potenti per organizzare il ritorno di senso, per organizzare l'equipe virtuale che cura quel pz, Infatti il farmaco è un punto di potere, un punto di autorevolezza sociale, un punto paterno, perché la chimica è la scienza contemporanea prevalente: il farmaco rappresenta la scientificità, il potere, non solo dell'industria, ma della tecnica. Oggi è più importante la chimica della fisica o della matematica: è la scienza principe della società contemporanea. Pensate che potere smisurato ha la chimica. Quasi tutte le ultime innovazioni, compresi i computers, sono legati alla ricerca chimica. Quindi il farmaco è un po' il rappresentante di qs potere sociale fortissimo. .... Certo è un oggetto inerte il farmaco, non è niente... il problema è farne il sembiante di una gruppalità capace di codificare qualcosa che ritorna al Sog.. quindi il farmaco è, dal punto di vista della psichiatria psicodinamica, importantissimo, proprio come coagulo delle risposte transferali.

Quindi il problema del controtransfert. io lo vedrei così fondamentalmente: è il problema di passare dalla rete all'equipe. Cioè la gestione corretta del controtransfert. vuol dire organizzare un'equipe centrata sul tr. anziché una equipe autocentrata sui propri ruoli e sulle proprie difese di ruolo, come purtroppo succede nella maggioranza dei casi. L'equipe è tendenzialmente una struttura di autodifesa dalle angosce, perché rispondere ad un pz psicotico fa correre dei rischi, è impegnativo... ci fa pensare anche a casa, sognare di notte....

Tendenzialmente quindi l'equpe è una struttura che mette un filtro tra il pz e l'Altro del tr. e che protegge gli operatori dall'eccessiva angoscia. Invertire qs funzione difensiva, farla diventare una funzione di lettura dei segni del pz, di costruzione del caso, è un grosso problema, prima dicevo hig tech, ora direi problema etico, quindi culturale e politico.

Quindi l'equipe nella gestione del tr. è ciò che può rendere pensabile il caso come caso... perché tutto qs ritorno transferale ha una funzione terapeutica di per sé, ma al tempo stesso richiede tutto un preliminare ad un eventuale lavoro interpretativo: è semplicemente mettere lì il rapporto del Sog. con l'Altro, mettere lì correttamente il suo tr. in modo tale che possa essere leggibile. Dopo di che viene la domanda eventuale di analisi, di procedere oltre... se viene. Però direi che è una clinica preliminare quella che ho descritto, preliminare ad una clinica strettamente analitica. Qs preliminare è la psichiatria psicodinamica, la psichiatria come tale, insomma.

Ho occupato forse un po' più dei 20 minuti.

 

DISCUSSIONE

FRENI: vogliamo fare... dare il via a domande... facciamo così ti faccio io delle domande.

Qs schema che ci hai fatto secondo me semplifica abbastanza la situazione perché sia da quello che hai detto tu, sia da quello che sta emergendo sempre di più, di considerare tr.-controtransfert. come una specie di unità inscindibile, fino al punto che Ogden lo chiama "terzo intersoggettivo", e che credo che sia veramente un concetto molto bello, dobbiamo cominciare a pensare quindi alla relazione terapeutica come una relazione in cui sono in gioco due sog., dal punto di vista reale li possiamo chiamare cliente e terapeuta, ciascuno ei quali è portatore di un Sog. predisposto a quel tipo di funzionamento che tu hai descritto. Come dire: c'è un pz del cliente ed un pz del terapeuta, chiamiamo pz qs parte inevitabilmente.... diciamo....implicata in qs processo, inevitabilmente esposta a qs funzionamento della macchina nel momento in cui si posiziona nell'incontro clinico con quelle caratteristiche. Cioè nell'istante stesso in cui c'è uno che si chiama pz e uno che si chiama terapeuta, automaticamente qs mette in moto la macchina: come si potrebbe dire che per il fatto stesso che c'è un bambino ed un adulto genitore se ne prende cura, automaticamente mette in moto la macchina.

Non so se ancora si può chiamare tr., però mette in moto qs aspettativa, qs desiderio dell'Altro. Allora una cosa che si potrebbe dire è qs: l'es. che facevi tu il pz rivolge la rabbia... volevo ripensare qs in termini di salvaguardia da parte del pz della relazione... come una sorta di strano atto d'amore, per cui il pz protegge la relazione indirizzando altrove la componente più distruttiva, che, se l'interlocutore capisse in qs termini, probabilmente non tratterebbe come una cosa da rinchiudere, da azzerare.. no?..... allora c'è qs dimensione che introduce....lì parlavamo di tr. erotico ecc....mi sembra che sia una deformazione della componente amorosa del tr., cioè dell'amore di tr..

Si è un po' troppo...come dire, concretizzato il concetto di amore nelle forme dell'erotico e si è perso un po' di vista qs concetto di amore.... agape... diciamo così... di amore come elemento che è inventivo... poetico... che quello è sì specificatamente individuale. La macchina della ripetizione mi sembra universale, ma qs specificità è molto personale...allora l'insieme tr.-controtransfert., visto così, come qs terzo, richiede una pazienza straordinaria perché non è così dato. E prima che un'equipe riesca a visualizzare qs terzo sog. condivisibile da parte di tutti, effettivamente può passare molto tempo ed è molto difficile che tutti si sintonizzino in qs visione, in qs presentificazione su cui tutti possano concordare.

Qs trovo ancora problematico se un'equipe come ente impersonale possa fare qs restituzione, se ciascun membro dell'equipe possa farne un pezzetto, però a patto che avvenga qs specie di condivisione; se bisogna immaginare che qualcuno dell'equipe sia specificatamente deputato a farlo con l'accordo ed il consenso degli altri.

Ho l'impressione che qs sia ancora un tema aperto: mi sembra che negli anni scorsi era prevalsa l'idea che qs faccenda potesse avvenire attraverso un intervento di un supervisore dall'esterno: però per come sono andate le cose, ritengo che qs opzione in gran parte sia fallita. Sia per come veniva reclutato il supervisore che spesso veniva un po' caldeggiato... o imposto da un membro dell'equipe che otteneva il consenso, attraverso vie amicali, familistiche o di cooptazione ideologica e culturale, no?.... sia perché il pz che si va a discutere in supervisione non è più il pz che condivide l'equipe nell'operare quotidiano. È una...virtuale del virtuale, secondo me. Forse una possibilità potrebbe essere un supervisione che viene commissionato ad hoc per qs specifico compito, quindi... per qs specifico mandato, cessato il quale cessa la sua funzione.

E però anche qui è possibile ipotizzare degli esperti capaci di.. costruzioni, formulazioni di casi... mirati a qs specificità? Credo che allo stato attuale se ci sono, sono pochissimi e comunque vanno un po' costruiti... Quindi una specie di didattica finalizzata a qs scopo credo possa essere un obiettivo da tenere a mente. Non credo che nell'attualità i sistemi formativi didattici riescano a raggiungere qs scopo e cose di qs genere... mi piacerebbe sentire te....Mi pare che il "terzo intersoggettivo" come lo definisce Ogden probabilmente mette insieme sia le esigenze di Lacan, che quelle di Winnicott, che quelle di Bion e Freud...perché in realtà contiene sia l'elemento di tr-controtransfert. nel senso più tradizionale del termine, sia qs elemento più creativo, costruttivo che si sprigiona nell'incontro.

VIGANO': ... qs riferimento al terzo mi sembra prezioso. Perché io parlando dicevo: l'Altro è un luogo strutturale...che poi venga occupato da persone, da reti, da equipes, ecc....però il problema è metterlo in funzione come luogo operativo e operante per il sog. e quindi il terzo come schematismo è il luogo dell'Altro, luogo dell'Altro che può essere abilitato o inabilitato come nei computers... che può essere on oppure off... inserito o non inserito nel funzionamento della macchina.

Quindi ci sono sog. che funzionano ad inconscio abilitato e soggetti che funzionano senza inconscio abilitato. Basti pensare alla tossicodipendenza... è un modo di mettere off l'inconscio, l'Altro come tale. C'è un bypassaggio biologico addirittura dell'inconscio, dell'eros, dell'amore, di tutto ciò che di solito viene investito, affidato alla codifica dell'Altro: tutto qs rischio, un po' autisticamente, con la droga viene saltato. Viene saltato finchè si riesce perché poi sono bypass che non funzionano per fortuna, non so se dire per fortuna o no, comunque non funzionano per tutta la vita, e non funzionano poi così bene.... e poi erodono al loro interno... Quindi il terzo è un terzo che è luogo dell'Altro... rispetto a cui tutta l'operazione clinica è di abilitarlo cioè di renderlo luogo che funzioni: pensate soprattutto nella psicosi dove non c'è qs abilitazione dall'origine, pensate cosa vuol dire creare un Altro capace di dare risposte... ecco...sensate per chi vive fuori senso, fuori dalla macchina del senso, che tipo di riparazioni sono possibili, pensabili.... di qs terzo nel caso della psicosi. E' chiaro che deve essere un terzo che renda vivibile la vita al sog.: non è necessariamente un terzo normalizzante che possa ridare al sog. la capacità che so... di vivere una sessualità, una generazione, una paternità, ecc..... tutti problemi legati alla riabilitazione psichiatrica ... deve comunque rendere la vita vivibile.

Mentre metterei l'accento sul problema del supervisore esterno, del mandato che l'équipe può dare o non dare a qs supervisore.... il fatto che non c'è una didattica tesa a qs, non c'è la consulenza... prima facevo l'es. delle aziende: rispetto alle aziende, sia nel campo della produzione che del marketing, ci sono esperti, consulenti esterni che vengono chiamati con missioni mirate per mettere a posto una macchina...; rispetto all'équipe psichiatrica, che, ripeto, secondo me ha una più alta sofisticazione dell'équipe di marketing, qs Bocconi della consulenza e della supervisione esterna non esiste, è vero, è un buco totale... almeno in Italia. Per questo direi che bisogna far presente la carenza, carenza oggettiva, documentabile, che influisce sulle prove di qualità dell'équipe stessa. Si può documentare che le equipes che possono avere un consulente mirato, di fiducia, funzionano meglio delle altre... ci sono test di qualità possibili. Si tratta di rendere sensibile sia il sociale che l'organizzativo, l'amministrativo a qs tematiche prima di sensibilizzare noi operatori, per vedere il possibile vantaggio che si può ricavare da un buon funzionamento dell'équipe.

Forse i vantaggi a livello della qualità non sono nemmeno considerati perché vengono oscurati da un altro livello, più primario: pensate a tutta la carica di invidie, gelosie, conflitti narcisistici di cui è portatrice un'equipe. A volte fanno così male alle persone, tanto che i più deboli dell'equipe spesso ci rimettono le penne, devono chiedere di cambiare posto... devono cercare di mettersi in mobilità perché ci sono equipe che sono severe, dure.... Questa difficoltà viene vissuta come scissa dal tema del transfert e della supervisione, appare come prioritaria, mentre invece ritengo che sia primaria e quindi alla radice del problema clinico del transfert, che cioè non possa essere risolta separatamente, per via burocratica. Però è vero, è un tema rispetto a cui la didattica è tutta da pensare... probabilmente è un tema talmente complesso che ci si scontra con problemi e conflitti anche a livello universitario, prima ancora di dare risoluzione al problema stesso.

FRENI: mah.... il discorso universitario non so fino a che punto c'entri, perché se pensiamo che la psicoanalisi si è sviluppata in ambiente privato, soprattutto in Europa... l'universitario è stato investito di striscio... perché ci sono docenti che hanno fatto qs percorsi privati, ma non è così facile travasarli e farli diventare...

VIGANO': comprensibili�

FRENI: sì.... forse dovremmo trasformare questo seminario in corsi di perfezionamento quando avremo messo a punto meglio.... e quindi poterlo offrire ad operatori più esperti dei nostri specializzandi qs proposta... e allora si potrà avviare dei corsi di perfezionamento....quantomeno avere risolto il problema del restituire qs elaborazioni all'interessato: se è bene che ci sia uno che lo faccia, se pensiamo che ciascuno dell'équipe per la parte che gli compete possa farlo... per me rimane ancora aperto qs problema... perché l'Altro deve essere significante per il Sog.....Ora tante volte però la realtà clinica ci insegna che nelle équipes capita spesso che un infermiere per un pz sia più significante di un medico o di altri.... o che un medico non direttamente coinvolto nella cura assuma un significato particolare che sfugge.... quindi è molto difficile definire qs cosa e dare delle risposte.... definitorie.

Però esiste qs problema, lo abbiamo visto in quasi tutti i casi. Paradossalmente abbiamo visto che a volte lo psicoterapeuta che burocraticamente dovrebbe essere devoluto a qs compito, riusciva... o non riusciva....a volte anche meno di altri che non c'entravano niente....

VIGANO': ...io prima parlavo di preliminare...bisogna pensare bene anche ai tempi delle operazioni che si compiono, ecco, perché spesso si invia allo psicoterapeuta in maniera del tutto prematura, lo abbiamo visto in tanti casi... un breve colloquio al CPS e invio allo psicoterapeuta... qs anche per esigenze organizzative...quindi non è un reale invio in un transfert psicoterapico. Allora lo psicoterapista che ha qs ruolo istituzionale si trova a fare lui qs lavoro preliminare, cioè il rendersi conto di quali sono i transfert spontanei con cui il sog. arriva. Perché il sog. arriva sempre con un transfert strutturato nella sua vita o con delle chiusure, dicevo di bypass, e bisogna fare tutto il lavoro di riattivare la macchina prima di un intervento psicoterapico.

INTERVENTO DAL PUBBLICO incomprensibile

VIGANO': ..... il fatto è che qs buona relazione.... Lei stesso ha detto "accogliere, essere ben disposti"....il problema è che....a questo proposito il tema del controtransfert è utile: più che accogliere ed essere ben disposti bisogna mettersi nella posizione per cui il pz ci accolga, abbia una buona relazione con noi. Perché noi... tendenzialmente siamo pagati per qs, quindi li accogliamo tutti tendenzialmente...poi magari con un po' di odio segreto....

Il problema è che è il pz non ci accoglie, tendenzialmente, o che ha delle difficoltà ad affidarsi. Quindi il problema di qs impatto, che con termine giustamente castigato dal prof. Freni viene chiamato "l'aggancio"....o la "presa in carico".... noi - lui diceva - non siamo dei pescatori o degli agganciatori che abbiamo l'amo, che fa pensare sempre un po' al ricatto.... il problema allora è avere qs abilità, ed è lì che l'équipe è utile, per intuire che cosa il pz va cercando... il suo bisogno più elementare, per poi mettersi nel punto di quel bisogno lì.

E in qs senso, effettivamente, per creare qs buon rapporto, cioè per testimoniare al pz che il suo bisogno lì trova soddisfazione, o per lo meno viene colto, qualcuno se ne accorge.... lì l'equipe è variegata e non è questione di ruolo.

È vero che più spesso "c'azzecca" come diceva quello là ....più l'educatore, l'infermiere.... capita a seconda dei casi... E' il momento dell'equipe, della lettura del caso, dove il racconto di ciascuno ci fa accorgere, ci insegna: "ah...ma tu hai colto un bisogno.." ok, partiamo da lì, quindi dal punto in cui il pz ha accolto l'operatore. Allora quello è il punto di partenza di aggregazione del buon rapporto. Quindi bisogna all'inizio procedere un po' a caso e vedere e saper ascoltare e imparare dal pz. È il pz che decide dove c'è dell'accoglimento e bisogna incominciare a creare da lì. Ed io dico che se si sta attenti, qualsiasi pz anche lo psicotico più..., che crea allarme nell'equipe, pericoloso....lancia.... anzi, quello più forse degli altri, dei segnali di accoglimento possibile... un po' bizzarri...un po' pazzerelli.... per cui bisogna averci orecchio ed occhi esercitati.... ma nessun sog., tanto più lo psicotico, è strutturalmente contrario all'accoglimento. Diciamo che strutturalmente è solo alla ricerca dell'accompagnamento: il problema è trovare l'ingranaggio.

Certo più ha avuto brutte esperienze, esperienze che ha sentito come persecutorie, più sarà diffidente e pronto a proiettare nemici su tutti i personaggi che incontra. Boh... per cui sì, sono anche d'accordo a chiamare "creare buon rapporto" qs fase preliminare, con qs precisazione che per creare un buon rapporto bisogna imparare dal pz.

FRENI: vorrei dire che secondo me non c'è qs scissione tra la buona accoglienza e poi capire il tr. perché capire il tr. non è una cosa ... così.... di testa... molto cognitiva. Adesso noi ne stiamo cercando un senso logico, un senso razionale..... capire il tr., sostanzialmente dentro il rapporto col pz, non quando ragioniamo.... è qualcosa che ti colpisce, insomma, perché urta una certa normalità quotidiana del nostro essere. Il problema è se, quando ci sentiamo urtati da qs elemento, lo accogliamo o no... perché spesso ce ne difendiamo e lo cortocircuitiamo verso i farmaci o verso ricoveri o verso altro... o verso il non far niente o verso.... Allora, perché se no, c'è il rischio di creare una certa clinica buonista che accoglie, comprensiva ecc. ed una clinica malvagia... e purtroppo qs andazzo c'è anche nella letteratura internazionale....una clinica malvagia la quale, attraverso il ricorso all'interpretazione di tr., traumatizzerebbe il poveretto pz. Tant'è che oggi è molto di moda, soprattutto nella psichiatria biologista e anche in certe pratiche riabilitative.... ormai è diventato quasi un argomento ripetitivo... la terapia analitica no! Perché traumatizza.... il cognitivo riabilitativo sì! Perché buonista, accogliente... tu sei ok, io sono ok, qs specie di messaggio apparentemente rassicurante, ma ahimè destinato a spostare nel tempo la domanda - si potrebbe dire - perché non è centrata.

Qs clinica del preliminare - come la chiama il dott. Viganò - non implica che da essa debba uscir fuori una clinica psicoanalitica per tutti , non implica affatto qs, anzi!, potrebbe implicare che ci sia una terapia rigorosamente psichiatrica, illuminata però da qs modo di comprendere che è l'opzione di Gabbard sostanzialmente. Volevo dire, come si fa la buona accoglienza è assolutamente vero, è il pz che decide l'accoglienza.

Proviamo ad immaginare un grave borderline che è attraversato da clichè di transfert con oggetti cattivi, malvagi.... potrebbe lui addirittura stare peggio in una relazione bene accogliente apparentemente perché potrebbe avere la certezza che l'altro non è in grado di reggere le proiezioni di clichè di tr. per cui va a cercare la cura. Per es. in un libro che stiamo traducendo, di Kernberg, si ripropone la necessità di una terapia focalizzata sul tr, perché stava diventando...anche nel Gabbard c'è un pochettino qs cosa.... stava diventando una pericolosa tendenza quella di dire: nel borderline meglio non interpretazioni di tr., meglio chiarificazioni ecc.... perché avendo dei deficit cognitivi di simbolizzazione... non capirebbe, la prenderebbe come accusa.

Qs è un grave errore teorico-clinico perché in realtà le distorsioni del pensiero, i deficit di simbolizzazione derivano dalla virulenza, dalla violenza di qs oggetti malvagi, parziali che abitano la mente di qs soggetti. Quindi sottrarsi all'investimento di qs malvagità non rende un buon servizio al pz e purtroppo oggi molte analisi, soprattutto quelle private, quelle didattiche...si tende ad aggirare qs elementi per non andare lì a sfrugugliare il cane che dorme, che poi non dorme affatto, perché è lì che continua ad agire fuori, sotto forma di agiti gravi, ecc.... E' un grosso problema qs; a nessuno di noi piace nel tr. prendere le sembianze...di una madre malvagia, di un padre stupratore, ecc. e però se non passa di qui, la cura, tutto il senso freudiano è finito... la scommessa di Freud era che attraverso il tr. si crea una nevrosi nella nevrosi che guarisce la prima e ne crea una artificiale sperando che alla fine guarisca anche quella... qualche volta succede che ci vuole un'altra analisi per guarire quella artificiale, poi una terza analisi per guarire la seconda artificiale e così via....

INCOMPRENSIBILE dal pubblico

FRENI: ma la buona accoglienza fa a pugni con quell'altra! Adesso si dice molto soprattutto nella ricerca: l'alleanza di lavoro..... L'unico predittore positivo... quindi implementare il più possibile l'alleanza di lavoro. Va bene! Però, se per implementare il più possibile, devo inibire quello che capisco, inibire l'interpretazione, sto mettendo in moto una relazione bugiarda con il pz, lo sto imbrogliando. Allora il problema è come mantenere una buona alleanza non sfuggendo a qs compito di comprensione, di interpretazione ... in qs maniera implementare la buona alleanza, perché indirettamente il pz ha la prova, provata a quel punto, che lì c'è qualcuno che capisce.

Allora qs è il punto in cui siamo fortemente esposti agli errori, esposti al controtransfert. perché è difficilissimo mantenere una posizione buona dicendo allo stesso tempo cose malvage e accertandoci che chi ascolta sente qs duplice livello di discorso. È qs il punto fondamentale, è molto difficile, anche perché quando siamo trascurati nel controtransfert., è più facile scadere nell'assomigliare al clichè originale di tr., che non a qs seconda prospettiva. Lì è un punto in cui non si finisce mai di imparare. Guai se uno pensa di essere esperto, non si è mai esperti perché ogni caso è una storia nuova, volendo estremizzare, ogni incontro è un'esperienza nuova.

Quindi uno può essere esperto, quando si dice "un analista esperto"... possiamo accettare qs espressioni ingannevoli in una dimensione statistica, nel senso che se è esperto, avrà molta esperienza e probabilmente sbaglierà quel 5, 10 % in meno di quello che può sbagliare il cosiddetto non esperto.

VOCE NON COMPRENSIBILE dal pubblico

FRENI: beh... qs è uno dei fondamenti del cognitivismo, delle terapie di gruppo, però la parola catarsi non mi convince molto, perché la catarsi è una specie di...corto circuitazione dell'elaborazione : la catarsi era quella ricercata dagli ipnotisti: facevano rivivere l'evento traumatico con l'idea che, così facendo, il soggetto acquistava....guariva dall'amnesia e ...guariva. La cosa è molto più sofisticata... è falso qs... perché...

INTERVENTO NON COMPRENSIBILE

FRENI: ma non è vero qs! Abbiamo detto poco fa che il tr. è anche una creazione; ha qs componente ripetitiva, ma ha una componente... - qs, l'acquisizione più recente, ma anche in Freud c'era.... - una componente creativa, una nuova esperienza; ecco perché il sog., la cura comincia quando... per es. io ho una grave pz borderline che mi vuole ammazzare... perché voleva ammazzare la madre. Allora lei è in pieno tr. negativo con me, laddove il 90 % degli analisti si sottraggono, fanno la buona relazione... io ho accettato qs posizione perché so che per lei è di fondamentale importanza riportare qui qs suo vissuto antico e tu la prova ce l'hai perché adesso con la madre funziona meglio. Ha scollato qs vissuto, qs investimento dall'oggetto originario e lo porta qui. L'analisi comincia... finchè lo porta e basta, finchè lo fissa lì, l'analisi non procede perché divento io la madre reale, si potrebbe dire, siamo in una dimensione reale... l'analisi comincia quando la pz comincia a notare la stranezza: "ma come, io provo qs cose in una situazione in cui lei è lì che mi accoglie, di fatto non mi ha fatto dei maltrattamenti" . Il pericolo è che qualche volta uno può scivolare in qualche forma di maltrattamento e fornisce l'aggancio giustificatorio al pz. Però per fortuna c'è la dimensione temporale, si può avere uno scivolamento, poi ci si riprende... si capisce... e nel tempo si stabilizza qs dissomiglianza... Allora, c'è una dissomiglianza e una somiglianza allo stesso tempo... è lì che il gioco diventa creativo; e qs non è catarsi!, sì, forse c'è un elemento di catarsi nel senso di rappresentazione teatrale.

VIGANO': ... è una pratica legata proprio alla rappresentazione che si fa nello psicodramma. Quindi bisogna entrare in qs termini, forse è fondamentale distinguere il livello immaginario da quello simbolico, insomma. E allora nell'analisi si riproduce a livello immaginario l'omicidio del padre; poi non si traduce nel reale perché � e quindi il tr. immaginario produce una sua simbolizzazione nuova per il pz, che si può chiamare forse "schema cognitivo", non lo so, che non esisteva prima. Prima c'era l'immaginaria pulsione di uccidere e tutti i meccanismi di difesa da qs, passare nel reale di qs immaginario fantasmatico. Nel momento in cui la si vive nella situazione analitica, si produce ex novo la simbolizzazione. E quindi è un processo, rispetto alla catarsi, esattamente opposto.

Nella rappresentazione la simbolizzazione, ad esempio la tragedia di Sofocle, scritta già tanto tempo fa, viene ripetuta simbolicamente sempre allo stesso modo e ognuna di qs rappresentazioni simbolizza una tragicità, un punto di impossibile della vita umana e tutti gli spettatori si identificano in qs rappresentazione ed in qualche modo la fanno propria, l'assimilano e .... sfogano, come dire, dentro a qs drammatizzazione collettiva, che passa dal simbolico del testo all'immaginario dello spettatore.

Nella seduta analitica è l'opposto: il passare dall'immaginario del fantasma al simbolico della messa in parola, della messa in forma analitica. Tutto qs per evitare che passi nel reale.

Quindi credo che qs tre registri, il simbolico, il reale, l'immaginario siano fondamentali, ed è il motivo per cui Freud ha rinunciato all'ipnosi, perché rivivere nello stato di tr. anche il fenomeno traumatico non produce guarigione, perché nella situazione di transfert non si produce quella situazione, quell'elaborazione simbolica che è necessaria alla cura.

FRENI: ed è lo stesso motivo per cui.... l'attesa... per es. i primi analisti lo sostenevano negli anni 50, 60,...che una migliore educazione alla fruizione dell'opera d'arte, alla rappresentazione teatrale ecc. avrebbe potuto avere un'efficacia terapeutica. Tutto qs non è accaduto. Ha degli effetti catartici, ha degli effetti blandamente psicoterapeutici ma da qui all'ingresso nel simbolico, ne passa!

Quante persone sono appassionate di teatro , di cinema.. "ah, sì, ha rappresentato pim pum pam..." , ma non c'è una crescita del simbolico. Sì, c'è una stimolazione dell'immaginario, adesso ci sono addirittura tecniche psicoterapeutiche specificatamente reve reveillé ..... adesso c'è uno che mi sta tormentando che vuole una mia prefazione a "La procedura immaginativa". Qs sono volte a stimolare specificatamente l'immaginario. Ora è vero che in certi soggetti poveri di immaginario o anche perfino forse in certi stati deliranti, lo sviluppo dell'immaginario può fornire un contenitore a qs elementi.

Però dubito che siano alla fine terapeutici. Infatti qs mia pz aveva fatto fra l'altro la terapia di reve reveillé e lei si incazza con me perché si accorge che l'analisi è diversa: "l'analisi è arida, è cattiva, è malvagia, invece quello mi dava le metafore, le cose...", che non sono metafore nel senso di comprese come metafore, ma sono riempitivi di immaginazioni che mi fanno compagnia, altrimenti mi sento più a contatto col vuoto, più a contato con l'umiltà del mio esistere: quindi una terapia di supporto, blandamente catartica laddove invece l'analisi a mio avviso ha qs elemento creativo, nuovo perché appunto richiede la simbolizzazione. E qs è un punto forte nel momento in cui ci stiamo sempre più accorgendo che tutta la psicopatologia ha in comune un gradiente più o meno alto di deficit di simbolizzazione, alla base, dal grave deficit dello schizofrenico, al deficit medio del borderline, a quello moderato del nevrotco; ma c'è qs filo che attraversa tutta la psicopatologia e che ha a che fare con qs cosa qui. Qs non vuol dire fare psicoanalisi a gogò a tutti quanti, ma che si tratta di qs.

Quando si dice cognitivo sì, psicoanalitico no, è un errore concettuale: si tratta di vedere se il cognitivo in qualche modo per vie che magari non comprendiamo bene, in qualche modo può attivare elementi simbolici.

Io personalmente credo che certi approcci cognitivi riescano ad agganciare qs elementi perchè al simbolico ci possiamo arrivare attraverso qs via emotivo- empatica- identificatoria, ma forse ci possiamo arrivare anche attraverso il cognitivo... non so.... se in Lacan c'è un accesso obbligato al simbolico?

VIGANO': non in senso teorico... dipende dalle persone. Ci sono individui capaci di avere una buona relazione transferale e ci sono psicoanalisti incapaci di....

FRENI: esattamente! Poi abbiamo avuto il caso concreto qui di una terapeuta cognitiva e abbiamo visto che come sparava interpretazioni di tranfert onirico in modo inconscio, ma molto efficace, tra l'altro... Quindi tutte qs cose bisogna veramente ridimensionarle, a partire da quello che realmente si fa, che accade.

VOCE DAL PUBBLICO: INCOMPRENSIBILE...una funzione paterna che agisce sulla struttura dell'Altro, favorendo una restituzione di senso in rapporto al soggetto. Mi può chiarire meglio qs concetto, che veramente mi sembra molto interessante

VIGANO': sì, veramente lei mi ha suggerito la formula, lo slogan potrebbe essere dal punto di vista della psichiatria psicodinamica: il farmaco cura l'Altro ...beh, certo, sempre attraverso l'azione sui mediatori chimici.... però cura l'Altro come luogo del simbolico che è il vero malato, soprattutto nella psicosi. Però con l'aggiunta che, se cura il grande Altro, l'interlocutore, il codice, non lo cura per via strettamente positiva, biochimica perchè effettivamente....del resto l'esperienza clinica lo dimostra che l'efficacia puramente a livello neurotrasmettitoriale del farmaco è una base ... come dire.... rispetto a cui poi c'è una varianza soggettiva importante.... diciamo che la base.... quella conosciuta.... l'elettività d'organo di mediatore ecc.... non so... per quantificare.... sarà il 30, il 40%.... tutto il resto, quello che è coperto dall'effetto placebo, dall'effetto soggettivo... a cosa lo possiamo attribuire?

C'è come un aldilà della chimica, qs è previsto già nella sperimentazione clinica del farmaco. Quindi si tratta di andare ad occupare ... oppure facciamo fifty - fifty...così non si litiga: 50% è la specificità chimica e 50% è la reattività soggettiva inconscia al farmaco. Metà per uno non fa male a nessuno.

FRENI: ma bisogna essere disposti ad attribuire ancora di più al farmaco, in realtà non cambia niente...

VIGANO': no, non cambia, in realtà...

VOCE DAL PUBBLICO INCOMPRENSIBILE

VIGANO': sì, più che destrutturanti..., attenendomi a qs schema, direi che... soprattutto in certe situazioni è troppo invasivo il sintomo. Cioè il messaggio che viene dall'Altro è talmente, occupa giorno e notte ecc.... con tutte le pratiche che uno fa, non riesce a fermare l'invasione, il farmaco deve fermare metà dell'invasione, perché abbiamo visto, lo ha citato anche il prof. Freni,.... perché se ferma tutta l'invasione, quello si trova nel deserto della disperazione. Sì, si suicida proprio... perché spesso si diceva... l'efficacia eccessiva della clozapina sulla produzione delirante o allucinatoria... quindi metà a noi basta, perché tiene sveglio il sog., non lo mette in un deserto inabitato e permette allo stesso tempo di poter anche parlare, relazionarsi, in modo anche di produrre del nuovo.

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