Intervista a FRANCO BERARDI (Bifo) - Bologna

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30 novembre, 2012 - 16:43

Domanda: Nella sua relazione ha fatto riferimento al Cyberspazio come ad uno spazio senza confine che può creare smarrimento anche a causa di un'eccessiva stimolazione non sufficientemente elaborabile nella dimensione "tempo". Proprio per questo motivo ed alla luce dei recenti avvenimenti si sta cercando di mettere dei limiti e delle regole alla rete. Quale è la sua opinione in merito?

Risposta: La mia idea è che la rete è un dispositivo che per la sua stessa costituzione e logica non è limitabile. Il problema non è tanto quello di essere favorevoli o contrari alla regolamentazione della rete ma è quello di rendersi conto che ogni regolamentazione è autocontraddittoria quando si svolge in rete perché il principio della rete è il principio della proliferazione infinita, intendendo il termine "infinito" in senso matematico. Un dominio incommensurabile è per definizione non governabile quindi non riducibile da un potere che invece ha carattere territoriale, stabile, finito. Perciò ogni qual volta che qualcuno dice che si vuole regolamentare la rete io non mi spavento affatto perché la rete è perversamente più potente di ogni tipo di regolamentazione. Con questo non voglio dire che la rete sia buona o cattiva, voglio dire che se vogliamo fare i conti con la potenza della rete dobbiamo abbandonare la pretesa del controllo.

Domanda: Cosa ne pensa delle nuove tecnologie che si profilano tipo Umts?

Risposta: Per il momento è un mistero, non tanto sul piano tecnologico. Possiamo immaginarci la creazione di nuove interfacce che tengano conto della mobilità dell'utente, delle dimensioni particolarmente limitate dello schermo, il fatto è che queste immaginazioni non hanno alcun corrispettivo con la realtà economica e sociale entro cui l''Umts è stato fantasticato. Due dati: secondo il Financial Times del 6 settembre la fibra ottica depositata sull'intero pianeta è utilizzata nella misura del 2%; sempre il Financial Times comunica che la potenzialità telefonica dell'intero pianeta è utilizzata per il 3-4% delle sue potenzialità. Noi ci troviamo di fronte ad una enorme sovrapproduzione di infrastruttura rispetto alle capacità di consumo e di contenuto che questa infrastruttura richiederebbe. L'Umts è arrivato come l'ultimo nato in una situazione già enormemente sovraccarica, la vera domanda è: come mai l'intero sistema capitalistico-finanziario della telefonia mondiale ha investito capitali enormi su una cosa che non esiste e che non esisterà nei prossimi 5-10 anni e inoltre non è ancora stato commisurato ad una utenza reale. Questo è un mistero economico, io non ho la risposta. La faccenda Umts ha messo in moto una specie di sbilanciamento del sistema economico che è una delle cause, non secondaria credo, della recessione in cui siamo già entrati.

Domanda: nella sua relazione ha parlato della patologia panica come possibile conseguenza dell'enorme carico di informazioni, da cui veniamo investiti, non immediatamente pensabili o elaborabili. E' questo un limite intrinseco alla rete?

Risposta: io non penso affatto che la rete sia responsabile delle patologie paniche che essa induce, ciò che produce questo tipo di conseguenze è l'incrocio e la sovrapposizione tra una tecnologia ed una modalità comunicativa come quella della rete ed un criterio di organizzazione e codificazione come è quello della modernità capitalistica e razionalistica. Questa pretesa di sovrapporre un codice passato, rappresentato dalla società capitalistica tardo-moderna che continua a mantenere le stigmate epistemiche, psichiche, culturali, economiche ereditate dal capitalismo moderno, ad una modalità comunicativa che fuoriesce completamente da quei limiti è l'origine della patologia. Ci si può allora chiedere quale sia il criterio entro il quale la rete può sviluppare la sua potenzialità in maniera non patologica. Non credo di avere una risposta definitiva, però una "rispostina "ce l'avrei e cioè se noi fossimo capaci di deomogeneizzare il principio di rete ossia di non pensare che la rete debba essere contenuta e ridotta all'interno di un criterio unico, ma se fossimo capaci di ragionare secondo un principio non riduttivo, ad esempio non economico, avremmo fatto un passo avanti. L'economia è uno dei sistemi di codificazione possibile, il problema è che il capitalismo ci fa pensare che sia l'unico e questo produce follia.

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