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23 novembre, 2012 - 17:08

 

I rapidi processi di cambiamento che coinvolgono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si ripercuotono nell’epoca attuale sulla qualità della vita umana, sulle relazioni interindividuali, sul modo di percepire ed elaborare gli effetti ed i legami, sulla cultura e lo sviluppo della civiltà, sulla formazione delle nuove generazioni. Non solo ma anche sul modo di intendere la malattia e la cura nonché sulla genesi di alcune delle più attuali forme di Addiction.

Scopo del Convegno era di mettere a fuoco il rinnovamento culturale che la società attuale sta vivendo e di definire un approccio consapevole dell’uso delle nuove tecnologie, valutandone sia i rischi sia le straordinarie opportunità conoscitive.

Al Convegno hanno partecipato alcuni fra i più autorevoli ricercatori che studiano da prospettive differenti, i nuovi scenari psicologici e psicosociali che derivano dalle nuove tecnologie digitali.

Nel corso del Convegno sono stati approfonditi la natura dei cambiamenti in atto e sono stati delineati i possibili scenari futuri relativi all’impatto di tali mutamenti sulla mente individuale e collettiva.

In particolare, sono stati indagati i diversi aspetti connessi con quella rivoluzione culturale che porta il soggetto a trasferire sul web ciò che prima era il suo mondo privato. Si è discusso sui principali fenomeni psicologici e psicopatologici che nascono dalla diffusione sempre più massiva della rete, fino a discutere le nuove possibilità terapeutiche che derivano dalle risorse che più in generale le nuove tecnologie della comunicazione possono rappresentare per il lavoro clinico in psichiatria e in psicologia.

 

Lunedì, 23 novembre 2009

L’apertura dei lavori viene tenuta dal Presidente del Convegno il Professor Daniele La Barbera che nel descrivere la civiltà digitale come il vaso di Pandora, pone una secca domanda, con l’intento di suscitare risposte da parte dei partecipanti:

I nuovi media sono un nuovo disagio?

A questa domanda, durante il meeting, vengono date diverse risposte sia di conferma che di negazione mettendo in luce al tempo stesso pregi e difetti della rete e vengono forniti molti spunti per futuri nuovi lavori.

Dopo la relazione di apertura del Prof. La Barbera segue quella del ProfessoreProf. G. Riva su "Realtà virtuale in psicologia clinica: strumenti e prospettive".

Nel suo intervento il Prof. Riva ricorda come la realtà virtuale sia stata già utilizzata dall’esercito per addestrare i soldati con l’impiego di simulazioni.

Dalla sua esposizione emerge come la realtà virtuale, come tecnologia "incarnata", possa essere usata anche dalla medicina per curare problematiche di tipo psicologico con risultati migliori delle terapie tradizionalmente impiegate.

Segue la relazione del Prof. Riva l’esposizione del ProfessoreProf. E. Aguglia sulle "Telematiche e malattia di Alzheimer".

In questo intervento vengono citati test fatti su pazienti, affetti da Alzheimer, che impiegavano sia tecniche tradizionali sia software specifici. Dal confronto tra le due metodologie si è notato un lieve miglioramento nei pazienti sottoposti ai secondi.

Il penultimo intervento pomeridiano è del ProfessoreProf. Di Giannantonio che sviluppa una relazione sul tema "Neuropsicoanalisi e Realtà virtuale: Nuove prospettive terapeutiche".

La psicoanalisi, ricorda il Prof. Di Giannantonio, integra le neuroscienze con il suo metodo euristico; essa, infatti, permette di sviluppare un numero di ipotesi sui processi mentali di gran lunga superiore a quante se ne possa formulare tramite la sola osservazione del comportamento.

Le ipotesi, poi, vanno verificate con metodi scientifici, ad esempio, con esperimenti di neuropsicologia o analisi dei processi psichici per mezzo di tecniche basate sulla visualizzazione delle attività del cervello (fRMN e PET).

Il relatore propone un tema di riflessione:

la realtà virtuale e gli I.A.D. come piattaforma sperimentale della neuropsicanalisi.

 

Mostra le possibilità nella realtà virtuale da parte del soggetto, infatti la presenta con un aspetto ricettivo, ma soprattutto con uno espressivo,

dove il soggetto può esprimere la propria soggettività libero da vincoli, può scegliere qualsiasi aspetto (anche non umano), senza alcuna relazione con la propria immagine corporea.

Il soggetto non ha alcuna limitazione di tipo spazio-temporale nelle azioni e nella produzione di oggetti e l’utente può simulare negli innumerevoli rapporti virtuali qualunque tipo di identità e tratto caratteriale, o gruppo di appartenenza sociale.

Portato ad esempio, è proprio Second Life (SL), dove i suoi utenti (definiti "residenti") possono esplorare l’universo virtuale, incontrare altri utenti, gestire attività di gruppo o individuali, creare partnership e perfino sposarsi, viaggiare e teletrasportarsi attraverso isole e terre che formano il mondo virtuale.

Le interazioni tra gli abitanti di Second Life avvengono attraverso corpi virtuali in 3D: gli AVATAR .

Ovviamente non esistono solo gli aspetti positivi nella realtà virtuale; questa, infatti, può portare a regressioni che tendono ad sviluppare:

relazioni immaginarie che compensano le scarse relazioni oggettuali

(utilizzo spropositato di chat e forum);

 

 

fantasia autistica come modalità difensiva dell’IO

(vissuti emotivi molto forti con una riduzione delle inibizioni e pensieri palesi).

 

L’ultimo intervento della prima giornata è del Professor M. Strano su "Nuovi sviluppi della Cybercriminologia" nel corso del quale invita tutti i presenti a prestar attenzione a come ci muoviamo nel web, perché molte volte anche con le più piccole e semplici "azioni digitali" inneschiamo meccanismi pericolosi.

Di seguito si riporta l’abstract del Prof. Strano:

Abstract. L’evoluzione rapida delle tecnologie comunicazionali ha indotto negli ultimi anni un’altrettanto rapida modifica delle forme criminali connesse con tali tecnologie. I primi studi sulle azioni illegali condotte ai danni di mainframe da parte di esperti di informatica, hanno lasciato il campo, nel primo decennio del nuovo millennio, a ricerche sui comportamenti illegali connessi all’informatica distribuita e alla grande diffusione di internet. Sul piano prettamente psicotecnologico, la variabile maggiormente significativa per quanto attiene la percezione del crimine e di conseguenza i meccanismi di facilitazione dell’acting-out criminale, sembra essere legata all’avvento dei sistemi wireless e degli smartphone (e Blackberry) che intervenendo sulla tecnomediazione, rendono ancor più impersonale e "distaccata" la connessione autore-vittima. L’assenza del cavo, che rende ancor più disancorata, sul piano simbolico, la scena del crimine digitale con il luogo fisico di abitazione o di lavoro del criminale informatico, rappresenta quindi probabilmente la variabile cybercriminologica emergente, su cui concentrare i nuovi protocolli di ricerca. Sul piano vittimologico, la diffusione dei social networks ha proposto nuovi rischi di vittimizzazione legati all’incremento del rilascio di informazioni sensibili già in fase di crescita attraverso i blogs e l’accesso a internet dei minori attraverso gli smartphone dell’ultima generazione ha inertizzato in larga parte le tecniche di prevenzione dei rischi attuate da genitori ed educatori attraverso la navigazione assistita e le tecnologie di parental-control."

Martedì, 24 novembre 2009

Apre la seconda giornata del Convegno il Professor F. Bricolo (Dipartimento Politiche anti droga di Verona), che con il suo intervento su "Social Network e neuroimaging: il contributo della neuropsicologia al corretto uso delle nuove tecnologie" illustra come la medicina, grazie alla tecnologia, sia cambiata e abbia potuto confermare alcune teorie che erano solo delle supposizioni solo una ventina di anni fa o addirittura possa cambiarle completamente.

Il Prof. Bricolo evidenzia nei suoi studi come il cervello fino all’età di 20 anni non sia completamente sviluppato. Le diapositive presentate relative ad alcune TAC fatte a vari soggetti, mostrano che il cervello sottoposto a vari stimoli, a seconda delle diverse età del paziente, si attivi in misura e in aree differenti.

Questo per dimostrare, nel pensiero del Prof. Bricolo, come un ragazzo in età adolescenziale non sia in grado di prendere decisioni completamente razionali, perché spinto dalla sua parte irrazionale che non gli consente di scegliere tra bene e male (in questo caso le droghe o altre situazioni di pericolo); lo stesso vale per quei soggetti che abusano di stupefacenti nei quali l’uso della droga rallenta lo sviluppo di quella parte del cervello che presiede alle decisioni.

Dopo l’intervento del Prof. Bricolo viene quello del Professor D. La Barbera (Dipartimento di Neuroscienze cliniche Università di Palermo) con "La vita degli altri in un mondo di specchi: facebook e le nuove dinamiche dell’incontro e della relazione".

La sua presentazione inizia citando una frase del libro "Le citta invisibili" di Italo Calvino :

"A Ersilia, per stabilire i rapporti che regolano la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli della case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci si può passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate, restano solo i fili e il sostegno dei fili. Dalla costa d’un monte, accampati con le masserizie, guardano l’intrico di fili tesi e pali che s’innalza nella pianura… riedificano Ersilia altrove. Tessono con i fili una figura simile che vorrebbero più complicata e insieme più regolare dell’altra. Poi l’abbandonano e trasportano ancora più lontano sé e le case. Così viaggiando nel territorio di Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti che cercano una forma.

 

Tra le immagini elaborate da Calvino sul tema de Le città e gli scambi quella di Ersilia appare la più indicata a descrivere il peculiare scenario antropologico di inizio millennio, nel quale i concetti di amicizia, amore, seduzione, intimità vanno assumendo significati e configurazioni nuove e inattese ed alcuni studiosi individuano nella CMC il paradigma delle relazioni umane degli uomini postmoderni.

Poi pone una domanda alla platea:

"le tecnologie ci aiutano a sviluppare le nostre esperienze e i nostri compiti o orientano compiti ed esperienze in modi e in direzioni differenti?

"

Sicuramente noi costruiamo il nostro mondo sul Web come vorremmo che il nostro mondo fosse: sul Web la nostra libertà di essere noi stessi, o, meglio, di apparire in un certo modo ai nostri occhi e agli occhi degli altri, prevale sulle costrizioni, le necessità e i limiti del mondo reale.

A questo proposito l’esempio di Facebook (Fb) è naturale.

Con i suoi 250 milioni di utenti, dei quali 10 milioni soltanto in Italia, Fb è il fenomeno mediatico a più rapida diffusione in tutta la storia delle tecnologie della comunicazione, fenomeno di costume e già oggetto di numerosi studi a carattere sociologico e psicologico.

FB è l’oggetto più polimorfico della Rete, ha una amplissima polivalenza socio-relazionale e una struttura fortemente "reticolare".

E’ un mix di esperienze e vissuti ed è un de-gerarchizzatore dei livelli di esperienza.

A questo proposito una domanda nasce spontanea:

Quali relazioni sui social network?

Per spiegare le modalità di rapporto affettivo che si stabiliscono sui social network e, più in generale, in Rete, viene utilizzata la metafora dell’amore gassoso, aereo: nuvole di relazioni evanescenti, mobili, riconfigurabili di continuo, instabili, che di rado riescono a consolidarsi e ad assumere continuità e valore.

La rapidità dell’interazione e la consonanza immediata e istantanea sulla base di pochi elementi rappresentazionali (testuali, musicali, iconici) sembra determinare una sorta di accelerazione (pseudo)empatica che struttura micro-elementi di affinità sulla base di interazioni veloci, puntiformi, disseminate e diffusive.

I social network sembrano, quindi, rispondere appieno all’estrema esigenza di relazioni e contatti della post-modernità ma anche alla altrettanto problematica difficoltà a gestire affetti e relazioni e al carico di responsabilità che questi comportano.

Nel magma dei microcontatti in Rete l’utente può trovare una soddisfazione illusoria alla povertà di rapporti gratificanti e duraturi; può sostituire alla comprensione dell’altro e al travaglio affettivo ed emozionale che questa comporta un’area relazionale virtuale con una serie di " intimi estranei " di " amici sconosciuti " o di " conoscenti indifferenti ".

Da questo si evince quali siano gli aspetti psicologici sui Social Network (SN):

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Rispecchiamento empatico virtuale.
  • Consonanza emozionale.
  • Instant feeling.
  • Emozione di contatto.
  • Voyeurismo autorizzato.
  • Sostituzione della privacy con la " publicy ".
  • Protesizzazione identitaria: " Sé digitale " o virtual self.

 

 

Sui SN ognuno cerca di aumentare la propria visibilità mentre cerca di "tracciare" la visibilità altrui, in un interscambio continuo che comporta il vedere e l’essere visto ed in cui si configura una dimensione di intersoggettualità virtuali.

A questo proposito il relatore citando M. Perniola afferma che: "… mentre nel passato valeva il principio "vedo, dunque sono", oggi sembra che questo debba essere sostituto dal principio "sono visto, dunque sono"".

La focalizzazione dell’interesse libidico sulla propria immagine, compiuto a prezzo di un completo annullamento della vita interiore e della propria identità sentimentale, costituisce un tratto peculiare della cultura narcisistica postmoderna. L’impossibilità di trovare un serio interesse nella vita, che caratterizza il nostro modo di essere post-moderno, è proprio il contrario dell’impegno personale che qualificava il soggettivismo moderno.

A conclusione della sua esposizione, il Prof. La Barbera, porta ad esempio gli Isolotti nell’Arcipelago, affermando che i SN potrebbero costituire una modalità di accesso a forme di comunicazione più autentiche e spontanee, più personali e libere dai vincoli formali; insomma, un grande arcipelago costruito intorno agli interessi specifici degli internauti, al loro desiderio di comunicare, alla voglia di riappropriarsi di esperienze, sentimenti, modi di essere normalmente inespressi.

Ma se le nuove forme della comunicazione tecnologica attivano un intenso desiderio di apparire, di piacere, di interagire, tale tendenza necessita dell’integrazione con un sentimento di responsabilità e di consapevolezza, perché se è vero che i dispositivi tecnologici e le Reti semplificano e facilitano i contatti, esiste però un limite oltre il quale la complessità della nostra dimensione umana non può essere né ridotta né snaturata.

Il terzo intervento della mattinata è del Professor M. Longo che svolge una relazione su "Second Life: relazioni reali e settino gruppale nel mondo virtuale".

Con una presentazione particolare illustra il suo lavoro introducendo alcuni concetti fondamentali per comprendere meglio il mondo di Second Life. In conclusione dell’intervento legge la lettera inviatagli dal suo avatar (Mind Clarity aka Marco Longo), che descrive questa "nuova realtà", mentre sulla schermo scorrono alcune immagini di questo mondo virtuale.

Di seguito si riporta un brano del Prof. Longo

 

(Dal discorso del Prof. Longo)

"Second Life è un "metamondo parallelo di tipo digitale", e non virtuale, come generalmente viene detto, essendo un ambiente solo apparentemente tridimensionale, fatto di milioni di pixel, che formano sullo schermo del PC delle immagini mobili e prospettiche, sulle quali e nelle quali, apparentemente, ripeto, o se volete illusoriamente, l’avatar sembra potersi muovere e persino volare tra gli oggetti. L’avatar, che è una specie di "marionetta digitale teleguidata", e non un "secondo corpo" in una seconda vita. Piuttosto che un rappresentante digitale del nostro corpo, l’avatar è una sorta di "protesi emozionale della nostra mente", che si immerge, si muove e agisce in un ambiente digitale 3D fortemente evocativo.

Siamo noi, infatti, che reagiamo emotivamente alla percezione delle immagini percorribili o in movimento sullo schermo, sulle quali si appoggiano tutti gli aspetti virtuali della nostra mente: le fantasie, le rappresentazioni e le proiezioni più profonde. Tanto che la nostra mente sembra vivere la possibilità di ricostruire un "secondo mondo", che può essere percepito e vissuto in modo anche più che reale. E’ un mondo fatto di immagini, di fantasia, di arte, di sogno e di curiosità, ma soprattutto di emozioni e vissuti, piacevoli o stressanti, comunque sempre molto coinvolgenti; emozioni e vissuti che possono spesso ripresentarsi anche nei sogni e nelle fantasie degli avatar (o meglio dei loro aka, "mastri burattinai")."

 

Qui sotto si riportano alcune parti della lettera, per dare l’idea di quello che può essere SL:

"Salve a tutti! Sono Mind Clarity, l’avatar, o meglio, forse, la controfigura digitale, di Marco Longo, Medico-Psicologo, Psicoanalista SPI(IPA) e Gruppoanalista IAGP, direttore di Psychomedia.it (Psico-Portale On-line dal 1995) e cofondatore nel 2000 della SIPtech (Soc. Ital. Psicotecnologie e Clinica dei Nuovi Media).

Sono nato in Second Life alle ore 19:30 (ora italiana) di una piovosa domenica romana, nel tardo autunno del 2008: era il 14 Dicembre, terza Domenica di Avvento, non ancora Natale, quindi, ma, comunque, "un buon giorno" per (ri-)nascere nel Metaverso, dove ero del resto già da un po’ di mesi in "stato di avvento", ovvero "atteso" da quelli che potrei considerare forse i miei due "genitori avatariani…"

"…E’ infatti grazie a di Zygmunt Ballinger (aka Mario Esposito, fondatore del Blog Brain 2 Brain) e Mexi Lane (aka Marina Bellini, nota blogger e owner in SL della land di Experience Italy), con i quali il mio aka Marco Longo era già da molto tempo in contatto in Real, che è stato "concepito" e maturato il desiderio di affrontare e sperimentare anche questa "seconda vita", da molti definita "virtuale", cioè questa particolare e apparente estensione digitale della vita che è Second Life…"

"…Ed è grazie all’aiuto di Zyg e Mexi che quella sera ho potuto fare in tutta superfretta i miei primi passi nel Metaverso, essendo entrato apposta in quel momento, proprio per poter partecipare "di persona" ad una delle conferenze organizzate da Zygmunt in SL, come fa ogni domenica sera, alle 21:00, nella sua land di Brain 2 Brain (B2B)…All’interno Palazzo dei Congressi di ExIt c’erano ancora le belle installazioni della location della versione digitale delle manifestazioni "Più libri, più liberi" e "Più Blog", che come ogni anno, intorno all’8 Dicembre, si erano appena svolte anche in Real, proprio nello stesso Palazzo dell’EUR…"

"…Mexi mi spiegò che da tempo il suo intento era quello di creare dei ponti e delle sinergie culturali tra il Metaverso e il Mondo Reale, per cui essendo il suo aka Marina Bellini l’animatrice della manifestazione Più Blog in Real, aveva cercato non solo di ricreare anche in World degli spazi dedicati a Più libri e Più Blog, ma persino di utilizzarli per alcuni momenti di contatto "crossmediale" tra alcune conferenze che si erano svolte contemporaneamente nei due Mondi, creando ponti bidirezionali in streaming audio/video tra la location reale e quella digitale…Passeggiammo in lungo e in largo, parlando in voice, tra gli alberi e i grandi ventagli, splendidamente "merlettati" e seducentemente semitrasparenti, come sono per l’appunto i merletti; poi entrammo insieme nella grande costruzione tubulare, che scoprii, con meraviglia, essere un lungo e affascinante percorso cilindrico intrecciato, ovviamente candidamente merlettato: un sogno! Giungemmo poi all’uscita del "tubone" e mi trovai di fronte ad una lunga passerella di velluto rosso, sulla quale, mi spiegò ancora Mexi, a giorni si sarebbe svolta una sfilata di moda. E così, assolutamente stupito, appresi che in Second Life operano anche molti pregiati stilisti e soprattutto stiliste, che gestiscono delle case di moda digitali e che, come accade in Real, promuovono le loro nuove collezioni con frequenti sfilate, in cui presentano gli abiti che poi vengono venduti in grandi negozi. E così venni anche a conoscenza dell’esistenza dei Linden Dollars, la moneta correntemente utilizzata in Second Life…"

"…Nel frattempo, a fine gennaio 2009, dopo aver curiosato e visitato molte land interessanti, grazie alla guida di tanti amici; dopo aver partecipato a tanti altri eventi di tipo ludico, artistico o culturale in SL, nei quali (non avendo mai fatto mistero della professione e delle ricerche che il mio aka Marco Longo svolge in Real) spesso sono stato anche invitato ad intervenire come conferenziere, opinionista o esperto di psicoanalisi e di psicotecnologie, nonché di analisi psicologica e gruppale della comunicazione online …dopo, come dicevo, tutta questa "full immersion" nella "realtà immersiva" (e direi anche dopo tutto questo intenso "meta-training" nelle dinamiche del Metaverso), ho iniziato io stesso ad organizzare quindicinalmente delle serate ad ExIt, dandogli la struttura del "Gruppo di Discussione sperimentale di tipo Esperienziale", ovvero a tema proposto e a partecipazione libera…Ma ad Aprile purtroppo c’è stato anche il terremoto de L’Aquila e il mio "psico-picchiatasti" Marco Longo ha cominciato ad andare tre o quattro giorni alla settimana a lavorare nelle tendopoli per il servizio di psicologia di emergenza, come fa tutt’ora nei campi ancora aperti, negli alberghi e nei nuovi insediamenti di case di legno. Questo impegno ha anche comportato una trasformazione del tema affrontato dal GE, che a maggio ha riguardato "creatività e catastrofe in SL" e a giugno "creazione e ri-creazione in SL".

Il sisma aquilano ha avuto molta risonanza anche in SL, per cui sono stato invitato a portare in varie land la testimonianza diretta di ciò che stava accadendo nelle tendopoli e tutti gli incontri hanno visto una larga partecipazione, tanto che a un certo punto Mexi ha proposto di fare una sfilata di beneficenza ad ExIt, per raccogliere denaro da portare come aiuto concreto nelle tendopoli. Con il nome di SolidArt sono state dunque organizzate due serate in cui, dopo una mia breve introduzione, basata sull’esperienza vissuta dal mio aka Marco Longo in Abruzzo, decine e decine di stiliste e stilisti di Second Life, (i cui aka erano provenienti da tutto il mondo reale) hanno presentato e messo all’asta alcuni dei loro migliori abiti digitali, che sono stati acquistati da più di un centinaio di partecipanti a prezzi enormi per la moneta si SL, proprio per poter dare un fattivo contributo ai terremotati…Al mio aka Marco Longo è toccato ovviamente portare un contributo, da un punto di vista psicosocioanalitico, su "creatività e arte in rete e nei mondi digitali", ma io so bene che tutto quanto Marco ha potuto dire è solo il frutto del mio lavoro di studio e di ricerca all’interno di SL. Perché per poter comprendere appieno le dinamiche dei cosiddetti "mondi virtuali" e anche le loro potenzialità operative come "contesti mediatici" non solo nel campo della comunicazione, ma anche in quelli della ricerca e della formazione, occorre "vivere" di persona l’immersione nei mondi digitali tridimensionali.

SL possiede ampiamente queste potenzialità e si configura quindi come un contesto che va ben al di là della dimensione più nota ed immediata di natura semplicemente ludica (con tutto il rispetto del gioco e del giocare, come mezzo di espressione ed apprendimento, oltre che di rilassamento, ci mancherebbe), tanto che quasi tutte le università americane ed inglesi, più molte altre di altri paesi del mondo, hanno già aperto da tempo ed utilizzano per lezioni e conferenze proprio SL ed altri mondi digitali dedicati ad essa correlati…"

Dopo una piccola pausa si riprendono i lavori con la relazione della Dottoressa O. Corazza (Hertfordshire University, Hatfield (UK), National Addiction Centre, King’s College, London

) che presenta il suo lavoro "Da Internauti a Psiconauti: Internet e le nuove droghe".

Il lavoro esposto dalla Dott.ssa Corazza riguarda un progetto, finanziato anche con fondi europei, su nuovi tipi di droghe che si posso trovare sul Web molto facilmente e che vengono scambiate per semplici erbe non dannose alla salute.

Lo scopo di questo lavoro è permettere di far conoscere attraverso tre fasi successive questo nuovo tipo di mercato ancora alla maggior parte delle persone sconosciuto.

 

 

 

 

 

 

  1. Step: monitoraggio della rete;
  2. Step: preparazione di cartelle tecniche;
  3. Step: diffusione delle informazioni e dell’attuazione della Psychonaut Web sul sito Web Mapping ( www.psychonautproject.eu).

Questa ricerca evidenzia anche quali siano i motivi per cui sia più facile acquistare farmaci e non sulla rete, tra cui troviamo:

 

 

 

 

 

 

 

 

  • non esiste il contatto faccia a faccia con il medico;
  • non c’è obbligo di prescrizione;
  • è uno strumento meno costoso;
  • la spedizione è rapida e gratuita.

Le "Spice" drugs, come vengono comunemente chiamate, hanno questa dicitura:

"miscela di erbe esotiche che producono fumo … che funziona davvero!.. Fumo perfetto per rilassarsi a casa o uscire con gli amici… L'incenso mistico con ottime recensioni…"
Spesso, però, non riportano la dicitura "al consumo umano", o "non adatto a minori di 18".

Ecco qui sotto riportato l’elenco delle "Spice" drugs più comuni che si possono trovare sul web:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Spice Gold
  • Spice Diamond
  • Spice Silver
  • Spice Arctic Synergy
  • Spice Genie
  • Yucatan Fire
  • Spice Mojo (New)

 

Gli effetti sono simili a quelli indotti dall’LSD, anche se durano molto più a lungo (fino a 2- 3 giorni). L'inizio degli effetti dopo l’assunzione orale può essere ritardato fino a 6 ore; questo può portare a un "doppio dosaggio", proprio perché si pensa che la prima dose sia insufficiente, e / o può indurre all'uso di farmaci aggiuntivi in attesa che la reazione s’inneschi più velocemente.

A seguire, la relazione del Professor F. Bollorino (Docente di Psichiatria dell’Università di Genova) sul "Web 2.0: nuovi modelli della comunicazione nella comunità psichiatrica".

Il Professore, nella sua relazione, spiega come la rete sia una risorsa, in continua evoluzione e che ogni giorno si arricchisce di contenuti, per permetterne una maggiore fruizione da parte di tutti gli utenti che navigano sul Web a qualsiasi ora del giorno e della notte e da ogni luogo.

Porta come esempio concreto, il lavoro che sta svolgendo per la Città Digitale del Comune di Genova, in qualità di consulente. Egli, a questo proposito, parla delle "isole" Wi-Fi distribuite per tutta la città con lo scopo di realizzare progetti che diano valore aggiunto e contenuti a questa rete, sia come servizi sia come notizie.

In questo senso afferma che i contenitori in cui vengono poste le informazioni, non possono essere solo quelli tradizionali ma che occorre che tenere conto delle continue trasformazioni. Così l’evoluzione della comunicazione deve tenere in considerazione la presenza di grossi player, come Google con YouTube o i Socialnetworks. Questo vale per la società in generale e, in particolare, per enti pubblici, che li devono utilizzare come strumenti di comunicazione, cioè come piattaforme attraverso cui portare i propri contenuti al cittadino e alle imprese.

Prosegue con una provocazione/affermazione sostenendo che i produttori di SocialNetworks siano interessati a tenere le persone/utenti agganciati al web per uno scopo generalmente egoistico, spesso puramente commerciale e conclude annunciando l’imminente lancio della versione interattiva di Psychiatry on line Italia, nella logica di allargare le modalità di comunicazione della rivista e favorire la partecipazione attiva degli utenti-lettori del sito.

 

L’intervento del Professor Carretti sulle "Tecnologie digitali e nuove forme di addiction" segue quello della Dott.ssa Corazza. La sua relazione inizia con la definizione di patologie e del fenomeno del Craving.

Si definisce col termine dipendenza patologica una forma morbosa caratterizzata dall’uso distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento; uno stato mentale disfunzionale caratterizzato da un sentimento di incoercibilità e dal bisogno coatto di essere reiterato con modalità compulsive; ovvero una condizione invasiva in cui è presente il fenomeno del Craving, nell’ambito di un abitudine incontrollabile e irrefrenabile che causa un disagio clinicamente significativo.

Il Craving è la condizione sindromica di base dell’addiction, caratterizzata da un’urgenza appetitiva di ricerca di piacere e una messa in atto irriducibile, anche a svantaggio della stessa volontà del soggetto; ovvero una "fame" viscerale e travolgente che sottovaluta il rischio e disconosce le possibili conseguenze negative.

Il Craving comprende:

 

 

 

 

 

 

 

 

  • il desiderio irresistibile;
  • il fallimento della volontà a resistere all’impulso di agire;
  • la messa in atto impulsiva;
  • la reiterazione compulsiva del comportamento di dipendenza.

Il Craving è uno stato mentale disfunzionale che viene rinforzato:




- dalle rappresentazioni positive associate al piacere della dipendenza;

- dalle rappresentazioni negative e dolorose dell’astinenza;

- dalle rappresentazioni positive di poter antagonizzare l’ansia e l’umore disforico con la messa in atto del comportamento additivo.

Queste due puntualizzazioni conducono all’argomento clou dell’intervento del Prof. Carretti imperniato sullo Stalking.

Con il termine "stalking" si indica una serie di comportamenti intrusivi e molesti che vittimizzano la vita personale, affettiva e/o lavorativa di un individuo. Tali comportamenti, inflitti da un offender in forma insistente e persistente, inducono paura e uno stato di tensione generalizzato che sono causa di cambiamenti nelle normali abitudini di vita di chi li subisce. Questi comportamenti sono persecutori e arrecano un disagio e un danno significativo alla vittima, fino ad arrivare a comprometterne l’equilibrio psicologico ed il benessere personale e sociale.

"To stalk" è un termine inglese, il cui significato letterale è "appostarsi" o "fare la posta", nell’ambito di un comportamento di "caccia" e di "inseguimento".

In ambito giuridico-legale e psicologico-psichiatrico, tale termine ha assunto una costellazione di significati riferibile ai comportamenti persecutori di un offender, che sono molesti e assillanti e che sono costituiti da fenomeni di intrusione relazionale nella vita di una vittima, per mezzo di appostamenti, pedinamenti, telefonate indesiderate od oscene, invio di lettere, biglietti, e-mail, sms/mms, oggetti/regali non richiesti, fino alle minacce scritte, verbali e alle aggressioni fisiche.

Tali comportamenti di "caccia" e di "inseguimento", che sono causa di molestia e di danno psicologico, possono degenerare in forme gravi di violenze come il ferimento o addirittura l’uccisione della vittima.

Lo stalking si differenzia dalla molestia sessuale, dalla minaccia verbale o dall’aggressione fisica in quanto, prim’ancora di queste, è causa di danno psicologicoconseguente a comportamenti assillanti, assedianti, pressanti, continuativi e pervasivi di ricerca di intimità/contatto indesiderati, volti al potere e al controllo su di una vittima, e il cui impatto può incidere gravemente sul benessere fisico e psicologico di chi li subisce.

Si tratta dunque di una forma di intrusione relazionale ripetuta e morbosa, e per tale ragione al concetto di stalking si connettono - e parzialmente si sovrappongono - altri costrutti paralleli quali l’obsessional relational intrusion (intrusione relazionale ossessiva) o le molestie assillanti.

I dati di ricerca riferiscono che:




- in circa l’85% dei casi lo stalker è un uomo, conoscente, un ex partner o partner attuale della vittima. Inoltre più intima è la relazione, maggiore è il rischio di minacce e comportamenti violenti (McCann, 2000; Morrison, 2001; Street et al, 2007);

- i comportamenti degli stalkers si raggruppano in funzione di specifici tratti di personalità e obiettivi relazionali impliciti:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Rifiutato;
  • Ricercatore di intimità;
  • Corteggiatore incompetente;
  • Risentito;
  • Predatore




(Mullen & Pathé, 2002).

Purtroppo lo Stalking si è trasferito anche sul Web e viene definito Cyberstalking.

Il cyberstalker si avvale generalmente di una varietà di strumenti tecnologici tra cui prevalentemente sono ricompresi l’e-mail, la chat, i social network, i virus e i trojan. Secondo uno studio del Dipartimento di Polizia di New York, gli strumenti maggiormente utilizzati sono comunque le e-mail (79%) e l’instant messanging (13%) (D’Ovidio and Doyle, 2003).

Come riporta Roberts (2008), le quattro tipologie più spesso riportate tra i vari studi sono le minacce, gli attacchi alla reputazione, i danni a dati, applicazioni e dispositivi tecnologici e l’acquisizione di informazioni personali. La diffusione rapida di nuovi sistemi di comunicazione e partecipazione on line ha aumentato in maniera significativa le minacce e i rischi di manipolazione dell’identità e delle relazioni. Grazie all’enorme quantità di dati disponibili, il cyberstalker non ha difficoltà a conoscere e manipolare informazioni, abitudini, relazioni della potenziale vittima. L’utilizzo di nickname, indirizzi mail multipli e sistemi di re-mailer proteggono l’identità del cyberstalker, riducono il controllo sociale e favoriscono l’espressione di comportamenti antisociali: è verosimile, infatti, che alcuni comportamenti messi in atto online non verrebbero mai replicati nella vita reale.

Secondo uno studio condotto su 24 soggetti e sulla base della classificazione delle condotte di stalking proposta da Mullen et al. (1999) e da McFarlane e Bocij (2003), si possono distinguere le seguenti tipologie di cyberstalker:




• Vindictive cyberstalker: sono motivati dal desiderio di vendetta, possiedono una cultura informatica medio-alta utilizzano un ampio spettro di tecnologie informatiche compresi sistemi di monitoraggio a distanza e di intrusione nei sistemi operativi della vittima; rappresentano in genere la categoria più aggressiva, anche per via della presenza di precedenti psichiatrici e penali.

• Composed cyberstalker: sono spinti dal piacere di infastidire e recare molestia alle loro vittime con cui non hanno stabilito precedentemente né cercano di stabilire un contatto off line. Generalmente non presentano precedenti psichiatrici né penali.

• Intimate cyberstalker: ricercano l’attenzione e la gratificazione sessuale delle vittime rappresentate per lo più da ex partner verso i quali rivolgono tentativi disperati di riconciliazione (ex intimates stalkers) o da persone appena conosciute che divengono oggetti di un’infatuazione estemporanea (infatuates stalkers). In relazione alla possibilità che essi rappresentino una semplice variante dello stalking, va rilevato che nei casi descritti si trattava di molestie di natura esclusivamente informatica nei confronti di vittime conosciute prevalentemente on line.

• Collective cyberstalker: comprende tutti i casi di molestie perpetrati da un gruppo di soggetti, invece che da un singolo stalker.

La categoria delle "vittime primarie", comprende:




• Ex intimi

 

• Amici e conoscenze occasionali

 

• Contatti professionali

 

• Altri contatti lavorativi

 

 

 

 

In una prospettiva di tutela della salute e del benessere del cittadino, prevenire i comportamenti di stalking risulta centrale per evitare fenomeni di escalation delle molestie assillanti, poiché tale escalation può condurre anche al ferimento o all’omicidio della vittima.

Appare pertanto necessario che la ricerca empirica fornisca indicazioni sui fattori predittivi dello cyberstalking, ovvero quali variabili occorre considerare per valutare il rischio che un individuo sia vittima di intrusioni relazionali dalle gravi conseguenze sulla sua salute fisica e psicologica.

Lo studio empirico sui fenomeni di stalking appare quindi fondamentale per comprendere i complessi meccanismi connessi al fenomeno e prevenire forme più gravi di disagio per la vittima.

Il protocollo di ricerca sviluppato dall’Università degli Studi di Palermo in collaborazione con il Ra.C.I.S. prevede la somministrazione di test psicologici mirati, validi e attendibili dal punto di vista psicometrico, a gruppi appaiati di stalkers e vittime nonché a vittime che hanno dimostrato capacità di resilienza. Esso si propone unduplice obiettivo: teorico e applicativo:

 

 

  1. Dal punto di vista teorico, permette di approfondire i fattori esplicativi dello stalking e comprendere meglio il fenomeno e le sue manifestazioni da un punto di vista psicologico;




2) Dal punto di vista operativo e pragmatico, fornire all’operatore di polizia e agli organi giuridico-legali strumenti affidabili e di facile somministrazione, per valutare l’impatto, per agevolare e supportare i processi di decision-making nei casi di stalking.

 

Penultimo intervento della seconda giornata riguarda "Il corpo e le sue ibridazioni tecnologiche" del ProfessoreProf. M. Guarirei.

Le nuove biotecnologie, favorendo manipolazioni del corpo, innesti e ibridazioni, ci permettono di compiere quel misterioso salto tra mente e corpo, che rende ancora più problematico il concetto di protesi. L’attività mentale si pone come la funzione più alta e differenziata del corpo.

Per comprendere la formazione della psiche bisogna partire dalla corporeità. Se, però la corporeità diventa troppo ingombrante, essa va resa meno evidente perché possa accadere realmente di pensare al proprio corpo. L’eclissi del corpo permetterebbe l’instaurarsi di un processo complesso. Alla luce delle scoperte neurofisiologiche, mente e corpo si influenzano a vicenda all’interno di un movimento oscillatorio e reversibile.

A volte il corpo e la sensorialità sembrano essere prepotentemente sulla scena, lasciando intravedere con difficoltà il processo di simbolizzazione. Gli oggetti sono divenuti indispensabili,ma poco pensabili. Le protesi come "oggetti bizzarri" lanciati nell’area dell’esperienza con una loro irriducibilità. Questa intercambiabilità appartiene al mito di rigenerazione della filosofa femminista Donna Haraway. Parteciperemmo non più ad un ideale di rinascita che riguarderebbe il corpo intero e un’integrità da riconquistare, quanto a quello rappresentato dall’organismo in parte umano in parte macchina.

"Il dio protesi", espressione tratta da un brano del Disagio della civiltà in cui Freud si interrogava sull’uso onnipotente che l’uomo moderno già allora faceva degli oggetti-protesi rendendoli degli idoli, acquista al giorno d’oggi ancor più senso di una predizione e la raffigurazione di un limite.

L’uomo alla fine dell’umanesimo e l’avvento dell’età della tecnica, vede trasformarsi la propria essenza. In particolare le nuove tecnologie bioingegneristiche amplificano i campi fisici e fantasmatici del corpo e della mente. Innesti corporei di ultima fattura spostano i limiti cronologici e funzionali di sopravvivenza, propagandosi alla creazione di nuove "vite" in mondi paralleli percorribili. Oggi l’uomo espande il proprio essere in nuovi assetti identitari per via degli stessi oggetti da lui pensati e realizzati, attraverso i quali sperimenta nuove vite e nuove permutazioni.

Come l’animale-uomo di un tempo, l’uomo moderno perde le proprie fattezze per conseguirne altre Né la materia né lo spazio né il tempo sono più, negli ultimi anni, ciò che erano un tempo.

 

 

L’ibridazione uomo-macchina genera dunque angoscia e timore di perdita dell’ "innocenza primaria" originaria del genere umano.

La letteratura e la cinematografia hanno da sempre rappresentato l’inclusione di una protesi (meccanica o biologica) come qualcosa che conferisce qualità superiori, ma che altera la dimensione squisitamente umana, psichica e spirituale del soggetto (es. Robocop, Frankenstein,Edward mani di forbici).

Il Cyborg rappresenta la fusione della sfera biologica con quella culturale. Un Cyborg è un organismo autoregolato di natura ibrida che implica un’integrazione al proprio corpo di qualche forma di tecnologia (es. uomo-bomba suicida, Yehya).

La tendenza all’abolizione delle differenze sessuali sembra concretizzarsi nel transessualismo, in cui è invertito il rapporto tra naturale e artificiale: la protesi "naturale" fallica nel maschio è sentita come artificiale, e il corpo viene protesizzato al femminile e sentito come naturale.

Un esempio su tutti è il caso di Pistorius i giudici sportivi sono chiamati a stabilire se si tratti di un handicap o di un vantaggio.

Gli arti artificiali dell’atleta-cyborg sono dei limiti, delle compensazioni a una mancanza o sono delle promesse di realizzazione della superiorità dell’uomo-macchina?

Anche in passato molti progressi nei vari ambiti, scientifico, artistico, etico, sono stati considerati come un andare oltre i limiti precedentemente riconosciuti ma la novità di quest’epoca sta nella concezione di un nuovo umanesimo che non riconosce come fondanti le dicotomie che hanno attraversato la nostra cultura come uomo/animale, mente/corpo, natura/cultura.

Un ulteriore esempio è di alcuni anni fa: nel 2001 il primo paziente ad avere affrontato un trapianto di mano subisce un altro intervento definitivo, gli viene amputata la mano trapiantata in seguito ad una crisi di rigetto psicologico giudicata irreversibile dai medici. La mano trapiantata, secondo un meccanismo di prendere la parte per il tutto viene a rappresentare l’identità globale, in questo caso rinnegata ed espulsa, un estraneo da sradicare per ritrovare un senso di sé.

Anche il Prof. M. Guarirei riprende l’esempio di Second Life, dove il processo di disincarnazione dell’identità sembra giungere definitivamente a compimento e a portata di chiunque: l’intero corpo è protesizzato, l’identità soggettiva, l’appartenenza a un sesso, la capacità di movimento e di comunicazione sono affidate del tutto ad un’identità artificiale al cosiddetto "avatar".

Conclude la sua esposizione con questa frase:

"Se l’intuizione psicoanalitica non ci fornirà un campo per fare scalpitare gli asini selvaggi, dove potremmo trovare uno zoo che preservi la specie?" (Bion, Memorie del futuro, 1998).

 

 

Ultimo intervento della giornata è quello del ProfessoreProf. Inguglia su le "Aggregazioni effimere: il Flash Mob".

Flash Mob significa "Folla lampo" o anche "Mobilità o mobilitazione istantanea". Mentre il termine flash ha un’accezione abbastanza univoca, il termine Mob si presta ad una duplice traduzione, potendolo intendere per l’appunto come folla, massa o anche mobilitazione, mobilità.

Da questa definizione possiamo trovare la "ricetta" per un perfetto Flash Mob.

Gli ingredienti originari della ricetta sono: trasmissione via email o analoghi, segretezza, luoghi pubblici, breve durata, istruzioni precise consegnate solo al momento, dispersione alla fine con lungo applauso.

Il Flash Mob diviene, quindi, a tutti gli effetti una specie di struttura base, di contenitore che può accogliere istanze individuali e gruppali molto diverse e distanti fra loro: scherzose, ludiche, di performances artistiche estemporanee, esibizionistiche, di rivendicazione sociale o politica, di marketing, etc.

Ecco alcuni esempi di Flash Mob:

 

 

 

 

 

 

 

 

  • PILLOW FIGHTING CLUB – FLASH MOB: lotta a cuscinate, improvvisata, in luogo pubblico dai partecipanti.
  • SWAP-MOB: scambio di libri per 10-15 minuti con dispersione simultanea del gruppo.
  • POD-MOB: ritrovarsi in una piazza con l'iPod nelle orecchie e ballare ognuno per contro proprio.
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  • LOVE MOB: baci con gli sconosciuti. (Nella parrocchia di S. Greg. Barbarigo all’EUR, i convenuti, invece che una stretta di mano, i convenuti si sono baciati durante la messa).
  • FREEZE MOB: immobilizzarsi, per un tempo prestabilito, in un luogo pubblico.
  • SINGER MOB: cantare in gruppo all’improvviso, pezzi musicali concordati.

La descrizione dei ‘Flash-Mobs’ risulta nell’insieme abbastanza semplice; più complessa e controversa appare, invece, una loro univoca attribuzione di senso.

L’importante è creare un "non evento" in un "non luogo" .

Le parole chiave per ‘interpretare’ il fenomeno diventano: ‘non evento, ‘non luogo’, ‘non sense’, ‘spontanea e insensata folla’, ‘scelta di luoghi assolutamente banali’, ‘azioni del tutto gratuite senza motivazioni logiche’.

Definizioni quindi ‘al negativo’, riduttive, limitative, soprattutto adeterministiche, prive di qualsiasi sforzo interpretativo, o di formulazione di ipotesi.

Cominciano quindi a comparire espressioni nuove per descrivere i ‘Flash-Mobs’: ‘evento pseudo-spontaneo fra tecnologia e trasgressione’, ‘massa variabile di individui che si aggrega e si allontana repentinamente, che compie azioni che contengono anche alcuni connotati piuttosto inquietanti’, ‘gruppi di persone che come insetti o stormi di uccelli si avvicinano e si allontanano senza un perché apparente, quindi senza alcuna possibilità di essere ricondotti ad una logica.

A partecipare ai Flash-Mobs sono quegli individui che danno sfogo a un bisogno diffuso di "appartenenza" e "visibilità", esprimendo un'esigenza ormai insopprimibile di comunicare, utilizzando la Rete per estendere, forse solo in apparenza, l’area di competenze relazionali, senza intermediazioni istituzionali. Si tratta però di "appartenenza debole" o di ‘aggregazioni effimere’: perché tante persone nel mondo aderiscono a questo genere di iniziative che da un lato prevedono l’incontro, l’attivazione di premesse gruppali, ma contemporaneamente svaniscono nel nulla, non avendo alcuni prerequisiti fondamentali, come per es. il tempo, affinché aggregati, si trasformino in entità gruppali capaci di condivide idee, scopi, anche assunti?

E’ ipotizzabile che proprio nel debole e nell’effimero possano rimanere occultate dimensioni ambivalenti, per cui ad un desiderio embrionario di appartenenza ricercata, si associno forti difese dai legami, garantite proprio da una dimensione ‘mordi e fuggi’ delle esperienze, che si rende garante di una pseudo-libertà, di una possibilità di svincolo, sfuggendo a timori di costrizioni o progettualità.

In conclusione molte di queste partecipazioni ai Flash-Mobs potrebbero rispondere all’esigenza di verificare l’effetto della propria partecipazione ad adunate, ad incursioni, ad alto feedback mediatico, alla ‘c’ero anch’io’, con il raggiungimento di una micro celebrità transitoria, che soddisfi più istanze celebrative individuali che non reali desideri di socialità o gruppalità.

 

Mercoledì, 25 novembre 2009

L’Ingegnere G. Me apre l’ultima giornata congressuale con un intervento su "Minacce e contromisure delle tecnologie per la socializzazione online".

Come in precedenza aveva osservato il Professor Strano, la rete è piena di insidie ed è facile che ingenuamente, si abbiano brutte sorprese.

Il suo intervento pone l’accento sul fenomeno del Phishing che sembra non scomparire mai, anche se ogni giorno i Media riportano continuamente notizie.

Il phishing ("spillaggio (di dati sensibili)") è una attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale ed è utilizzato per ottenere l'accesso a informazioni personali o riservate con la finalità del furto di identità mediante l'utilizzo delle comunicazioni elettroniche, soprattutto messaggi di posta elettronica fasulli o messaggi istantanei, ma anche contatti telefonici. Grazie a messaggi che imitano grafico e logo dei siti istituzionali, l'utente è ingannato e portato a rivelare dati personali, come numero di conto corrente, numero di carta di credito, codici di identificazione, etc.

Il processo standard delle metodologie di attacco di spillaggio può riassumersi nelle seguenti fasi:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • l'utente malintenzionato (phisher) spedisce al malcapitato e ignaro utente un messaggio e-mail che simula, nella grafica e nel contenuto, quello di una istituzione nota al destinatario (per esempio la sua banca, il suo provider web, un sito di aste online a cui è iscritto).
  • l'e-mail contiene quasi sempre avvisi di particolari situazioni o problemi verificatesi con il proprio conto corrente/account (ad esempio un addebito enorme, la scadenza dell'account, ecc.) oppure un'offerta di denaro.
  • l'e-mail invita il destinatario a seguire un link, presente nel messaggio, per evitare l'addebito e/o per regolarizzare la sua posizione con l'ente o la società di cui il messaggio simula la grafica e l'impostazione.
  • il link fornito, tuttavia, non porta in realtà al sito web ufficiale, ma a una copia fittizia apparentemente simile al sito ufficiale, situata su un server controllato dal phisher, allo scopo di richiedere e ottenere dal destinatario dati personali particolari, normalmente con la scusa di una conferma o la necessità di effettuare una autenticazione al sistema; queste informazioni vengono memorizzate dal server gestito dal phisher e quindi finiscono nelle mani del malintenzionato.
  • il phisher utilizza questi dati per acquistare beni, trasferire somme di denaro o anche solo come "ponte" per ulteriori attacchi.

Prosegue la mattinata l’intervento della ProfessoreProf.ssa R. Lo Baido che tratta de "Gli adolescenti alle prese con la banda larga: opportunità e rischi".

Molto significativi sono i video che mostra; essi riguardano due interviste ed un video girato da due adolescenti.

La prima intervista riguarda un quindicenne che viene sollecitato dalla madre a "togliersi" dal computer, perché è tutto il giorno che sta su internet, cercando di farlo andare a giocare a pallone. Lui risponde che anche i suoi amici sono connessi tutti i giorni e che del pallone e andare fuori non gli interessa (l’espressione usata dal ragazzo, in quanto ineducata, viene censurata nell’audio). La madre gli dice che è preoccupata del fatto che abbia pranzato e lui, un po’ innervosito dalle continue interruzioni, le risponde che aveva già mangiato un panino davanti allo schermo.

La seconda intervista avviene all’aperto su un campetto di calcio, dove alcuni ragazzini di non più di dieci anni rispondono con molto interesse e precisione alle domande dell’intervistatore che gli pone sull’uso o meno di internet, di quale Social Network fanno parte o di quale fanno più uso.

Le risposte sono precise e ben argomentate, i bambini rispondono cosa gli piace oppure no, cosa usano e perché l’utilizzano.

L’ultima proiezione è un video che, spiega la ProfessoreProf.ssa, riguarda la figlia e una sua amichetta, rispettivamente di 10 e 12 anni. Le due bambine durante un pomeriggio realizzano un viedoclip, nel quale sono protagoniste.

La reazione di tutti i convegnisti è di grande sorpresa.

Senza nessuna difficoltà, le due ragazzine avevano girato un video, dove musica, effetti sonori e grafici, location e vestiti erano perfetti e la cosa più impressionante è che era bastato un solo pomeriggio per realizzarlo.

La conclusione che la relatrice trae dal materiale mostrato è quanto le generazioni siano cambiate e che ormai i bambini abbiano nel proprio DNA una familiarità straordinaria con il computer.

All’intervento della Dott.ssa Lo Baido segue la relazione della Dottoressa M. Bellini su "SecondLife: arte, creatività e comunicazione nei mondi virtuali" che fornisce un’ulteriore dimostrazione di come la realtà virtuale possa essere usata.

Con una sequenza di video, presenta i suoi lavori attraverso il suo avatar Mexi Lane nel mondo di SL.

L’intento della relatrice è quello di creare dei ponti e delle sinergie culturali tra il Metaverso e il Mondo Reale. Come aveva spiegato Longo nella sua lettera:

"…Mexi mi spiegò che da tempo il suo intento era quello di creare dei ponti e delle sinergie culturali tra il Metaverso e il Mondo Reale, per cui essendo il suo aka Marina Bellini l’animatrice della manifestazione Più Blog in Real, aveva cercato non solo di ricreare anche in World degli spazi dedicati a Più libri e Più Blog, ma persino di utilizzarli per alcuni momenti di contatto "crossmediale" tra alcune conferenze che si erano svolte contemporaneamente nei due Mondi, creando ponti bidirezionali in streaming audio/video tra la location reale e quella digitale…"

Un esempio di un ponte bidirezionale, è fornito dal video sulla mostra che si era tenuta a Roma sul centenario del Futurismo dove era stato anche utilizzato SL come spazio d’esposizione con l’aggiunta di una bellissima sfilata di moda alla quale avevano partecipato stilisti nel Metaverso, ma persone comuni nel Mondo Reale.

"Information and Communication Technologies in mental health: fifteen years of research in Spain" è l’argomento esposto dalla ProfessoreProf.ssa A. Garcia-Palacios.

La Prof. Garcia Palacios porta una serie di esempi di come la realtà virtuale (VR) può essere utilizzata per curare alcune patologie, come claustrofobia, attacchi d’ansia, paura di volare, etc.

Le sessioni durano in media dai 45 ai 60 minuti ma possono durare anche di più.

Il paziente viene "immerso" in ambienti simulati per provocare reazioni di stress o ansia come il decollo o l‘atterraggio di un aereo, la presenza di uno o più insetti su una scrivania, una stanza chiusa o la simulazione di dover uscire dalla propria abitazione per dover comprare qualcosa.

I risultati, dopo queste terapie innovative, sono migliori di quelli delle tradizionali tecniche utilizzate.

In futuro si auspica che queste tecniche possano essere utilizzate per guarire persone affette da obesità.

In conclusione quindici anni di studio hanno portato ad un miglioramento delle tradizionali tecniche. Le nuove tecnologie sono ben accettate dai pazienti e possono aiutare a superare alcune delle limitazioni delle tradizionali tecniche psicologiche.

Qui sotto è riportato la relazione del ProfessoreProf. A. Messina (responsabile ambulatorio di otoneurologia, Palermo) sul "Suono come droga: i messaggi sonori subliminali"

Commentando le proprie slide, il Prof. Messina dice:

"Euripide, ne " Le Baccanti", descrive l’estasi che le menadi dionisiache provavano, al suono dei cimbali, correndo e roteando sempre più vorticosamente la testa (stimolazione dei canali semicircolari e delle macule), giungendo in trance a contatto con il Dio Dionisio che ("o chi per lui"), infine, le possedeva sessualmente.

Come spiegare questi effetti della musica? Quali i rapporti tra suono, equilibrio, movimento e alterazioni psichiche?

E’ ormai accertato che stimoli sonori con frequenza compresa tra i 200 e i 600 Hz (preferibilmente 350Hz), ad andamento sinusoidale e a elevata intensità (95-100 dB SPL per i toni puri), eccitino non solo la coclea ma anche una struttura normalmente funzionale al sistema dell’equilibrio e, quindi, coinvolga nei processi di movimento il sacculo. In seguito alla stimolazione sacculare l’energia sonora è in grado di generare una risposta inibitoria sul muscolo sternocleidomastoideo ipsilaterale all’orecchio stimolato.

Queste osservazioni sono alla base dello studio dei potenziali vestibolari, noti come VEMPs (Vestibular Evoked Miogenic Potentials). Anche soggetti completamente sordi, anacusici, presentano una risposta normale ai VEMPs, la qualcosa lascia supporre che la via di partenza del riflesso non sia cocleare ma sacculare. A conferma di quest’ultima ipotesi la dimostrazione che i VEMPs non si evocano nei soggetti normoudenti se sottoposti a sezione selettiva del nervo vestibolare.

Il sacculo completa quindi il concetto di spaziocezione. Lo spazio lo sentiamo nell’ordine dei sensi, lo viviamo, muovendoci, nell’ordine del tempo, del ritmo. Le funzioni spazio tempo sono mediate dal sacculo.

Anche la capacità della musica di alterare la percezione della realtà, quasi fosse una droga, di scatenare in noi una forte emozione e il bisogno di muoverci, sembra essere dovuta all’attivazione sacculare. D’altronde il termine "emozione" evoca il concetto di movimento (emozione da ex movere) che è espressione della funzione del sistema dell’equilibrio.

Il suono, ancor più se intenso e ritmato, grazie alla mediazione sacculare e delle connessioni di quest’ultimo con le aree limbiche, evoca nell’uomo emozioni e risposte comportamentali che, se organizzate, danno origine al linguaggio del corpo ed alla danza. Todd ha ottenuto l’evocazione di VEMPs utilizzando quale stimolo test il suono di un tamburo con frequenza superiore ai settanta battiti al minuto.

In realtà i batteristi sanno che proponendo un ritmo superiore alle settanta battute al minuto chi ascolta sentirà la necessità di muoversi. L’analogia di questa frequenza (70 batt/min) con il battito cardiaco mi ha fatto ritenere che, essendo che in condizioni fisiologiche la tachicardia si associa al movimento, laddove il nostro sistema sensoriale percepisce un ritmo accelerato rispetto ai settanta battiti, debba compensare la sensazione mancante, muovendosi.

I musicisti ci insegnano che ad un ritmo binario rappresentato da due accenti (forte + debole), come nella marcia, corrisponde un movimento ludico, mentre al ritmo ternario (tre accenti tra essi due deboli), tipo valzer, il movimento del cullarsi o dondolare. Pertanto con la mediazione saculare ad ogni suono ritmico corrisponde un particolare movimento.

Discorso a parte va fatto sulla sequenza temporale. I ritmi ossessivi (tipo spiritual), per la loro stessa natura ritmata, risvegliando la componente rettile (Complesso R di Mac Lean) del nostro sistema nervoso centrale, deputato alle nostre azioni riflesse-istintive, possono rendere fuori dal controllo corticale, dalla volontà, l’individuo e fargli compiere azioni involontarie. Come nelle Baccanti di Euripide ma anche nella musica RAP (la musica che uccide) .

D’altronde la "potenza" della musica era ben nota dall’antichità tanto che nella Bibbia si narra che le invincibili mura di Gerico furono distrutte da sette sacerdoti che con la loro musica fecero vibrare le fortificazioni, sino a distruggerle.

Sembra anche che sia possibile drogarsi su Internet con il suono e senza ingerire alcuna sostanza utilizzando il sito I-Doser.com. Questa è l'ultima moda fra i giovani spagnoli (e adesso anche da noi in Italia) che sembrano grandi consumatori di stupefacenti e allucinogeni virtuali. Droghe sonore virtuali reperibili sia da internet o acquistati su CD o MP3, che possono essere "ascoltate" a casa propria, senza bisogno di fornitori e senza gli eventuali rischi legali. Secondo i Laboratori I-Dosers, che dagli Stati Uniti hanno messo in commercio i software a loro volta rilanciati da siti spagnoli, queste "Droghe" producono gli stessi risultati degli stupefacenti chimici, senza pericolo per la salute o di assuefazione. Il sistema funziona sulla base dei cosiddetti "battiti binaurali" (dall'inglese: binaural beats) sperimentati sul cervello negli anni Settanta dal dr. Gerald Oster alla clinica newyorkese Mount Sinai e che consistono nell'applicare frequenze herziane diverse ai due orecchi per stimolare il cervello a seconda della loro intensità.

Le "dosi" proposte da I-Doser si ottengono applicando, con auricolari, alte frequenze asincrone favorendo così gli effetti di alterazione della percezione.

Secondo Munar, però, tutto ciò ha molto a che fare con la suggestione e poco con la scienza. Leggendo i pareri dei consumatori in Rete, le cose non sembrano però così semplici e descrivono reazioni diverse a seconda della persona e del luogo. In alcuni casi non succede niente, in altri il consumatore si addormenta e in altri ancora si esalta.

Il messaggio sonoro, rivestendosi di una componente magica, può celare altre sorprese. E’ il caso dei messaggi sonori subliminali.

James Vicary, titolare della subliminal projection company, nel 1956 ha brevettato il tachistoscopio un apparecchio che proiettava, nel contesto di un film, su uno schermo cinematografico, ogni cinque secondi, per solo 1/3000º di secondo, un messaggio visivo del tipo "Hungry? Eat Popcorn"! ("Hai fame? Mangia i popcorn"!); oppure "Drink Coke"! ("Bevi Coca-Cola"!). Un cinema di Fort Lee, nel New Jersey, impiegò quest’apparecchiatura per un periodo di sei settimane mentre veniva proiettato il film Picnic, e le vendite aumentarono vorticosamente: i popcorn e la Coca-Cola di più del 35%.

L'invenzione trovò impiego, sotto forma di messaggio sonoro subliminale nel contesto di un sottofondo musicale, nel settore della lotta ai furti, condotta in almeno 37 supermercati statunitensi. La rivista Time ha riferito che, occultati nell'onnipresente musica di sottofondo, vennero inseriti messaggi con frasi ripetute 9.000 volte all'ora, a volume molto basso del genere: "Be honest... do not steal... I am honest... I will not steal" ("Sii onesto... non rubare... io sono onesto... non ruberò"). Inoltre si ritiene che questo trucco sia stato, e sia tuttora usato, da moltissimi negozi anche per indirizzare ed aumentare gli acquisti.

I messaggi subliminali sono molto usati anche dai cantautori ivi inclusi alcuni italiani. Per gli appassionati s’invita alla lettura dell’articolo di Carlo Climati " satanismo e musica Rock"

Noi per brevità ricordiamo:




1) messaggi subliminali innocui .

Esempio i Pooh nell’Album Memorie, brano Zero un minuto e, Vedette 1969: Invertendo il senso di rotazione del disco è possibile ascoltare il messaggio "Vaffanculo sto incazzato. Ok ascolta piccola: basta! Ho due palle rotte!".

2) messaggi subliminali che istigano al consumo di droga:


Moltissimi cantanti fanno apologia della droga direttamente nei testi delle loro canzoni, ma i Queen e il cantante Zucchero hanno voluto "strafare"...

Zucchero, LP Miserere, Polygram 1992, messaggio bifronte (invertendo senso di rotazione)

"Hashish… eroina e droga… hashish… eroina e droga".

Queen, LP The Game ("Il gioco"), brano Another One Bites the Dust ("Un altro morde la polvere"), EMI

"Start to smoke marijuana… Start to smoke marijuana… Start to smoke marijuana" ("Comincia a fumare la marijuana… comincia a fumare la marijuana… comincia a fumare la marijuana")

Paul Mc Cartney & Wings LP Band on the run ("Banda in fuga"), brano Band on the run, Parlophone Records 1973,

"Marijuana, marijuana, marijuana, marijuana. The law, law will banish us". ("Marijuana, marijuana, marijuana, marijuana. La legge ci metterà al bando") .

3messaggi subliminali che istigano all'adorazione di Satana o che si sostanziano in una "preghiera" a lui rivolta

Europe, LP The Final Countdown ("Il conto finale alla rovescia"), brano Carrie, Hot

"He’ll rescue, he’ll rescue. I could die, god Satan, but I’ve play naked in this night. Yes, I got you first. I was surprised one night. I say you a secret thing" ("Egli salverà, egli salverà. Io potrei morire, dio Satana, ma ho ballato nudo questa notte. Fui sorpreso una notte. Io ti dissi una cosa segreta").

4) messaggi subliminali che istigano al male che non può avere rimedio: il suicidio

Aerosmith, LP Rocks ("Rocce"), brano Rats in the Cellar? ("Topi in cantina"), Sony 1976

"Suicide is for you"  ("Il suicidio è per te").

Suoni e Musica ed organi di senso espressioni del demonio? Una dilatazione, demoniaca della nostra abituale percezione sensoriale, un terzo occhio. "Apri il tuo occhio teatrale, il grande terzo occhio che scruta il mondo attraverso gli atri due", suggerisce Nietzsche nel 1881"."

Con un breve intervento, il Professor G. Migliore con "ICT, corporate learning e governo clinico" illustra, come anche l’amministrazioni sanitarie stiano cercando di inglobare al suo interno le nove tecnologie per migliorare i loro servizi.

Per governance clinica si intende l'organizzazione e lo svolgimento dell'attività di una struttura sanitaria, finalizzati alla responsabilizzazione ed alla partecipazione, nelle scelte strategiche e di gestione, di tutti i soggetti coinvolti nell'erogazione del servizio medico.

La governance clinica ha mutato il nostro approccio nel garantire che i pazienti ricevano la migliore assistenzapossibile.
Offre una cornice che permette di collegare qualità, verifica, ritorno informativo, efficacia clinica, riduzione degli errori e gestione dei rischi, pratica professionale basata su prove di efficacia, coinvolgimento del paziente e formazione permanente degli operatori.

A chiudere i lavori è la relazione "Risorse e potenzialità dei siti telematici per il lavoro psichiatrico"del Dottor D. Mangiapane.

Presenta una ricerca fatta da ricercatori di Google che hanno sottoposto 411 medici a un questionario on-line molto particolareggiato e hanno scoperto che:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • il 58% dei medici usa internet per scopi professionali più di una volta al giorno;
  • l’80% verifica le informazioni riportate da i pazienti on-line;
  • il 73% considera internet una parte importante della pratica clinica;
  • l’83% fa più affidamento su internet che in passato;
  • il 69% ha fiducia sulle informazioni raccolte sul Web;
  • l’81% dell’utilizzo di internet da parte dei medici riguarda motori di ricerca, il 74% portali della salute, il 595 siti sui farmaci specifici, il 36 di siti di strutture ospedaliere e solo il 14% chat-room, social network e forum;

Il Dottor D. Mangiapane fa notare come in Italia, seppur in minor numero rispetto all’estero, Psicologia e Psichiatria sono tra le branche più rappresentate nella Rete italiana e non solo grazie alle pagine web dei dipartimenti on-line. Porta l’esempio della prima rivista di Psichiatria esclusivamente on-line, come POL.it nata nel 1995, ma nel corso degli anni si sono anche aggiunte pagine curate da centro di igiene mentale o da gruppi di psicologi delle ASL, materiali curati da studenti o da comunità terapeutiche, da singoli operatori o gruppi di lavoro.

Per concludere mostra le pagine dei principali siti di medicina, ma anche l’utilizzo di chat o blog (come Linked In e Twitter).

Al termine del Congresso il Professor La Barbera prende la parola ringraziando tutti i relatori, partecipanti e organizzatori e li invita al prossimo anno nella speranza che da questo meeting possano nascere nuovi progetti.

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