LE ORIGINI DELLA SOCIETA' ITALIANA DI PSICHIATRIA

Share this
25 ottobre, 2012 - 22:37

Per favorire e facilitare la comunicazione fra gli alienisti in un'Italia ancora divisa, nel 1852 il dottor Andrea Verga((1811-1895) fonda a Milano un giornale che si interessa di freniatria l’Appendice Psichiatrica alla Gazzetta Medica Italiana del Panizza; nella prefazione egli dichiara"... sostenendo l'importanza dell'unione della psichiatria con la neuropatologia, che questo giornale offre la possibilità ai medici alienisti, dispersi nelle varie parti della penisola, di comunicare, confrontarsi ed affrontare i problemi comuni pubblicando i loro studi derivanti da osservazioni cliniche, anatomopatologiche o affrontando problemi di psicologia, giurisprudenza e morale" .

Si avverte, inoltre, sempre di più l'esigenza di organizzarsi in una propria, autonoma società per affrontare i problemi specifici e non disperdersi nelle discussioni dei congressi interdisciplinari qual è il congresso degli scienziati italiani.

E la sera del 2 giugno 1861, in occasione della festa nazionale, il Direttore del Reale Morotrofio di Aversa, dottor Biagio Gioacchino Miraglia fonda la Società Frenopatica Italiana, a cui aderiscono alienisti di tutt’Italia e la rivista del manicomio Gli Annali Frenopatici, fondata da Miraglia fino al 1868 ha sempre la dicitura di " Giornale della Società Frenopatica Italiana". Ad esempio, al decimo congresso degli scienziati italiani, riunitisi a Siena dal 14 al 28 settembre 1862, la Società Frenopatica ed il Regio Morotrofio di Aversa sono rappresentati dal prof. Carlo Livi, (1823- 1876),

prof. di medicina legale nella Reale Università di Siena e direttore del manicomio di San Niccolò di Siena. Però, mentre nei primi anni sulla rivista sono riportati i rendiconti delle riunioni ufficiali della società e le relazioni ai congressi degli associati, dopo non vi è più traccia della società.

Bisogna spostarsi al nord d'Italia per ritrovare il cammino dell'organizzazione della psichiatria. Nel 1864 il prof. Andrea Verga (professore di medicina mentale nell'Ospitale maggiore di Milano) e il prof. Serafino Biffi, (medico-direttore del privato manicomio a San Celso), vista l'espansione degli studi sul sistema nervoso e i progressi fatti dalla medicina mentale, ritengono che sia giunto il momento per la psichiatria di avere un suo giornale "...autonomo, rispondente ai bisogni e alla grandezza dell'Italia risorta e ricostruita" , per cui trasformano l'Appendice Psichiatrica nell' Archivio italiano per le malattie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali, che per molti anni sarà la rivista guida degli alienisti italiani, dove si confronteranno e pubblicheranno i loro studi. La rivista raccoglie, oltre ai lavori neuropsichiatrici, tutte le iniziative riguardanti i folli, sia nazionali sia internazionali riferendo sulle leggi e le diverse organizzazione manicomiali. Nel 1870, ad esempio, riporta l'istituzione a Bologna della prima " Società di patrocinio per i pazzerelli poveri" dimessi guariti o migliorati dal manicomio, che si prefigge lo scopo di soccorre, con mezzi materiali e morali, queste persone in modo da poterli assistere ed impedire un eventuale e probabile, rapido ritorno in ospedale perchè senza alcuna assistenza esterna. Emerge sempre più chiaramente, dal dibattito che avviene su queste pagine, la necessità per gli alienisti di incontrarsi in una loro specifica organizzazione perchè le discussioni abbiano più vigore e portino a dei risultati.

E nell' Archivio italiano per le malattie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali del 1873, (26 settembre 1873), viene pubblicato un invito, a firma di Andrea Verga e Serafino Biffi, in cui si chiede ai colleghi alienisti di partecipare al congresso degli Scienziati, che si terrà a Roma dal 20 al 30 ottobre dello stesso anno, in modo da poter costituire una sezione psichiatrica, cosa già proposta al precedente congresso di Siena e che non si era potuta realizzare per l'esiguo numero degli alienisti partecipanti. Per tali motivi i due medici invitano ad aderire in numero notevole. Essi propongono come punti di discussione:

1) Classificazione uniforme delle malattie mentali

2) Avvio di una statistica completa dei pazzi in Italia

3) Dimandare e proporre al governo una legge organica per i manicomi d'Italia e per la tutela degli alienati

4) Fondare una Associazione psichiatrica italiana

5) L' Archivio organo ufficiale della nuova società psichiatrica.

I medici alienisti, aderendo, quindi, all'invito diretto loro dai " compilatori di questo giornale" , partecipano all'XI Congresso degli scienziati italiani a Roma. Nelle sedute del 20 e 21 ottobre 1873, presso la Sezione di Medicina e Chirurgia raccolta in Campidoglio, ottengono di formare una sottosezione per poter " …trattare più liberamente e più particolarmente di cose relative alla loro specialità". Si riuniscono tutti i giorni alle 11 di mattina per discutere di psichiatria nella sala dei Conservatori al Campidoglio, dove a mezzogiorno si riunisce anche la sezione di medicina e chirurgia affinchè, anche i medici e chirurghi interessati, possano partecipare a tali riunioni, anticipando di un'ora l'andata al congresso.

"...le poche sedute della Sottosezione alienistica procedettero alacramente, nei modi più famigliari ed espansivi".

Alla prima seduta del 23 ottobre 1873 partecipano:

Azzurri ing. Francesco, membro corrispondente della società medico-psicologica di Parigi

Bastianelli prof. Giulio, medico primario degli spedali di Roma

Bonfigli dottor Clodomiro, medico-direttore del manicomio provinciale di Ferrara

Cappelli dottor Gaetano, medico-direttore del manicomio provinciale di Lucca

Carlucci dott. comm. Clito, rettore dell'Università romana

Fiordispini dott. Paolo, medico assistente nel manicomio di Roma

Girolami prof. Giuseppe, medico-direttore del manicomio di Siena

Livi prof. Carlo, medico-direttore del manicomio di Siena

Lombroso prof. Cesare, medico-direttore del manicomio di Pavia

Michetti dott. Antonio, medico-direttore del manicomio provinciale di Pesaro

Neri prof. Giuseppe, medico-direttore del manicomio di Perugia

Pinelli prof. Giuseppe Domenico, rappresentante l'Associazione Nazionale degli scienziati di Napoli

Verga prof. comm. Andrea, professore di clinica freniatrica presso l'Ospitale maggiore di Milano.

Sono acclamati, su proposta del prof. Verga, presidente il Girolami e segretario il Bonfigli.

Verga, ricordando che già nel congresso scientifico di Siena si è convenuto che gli alienisti sono "degni di emancipazione e d'indipendenza", afferma "...stringiamo ora i nostri vincoli fraterni; diamoci una soda e compatta organizzazione, e senza dimenticare i rapporti che ci annodano ai diversi rami dello scibile medico, attendiamo ai nostri interessi ed allo sviluppo della psichiatria italiana e attendiamoci in modo da giustificare la nostra insistenza a Siena e a Roma per ottenere una posizione separata e la gentile adesione con cui i nostri confratelli in medicina l'hanno secondata".

Anche gli altri alienisti che, per cause di forza maggiore, non sono intervenuti quali Miraglia, Bonacossa, Sbertoli, Pignocco, Tamburini, convengono tutti sulla necessità di costituire una Società Freniatrica Italiana.

Sono discussi i quattro punti proposti già nella circolare di invito agli alienisti:

1) Costituzione di una società psichiatrica italiana

2) Petizione al governo con cui si invochi una legge che tuteli gli interessi degli alienati

3) Classificazione uniforme delle malattie mentali

4) Progetto di statistica generale dei pazzi del Regno.

In questo congresso viene decretata la fine dell'unico, generale congresso degli scienziati italiani mentre viene sottolineata la necessità, anche per una migliore organizzazione ed un più proficuo scambio fra specialisti della stessa materia, di dare vita a varie sezioni o società che, poi, possono riunirsi tra loro a seconda delle affinità. E’ interessante la lunga ed accanita discussione chesi accende per la scelta del nome della nuova società; si ricorda che, secondo Postel, Johann Christian Reil, padre fondatore della psichiatria tedesca, nel 1802 è il primo che, coniando un neologismo, utilizza il termine di Psichiatria per denominare questa nuova specialità.

Il Verga propone la denominazione di Società medico-psicologica, come hanno fatto i francesi, in modo da far partecipare anche i filosofi; anche il Livi concorda con questa idea"...potendo essi molto giovare coi loro lumi agli studi psicologici"; idea questa condivisa anche dal Girolami. Il Bonfigli ribatte che "...le malattie del sistema nervoso con alienazione mentale devono essere studiate e curate dai medici, e che però una Società che si occupa dello studio di tali malattie deve essere essenzialmente composta di medici e non di filosofi". Anche Lombroso accetta questo punto di vista, contrario ai filosofi, che, però, potrebbero essere ammessi ad assistere alle sedute della società.

Il Verga ridomanda, allora, se la Società debba chiamarsi psichiatrica o medico-psicologica; "...il Livi non vorrebbe alcuno dei due nomi; dice esservi la radicale greca" fren", che si presta meglio della parola " psiche" ad esprimere le nostre idee, e crede pertanto più conveniente appellarla Società freniatrica". La discussione, però, continua anche nella seduta del 25 ottobre 1873. Infatti

il Verga, anche se concorda con la proposta del Livi di sostituire alla radicale "psiche" l'altra "fren", poichè già è in uso il termine psichiatria (da psiche), ritiene opportuno che non si cambi il nome e che la società sia denominata psichiatrica.

Il Livi contrabbatte affermando che:"...la radicale " fren" già da tempo è stata introdotta nell'uso comune della nostra lingua, esempio le parole frenesia, frenetico, ecc. La parola " psiche" rappresenta l'anima secondo il concetto platonico, mentre "fren" rappresenta il complesso delle forze dinamiche dell'organismo".

Il Verga, a sua volta, "...riconosce col Livi la maggiore proprietà dalla radicale " fren", ricorda quanto scrisse sulla medesima Guislain e assicura che egli stesso se ne è servito di preferenza nelle sue lezioni e nei suoi scritti, ma siccome qui si tratta di fondare un'associazione ad imitazione di altre che in Francia, in Germania ed altrove diconsi psichiatriche, insiste perchè si lasci correre questa parola e non si apportino innovazioni".

Alla fine di un'altro breve scambio di idee fra Livi, Michetti, Lombroso e Verga, quest'ultimo ritira la sua mozione e prevale l'idea del Livi per cui la nuova associazione viene chiamata Freniatrica. D'altronde anche il Miraglia, in una sua opera del 1861, si era così espresso"...il motto frenopatico è giusto sostituirsi a quello di psichiatria generalmente adottato perchè questo ultimo racchiude l'assurdo e bastardo concetto di morbo subbiettivo dello spirito; mentre non rappresentando la follia che un morbo materiale dell'encefalo, si rende più adatto il motto frenopatia che indica il disordine delle funzioni del cervello, nelle quali funzioni stanno le manifestazioni dell'anima e dello spirito".

Sorge un'altra questione: devono far parte della società, che si deve, quindi, denominare Società freniatrico-legale, anche i medici-legali? Si oppongono a ciò Verga, Bonfigli, Michetti, Girolami; a favore Livi e Lombroso.

Alla fine viene approvato lo Statuto organico della Società Freniatrica Italiana, che comprende 15 articoli.

L'art. 1 così declama:" E’ istituita in Italia una Società, col nome di Società Freniatrica Italiana, che avrà per iscopo l'incremento degli studi freniatrici, il progresso degli istituti manicomiali, la tutela ed il vantaggio degli alienati".

L'art. 2 " oltre li alienisti, che si considerano soci nati, possono far parte della Società i medici, i giuresperiti, i magistrati, tutti quei cultori delle scienze naturali e filosofiche che si prendono a cuore lo studio dell'uomo fisico, nelle sue relazioni morali e sociali, tutti coloro insomma che in qualsiasi modo intendono giovare alla causa degli infelici alienati".

Le cariche di presidente e segretario durano un trienno e la sede della società è in una delle grandi città d' Italia ed è valida per un triennio. Il Congresso si terrà ogni tre anni, nell'autunno, in una città sede di manicomio e durerà non più di otto giorni.

Nell'articolo 8 viene detto che " la presidenza della Società freniatrica procura il buon andamento scientifico ed economico della medesima, facendosi soprattutto esecutrice di quanto verrà stabilito nei Congressi sia ordinari che straordinari".

Vi sarà anche un giornale ufficiale della società, che ne pubblicherà gli atti e i lavori. I soci pagano una tassa di L. 10 all'ammissione ed una tassa annua di L. 20; il socio effettivo ha diritto a una copia del giornale ufficiale della società.

La domenica 26 ottobre si tiene una seduta straordinaria nella quale il Verga propone che, nello statuto della società, venga dichiarato che gli alienisti che hanno partecipato all'XI Congresso degli scienziati italiani, siano qualificati soci fondatori. La proposta è approvata. Tra le disposizioni transitorie, approvate in questa seduta straordinaria domenicale, (indetta anche " a costo di mancare a un precetto della chiesa", Verga), si stabilisce che la prima sede della società sarà Milano; che l'" Archivio italiano per le malattie nervose e le alienazioni mentali" sarà, provvisoriamente, l'organo ufficiale della Società Freniatrica Italiana. Gli eletti per acclamazione sono: il prof. Verga quale presidente e Biffi quale tesoriere-segretario.

Il Verga propone che il prossimo congresso si tenga ad Imola," città quieta, propizia agli studi e dove sorge un nuovo e celebrato manicomio". Lombroso preferirebbe Siena. Poichè le votazioni per la scelta non raggiungono un risultato maggioritario per una delle due città, sceglie il presidente ed assegna come sede del prossimo congresso Imola.

Nella seduta del 28 ottobre, ultima giornata di congresso, si decide, su proposta del Verga, che il prossimo congresso di Imola si terrà l'anno successivo (1874) e non fra tre anni,"...perchè è pericoloso un provvisorio così prolungato nella gestione della Società in questo suo primo periodo" e per ridiscutere anche dello statuto.

La prima e più importante proposta approvata dai medici alienisti, costituitisi in società, è quella di rinnovare al governo l'istanza di promulgare una legge che " sull'esempio delle più civili nazioni d'Europa, regoli tutto ciò che si riferisce agli alienati ed ai manicomi...che il governo affretti la costruzione degli ospizi per li alienati delinquenti e che un ispettorato generale, dalla cui autorità immediata tutti li stabilimenti manicomiali dipendano, renda superflua qualunque influenza estranea alla medica direzione; affinchè questa godendo della pienezza dei suoi diritti possa chiamarsi dell'opere sue interamente responsabile".

Livi, Verga e Girolami avrebbero voluto che, in questo congresso, si discutesse anche sull'istituzione dei manicomi criminali e su una classificazione uniforme delle malattie mentali. Per l'importanza dei quesiti posti e per la ristrettezza dei tempi, che non consentono l' opportuna discussione, dopo aver invitato i presenti ad approfondire questi argomenti, si decide che essi siano posti all'ordine del giorno del prossimo primo congresso di Imola e viene dichiarata sciolta la sottosezione freniatrica dell'XI Congresso degli scienziati italiani.

Dal 1874 l' Archivio italiano per le malattie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali porta la dizione di " Organo della Società Freniatrica Italiana".

 

 

 

Dall’ Archivio italiano per le malattie nervose e più particolarmente per le alienazioni mentali 1876 pag.403

 

Verga dei nomi da applicarsi alla pazzia e alle principali sue specie

 

Guislain, medico dottissimo del Belgio, si compiacque del vocabolo frenia. Egli vede nella greca radicale fren un termine che abbraccia l'insieme delle facoltà intellettuali e morali dell'uomo. (anima), altra radicale greca preferita dai tedeschi, per lui è vocabolo fischiante, sgradito all'orecchio, poco chiaro, troppo esclusivo, facendo quasi credere che nelle alienazioni mentali tutto l'organismo umano rimanga estraneo ed incolume. Se da psiche già s'introdussero nella scienza e psicologia e psichiatria e psicosi e psicopatie, fren ha anche essa dei parenti rispettabili in phrenitis e paraphrenitis e paraphrenesis, noti al padre della medicina e ai suoi discepoli, e in frenologia, che menò tanto chiasso ai tempi nostri; e si presta poi ammirabilmente alla formazione di nomi nuovi. E il Guislain si diverte infatti a mostrarci quanti nomi nuovi ne potrebbero venire, tra i quali è felicissimo quello di frenopatie per indicare le varie sorte di delirio, e quello di stato frenico da sostituire a stato morale per evitare la confusione d'idee che può nascere tra morale e moralità. Se infatti si qualificano le affezioni dell'animo, non dovrebbero mai farsi immorali e condannabili, e per lo contrario immorali o non morali si dovrebbero poter dire le affezioni del corpo. La radicale psiche non è per altro da rigettarsi leggermente. Essa esprime meglio di fren, il complesso degli atti intellettuali e morali; poichè fren parmi che significhi soltanto l'intelligenza o la facultà di ragionare, essendo ben distinta da che è la facultà di sentire e di volere. Inoltre fren, originariamente, non era che il diaframma. Che se acquistò l'altro più nobile significato, fu soltanto perchè nei visceri posti sopra e sotto il diaframma collocavasi anticamente il centro dell'intelligenza e delle passioni, ed erasi avvertito che molte alienazioni mentali, specialmente tristi, cominciano con un senso di ambascia ai precordi. Il Giuslain vuole che l'idea di riferire il delirio ad un'irritazione del cervello appartenenza ad Aezio. Ma riflettendo che psiche deriva da io fiato, io spiro e che perciò etimologicamente è più atta a significar la vita che l'intelligenza, mentre le lesioni dell'intelligenza costituiscono il carattere essenziale della pazzia, e considerando d'altra parte che la voce psiche ci richiama all'idea teologica ormai abbandonata d'un principio spirituale indipendente, a cui sieno da attribuirsi le manifestazioni tutte dell'intelligenza e del sentimento, mentre la radiclae fren rende meglio il concetto di facultà intellettuali che si esercitano e manifestano per mezzo dell'organismo, io non mi meraviglio che questa seconda radicale abbia trovato, specialmente in Italia, sì larga applicazione e che la nuova Società dei medici alienisti italiani abbia solennemente e ripetutamente dichiarato di volersi appellare freniatrica.

Già ho notato che il grande Alighieri distinse col titolo di frenetici coloro che non hanno sana la mente per alterazioni del cerebro. Nel principio del corrente secolo diventarono communi fra i seguaci di Gall le voci frenologia, frenologo, frenologico. E' falso quel che si crede generalmente, cioè la parolo frenologia sia stata introdotta nella scienza da Gall. Questi fu sempre nemico dei neologismi e non chiamò mai la sua dottrina con altro nome che con quello di fisiologia del cervello. Fu l'inglese Forster che usò pel primo la voce frenologia nel 1818 sostituendola felicemente a psicologia. La radicale della nuova voce piacque tanto a Spurzheim, altro inglese, che volle distinguere la vita organica dalla vita animale, chiamando automatica la prima e frenomatica la seconda, che vorrebbe dire consapevole, volontaria, l'opposto insomma della vita organica. Per lungo tempo frenologia fu sinonimo di dottrina di Gall...la voce frenologia è opportunissima a rappresentare tutta la scienza che tratta delle funzioni del cervello e doversene perciò allargare l'uso. I professori Livi e Lussana furoni i primi a darne l'esempio, applicando ai loro studii il titolo di frenologici, sebbene li avessero condotti sulle orme di Chiarugi e di Rolando, anzi che su quelle di Gall.Il prof. Livi toscano non meno versato nella lingua che nella scienza delle alienazioni mentali, scrittore vivace, leggiadro e fecondo, colla scorta dell'analogia, sostituì arditamente frenocomio, secondo la proposta di Guislain, a manicomio e freniatria a psichiatria. "La parola freniatria, egli scrisse ultimamente, ha diritto di entrare nella scienza e starvi; starvi a significare quella parte delle mediche discipline che prende a studiare e curare le malattie che sin qui impropriamente si dissero mentali. Dico impropriamente, perchè chi vorrebbe oggi sostenere che la mente, l'anima, di per sè può ammalare? neppure li spiritualisti medesimi lo potrebbero, perchè quest'anima, questo principio, secondo loro, immateriale, semplice, indivisibile, essenza d'unità pura e di pura attività, non può soffrire in sè mutamento che si assomigli a quel che la patologia chiama alterazione, malatia. Se essi volessero ( e vi badino bene) questa loro anima soggetta ad ammalare, la farebbero materiale. Noi dunque abbiamo adottato la parola freniatria come quella che meglio di ogni altra inchiude il concetto della sede materiale organica in cui si elaborano, si secernono le idee, li affetti, i voleri, i sentimenti dell'uomo".

> Lascia un commento


Totale visualizzazioni: 1139