Storia della Psicoterapia in Liguria nel XX Secolo

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12 novembre, 2018 - 11:42

NDR: Testo presentato in occasione del Tributo a Franco Giberti

Volevo fare un discorso che ho chiamato Storia della Psicoterapia in Liguria, forse questo titolo è persino eccessivo, in realtà volevo fare un discorso fra amici, una revisione di qualcosa che è accaduto a tutti noi, quindi una storia in presenza dei protagonisti.

Inoltre qui siamo in presenza di persone che della storia della psichiatria potrebbero parlare molto meglio di me, è presente Giuseppe Roccatagliata che io ritengo il maggiore esperto italiano di storia della psichiatria e non mi metterò certo a parlare al suo posto.

Abbiamo qui anche Maura che insieme a Peloso ha scritto un bel libro intitolato "Lo splendore della ragione" che parla della psichiatria ligure dell'epoca del positivismo.

Quello che volevo fare è soltanto un racconto di quello che è successo a noi, con l'ausilio di alcune diapositive.

 

Prima diapositiva-1907-1925

La Tradizione Psichiatrica-trasformata in tradizione neurologica

-Ospedale di Cogoleto

- La prima società psicoanalitica

- La rifondazione

- Le traduzioni (Gradiva)

- Levi Bianchini

- Rieti o Ritey

Questo è stato un momento in cui in Liguria è esistita una grande tradizione psichiatrica che, però, poco per volta è stata trasformata in una tradizione più prettamente neurologica, questo è avvenuto, in verità in tutta Italia ma non in Europa. E' anche logico perché la neurologia si stava rendendo autonoma dalla medicina interna, cosa che la psichiatria in un'epoca strettamente positiva come quella non poteva fare.

Ho iniziato con il 1907, anno della pubblicazione della Gradiva che venne immediatamente tradotta in Liguria dal gruppo di Terravagni che gravitava intorno all'Ospedale di Cogoleto, intorno a quella prima società psicoanalitica che poi si dovette rifondare perché era diversa da quello che Freud aveva in mente; non era cioè una società con una funzione di formazione, come poi fu quella rifondata che si formò intorno a Levi Bianchini e a quelli che si potevano definire i Teramani. Levi Bianchini dirigeva l'ospedale psichiatrico di Teramo ed aveva degli amici, non so se allievi, ma certamente anche amici a Genova, uno dei quali fu Rieti.

Rieti era un assistente dell'Ospedale di Cogoleto e fu uno dei primi a riconoscere ed a promuovere in Italia la psicoanalisi. La psicoanalisi è arrivata in Italia, non perché la cultura italiana l'abbia recepita, ma perché l'Italia si è presa un pezzo dell'impero Austro-Ungarico, infatti la psicoanalisi veniva da Trieste. Già qui (in Liguria) vi erano degli antecedenti, delle persone che erano state affascinate dalla psicoanalisi ed una di queste era Rieti.

Ho scritto Rieti o Ritey perché andò in America a causa delle persecuzioni razziali, e negli anni 50 lo troviamo a capo dei servizi di neuropsichiatria infantile dello Stato di New York con il nome di Ritey, là più facilmente pronunciabile.

Quindi vedete come in realtà vi era stato tutto questo movimento intorno a Levi Bianchini che era un po' il capo ed intorno ad interessi psicoanalitici che avevano concomitato con la traduzione della Gradiva, che è una delle opere di Freud più gradevoli e leggibili.

Questo fu l'inizio un po' oscuro e un po' confuso di questa prima società psicoanalitica che poi scomparve.

Seconda diapositiva 1925-1960

-Morselli e la Psicoanalisi

-Il tradimento Freudìano

-Il silenzio neurologico

-Alcuni personaggi

- De Benedetti

- Codignola e gli "Svizzeri"

 

Voglio ora ricordare Morselli che fu una delle glorie della psichiatria italiana e che ha insegnato a Genova precedendo Cerletti. Morselli, Cerletti, De Lisi, Fazio, Loeb e Lombroso, questa è la dinastia della Liguria Neuropsichiatrica.

Credete a me, grossi nomi più in campo internazionale che nazionale, Cerletti è infatti conosciutissimo in America dove tutti i problemi connessi all'ECT, che Cerletti introdusse, sono molto sentiti e dibattuti nel bene e nel male, dove è stata superata quella posizione ideologica che ha congelato tutto in Italia, tagliando via un modo di vedere le cose che invece valeva la pena di approfondire. Il più conosciuto di tutti i genovesi è sicuramente Lombroso, noto in tutto il mondo, che partendo dalla criminologia introdusse il concetto che, via via che si regredisce, compaiono le istanze criminali, tale concetto conteneva un errore madornale perché tutti sappiamo che, via via che si regredisce scompaiono le istanze criminali. Infatti criminale è l'uomo e non l'animale che non lo è mai.

Ricordo qua un libro di Morselli, uscito nel 1926 in due volumi per un totale di circa 600 pagine che si intitola "La Psicoanalisi" che era una grande, immensa stroncatura della psicoanalisi e che definisco una grande gaffe: non abbiamo dubbi che tanto lavoro solo per affermare che la psicoanalisi è sbagliata, racchiuda una certa ambivalenza. Però è indicativo di tutta una serie di impostazioni somatogene, devo dire un po' ingenue.

Perché ho detto gaffe? Perché Morselli è stata una di quelle persone sfortunate che si sono lasciate passare sotto il naso l'occasione di capire e di vedere modificazioni che in seguito sarebbero divenute clamorose. Non è riuscito a cogliere la psicoanalisi, una specie di cardinal Bellarmino con Galileo, il povero cardinale si vedeva sotto il naso questa cosa meravigliosa che era questa nuova impostazione e non era riuscito a coglierla, ma perché? C'è un motivo, e il motivo è questo; quello freudiano fu per questi vecchi positivisti un grande tradimento, perché? Freud aveva iniziato a parlare in realtà di qualcosa che aveva nel sua essenza degli elementi biologici molto stretti, ci ricordiamo tutti che Freud diceva: "Verrà il giorno in cui i progressi (allora era l'endocrinologia che dominava il campo) dell'endocrinologia faranno comprendere…". Freud in testa aveva delle metafore: libido era una differenza di potenziale, sublimazione era un passaggio di stato saltando uno stato intermedio, il lavoro del sogno era = forza per spostamento, dietro a queste metafore c'era qualcosa di biologico, di organico che in quel momento sfuggiva, ma che prima o poi sarebbe uscito fuori; un po' come successe per l'antigene e per l'anticorpo, per quanti anni si è parlato di antigene e di anticorpo, solo dopo vennero fuori le proteine che facevano diventare concrete queste due "espressioni metaforiche".

I nostri positivisti presero per buono questo discorso e si accorsero che ad un certo punto Freud aveva cambiato "strada" e l'impostazione era divenuta meno concretamente "positiva" - siamo nel 1926 quindi sono già state scritte grandi opere quali "Al di là del principio del piacere" molto lontane dalla prima impostazione - e per ciò si sentirono traditi. Questo fu il "tradimento" che vissero i nostri positivisti e che provocò quello che potremmo chiamare il "silenzio neurologico". In realtà i nostri neurologi,di grande capacità, di grande intelligenza, grandi personaggi, uno per tutti De Lisi, erano persone che avevano una grande capacità di trattare l'ammalato psichico, ho avuto anche una concreta riprova ad esempio della capacità di comprensione di Paolo Pini a Milano dal momento che ho avuto sottomano i ricordi di una paziente che era stata curata da lui.

Pur avendo questa grande capacità, scientificamente stavano zitti, la psichiatria era al di fuori dei loro interessi perché sotto sotto era considerata una specie di animismo, interessava in realtà soltanto la dimensione isterica perchè imitava, simulava il sintomo neurologico.

C'erano, subito prima degli anni'60, alcuni personaggi singolari in Liguria, cito De Benedetti, allora ero ancora uno studente e mi ricordo che diceva che faceva la Psicoanalisi al 100% , espressione abbastanza singolare, era quello a cui venivano affidati i malati da curare in termini psicologici - si diceva allora psicoanalitici con un certo abuso di linguag-gio - è doveroso poi citare Codignola, molto più serio e posato, era un personaggio di rilievo da noi, era uscito dalla Clinica delle Malattie Nervose e Mentali, era grande quando io ero piccolo ed entrai e faceva parte del gruppo che tutto sommato già allora Franco Giberti coordinava, perché la psichiatria è sempre stata rappresentata da lui nella Clinica delle Malattie nervose e Mentali; allora (li chiamo gli svizzeri perché erano tutte persone che erano andate in Svizzera) ci fu questo ritorno psicoanalitico non propriamente ufficiale, ma certamente competente (non dimentichiamo che Codignola diresse la collana Boringhieri e curò la traduzione di grandi autori fino a Kohut per esempio).

 

Terza diapositiva 1960-1970

-La rinascita della Psichiatria

- Il nuovo corso della Clinica Neurologica (C. Fazio)

- I Lunedì (Garniello, Galli, Ancona, Basaglia)

- Rinascita della Psichiatria (Convenzione con la Provincia: F. Giberti)

 

Andiamo avanti e veniamo alla nostra storia: qui siamo nel momento della rinascita della psichiatria in Liguria e non ho dubbi nel dire che tale rinascita è merito del prof. Cornelio Fazio, che era un neurologo, ma aveva un grande interesse per la psichiatria e soprattutto aveva avuto per le mani un momento storico della psichiatria , aveva avuto per le mani la sperimentazione di quello che allora era il c22355 che è l'imipramina che fu il primo farmaco,al di là degli antiMAO che però avevano una storia complessa e al di là di tutti i farmaci generici come i barbiturici, veramente efficace. Sapete io sono psicoanalista, ma non posso fare a meno di ricordare l'emozione dei primi momenti, quando si era abituati ad avere un reparto tutto pieno di ammalati gravi, che venivano quasi tutti trattati con l'ECT, nel vedere queste persone alle quali si davano delle compresse(erano compressine rosse come adesso) dopo un po' cambiare faccia, sorridere. Era un'emozione enorme per noi giovani, voleva dire che la psichiatria rientrava nella medicina, si cominciava a fare come tutti gli altri: si curavano i pazienti con le medicine; noi psichiatri non possiamo certo fermarci ai farmaci dobbiamo andare ben avanti; noi psichiatri facciamo il mestiere più bello del mondo e non abbiamo soltanto i farmaci in mano, abbiamo anche noi stessi da somministrare, però vi assicuro che era una sensazione straordinaria vedere queste persone migliorare con una serie di compresse. Adesso non ci si fa più caso, ma allora quando non c'era nulla voi vedevate cambiare le persone.

Allora cominciò tutta una serie di insegnamenti, ad esempio i "lunedì": il lunedì era un giorno in cui il prof. Fazio invitava dei personaggi fra cui c'erano neurologi, neurofisiologi.. e anche degli psichiatri, io ne ricordo alcuni: Garniello, fu un incontro emozionante per tutti noi, io mi ricordo che, come allievo del prof. Giberti che era tenuto a far fare degli interventi ai giovani nelle giornate psichiatriche, quella volta avevo da fare un intervento che temevo molto e cioè gli dissi: "Mi pare che questa antropofenomenologia sia un po' tautologica" e invece rispose entusiasta: "Lei ha capito! Noi procediamo per tautologia, noi diciamo in altro modo le stesse cose in modo che le cose possano essere comprese meglio". Garniello fu uno dei personaggi fondamentali della psichiatria antropofenomenologica, ma direi della psichiatria italiana sul piano culturale.

Pier Francesco Galli, che allora era giovane, venne a parlarci di queste cose misteriose quali l'interpretazione analitica e portava tutta l'ambivalenza della Cattolica nei confronti della psicoanalisi, che vedevamo addirittura somaticamente; parlava di psicoanalisi e diventava tutto rosso in viso portando qui tutta l'ambivalenza che allora c'era , il non "experit" cattolico. Infine Basaglia, quando venne qui per la prima volta a parlare, non parlò di legge, ma dei problemi antropofenomenologici riguardanti il corpo, ancora prima che iniziasse il suo movimento, parlava di "corpo" questo per dire come allora c'era questo mondo: psichiatria che cominciava, ma in qualche modo psichiatria psicologica o psicoterapia. Da qui la rinascita della psichiatria si fece concreta grazie in buona misura al prof. Giberti che da sempre ha rappresentato la psichiatria nel nostro ambiente, dirigeva il reparto psichiatrico, si occupava dell'insegnamento della parte psichiatrica, agli esami interrogava di psichiatria; la scissione fra psichiatria e neurologia in qualche modo avvenne con lui nella clinica anche grazie all'atmosfera di grande tolleranza, amicizia, di collaborazione che c'era nella clinica a quei tempi e che noi tutti ricordiamo con grande nostalgia e con grande piacere. Fu un momento magico in cui tutte le persone che c'erano erano persone di valore, le ritrovate non tanto in posizione di importanza, ma come maestri e caposcuola. Quindi fu istituita la cattedra, come insegnamento complementare del prof. Giberti; era logico Giberti aveva coltivato la psichiatria, l'aveva tirata fuori da un periodo sopito. Mi ricordo i suoi diari che mi andavo a leggere, erano eccezionali per la capacità di cogliere, di descrivere e furono di grande insegnamento per me; io ho sempre detto che uno psichiatra deve saper scrivere e che la psichiatria si impara di più leggendo Dostoevskij che un trattato di psichiatria. Io ricordo, visto che ormai se ne può dire il nome perché tutto è storia, il ricovero di E. Pound, uno dei più grandi poeti del nostro secolo e le descrizioni del diario clinico che Giberti fece che meriterebbero di essere lette e farebbero impallidire anche certi clinici letterari.

Nel 1976 si ebbe la divisione della psichiatria e della neurologia universitarie, abbiamo qui il prof. Cazzullo che ne è l'autore, all'inizio fu causa di grandi tensioni, ma tutto sommato giovò ad entrambi; oggi dopo tanto tempo, come diceva il prof. Loeb, non litighiamo più perchè capiamo che se gli strumenti applicativi, le metodologie cliniche sono diversi, perché diversa è l'impostazione, il cervello è uno, non ne abbiamo due, uno per la neurologia e uno per la psichiatria, tutto quello che abbiamo è questo povero corpo qui, quindi tutto quello che ci accade, neurologia o psichiatria, ci accade in questo povero corpo qui! Noi tutti in fondo sogniamo una ricerca in qualche modo unitaria, che la clinica sia diversa è ovvio, si passa da strumenti di evidenziamento visivo a strumenti di comprensione del vissuto. Non dimentichiamo che la psichiatria ha due anime. una comportamentale e l'altra quella del vissuto, l'anima comportamentale è quella che si può rilevare oggettivamente, quella del DSM-IV , l'altra è quella del vissuto di un mondo interno che nessuno può conoscere se non lo confronta con il proprio, io posso avere paura, ansia che posso esprimere attraverso manifestazioni motorie o comportamentali, ma il vissuto bisogna trovarlo dentro di sé.

Il prof. Cazzullo, che io in diverse occasioni ho definito il Cavour della psichiatria,- ricordate cosa ha fatto Cavour? muovendo qualcosa qua, qualcosa là ha fatto l'unità d'Italia, il prof. Cazzullo fece una cosa simile - ci scodellò una legge che nessuno si aspettava e per la quale continuiamo ad essergli grati perché se siamo qua nei diversi insegnamenti di psichiatria è certamente merito suo. Quindi la psichiatria genovese era diventata finalmente psichiatria, grazie al prof. Giberti che se l'era portata dietro e ai neurologi genovesi che hanno sempre avuto una mentalità molto diversa dagli altri neurologi, hanno capito e quindi deposto qualsiasi tipo di opposizione mostrando un modo di ragionare grandioso e non micragnoso o taccagno. Qui c'è il nostro manuale (mostra una diapositiva), il Giberti-Rossi che dal ‘72 ha avuto 5 edizioni, credo che sia stato il manuale più venduto e più utilizzato da tutte le università italiane e questo è merito soprattutto di Giberti e anche della scuola in generale; pensate che l'editore Vallardi che era fallito fu rilevato dalla Piccin soltanto per il nostro trattato che certamente non poteva seguire il fallimento di un editore.

 

Quarta diapositiva 1970-1979

-Il ricorso alla Psicoanalisi motivato da esigenze di autonomia della psichiatria

-ricerca di identità psichiatrica

legittimazione su una teoria di base

- That train for Yuma

-I training pioneristici

- Il manuale di Psichiatria

-La cattedra di Psicoterapia

- Le affollate lezioni

- Le diverse facoltà e le esigenze diffuse

-Il Centro Psicosociale

-Le supervisioni di gruppo

 

Qui inizia la grande epopea della Psicoterapia: il ricorso alla Psicoanalisi.

Ad un certo punto qui a Genova tutti noi, prima di tutti Giberti, poi io, poi Conforto, tutti e tre ricorremmo alla Psicoanalisi, che probabilmente avevamo in testa sin dall'inizio, ma perché? Io credo che una delle motivazioni fosse questa: la ricerca di una identità e l'esigenza di trovare un tipo di psichiatria che fosse veramente autonomo e che parlasse veramente di psiche; e badate che a quei tempi per parlare veramente e prevalentemente soltanto di psiche la psicoanalisi era lo strumento fondamentale, perchè forniva un modo di entrare dentro al discorso scientifico abbastanza autonomo dando alla psichiatria una precisa identità e anche la legittimazione, altrimenti difficile, di una teoria di base accettata; la psicoanalisi ha fornito magistralmente delle legittimazioni teoriche. Tutte le teorie scientifiche sono discutibili, la scienza non cerca la verità, al contrario della filosofia e della religione, ma dei modelli ripetibili che finchè durano durano…e il grande merito della psicoanalisi è proprio quello di saper fornire dei modelli teorici.

E cominciò "a correre avanti e indietro" il treno Genova-Milano che portava giovani candidati in formazione e che noi prendevamo, talora in modo un po' pionieristico, talora anche di nascosto, a volte bisognava abbandonare la corsia per prendere il treno per Milano e io non sarò mai abbastanza grato al mio amico Roccatagliata che certe volte mi sostituiva. In quell'epoca spesso la scarsa comprensione fu causa di una buona dose di sofferenza, mi ricordo come fosse ora che ad un certo punto l'idea della psicoanalisi cominciò ad essere accettata e una volta in casa di salute il prof. Fazio mi presentò ad un suo paziente dicendo che avrei dovuto seguirlo sul piano psicoanalitico e disse: "Questo è il mio psicoanalista (detto così risulta un po' ambiguo devo dire), vedrà che la seguirà molto bene e se non la segue come si deve lo licenzio" alchè io timidamente:

" Non lo posso mica seguire …." E lui:"Ma cosa ho detto, ho sbagliato mica qualcosa, ma la mia è una battuta".

E' una cosa che ci indica tutta la complessità della situazione.

Il manuale di Psichiatria ha dato quell'impronta che io non chiamerei eclettica, ma veramente multidimensionale dal momento che non è mai stato dimenticato né l'aspetto psicoterapeutico, né quello clinico, né quello psicopatologico propriamente detto, nè quello farmacoterapeutico.

Quindi il prof. Giberti creò dal nulla il Centro Psicosociale, eravamo nel ‘74 e la regione era oberata e travolta da questo problema, quando lo aprimmo avemmo 4500 utenti, allora non c'era ancora la legge 685 che è del dicembre del ‘75. Questo Centro Psicosociale fu faticossimo, pensate io avevo delle fantasie, avevo preparato degli strumenti musicali, me li rubarono tutti nel giro di poche ore; mi trovavo di fronte a quei tipici episodi di ingratitudine vissuta, pazienti che mi supplicavano lusingandomi di prescrivere una fiala di morfina e poi andavano a denunciarmi alla procura della repubblica. Quando la provincia aprì i suoi poli utilizzò tutto il nostro personale, che avevamo ormai formato, per fare dell'attività di preparazione, di formazione, supervisioni di gruppo; cose nuove per allora che non erano mai state fatte e qui cominciamo ad andare in un'altra generazione e vedo ormai molte persone che facevano parte di questo gruppo e che adesso sono ben autonome.

Quinta diapositiva dal 1980 ad oggi

- Formazione dei Servizi

- Generalizzazione delle competenze (lo psichiatra come assistente sociale)

- Inflazione psicoterapeutica

- tentativi di colonizzazione (il terreno difficile)

- La diffusione (Centro Psicoanalitico e altre strutture)

- La legge sulla psicoterapia

- norme transitorie e sanatoria

- le strutture qualificate

- specializzazione in Psichiatria e Psicologia Clinica

- le strutture private

 

Infine venne l'era vera degli psicofarmaci non quella di cui parlavo prima, e vediamo quello che succede dal 1980 ad oggi nella psicoterapia in Liguria.

Abbiamo la formazione dei servizi con la legge 180 del ‘78.

Sul piano psicoterapeutico si verifica una generalizzazione delle competenze che forse non si poteva evitare, ma certamente lo psichiatra ha assunto una competenza più diffusa e più generica che grosso modo è quella di un assistente sociale ad alto livello con una serie di interventi diretti, di movimenti nella realtà, con una psicoterapia meno teoretica di quella che era la nostra e che probabilmente era impraticabile in una situazione come quella nuova. Credo che le cose siano andate come non potevano non andare, ma è certo che la psicoterapia è diventata uno strumento diffuso - grande cosa, vi ricordate che Freud nel 1919, quando inaugurava l'Università di Budapest, diceva:

" Verrà il momento in cui qualsiasi persona avrà il diritto ad una psicoterapia così come ha diritto ad intervento di appendicectomia." ? - ma la conseguenza è l'inflazione terapeutica con una serie di tentativi di colonizzazione e con l'arrivo a Genova di persone dall'esterno per creare qualcosa qui, visto che da altre parti forse non c'era spazio, in genere con clamorosi fallimenti legati al difficilissimo terreno genovese, chiuso e ostile.

Infine si assiste ad una diffusione che comincia dalla formazione del centro psicoanalitico ufficiale della Società di Psicoanalisi e di tutta una serie di altre strutture che via via si sono formate tanto che adesso esistono strutture psicoterapeutiche sparse, non solo per Genova, ma anche per il territorio ligure, ciascuna con la sua autonomia, validità e qualificazione. Quindi è arrivata la legge sulla psicoterapia e cioè l'articolo nella legge sulla formazione degli ordini degli psicologi. Io facevo parte insieme al prof. Giberti della commissione per le norme transitorie e abbiamo visto le cose più strane, ci siamo accorti che gli psicoterapeuti erano gli individui più singolari, più strani; probabilmente abbiamo ipersanato, ma non se ne poteva fare a meno, non si poteva nemmeno prendere una persona che era psicoterapeuta da chissà quanto tempo e dire:"No tu non sei qualificato, tu non puoi.". Certamente tutto questo ci ha dato l'immagine di un'estrema genericità, di una estrema diffusione di questa pratica, di una situazione per cui ogni brava massaia che batte sulla spalla di una persona dicendo:" Ma no vedrai che andrà tutto bene." viene qualificato psicoterapeuta. Credo che questo non sia un male ligure, ma un sia un po' un male nazionale. Le strutture qualificate ad oggi rimangono le scuole di specializzazione: la nostra, che è quella di Psichiatria, quella del Gaslini di Psicologia Clinica e poi strutture private ancora poco definite. Certamente abbiamo avuto un grande aiuto da parte dell'Ordine dei Medici il quale ha preso posizione, per primo in Italia, dicendo:"Questi qui sono psicoterapeuti noi li mettiamo nell'albo" prima che la cosa diventasse ufficiale. Eravamo tutti psicoanalisti in questa scuola, è vero che non creiamo più psicoanalisti, ma i nostri specializzandi hanno almeno il diritto di essere definiti psicoterapeuti. In seguito l'invasione dei farmaci divenne sempre maggiore,(mostra una diapositiva) non me ne ero accorto, ma il mio inconscio ha fatto sì che nel fare questa diapositiva venisse fuori il valproato, cioè uno dei tanti bluff della psicofarmacologia, una delle tante cose che dovrebbero servire per tutto e invece servono per poco.

 

Sesta diapositiva hic et nunc

- La dispersione: confusione e iperlegittimazione

- Generalità delle competenze e tentativo di superamento

- Il "Travelling psychoanalyst"

- L'ambiguità delle supervisioni

 

Arriviamo all'hic et nunc, attualmente abbiamo una dispersione dell'attività psicoterapeutica, una confusione e iperlegittimazione, una genericità delle competenze e un tentativo disperato di superare tale genericità attraverso quello che io ho definito il "travelling psychoanalyst"; cioè ogni struttura ha il suo psicoanalista da viaggio che viene, fa alcune supervisioni e poi se ne va e che serve per dare una specie di legittimazione, una specie di timbro proprio per superare questo vissuto di generalizzazione delle competenze che poi porta a procedimenti di idealizzazione e così via. Noi assistiamo a una serie di grosse ambiguità di supervisione in cui ad esempio una persona che con tutta probabilità non ha mai visto uno psicotico supervede un gruppo che funziona in un pronto soccorso dove lo psicotico con tutti i suoi problemi è all'ordine del giorno. Inoltre si assiste a questa formazione gerontofila per cui in Liguria c'è la mania di parlare di primari in formazione e abbiamo tutta una serie di sessantenni in formazione, ma perbacco a cinquant'anni o si sa fare il mestiere o non lo si sa fare! Ci si può aggiornare, ma non si può continuare a vivere la formazione che a volte diventa anche stranamente quella che potremmo definire con un termine contraddittorio, che è anche un ossimoro, "formazione obbligatoria".

Ecco come la situazione si è andata ingarbugliando, ma certamente sotto tutto questo esiste un nucleo, una continuità fondamentale che dimostra che la psichiatria genovese c'è, eccome se c'è , c'è una psicoanalisi genovese e un livello elevato di struttura culturale; questo esserci è nato dall'opera di Franco Giberti che tutti noi credo dobbiamo ringraziare, anche perché è stato l'iniziatore e il maestro di tutto quello che poi abbiamo fatto noi.

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